«Non voglio essere il progetto di nessuno!» gridò disperata Beatrice, pronta a lottare per la sua indipendenza in un mondo di aspettative altrui.
Era ora di imparare a scegliere se stesse in mezzo alle pretese degli altri.
Beatrice uscì dallambulatorio dentistico alle nove di sera. Aveva visitato tredici pazienti e ricevuto un solo ringraziamento: un vasetto di miele da una nonna a cui aveva effettuato unestrazione. Sullautobus, lodore di pollo alla griglia si mescolava a una sensazione di sconforto. Tremava per la stanchezza, come una vecchia lavatrice durante il centrifuga.
La chiave girò nella serratura con il consueto cigolio, quasi che la porta stessa gemesse di noia. Si tolse le scarpe e per poco non calpestò un paio di scarpe da uomo, nuove, lucide, posate con cura. Era arrivato Paolo. Meraviglia.
Dalla cucina proveniva la voce della suocera, tesa come un paio di collant dopo una cena di Natale.
«Quanti anni ormai ha fatto con quella macchina? Tanto presto dovrà cambiarla, almeno tuo fratello avrà qualcosa con cui spostarsi. Tu, come marito, hai la minima intenzione di prendere una decisione o resti lì come un mobile?»
Beatrice si bloccò nel corridoio. Il cuore le batteva forte, forse per la rabbia, forse per il desiderio di colpire qualcuno con quel “mobile” in testa.
«Non voglio essere il progetto di nessuno!» gridò di nuovo, pronta a difendere la sua libertà.
«Mamma, lo sai comè Bea È orgogliosa. “Lho comprata con i miei soldi”, dice. Io le ho detto che tra coniugi i beni sono comuni, ma lei storce il naso.»
«Io avrei già fatto una donazione, fossi in te! Quella macchina lhai comprata in regime di comunione dei beni! Si può fare tutto tramite tribunale!»
Beatrice non resistì. Entrò in cucina.
«Buonasera, famiglia! Che si discute? Un conciliabolo alle mie spalle? O unassemblea senza il voto della minoranza?»
Rosanna trasalì e fece una smorfia, come se il tè nella sua tazza avesse appena iniziato a bollire.
«Stiamo solo cercando di aiutare Paolo. È un uomo fatto, e senza macchina non va nessuno. Tu, come parte di questa famiglia, potresti farti carica della situazione.»
«Io, come parte di questa famiglia,» posò la borsa sul tavolo, «vedo quindici pazienti al giorno. E sì, questa macchina lho pagata io. Mentre tuo figlio sognava di aprire un autolavaggio a Milano nei suoi quadernetti pieni di progetti.»
Paolo apparve dalla stanza, una banana in mano e negli occhi unindifferenza totale.
«Bea, ma che ti prende? Non è per sempre. Solo finché non registro la mia. Un anno al massimo.»
«Un anno, Paolo, non è “solo”. Sono quarantamila chilometri e centoventi crisi di nervi se parcheggi come al solito.»
Edoardo si alzò. Alto, con la calvizie incipiente e una cicatrice sul mentoun tempo lo trovava affascinante.
«Bea, perché esageri? Te lo stiamo chiedendo con calma. Nessuno vuole portarti via la macchina. Solo una donazione temporanea. Poi la riavrai.»
«Ah, sì. E anche il mutuo sulla casa è “temporaneo”. E il nostro matrimonio, a quanto pare, pure. Tutto è temporaneo, tranne tua madre nella mia cucina.»
«Sono stretto tra due fuochi!» sbottò Edoardo. «Da una parte tu con i tuoi principi, dallaltra la mia famiglia! Mio fratello è senza mezzi, e tu per un pezzo di metallo stai distruggendo tutto!»
«Non sono io a distruggere. Sei tu che hai scelto di essere un mobile, come ha detto tua madre. Io non sono un soprammobile. Sono una persona. Con un passaporto. E una macchina che non cederò. Fine.»
Rosanna sbatté la tazza sul tavolo.
«Ecco la gratitudine! Ti abbiamo accolta come una figlia! E tu una stronza. Guadagni soldi e ti credi una regina! E Paolo? Il ragazzo dormirà sotto un pontile?»
«Meglio sotto un pontile che alle mie spalle. Non è un invalido. Ha gambe e braccia. Le fabbriche assumono ancora.»
«Ma che sono, un fallito? Lavorare in fabbrica? Mamma, hai sentito? Lo dice sul serio!»
«Siete tutti attori di una commedia!» urlò Beatrice. «E io non sarò più la vostra clown.»
Il silenzio scese pesante come un cappello dinverno sulle orecchie. Opprimente, denso, con lodore di polpette raffreddate.
Beatrice raggiunse il comò, prese il libretto di circolazione, le chiavi, il passaporto.
«La macchina è mia. La ricevuta cè. I soldi erano i miei. Niente donazioni. Se provate a fare qualcosa senza di me, ci vediamo in tribunale. E vi farò pagare anche lassicurazione dentaria.»




