Lui ha cacciato la moglie dalla sua vita, ma dopo qualche anno è tornato a strisciare ai suoi piedi, inginocchiato, implorandola di dargli un lavoro.

15marzo2025 20:13
Oggi ho chiuso la porta del nostro ufficio con le mani fredde dentro i taschini dei miei pantaloni sartoriali. Le parole di Alessandro mi hanno colpito come un pugno allo stomaco: Mi sto dimettendo. Sto chiedendo il divorzio. Il suo sguardo era fisso sopra la mia testa, come se volesse evitarci. Dentro di me, però, la calma era solo una maschera; le dita stringevano la penna con una presa quasi disperata.

È davvero così? ho risposto, cercando di non far tremare la voce. E perché?

Il giorno era stato un susseguirsi di delusioni: il capo della mia sezione in Mondadori ha cancellato un altro progetto, un cliente ha fatto scenate per un refuso contrattuale, e, nel tornare a casa, la pioggia mi ha bagnato i capelli. E ora questa. In realtà, però, mi aspettava questo confronto. Gli ultimi mesi erano diventati una convivenza cortese, quasi come due compagni di viaggio senza meta. Alessandro era sempre in movimento, io immersa nel lavoro. Le cene insieme erano rare, le conversazioni superficiali, il sesso un obbligo.

Lui ha alzato le spalle, come se spiegare lovvio fosse al di sotto di lui.

Entrambi sappiamo che il nostro matrimonio è arrivato al capolinea. Io sono cresciuto troppo

Cresciuto, ho replicato con un sorriso amaro. Cinque anni fa era un giovane scrittore insicuro, il cui primo romanzo era stato un disastro. Poi sono seguiti racconti brevi in riviste di nicchia, quasi invisibili. Ora, con il suo ultimo libro diventato improvvisamente bestseller, si sente cresciuto.

Alessandro, ho alzato la voce, parliamo con calma. Che cosa è cambiato?

Avevo già la risposta. Un paio di mesi prima, quando è tornato da unaltra presentazione, il suo profumo nuovo mi aveva fatto sospettare.

Non è questo, ha distolto lo sguardo, confermandomi il dubbio. Sento di poter fare di più. E accanto a te tu sei troppo ordinaria, Ginevra. Ho bisogno di una musa, non di una segretaria che corregge le virgole.

Il suo commento è stato un colpo.

Ordinaria? Hai dimenticato quante notti ho passato a revisionare il tuo bestseller? Hai dimenticato che ho controllato ogni pagina, suggerito colpi di scena, riscritto dialoghi?

Lui ha fatto una smorfia di dolore.

Non esagerare il tuo ruolo. Hai fatto il lavoro tecnico. Lispirazione, la trama, i personaggi sono tutti miei. Ed è questo che i lettori apprezzano.

E il mio nome come coautore sulla copertina? Lavevamo concordato!

Dai, Ginevra, che scrittore sei? Sarai sempre una segretaria in una casa editrice, a smanettare tra i manoscritti altrui. Io, invece, sto appena iniziando a scalare la vetta.

La fama passerà, Alessandro. E poi? Chi sarai quando non sarai più lautore di moda?

Ha riso, ma il suo riso era freddo e arrogante.

Oh, che cliché! La fama passerà, ma io rimarrò. Sembra una sceneggiatura da melodramma a buon mercato. La mia fama è appena cominciata, cara. E tu sei sempre il topo grigio con il complesso del salvatore.

Mi sono trattenuta dal piangere; non volevo dargli la soddisfazione di vedermi crollare.

Questa decisione è definitiva?

Assolutamente, ha annuito, dirigendosi verso la porta. Sto facendo le valigie. Domani torno per il resto.

Quando la porta si è chiusa, mi sono lasciata cadere sulla sedia, le sue parole riecheggiavano nella mia mente: Sei sempre una segretaria un topo grigio sto solo iniziando a scalare la vetta. Ho notato una foto sul tavolo: noi due il giorno del lancio del suo primo libro, felici, pieni di speranze. Lho presa e ho sfiorato il suo volto con il dito.

Ti sbagli, ho sussurrato. Anche io sto appena iniziando.

22marzo2025 09:45
Una settimana è passata da quando Alessandro è uscito di casa. Tatiana, la mia amica di sempre, è comparsa con una scatola di cioccolatini e una bottiglia di vino, pronta a confortarmi. Ma io mi sono presentata come una manager fredda, quasi indifferente.

Cosa devo fare? ho versato il vino nei bicchieri. Piangere sul cuscino? Prendere tranquillanti? Chiamarlo e implorarlo di tornare?

Tatiana ha sorriso imbarazzata. Beh è quello che ho fatto quando Dimka mi ha lasciato. Sono stata uno zombie per un mese, non mangiavo né dormivo.

E ti è tornato? ho chiesto.

No, non è mai più tornato. Ma il punto è ti sei innamorata di Alessandro. Cinque anni di vita non sono uno scherzo.

Ho preso un sorso di vino, guardando fuori dalla finestra.

Sì, lo amavo davvero. E forse una parte di me lo ama ancora. Ma non posso crollare ora.

Perché?

Se cado, lui vince. Dimostrerà che sono solo un topo grigio senza di lui. Voglio dimostrare il contrario, prima di tutto a me stessa.

Tatiana ha annuito.

Ti invidio. Quando mi hanno lasciato, sono diventata un disastro. Tu, invece, sembri più forte.

Forse è vero, ho sorriso. La cosa più dolorosa non è che lui abbia trovato unaltra, ma che si sia appropriato di tutto il mio lavoro: le notti insonni, le idee, le revisioni. Nessun riconoscimento, nemmeno come coautrice. Come se fossi una schiava letteraria.

Tatiana ha sospirato. Era sempre un po egoista, sì.

Egoista? ho replicato amaramente. Sembrava un tratto affascinante della sua creatività, ora è solo puro egoismo.

Il campanello ha suonato. Non mi aspettavo nessuno.

Probabilmente un errore di consegna, ho mormorato, andando verso la porta.

Una figura familiare mi ha accolto: Alessa Romanelli, la suocera, con uno sguardo di disprezzo velato.

Buon pomeriggio, Francesca. Posso entrare? Dobbiamo parlare.

Alessa si è seduta sul divano, schiena rigida, e ha iniziato a parlare di una proposta ragionevole per un indennizzo in euro,

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Lui ha cacciato la moglie dalla sua vita, ma dopo qualche anno è tornato a strisciare ai suoi piedi, inginocchiato, implorandola di dargli un lavoro.
“Tutti mi dicevano di sposarmi, che studiare tanto non serve a nulla… tanto non andrai mai lontano”….