**Diario di Antonella**
A ventitré anni sposai per amore Andrea e pensavo che le gioie della famiglia, per quanto stancanti, fossero le più belle della vita. Dopo il matrimonio, il mio cuore era pieno di felicità, batteva forte soprattutto per l’amore che ci legava. L’amore, si sa, vince tutto.
L’unica cosa che mi rattristò un po’ fu dover vivere con la suocera. Avevo la casa di mio nonno nel paesino vicino, dove mi aveva cresciuta dopo la morte prematura dei miei genitori, ma Andrea fu irremovibile:
*”Non andremo nella tua casa. Vivremo con mia madre, altrimenti si offenderà. Sono sicuro che andrai d’accordo con lei.”*
Cercai di compiacere la suocera, Barbara, sorridendo, parlando con educazione e comportandomi con discrezione. I primi giorni, anche lei non mi disturbò troppo, ma nel cuore sentivo che Barbara non era quella che sembrava. Da lei traspariva ipocrisia e malcontento.
Un giorno, annunciai ad Andrea:
*”Andrea, sono incinta. Avremo un bambino.”*
*”Bene, sono contento,”* rispose con calma, mentre io mi stupii della sua freddezza. *”Ora lo dico a mia madre, sarà felice,”* aggiunse, andandosene.
Fu allora che Barbara colse la mia debolezza e la mia dipendenza da lei, prendendo il controllo. Non facevo altro che sentire i suoi rimproveri. Se avevo voglia di qualcosa di insolito, strillava:
*”Devi pensare al bambino, non a te stessa! Guarda che capricci!”*
Volevo credere fosse preoccupazione materna, ma sapevo che non era così. Mi guardava torva, sferruzzava per ogni cosa: i piatti lavati male, il cortile spazzato male, obbligandomi a raccogliere le ciliegie sugli alberi.
*”Non posso arrampicarmi sull’albero,”* spiegavo, ma lei continuava a rimproverarmi, come se dimenticasse la mia gravidanza.
Andrea taceva, almeno non mi rimproverava e non diceva nulla a sua madre.
A giugno nacque Michele. Ero assorta nella maternità, ma Barbara iniziava ogni mattina a brontolare, criticando il mio modo di accudirlo.
Andrea partiva spesso per lavoro e, al ritorno, passeggiavamo con Michele. Tutto sarebbe andato bene, se un giorno non avessi sentito Barbara dire ad Andrea:
*”Non noti che Michele non ti somiglia? In famiglia non abbiamo mai avuto biondi.”*
*”Mamma, cosa stai insinuando?”*
*”Dico solo: da dove viene quel colore di capelli?”*
*”Forse dalla famiglia di Antonella, e poi lei stessa è bionda.”*
*”Ma che famiglia può avere? Lei non sa nemmeno da dove viene!”*
Mi fece male sentirlo. L’antipatia di Barbara nasceva dal mio essere senza radici. E in paese giravano già le sue chiacchiere: non le piacevo, Andrea aveva sbagliato a scegliermi. Ma si era rassegnata, perché almeno vivevamo con lei.
Le cose continuarono così finché Michele compì un anno. Barbara non aiutava con il nipote e peggiorò i suoi modi con me. Andrea partiva sempre più spesso, e al ritorno mi lamentavo:
*”Non posso più vivere con tua madre. Mi insulta, urla, ha persino spaventato Michele. E urla anche con lui! Non capisce che è solo un bambino? Andiamo a vivere nel paesino, abbiamo la casa lì. Tanto sei sempre via.”*
Andrea rimase in silenzio, poi ci sconvolse entrambe:
*”Non so come andrà, ma dovrete abituarvi. Ci saranno cambiamenti in famiglia.”*
*”Cosa intendi?”*
*”Fra due settimane tornerò con la mia seconda moglie e mio figlio. Vivremo tutti insieme.”*
*”Seconda moglie?”* impallidii.
*”Diciamo la mia compagna. Il bigamia è vietato, no? Si chiama Valentina, e il bambino è Marco, coetaneo di Michele. Ha partorito quasi quando l’hai fatto tu.”*
*”Hai vissuto per due famiglie tutto questo tempo?”* chiese Barbara, sbalordita.
Lui annuì, guardandomi con fare colpevole:
*”Scusami, Antonella, è successo così. Era una cosa temporanea, pensavo di chiuderla. Ma Valentina è furba, è rimasta incinta. E poi avete partorito quasi insieme.”*
*”Santo cielo!”* si lamentò Barbara, incerta se gioire del secondo nipote o no.
A me mancò la terra sotto i piedi. Andrea mi aveva tradita, e io che credevo nell’amore. Ma la cosa peggiore era che lui non mostrava rimorso: era felice. Credeva che io avrei dovuto sopportare tutto ed essergli grata che non mi cacciava di casa.
Io non avevo intenzione di sopportare. La mattina dopo, feci le valigie e con Michele partii in autobus per il paesino. Nessuno mi fermò. La casa di mio nonno ci accolse con polvere e umidità, da tempo senza fuoco.
Barbara intanto interrogava Andrea:
*”Chi è questa Valentina? Di città? Chi sono i suoi genitori?”*
*”Sì, di Milano. I genitori sono ingegneri,”* rispose orgoglioso.
Barbara rifletté: cosa avrebbe detto ai paesani? Doveva gioire della nuova nuora, o no? Come spiegare il cambio?
Io iniziai la vita da madre single, chiesi il divorzio. Mi dedicai a Michele: leggevamo, passeggiavamo, e lui amava il canto degli uccelli, il fiume, i fiori. Un giorno, mentre camminavamo lungo l’argine, sentii una voce:
*”Ciao, Antonella. Che bambino intelligente! Si interessa a tutto, vi osservo da tempo.”*
Era Giovanni, che un tempo mi corteggiava, ma io scelsi Andrea. Saputo del divorzio, non perse tempo e mi offrì il suo aiuto. Era ancora scapolo e ringraziava il destino per il mio ritorno.
Non mi buttai a capofitto, dovevo abituarmi alla nuova vita, e c’era Michele. Ma vedevo come Giovanni si avvicinava a lui, e Michele gli sorrideva, aspettandolo ogni volta.
Il tempo passò. Michele crebbe e, infine, accettai di sposare Giovanni. Lui aveva già proposto più volte, ma io esitavo, finché non capii che era vero e leale. Michele lo chiamava papà e lo seguiva ovunque, curiosando tra moto e macchine.
*”Antonella, ho notato che Michele non è come gli altri ragazzi.”*
*”Cosa intendi?”* mi preoccupai.
*”È molto intelligente. Ha una mente tecnica, capisce i motori meglio di me. A volte mi corregge! All’inizio gli spiegavo io, ora ragioniamo allo stesso livello. L’ho capito quando aggiustavamo l’auto e il nonno Enrico ci guardava, dicendo: ‘Diventerà un gran meccanico, questo ragazzo!'”*
*”Davvero, Gianni?”* Quelle parole mi riscaldarono il cuore.
Nel frattempo, in paese, la situazione cambiava. Valentina si era rivelata altezzosa e schizzinosa. Umiliava Barbara, obbligandola a usare i suoi risparmi per ristrutturare la casa. Ora era Barbara a obbedirle, pensando:
*”Corro ai suoi ordini come un cagnolino. Non ho mai servito nessuno, e ora eccomi qui.”*
E, cosa peggiore, non osava contraddirla in casa sua. Non poteva lamentarsi con nessuno: aveva già sparso la voce che Andrea aveva portato una moglie migliore di Antonella.
Quando Marco compì quattro anni, Valentina disse ad Andrea:
*”Sono stufa di vivere in questo buco. Marco cresce, qui non ha futuro. Trasferiamoci in città.”*






