Invidia
Vedrosi sognava spesso come poter conquistare il marito della sua silenziosa vicina Caterina, il simpatico chiacchierone Valerio.
Ma cosa avrà mai trovato in lei? si lamentava mentre travasava il latte dal secchio nella bottiglia. Secca, coi capelli radi, senza né volto né corpo!
Dopo aver posato il secchio, la giovane donna si avvicinò allo specchio incastonato nell’armadio e si osservò, sorridendo soddisfatta pur indossando solo una vecchia vestaglia di lana. Sciolse i capelli e una cascata castana le ricadde morbida sulle spalle.
Peccato che una simile bellezza appassisca senza un uomo, mormorò a voce alta.
Vedrosi desiderava sposarsi, ma nel paesino di Fonteverde gli uomini liberi per bene non cerano più, ormai già accasati. Restavano solo quelli che avevano poco da offrire, e così la donna aveva messo gli occhi sul marito della vicina.
Valerio Stronati era arrivato a Fonteverde quasi per caso: ospite dal nonno che, una settimana dopo lincontro col nipote, morì serenamente nel sonno. Sotto il cuscino, trovarono la sua volontà testamentaria lasciata proprio a Valerio. Così Valerio si ritrovò proprietario della vecchia casa del nonno.
Quando Stronati arrivò non cera Angela Vedrosi; lei era in città, nellappartamento in affitto, ancora alla ricerca della felicità.
Ed è così che il buon partito, il nuovo arrivato, finì nelle mani della vicina, Caterina Riboli.
Anche per Valerio, la scelta tra le ragazze del paese era poca; vide invece la timida e laboriosa vicina, che aveva aiutato ad organizzare i funerali del nonno.
Caterina era giovane, abile in casa, viveva con la nonna, aveva pecore, capre e galline.
Finito il funerale, Caterina lavò tutti i piatti, sistemò con ordine la cucina, preparò anche le sue stoviglie che aveva portato da casa. Stava per andarsene quando Valerio la raggiunse e la abbracciò, grato.
Caterina, tra le sue braccia, sentì venire meno il respiro.
Era pronta a rimanere abbracciata così tutta la notte.
Tornò a casa tardi, sulle guance ardenti, a rimettersi in ordine i capelli.
Da quel giorno cominciò la loro storia; Valerio si trasferì da lei, andarono in comune a sposarsi e Caterina indossò lanello della nonna, mentre al marito comprò una vera doro da gioielleria.
La nonna, Valentina Assunta, li accettò senza troppe storie; anzi chiamò la nipote da parte e le mise in mano una busta piena di euro: Portalo in città e compragli gli abiti buoni e anche un bel vestito per te, che persino in Comune sei andata coi jeans vecchi!
Al ritorno si mostrarono felici, sorridenti nel loro primo ritratto insieme, davanti al ponte degli innamorati.
Tutto sembrava perfetto, solo che Caterina venne male nella foto e a lungo non volle appenderla al muro.
Valerio, invece, adorava la foto e la mise bene in vista. Da quel ritratto, iniziò tutto.
Invidia
Proprio bello, il tuo uomo, commentò Angela Vedrosi mentre sorseggiava il caffè nella tazza, indicando la foto di famiglia appesa al muro.
Sì, con Valerio sono stata fortunata, rispose Caterina sorridendo modesta. Ha aggiustato tutte le prese elettriche, ha fatto un bagno nuovo in casa e a primavera farà lampliamento.
Ma perché mai vi serve? chiese Angela. Non vi manca mica lo spazio con le tre stanze che avete.
Ci basta, ma Valerio ama lavorare il legno, vuole una bottega per fare anche piccoli lavori conto terzi. Vengono da ogni paese a chiedergli una cassapanca, una porta… e guarda che bella sauna ci ha costruito in cortile, tutta in legno di ciliegio!
Angela socchiuse gli occhi gelosamente, e appena sentì tutti quei complimenti, sibilò:
Ti è andata bene. Ma comunque, io intendevo: il marito. È un gran bel tipo, ma guardando la foto verrebbe da domandarsi: che ci trova in te? Sembri spenta accanto a lui, proprio sfortunata con la fotografia, Caterina. In foto sei proprio bruttina. In realtà invece sei meno peggio.
Dalla cucina uscì la nonna, che tossì leggermente; Valentina Assunta si mise davanti alla foto, coprendola con la schiena:
Non ti vergogni, Angela, a offendere la tua amica in casa sua? Che razza di amica sei? Vattene via subito!
Armata di scopa, la cacciò dalla porta come la polvere.
Angela uscì inveendo:
Tsk, sei fortunata ad averti trovato Valerio, ma finirà male! Vedrai, tua nonna porterà solo guai!
Nonna Valentina scosse la testa:
Non vantarti, Caterina. Non lhai ancora capito che Angela ti invidia? Anche io, scema di vecchia, lho capito subito: Valerio non le dà pace. Guarda che te lo frega se può.
Caterina abbozzò un sorriso, ma nello sguardo cera velata tristezza:
Magari ha ragione: forse Valerio è troppo per me. In foto sembro davvero impresentabile.
La nonna non fu daccordo:
Non dare peso alle parole della vicina, e che non metta più piede qui dentro. Hai presente il detto? Goccia dopo goccia si scava anche la pietra. Se la lasci fare spaccherà la famiglia. Ricorda, la felicità ama il silenzio: non vantarti mai troppo, così la ripari dagli occhi degli altri.
Rabbia
Tornata a casa, Angela sfogò la rabbia rompendo piatti e lanciandoli a terra:
Perché alcune sono brutte eppure hanno fortuna, e io che sono bella non trovo la felicità? Cosa mi manca?
Invidiava Caterina.
Non è giusto che lei abbia un uomo così bello e io niente! Ha già vissuto troppo bene, ora basta. Vediamo come le va senza marito.
Tirò fuori dallarmadio il vestito più audace, lo indossò senza preoccuparsi della biancheria, sciolse i capelli, calzò le scarpe alla moda di città e si mostrò spesso nei paraggi di Valerio.
In pochi giorni riuscì a farsi notare. Quando poi lo invitò una sera con la scusa della porticina bloccata, Valerio ci cascò senza opporre troppa resistenza.
Luomo si trovò tra due fuochi: a casa una moglie affettuosa, nella casa accanto lamante che lo desiderava.
Valerio non si lamentava. Angela però diventava sempre più pressante:
Ma quando la lasci quella tua sfigata? Hai capito che con me sarebbe tutta un’altra vita? Vieni da me, che sto anche meglio in casa tua!
E come faccio a lasciare mia moglie? si stupì Valerio. Senza di me che farebbe? A lei sono indispensabile, non posso abbandonarla.
Angela si trattenne dal mostrare rabbia, ma strinse Valerio tra le braccia:
Hai un cuore doro, davvero! Caterina ha avuto proprio fortuna.
Mentre Valerio valutava se ascoltare Angela e divorziare, Angela si mosse in città dal cugino Antonio, un tipo non proprio raccomandabile.
Ciao Toni, ho bisogno di te. Bisogna separare una coppia nel mio paese.
Gli porse la foto di Caterina.
Cosa tha fatto?
Ha un marito troppo bello! borbottò Angela. Dai, aiutami.
Gelo
Caterina iniziò a notare che il marito era cambiato: tornava tardi, cenava svogliato, si metteva a letto e si voltava dallaltra parte.
Cercava di rendere la casa ancora più accogliente, cucinando i suoi piatti del cuore, ma Valerio sembrava ogni giorno più distante.
Un giorno, con la nonna a un concerto per anziani, Valerio uscì a sistemare la legnaia.
Prepara loca al forno, muoio di fame, chiese prima di uscire.
Caterina si mise allopera, poi si lavò le mani e andò a cercarlo. Lo chiamò, lui uscì infastidito:
Cosa urli?
Lei provò ad abbracciarlo:
Cè solo unora prima che torni la nonna, veniamo in casa?
Valerio la respinse:
Ma cosa vuoi? Lasciami stare! Non vedi che sono occupato!
Lei ci rimase male:
Perché sei così cambiato, non mi sfiori più
Ci saranno buone ragioni! gridò Valerio.
Si allontanò e le urlò: Guardati allo specchio, fai schifo! È festa e io mi vergogno di farmi vedere in giro con te. Perché non sei bella come Angela? Vai via, non ti voglio vedere!
Caterina rimase impietrita dal dolore.
Capì che Valerio aveva ormai assorbito le parole di Angela.
Nessun oca al forno poteva più sanare quella frattura.
Caterina fuggì dalla casa come un cucciolo ferito.
Valerio non se ne curò, e tra la legna incontrò proprio Angela.
Ben fatto, lhai messa al suo posto!
Non parliamo di lei, chiese Valerio. Voglio altro.
***
Caterina corse senza meta, arrivò al fiume. Si sedette in una barca legata a un ceppo vecchio e rimase a fissare la propria immagine nellacqua, piangendo.
Non si accorse di uno sconosciuto che si avvicinava di soppiatto per sciogliere la barca. Rumore di catena, lucchetto che resisteva.
Caterina si voltò di scatto:
Che vuoi? chiese spaventata.
Conoscerti, rispose serafico. Vorrei passare del tempo con te.
Sono sposata! esclamò, balzando fuori dalla barca e bagnandosi i pantaloni.
Fermati! la bloccò lui. Non mi importa del marito.
Ma levati di torno! gridò Caterina e lo spinse con forza. Antonio quasi perse lequilibrio, ma si trascinò dietro di lei.
Mi piace questo paese: verde, aria buona, cè anche il fiume Come ti chiami? Io sono Antonio.
Va al diavolo, Antonio, disse lei.
Eredità
A casa, Caterina pianse a lungo, poi si lavò il viso e si osservò nello specchio con una tristezza profonda.
Entrò la nonna, stanca e silenziosa, si sedette sullo sgabello accanto a lei.
Aveva appena visto Angela e Valerio abbracciati dalla finestra. Il dolore le aveva bruciato il cuore.
Non sapeva come dire a sua nipote che il marito la tradiva.
Ti vedo piangere? mormorò la nonna.
Caterina si inginocchiò davanti a lei, la testa sulle ginocchia della nonna:
Nonna, perché sono nata così brutta? Perché la fortuna mi ha sempre evitata?
Ahi, gioia mia! Sei bella dentro e fuori. Vai, apri larmadio da me. Troverai una scatola.
Caterina la portò.
Guarda qui, le mostrò gioielli antichi.
Questi sono orecchini con smeraldi, un vecchio anello dametista, una collana di rubini. Saranno tuoi. In momenti difficili vendi solo uno di questi, nascondi gli altri. Ma non dirlo a Valerio, non mi fido.
La nonna le mise anello e collana, la portò allo specchio:
Nelle donne della nostra famiglia la bellezza non era di casa, ma la ricchezza di cuore sì. Quando indossi questi gioielli, ricordati che sei una regina. E la vera regina è quella che custodisce il suo valore.
Valerio non tornò a dormire quella notte. Caterina lo attese invano.
La mattina, un nuovo dolore: la nonna si spense nel sonno.
Divorzio
Caterina si chiuse ancora di più, senza espressione sul volto. Valerio, tornato per raccogliere le sue cose, desistette nel lasciarla subito, poiché la morte della nonna cambiò tutto.
Angela venne ad aiutare indossando un vestito nero scandaloso. Caterina era distrutta, Angela sfoggiava il suo corpo davanti a Valerio.
Angela non poteva più aspettare e pressò il cugino Toni:
Agisci tu stasera: Valerio deve lasciare Caterina ora!
Va bene, tutto a posto. Ma dopo, mi paghi con gli interessi.
Non preoccuparti per i soldi.
***
Dopo aver nutrito animali, Caterina si cambiò e si preparò a dormire. Valerio, rientrando, trovò uno strano spettacolo: Antonio in mutande nella camera.
Che succede qui dentro? ruggì Valerio.
Caterina apparve e con freddezza rispose: Che cè?
Chi cè qui dentro?
Scrutò ogni armadio e trovò Antonio mezza nudo.
E questo chi è?!
Antonio uscì calmo: Nessun problema, io e Caterina siamo amici di vecchia data, ci vediamo ogni tanto Dai, lo sai.
Caterina gridò che lui mentiva.
Tanto ormai è tutto chiaro, sbottò Antonio, e si vestì, uscendo.
Valerio, piantato lì coi pugni stretti, disse:
Forse è meglio così. Non ti devo più nascondere nulla: ho unaltra donna e me ne vado. Se sei incinta, non sperare: non voglio stare con te. Mi fai schifo, aiuterò solo il bimbo.
Io non ti ho mai tradito, sussurrò Caterina.
Ora non importa più, rispose lui.
Valerio se ne andò, lasciandola in lacrime. Chiudeva la porta a un uomo che non valeva più nulla.
Ripensò alla nonna:
Il primo marito, Nicola, lo perse in cantiere. A ventotto anni incontrò tuo nonno, tre figli. Tutto costruito con le proprie mani. Tutti i cari sono andati. Anche io volevo un giorno annegarmi, ma una donna randagia mi portò te. Mi ridasti uno scopo. La vita non ti regala nulla, sei tu a decidere la tua sorte. Sei forte, sopporterai tutto: non mollare mai.
Con la foto della nonna tra le mani, Caterina si addormentò. Un mese dopo, distribuiti animali e arredi ai parenti, chiuse la casa e partì senza dir nulla a nessuno.
La rovina
Allinizio Angela era al settimo cielo per vivere ora con Valerio. Si alzava all’alba per cucinare e sistemarsi.
Valerio si sedeva a far colazione guardando per forza verso la casa lasciata da poco.
Odio tutto, una mattina mormorò.
Angela seguì il suo sguardo: Se vuoi sposto il tavolo, o meglio, bruciamo la casa della ex.
Valerio si rabbuiò: Basta. Ho fatto male a venire qui subito, dovevo aspettare la fine del lutto. Mi sento una carogna.
Angela scattò: Guarda che io non sono Caterina. Non paragonarmi mai a lei!
Da allora Valerio tornava sempre più silenzioso e spento, mentre Angela pensava che la bellezza avrebbe perdonato tutto. Si sbagliava.
Vivendo con Angela, Valerio avvertì una strana solitudine. Credeva che cambiare casa e compagna bastasse a essere felice, ma non trovò alcuna gioia.
Tutto ciò che aveva detto a Caterina era solo il riflesso delle parole di Angela.
E Valerio ne fu certo quando Caterina tornò un anno dopo al paese per commemorare la nonna. Era irriconoscibile, curata, raggiante. Forse aveva rifatto il sorriso o cambiato il colore dei capelli, ma non assomigliava più alla bruttina di prima.
Valerio entrò a trovarla e fu accolto da un piatto di frittelle e grano dolce.
Stai benissimo, la salutò lui.
Grazie, rispose Caterina, asciutta.
Valerio scorse dalla finestra Angela inquieta e un taxi davanti alla casa. Ne scese Antonio, che però andò dritto da Angela.
Ecco il tuo amante! stuzzicò Valerio.
Caterina guardò e scrollò le spalle:
È mio marito ora. E fratello di Angela; non ti ha mai raccontato che lo aveva mandato a rovinare la nostra storia?
Ma dai! Valerio strinse le mani.
Cosa vuoi davvero? proseguì Caterina. Il giorno che la nonna morì, lei vi vide insieme. Le hai spezzato il cuore.
Basta sciocchezze, si stizzì lui e uscì.
Sul portico, trovò Angela e Antonio intenti a parlare.
Tu hai mentito!
***
Caterina si guardava riflessa nellacqua, finalmente in pace con la propria immagine grazie a qualche piccolo intervento di chirurgia e nuovi capelli.
Stava per alzarsi quando Valerio arrivò di corsa con la chiave della catena, si infilò in barca e la prese per mano:
Caterina, porta pazienza. Ho deciso tutto: ti porto via da tuo marito. Sei mia, punto.
Caterina lo fissò indifferente mentre lui avviava il motore e la portava sullaltra riva:
Perdonami. È stata tutta colpa di Angela. Quello che ho avuto con lei non era amore. Ho sempre amato te. Torniamo insieme.
No, Valerio rispose calma. Non si può ricomporre una tazza rotta, la crepa resta. È sparita la cosa più importante: la fiducia.
E tuo marito, credi davvero che sia degno di fiducia? È il fratello di Angela, ti si è infilato in casa apposta!
Lo so, concluse lei. Portami a casa.
***
Rientrata, Caterina abbracciò Antonio.
Antonio, perché hai restituito tutti i gioielli della nonna? Potevi venderli in città e guadagnarci tanto.
Antonio la strinse forte:
Mi hai fatto pena. Dopo il funerale eri distrutta, e pure Valerio ti aveva lasciata. Non ce lho fatta a portarteli via. Ho capito che la felicità non si compra. Sì, li avevo presi, ma mi è venuto troppo rimorso.
Lui le chiese:
E tu perché ti sei fidata di me, che ti avevo derubata?
Perché hai restituito tutto. Non cera più motivo di dubitare.
Eppure sono stato furbo, ora sono sposato con la proprietaria di tanti tesori.
Ma che storia raccontiamo ai nostri figli? Ci sarà da vergognarsi…
La verità, Caterina. Che ho salvato la mia regina dal drago e ho trovato anche la cassaforte dei tesori.
Antonio carezzò il ventre rotondo della moglie e Caterina sorrise.
La felicità non si misura da fuori: ciò che conta davvero è la bontà, la fiducia e la forza di ricominciare senza paura degli occhi degli altri.





