Grande Mariella
Mari, prendi la merce! Dove sei finita? Urlo, e tu niente, sorda come un tetto!
Alessio fece capolino nella retrobottega del piccolo negozio in centro paese dove portava, ogni settimana, i prodotti freschi della sua fattoria, restando esterrefatto davanti alla scena.
Mariella Bellini, chiamata da tutti, per affetto e rispetto, la Grande Mariella, piangeva come una fontana seduta per terra, strofinandosi la faccia con lorlo del suo vestito a fiori tipico delle sagre paesane. Lorlo era già tutto zuppo, ma le lacrime sgorgavano sempre più abbondanti, tanto che Mariella lo strizzava con quelle sue grandi mani forti, scuoteva il fazzoletto e ogni lieve schiocco sembrava darle nuova ragione per singhiozzare ancora più forte, incurante di ciò che le girava intorno.
Neanche si accorse dellarrivo di Alessio.
Belin, che ti succede? ricordando il soprannome che le davano le maestre alle elementari, Alessio si accovacciò accanto alla sua vecchia compagna di banco. Cosè successo, ti ha fatto male qualcuno? Basta che me lo dici e io…
Noooo… urlò lei con tale disperazione che per poco Alessio, spaventato, non cadeva anche lui per terra.
Non si sa se fosse la faccia sorpresa di Alessio o se Mariella sentisse fosse giunto il momento di finirla lì con quellonda emotiva, fatto sta che il fiume di lacrime che minacciava di travolgere tutto si fermò. Mariella si soffiò il naso rosso, sospirò ancora una volta con una forza tale che tremarono persino i vetri della piccola stanza, e poi, con voce roca, chiese:
Ale, secondo te sono bella?
La domanda non lo prese in contropiede. Alessio, buon figlio, marito e padre di due ragazze adolescenti, rispose di getto e senza esitare:
Sì!
Ed era sincero. Per lui la bellezza di Mariella non stava nei tratti, ma nellanima.
Conosceva Mariella da sempre. Erano cresciuti insieme: si facevano i dispetti allasilo, litigavano per le caramelle alle feste, sedevano sempre insieme a scuola, come se divider la panca fosse destino. Unici figli nelle rispettive famiglie, avevano trovato in quellamicizia la complicità di due fratelli.
Alessio aveva sempre protetto Mariella, malgrado lei, con la sua corporatura robusta, fosse sempre la prima in fila nelle ore di ginnastica.
Ma si sa: anche una ragazza grande e forte può essere ferita da parole o prese in giro. Strano, ma Mariella non sapeva mai difendersi da sola; però, se qualcuno toccava unamica, diventava una leonessa.
Quando era lei il bersaglio, invece, diventava come una viola timida: il labbro tremante, il naso grande e rosso e il pianto che partiva inevitabile. Uno spettacolo difficile, che solo Alessio era in grado di arrestare. Andava a prendere Mariella per mano e comandava:
Andiamo a lavarci la faccia!
Mariella a lui obbediva sempre, anche se era più grande di sei mesi e gli stava almeno una testa e mezza sopra. Alessio era minuto, aveva preso dalla madre; magro e basso, si era però allungato dopo i sedici anni, ma per anni a scuola li chiamavano “Mignon e la Girandola”. E la Girandola era ovviamente Mariella…
Né i soprannomi né la differenza di altezza incrinarono mai la loro amicizia. Alessio correva da Mariella ogni volta che una sbandata amorosa lo lasciava confuso, e lei si confidava con lui, anche se i suoi segreti di cuore non furono mai molti: Mariella si credeva una donna da un solo amore.
E quellunico amore era stato, per lei, Paolo Vassallo: il ribelle della scuola, il tipetto che faceva innamorare tutte. Sua madre, la signora Vassallo, andava fiera di lui come di una scultura al Duomo.
Il mio ragazzo è un vero angelo! Il Signore mha dato un capolavoro! Avete visto che bella faccia?
In effetti Paolo era un tipo particolare. Da neonato ricordava un putto barocco; diventato grande, conservava lo sguardo di un giovane attore francese, con occhi azzurri intensi come il mar Tirreno.
Mariella laveva notato il primo giorno di quinta elementare.
Per caso il compleanno le cadeva il primo settembre: era vestita a festa per il giorno della scuola, e proprio allora una mano crudele le tirò la lunga treccia, staccando il nastrino che la madre aveva messo con cura, e urlò: “Stangona!”
Fu così scioccante e umiliante che Mariella rimase impietrita, e solo dopo qualche istante si voltò. Si girò e perse la testa.
Forse quellespressione sul suo volto disse tutto a Paolo, che sventolò sotto il suo naso il nastro e rise sprezzante:
Cosa guardi? Mai vista una bellezza come la mia?
Mariella non fece in tempo a rispondere. Alessio piombò su Paolo e gli mollò due sberle, recuperando il nastro.
Tieni! Ma che hai, Mari?
Nessuna risposta. Mariella fissava Paolo mentre correva dalla madre a lamentarsi. Alessio, per quel gesto, si prese una ramanzina dalla maestra, ma non gliene importava: la serenità di Mariella per lui veniva prima di tutto.
Paolo, capendolo, iniziò a provocare Mariella solo se Alessio non cera. Sapeva che lei non avrebbe mai fatto la spia.
E Mariella si lasciava fare.
Gli passava i compiti in silenzio, appena lui accennava con lo sguardo; addirittura gli porgeva quaderni e libri senza nemmeno aspettare la richiesta.
Ai balli di scuola, invece, restava in disparte, a guardare Paolo che ballava con le altre, come se non si accorgesse nemmeno della sua presenza.
Subiva le sue battute, quando Paolo era di cattivo umore.
Col tempo però Paolo cominciò a ignorarla, abituandosi a quella presenza fedele. Era lusingato: qual ragazzo non si sente importante, con una ragazza che ti segue con gli occhi innamorati?
Alessio assisteva a tutto questo stringendo i denti, ripetendosi che non doveva intervenire. Sapeva che se avesse detto qualcosa Mariella non lo avrebbe ascoltato.
Quello che Mariella ignorava era che, in terza media, Alessio aveva affrontato Paolo fuori da scuola, dopo averlo visto fumare di nascosto:
Se fai del male a Mariella, ti sistemo io!
Ma fammi il piacere!
Io dico solo: stai attento! Lasciala in pace!
Ormai praticava judo da due anni e sapeva farsi rispettare: Paolo, intimidito, decise di lasciar stare Mariella.
Mariella, ignara di tutto, scriveva lettere a Paolo in un quadernone ricoperto di cuoricini, senza mai trovare il coraggio di consegnargliele. Sognava che un giorno Paolo si sarebbe accorto di lei.
Alessio lo sapeva e aspettò con pazienza che questa infatuazione passasse.
Lui, intanto, non aveva problemi con le ragazze: diventato più alto e piacente, la madre scherzava sul fatto che presto non avrebbe saputo dove mettere tutte le pretendenti. Ma al servizio di leva lo salutò già la sua Caterina, che sposò appena tornato e finito il primo anno di università.
Mariella si divertì molto al matrimonio degli amici: Caterina le piaceva, vedeva Alessio felice, si godeva la compagnia. Le faceva male solo il pensiero che Paolo, dopo la maturità, fosse partito senza salutarla e non si fosse più fatto sentire.
La madre di Paolo, incontrandola poco dopo in piazza, le rispose con sufficienza:
Cara, lui va benissimo! Tornare in questo paesello? Ma va! Un ragazzo con le sue doti fa carriera! Qui non ha senso restare!
Mariella ringraziò e rimase a lungo pensierosa.
Quando lo raccontò ad Alessio, lui scrollò la testa:
Mari, ma guardati intorno! Quanti bei ragazzi ci sono! E invece ancora pensi a Paolo… Tu meriti di più. Lui non tornerà…
Mariella si tappò le orecchie: che ne sapeva Alessio del suo cuore? Ci si può proibire di amare? O di sperare che un giorno torni il ragazzo che ti ha rapito il cuore?
Alessio capì, tentò di confortarla e chiese a Caterina di parlarle.
Mi fa pena, capisci? Il tempo passa, avrebbe già potuto farsi una famiglia!
Lasciala fare, Ale… Caterina lo accarezzava e lo rassicurava Lasciala provare, un amore non si spegne con la ragione.
Alessio non insistette più: la invitava a tutte le cene, la presentava agli amici, ma Mariella era irremovibile.
E Mariella aspettava.
Passarono gli anni. Alessio si laureò, nacquero le sue due figlie e decise che la città non faceva più per lui. Caterina fu daccordo: comprarono una casa grande appena fuori Firenze, aprirono una fattoria e proposero a Mariella di gestire insieme un negozio.
E chi mi può aiutare, se non te, Mari?
Ma Ale, non so fare niente! Non ho mai studiato, e per lavare le scale nei condomini non serve il diploma…
Come no? E tutte le cose che hai fatto?
Niente, Ale! Le mani non mi rispondono come dovrebbero, sennò tu non saresti qui ora…
Era la ferita di Mariella: sognava di diventare medico, ma dopo il diploma aveva iniziato subito a lavorare.
Sua madre, Lucia, lavorava in fabbrica e aspirava a garantirle un futuro migliore, ma una brutta caduta la costrinse in sedia a rotelle. Mariella, che non aveva ancora ventanni, lasciò ogni sogno e trovò subito lavoro vicino casa; simprovvisò massaggiatrice per alleviare le sofferenze di Lucia.
Dovresti diventare massaggiatrice a tempo pieno, Mari! le diceva Alessio Hai mani doro!
Quando? E coi soldi come faccio? E mamma, la lascio da sola?
Alessio smise di insistere, ma ci pensò su.
Pochi giorni dopo, a casa di Mariella arrivò Anna, una badante mandata da Alessio.
Il compenso non è affar tuo, ci pensa Alessio. Dimmi solo quando posso venire.
Così Anna entrò in casa Bellini, portando un po di calore e serenità.
Con Alessio e Caterina, Mariella decise di affittare una stanza e finalmente si iscrisse a un corso professionale. Fu dura, ma con Anna e un accordo per scambiare ore di aiuto al suo nipotino in fisioterapia, riuscì a coprire la spesa e a sentirsi più indipendente.
Il bambino di Anna migliorò oltre ogni aspettativa: imparò a camminare, i medici restarono stupiti dal talento istintivo di Mariella. Hai un dono, le disse un maestro di riflessologia orientale che la prese sotto la sua ala.
Poi, un giorno dinverno, scivolando su una lastra di ghiaccio davanti alla vecchia scuola, Mariella cadde malamente: ebbe una doppia frattura ai polsi. Si svegliò in ospedale, con Caterina incinta accanto al letto.
Mari, non ti abbattere! Sono solo fratture, tornerai come prima! Alessio si occupa di tua madre, Anna è già da lei. Vedrai, tra poco sei a casa con noi.
Il peggio fu realizzare di essere completamente dipendente dagli altri per qualsiasi cosa. Fu un periodo doloroso, ma Mariella non si perse danimo: con fatica, riacquistò luso delle mani, anche se per un po non sarebbe riuscita a lavorare come prima.
Alessio, riportandola a casa, la rassicurò:
Datti tempo, Mariellina. E noi ci siamo, eh!
Mariella rifiutò altri aiuti. Non voleva pesare sullamico: aveva appena avuto un altro figlio, già ne aveva due: troppa fatica anche per lui.
Guardando Alessio che si allontanava, Mariella ringraziò in silenzio il cielo di avere nella sua vita un amico simile: la certezza che basta una disgrazia, e lui arriva di corsa, ovunque sia, per aiutarti.
E Alessio la pensava perfettamente allo stesso modo.
Mariella era la madrina delle sue figlie, una confidente speciale per Caterina e per tutta la famiglia. Lo sapevano bene anche i suoi figli, come il piccolo Mattia, che Mariella aveva accompagnato a Milano per una delicata operazione allorecchio.
Ricordava le lacrime della mamma prima dellintervento e le grandi braccia della zia Mariella che stringevano le mani di tutti, promettendo: “Andrà tutto bene. Siamo insieme!”
Sì, Mariella non era bella secondo le riviste. Se fosse vissuta tre secoli prima, sarebbe stata la Venere delle case toscane. Ma a modo suo era magnifica: grande, imponente, coi lineamenti orgogliosi, occhi profondi e piedi lunghissimi.
La statura, le mani da scultore, la massa dei capelli, tutto impressionava e affascinava, se visti insieme. Mariella era bella di quella bellezza italiana antica, non per tutti, ma indimenticabile. Una donna che “può domare un cavallo e mettere a posto una casa in fiamme” si sarebbe detto.
Eppure, dietro il banco del negozio che aveva aperto con Alessio, Mariella guardava oltre le teste dei clienti, consapevole di essere notata solo per la bravura con cui consigliava pasta, vino, prosciutto. Nessuno sapeva che il negozio, anzi, ormai tre negozi aperti in provincia, erano anche affar suo. Meglio così: meno chiacchiere. La gente mormorava già abbastanza.
Alcuni la compatirono, chiedendole quando avrebbe ripreso col massaggio. Altri dicevano che il suo posto era in campagna, tra i pomodori dei campi di Alessio: nessuno meglio di loro.
Mariella taceva. Sapeva che la fattoria di Alessio non bastava a rifornire tutti i negozi: era Caterina a gestirla, mentre lui ormai faceva il grossista, trattando onestamente con i produttori locali. La fiducia che la gente aveva in Alessio era frutto di quella correttezza che Mariella aveva sempre ammirato.
Eppure, ogni tanto, sospirava ancora, pensando agli occhi di Paolo, ormai un ricordo sbiadito.
Fu proprio il destino, si sa, a portare quella svolta attesa e temuta.
Un pomeriggio, mentre Alessio caricava le ultime cassette di arance, Paolo tornò dal nord. Sua madre lo spedì a prendere il latte nel negozio di Mariella.
Mariella, distratta, non lo riconobbe.
Chi avrebbe potuto? Paolo era invecchiato, teso e nervoso, gli occhi azzurri ora scoloriti, le mani tremolanti.
Ciao Girandolona! ghignò. Sei sempre uguale! Grande come una balena! Ma ti ricordi di me? Sempre con le lacrime pronte? Stavolta ti serve un lenzuolo invece che il fazzoletto! Ma mi riconosci o no?
Il mondo parve crollare. Davvero aveva amato così tanto quelluomo stanco e spento? Cosa ci aveva trovato, davvero?
Paolo la guardò smarrito. Mariella si girò di scatto, corse in retro, inciampò su una sedia malridotta che si ruppe sotto il suo peso, e si lasciò andare in un pianto liberatorio.
E proprio lì la trovò Alessio. Le rispose, la rassicurò.
Poi Mariella asciugò le lacrime, lasciando emergere un sorriso incerto.
Ale…
Dimmi, Mari?
Grazie…
Grazie di cosa?!
Così, di esserci. Di esistere tu, Caterina, mamma, Anna Tutti voi.
Pochi giorni dopo, Mariella seppe che Paolo aveva avuto tre mogli, nessuna delle quali aveva reso felice. I figli sparsi, nessuna carriera, nessun lavoro fisso.
Glielo raccontò la madre, vantandosi ancora dei suoi presunti meriti.
Non lo capiscono, le mogli, quanta testa ha mio figlio! Mi dia mezzo chilo di ricotta, che le frittelle di Paolo piacciono solo fatte con il latte fresco. Oggi la ricotta non è acida, vero? Vabbè, chi lo sa! Faccia presto, però, che ho da fare!
Anni dopo, Caterina usciva sulla terrazza del casale, schermando gli occhi dal sole:
Ale! Oh, Ale?
Sono qui!
Mariella ha chiamato! Sta arrivando!
Ma guida ancora lei?
No, Anton è tornato dal cantiere. Tranquillo!
Quella donna è davvero un motore perpetuo! Ma come si fa a non essere in pensiero, con due gemelli in pancia e già pensa al lavoro?
Eh, dovrà pur girare tutta Firenze per i massaggi! Hanno una tale lista dattesa! Beato io invece, Ale, che ho te: dolce, silenziosa e obbediente. La donna perfetta, guarda!
Tu?! Alessio quasi si strozzò dalle risate, prese la moglie tra le braccia e le diede un bacino sul naso. Vai a riceverli, allora, polpetta! Se ti sbrighi li trovi ancora prima del cancello!
Mentre Caterina si lamentava scherzosamente, Alessio entrò in casa. Il fuoco era pronto, il barbecue pure, la carne marinata. Tutto sistemato. Mariella aveva sempre fame, adesso che portava in grembo due gemelli.
Mentre si cambiava, il piccolo Mattia corse da lui:
Vado fuori a fare le bolle di sapone con la cuginetta di zia Mariella! Anche la nonna Lucia ha detto che le piacciono. Papà, mi compri un kit di esperimenti? Zia Mariella dice che esistono anche per bambini!
Chiedi alla mamma, io non me la sento. È rischioso… Tocca rifare la casa dopo! Macché, lascio perdere!
Dai papà!
Alessio sorrise, fece mente locale, e si avviò a farsi una doccia rapida. Tutto era pronto per la giornata perfetta.
Dopotutto, che serve per essere felici? Solo una cosa: avere sotto il tuo tetto le persone che ami, una tavola apparecchiata, i bimbi che corrono in giardino inseguendo bolle di sapone, il sole che scalda la veranda, e la certezza che la felicità si siede accanto a te, in silenzio, in attesa di svelarti quale sorpresa ha in serbo.
Ecco cosa ho imparato dalla Grande Mariella: nella vita, il vero segreto è aprire le braccia e il cuore, perché la felicità ha bisogno di spazio. Solo così, ogni giorno, la troveremo qui vicino a noi.






