Schiava del sogno

Accecata dal sogno

Accetta, caro! Penserai mica che i tuoi genitori possano offrirti tante cose? supplicava il nipote la nonna Caterina. Appartamentino piccolo, macchina vecchiotta… e per il futuro non vedo grandi prospettive. Da zia Giovanna, invece, vivresti come un principe! Avresti la tua stanza completamente ristrutturata, un computer da gioco potentissimo, una bicicletta di ultima generazione… Tutto quello che potresti desiderare!

Alessandro guardò la nonna con tenerezza e una punta di compassione, come se pensasse che lei stessa non capisse ciò che stava dicendo. Accarezzandole dolcemente la mano, chiese piano:

Nonna, non stai bene? Alla televisione dicono che la sanità funziona a meraviglia, curano qualsiasi cosa! Vuoi che chieda alla mamma di accompagnarti dal medico? Ti sentiresti più tranquilla, no?

Caterina rimase spiazzata, sgranando gli occhi sorpresa da quella risposta inaspettata.

Alessandro, ma perché dici che sto male? Mi sento benissimo!

Il ragazzo aggrottò le sopracciglia.

Allora perché dici certe cose strane? Perché mai dovrei lasciare la mamma e il papà per trasferirmi da zia Giovanna? Lei poi… be, è davvero particolare… Non mi piace nemmeno andare a trovarla.

Caterina si affrettò a difendere la figlia, parlando con ardore e convinzione, quasi volesse fugare ogni dubbio.

Ma smettila! Giovanna è solo premurosa e attenta!

Mi obbligava a mangiare quellorribile fiocchi d’avena senza zucchero, Alex fece una smorfia. Poi, in piena estate, insisteva a farmi mettere il maglione! E ancora… mi faceva dormire al pomeriggio, come fossi un bimbo dellasilo! Dai, nonna non trovi anche tu che sia un po assurda?

Nel suo tono cera autentica irritazione: non riusciva a capire perché qualcuno imponesse certe regole, pretendendo che fossero seguite alla lettera.

Caterina, però, non mollava. Credeva fermamente nella bontà delle scelte della figlia.

La zuppa davena fa bene, è piena di sostanze utili! ribatté, decisa a convincerlo. E Giovanna la prepara senza zucchero per non rovinarti i denti. E il maglione… cera vento di sera! Tu rischiavi di raffreddarti, e i tuoi genitori sono sempre così distratti concluse con la sicumera di chi è certo di avere ragione.

Ma con trenta gradi fuori? domandò lui, incredulo. E poi ho dodici anni! I dottori dicono che troppo caldo, anzi, fa male Comunque, non voglio parlarne più: zia Giovanna si comporta in modo davvero strano. La mamma non risponde nemmeno più alle sue chiamate per non doversi sorbire le sue ramanzine inutili, e anche papà non la vuole più in casa!

Caterina strinse le labbra, ostinata. Forse un po’ di ragione il nipote ce laveva, ma… la figlia era comunque nel giusto! In fatto di educazione ne capiva molto più della nuora!

Giovanna ha letto centinaia di libri su pedagogia e psicologia infantile! proclamò, alzando involontariamente la voce. Lei lo sa davvero cosa serve per far crescere un bambino sano e sviluppato a tutto tondo! Tua madre, invece diciamo che non si impegna abbastanza.

Alessandro cercò di restare calmo, nonostante la rabbia che gli ribolliva dentro. Era stanco di quella discussione. Come spiegare alla nonna che stava sbagliando? Sospirò profondamente, poi rispose con voce ferma:

Prendo sempre ottimi voti. Faccio sport, sono in salute mentre parlava, gettò un’occhiata verso la porta, sperando che la mamma arrivasse a salvarlo.

Caterina non gli permise neppure di finire.

Karate! Ma lo sai quanto è pericoloso? Come fa tua madre a permetterti di praticare uno sport così rischioso? sbottò indignata. Quando la prima volta vide un livido su Alessandro, fece una tragedia, pretendendo che lasciasse il corso. È pura incoscienza!

Proprio in quel momento, apparve Anastasia. Non appena captò la tensione, entrò decisa e tese subito una mano al figlio. Alessandro saltò giù dal divano e le corse incontro, cercando rifugio dietro di lei.

Signora Caterina, se vuole frequentare suo nipote, le chiedo di lasciare da parte queste stramberie! Basta! disse Anastasia, abbracciando il ragazzo. Una volta scrive alla tutela dei minori accusandoci di incapacità, una volta fa proposte assurde ad Alessandro E su Giovanna, meglio non parlare! Oppure crede forse che nessuno possa metterle un limite?

Caterina impallidì, ma si rimise subito in sesto, assumendo un’aria offesa, come se fosse stata ingiustamente accusata.

Io penso solo al bene dei ragazzi! Giovanna vuole soltanto essere mamma, ha sempre sognato dei figli! E tu tu hai rovinato il suo sogno! lanciò unaccusa trattenendo a stento la commozione. E insisti ancora!

Anastasia non si scompose. Guardò la suocera negli occhi, decisa a non cedere.

Che adotti un bambino, replicò fredda. Con quello che guadagna, le basterebbero poche settimane! Ma se continuate a intromettervi così, rischiate seriamente di non vedere mai più i vostri nipoti. Arrivederci.

Prese per mano Alessandro, soddisfatta che, questa volta, lultima parola fosse toccata a lei.

Ma che faccia tosta! Provare a corrompere un bambino con regali e promettendo una stanza privata! E ancora dire che noi non sappiamo offrire un futuro degno ai nostri figli pensava tra sé, osservando Caterina prepararsi per uscire, trattenendosi dal darle una spintarella e cacciarla fuori una volta per tutte. Serrò i pugni, ma poi si obbligò a rilassarsi: non valeva la pena mostrare quanto lavesse toccata quella situazione.

Alessandro tornò dalla madre, le prese la mano e le sorrise con affetto. Nei suoi occhi si leggeva la consapevolezza, insolita per un ragazzino.

Mamma, non farti problemi, sussurrò stringendola. È tutta colpa di zia Giovanna. La nonna cerca solo di aiutarla.

Anastasia sospirò profondamente tentando di allontanare la tensione. Accarezzò i capelli del figlio e annuì.

Vai in cucina che ho preso una torta. Facciamo merenda insieme.

Alessandro sorrise ancora più apertamente e si diresse verso la cucina, pregustando il dolce. Anastasia lo seguì con lo sguardo, poi i suoi pensieri tornarono allepisodio di poco prima. Era evidente che il vero problema non fosse Caterina, ma Giovanna, sua cognata.

Giovanna aveva trentadue anni, una vita agiata grazie a un matrimonio fortunato, e ogni incontro diventava loccasione per ostentare la propria superiorità: accennava a una vacanza esclusiva, mostrava lultimo acquisto, gettava unocchiata di commiserazione agli abiti modesti di Anastasia o del nipote. Ogni gesto era studiato, sottile, ma il messaggio chiaro: la sua vita era molto più felice e di successo.

Lunica ombra: non poteva avere figli. Da giovane aveva avuto una vita movimentata e, secondo i medici, questo aveva compromesso la sua fertilità. Il marito aveva già due figli dal primo matrimonio e la cosa non sembrava pesargli più di tanto. Ma per Giovanna era una vera tragedia. Lossessione di diventare madre la faceva impazzire. Sembra che avesse deciso che Alessandro sarebbe potuto diventare il figlio che non avrebbe mai avuto.

La situazione peggiorò con la nascita del secondo figlio di Anastasia. Improvvisamente Giovanna pretese il neonato: voleva che glielo cedessero. Linsistenza spaventava; ripeteva la richiesta in continuazione, senza ammettere rifiuti.

Stanislao reagì con fermezza: vietò assolutamente che Giovanna si facesse vedere in casa loro. Era disposto a tutto pur di proteggere i figli. Con chiarezza pose il divieto: nessuno si sarebbe avvicinato al bimbo senza il suo consenso.

Ci fu bisogno che il marito di Giovanna intervenisse. Nessuno seppe cosa si dissero, ma la donna sembrò calmarsi e addirittura si scusò con il fratello. Sembrava tutto finito, ma la pace durò poco

Poche settimane dopo, Giovanna se ne uscì con una proposta ancora più inaspettata. Un giorno, trovando Anastasia da Caterina, senza esitare, disse:

Fammi un figlio. Pagherò bene, potrai comprarti una casa migliore invece del tugurio dove vivi!

Anastasia rimase senza fiato, incapace di credere alle sue orecchie. Osservò la cognata per capire se fosse uno scherzo, ma lespressione tesa della donna le fece intuire che era seria.

Lidea della maternità surrogata la turbava profondamente. Pensare di portare in grembo un bambino per nove mesi, sentirlo muovere, e poi consegnarlo a qualcun altro le dava i brividi e disgusto. Non poteva nemmeno prenderlo in considerazione.

Il suo rifiuto rese Giovanna ancora più insistente. Telefonava ogni giorno offrendo somme sempre più alte. Elencava i benefici: una nuova casa, sicurezza economica per i figli, opportunità… La sua voce diventava sempre più assillante.

Alla fine Giovanna passò ai fatti: si appostava fuori dalla porta di casa di Stanislao, aspettando ore che qualcuno uscisse, nella speranza di ottenere una risposta. La sua ostinazione era inquietante.

Anastasia comprese di dover mettere un punto. Decise di parlare con la suocera, sperando che fosse lei a fermare la figlia. Usò tutto il tatto possibile: spiegava quanto fossero strane e pericolose certe richieste, invitava ad aiutarla a cercare conforto in uno specialista.

Caterina, invece, liquidava tutto con un gesto.

Non cè nulla di male nella richiesta di mia figlia! Siamo famiglia, la famiglia si aiuta!

Il tono era quello di chi spiega una cosa ovvia. Per lei non cera nulla di sconveniente nel pretendere o offrire denaro per avere un figlio altrui. Lo vedeva come un atto daffetto, solo un po insolito.

Anastasia aveva evitato il discorso a lungo, ma le mille pressioni lavevano sfiancata. Alla fine capì che solo la verità avrebbe potuto mettere fine a tutto. Anche a costo di esporsi.

Non posso più avere figli confessò guardandola negli occhi, sfinita dai continui chiarimenti. Non si tratta di volontà. Dopo due gravidanze, i dottori lo hanno proibito. Se insistete, rischio di restare invalida. Non accadrà mai. Lo spieghi a sua figlia: può rivolgersi a una clinica, lì troverà la soluzione.

Parlò con calma, ma dentro era una tempesta. Detestava dover condividere un dettaglio tanto privato con una suocera che continuava a considerare una quasi sconosciuta, ma ormai non vedeva altra strada.

Caterina sollevò appena le sopracciglia, tradendo una smorfia di dispiacere che subito si fece pratica.

Capisco sospirò. Sarebbe stato più semplice con te, controllando tutto Con una sconosciuta non è la stessa cosa. Vabbè, visto che non puoi aiutare, pensiamo ad altro.

Il tono era talmente sbrigativo, come si trattasse della scelta di un mobile, non della salute di una persona. Quellindifferenza dava ad Anastasia più fastidio delle parole crudeli. Lottando contro limpulso di urlare, lasciò la casa senza voltarsi e senza sbattere la porta.

A casa, Anastasia raccontò tutto a Stanislao senza omettere nulla: le telefonate, i tentativi di corruzione, le assurde proposte, la freddezza di Caterina. La voce le tremava, ma si sforzò di restare lucida perché il marito capisse la gravità della situazione.

Lui lascoltò con attenzione estrema. Quando ebbe finito, le promise che avrebbe messo fine a quell’assurdità. Anche lui sapeva che non si poteva più tollerare.

I tentativi di Giovanna di trovare una madre surrogata naufragarono. Dopo il colloquio franco di Anastasia e, probabilmente, parole forti di Stanislao, la donna accantonò momentaneamente il progetto. Ma non rimase con le mani in mano.

Di colpo si focalizzò sulla presunta giusta educazione dei figli di Anastasia e Stanislao. Essendosi documentata su mille teorie pedagogiche, si sentiva in diritto di impartire lezioni non richieste: come nutrire, come vestire, come premiare o punire i bambini. Ogni suo incontro era un sermone sulle moderne strategie formative, ignorando il fatto che nessuno le avesse mai chiesto un simile supporto.

Passarono quattro anni. Poi, allimprovviso, Giovanna elaborò un nuovo geniale piano: voleva portare a vivere con sé Alessandro, il più grande. Ai suoi occhi era perfetto: abbastanza grande da godere dei privilegi della zia, ancora giovane da poter essere modellato. Immaginava di viziarlo, regalargli tutto, coinvolgerlo in viaggi, finché il ragazzo si sarebbe affezionato e, forse, deciso a restare con lei.

La realtà fu lesatto opposto. Alessandro non mostrava il minimo interesse e, anzi, rifuggiva la zia. Anche le poche visite a casa di Giovanna erano un supplizio: si annoiava tra divani bianchi perfetti, oggetti di lusso e conversazioni innaturali sulla vita meravigliosa. Ogni volta che Giovanna gli proponeva di fermarsi a dormire, lui trovava scuse: compiti, amici, mal di testa.

Giovanna, senza riuscire nellintento, si rivolse alla madre. Caterina si mise dimpegno: spiegava al nipote i vantaggi della casa della zia, insisteva sui doni, richiamava allobbligo di aiutarsi tra parenti. Nessun effetto: per Alessandro casa era solo quella con mamma e papà.

Nel tentativo estremo, Giovanna e Caterina scrissero più volte agli assistenti sociali sostenendo che Anastasia e Stanislao non erano capaci di fare i genitori, portando prove di scarsa attenzione alleducazione, orari inadatti, amicizie discutibili e addirittura violenze domestiche che non esistevano! Ogni denuncia era minuziosa, come se davvero il destino dei ragazzi dipendesse da loro.

Ma tutte le verifiche si concluderono con un nulla di fatto: gli operatori constatarono una famiglia sana, bambini sereni e ben seguiti. Le proteste delle due donne naufragarono. Tuttavia Giovanna non demordeva, mentre Caterina continuava a sostenerla.

In casa, Anastasia viveva nellansia: ogni telefonata, ogni visita inaspettata della suocera era fonte di preoccupazione. A volte pensava di divorziare, lasciare la città, tagliare ogni ponte per salvarsi dalla loro invadenza; ma guardando Stanislao capiva che non avrebbe trovato il coraggio: lo amava troppo, e amava la loro famiglia, per smontarla così.

Una sera, quei pensieri echeggiavano ancora nella sua mente quando Stanislao le si avvicinò piano e disse:

Tieni duro ancora un poco. Ho parlato col mio responsabile: possiamo trasferirci, ne ha già discusso con la sede centrale. Tra un mese andremo via e nessuno saprà dove.

Anastasia lo guardò esausta. Una buona notizia, sì Ma…

Se davvero tua sorella ci tiene così tanto, ci troverà comunque, rispose amareggiata. Non si fermerà mai. Controllerà ogni nostro gesto. Quanto potremo resistere?

Stanislao la abbracciò, trasmettendole sicurezza.

Lascia che del resto se ne occupi suo marito, le disse dolcemente. Ho parlato con qualcuno: se Giovanna non si darà pace, per lui potrebbero esserci gravi conseguenze. E sai che nei suoi ambienti la reputazione conta.

Anastasia annuì. Non chiese dettagli. Le bastava sapere che Stanislao aveva fatto il possibile per proteggere la famiglia. Aveva speranza: forse, finalmente, avrebbero potuto cominciare una nuova vita.

Con lapprossimarsi della partenza, Anastasia si ritrovava a salutare mentalmente tutto: il parco in cui passeggiavano la domenica, il bar dangolo dove prendevano il cappuccio e cornetto, il cortile dove Alessandro giocava a pallone. Sapeva che per i ragazzi sarebbe stato difficile, in particolare per Alessandro. A dodici anni le amicizie sono tutto. In questa città aveva la compagnia, il karate, i professori che lo apprezzavano.

Una sera, sedendosi accanto a lui sul divano, gli chiese:

Lo capisci perché dobbiamo partire, vero?

Il ragazzo la guardò sereno. Nei suoi occhi nessuna rabbia, solo consapevolezza.

Certo, mamma. Me ne rendo conto. Dispiace lasciare gli amici e il dojo ma se serve per non sentire mai più quelle storie, va bene così. Siamo una famiglia, no? La famiglia resta unita.

Quelle parole scaldarono il cuore di Anastasia. Lo abbracciò, sentendo sciogliersi la tensione accumulata in mesi di stress.

La vendita dellappartamento fu rapida: altro che tugurio, tanti erano interessati a quella casa; la zona era buona e i servizi ottimi. Lagenzia lavorò efficacemente, e in pochi giorni trovarono lacquirente.

Il passaggio di proprietà andò liscio. Anastasia e Stanislao curarono ogni dettaglio: volevano che tutto fosse perfetto, senza rischiare intoppi dellultimo minuto.

Restava davvero poco alla partenza. Li attendeva una città nuova, nuove scuole, nuovi amici. Non sarebbe stato facile, ma finalmente avrebbero avuto unoccasione per rinascere insieme.

***

Salve ancora, signora Anastasia, la salutò con gentilezza lassistente sociale, una donna di mezza età, precisa, con occhi buoni e sguardo professionale. Era visibilmente a disagio a presentarsi ancora in quella casa, ma il lavoro imponeva verifiche dopo le molteplici denunce.

Di nuovo Caterina? sospirò Anastasia, invitandola in cucina e mettendo a bollire la moka. A quelle visite si era ormai abituata, anche se ogni volta lansia saliva.

Mi risulta che ieri sia venuta ancora da voi? la assistente prese la tazzina con un sorriso riconoscente: raramente i genitori la accoglievano con tanta cortesia.

Sì, è tornata per convincere Alessandro a trasferirsi da Giovanna, rispose Anastasia, alzando le spalle. Ma senza risultato. Alessandro ha detto chiaramente che resta con noi.

Stamattina Caterina si è presentata in ufficio loperatrice rallentò, cercando le parole , mostrando la foto di Matteo con un graffio sulla fronte e sostenendo che lo maltrattate.

Anastasia sentì salire la rabbia ma si trattenne.

Davvero? Adesso vedrà.

Andò un attimo in camera, tornò con il portatile e aprì un file video.

Nel video si vedeva chiaramente il piccolo Matteo che sfuggiva dalle braccia della nonna, correva, inciampava nello sgabello e finiva colpendo la fronte contro langolo del tavolo. Invece di soccorrerlo, Caterina tirava fuori il cellulare scattando foto mentre il bimbo piangeva.

Lassistente sociale osservò con attenzione, annuendo di tanto in tanto, e alla fine appoggiò la tazzina, con una nota di comprensione nella voce.

Dura avere una suocera così, commentò. Sembra disposta a tutto pur di non mollare.

Anastasia chiuse il computer. Dentro era ancora un turbine, ma allesterno appariva calma. Finalmente, la fine era vicina.

Tra pochi giorni partiamo, assicurò in tono sommesso fissando l’orizzonte. Vedrà i nipoti solo in fotografia.

***

Quando Giovanna seppe che ogni suo progetto era fallito, non riusciva a contenere il disappunto. Passeggiava nervosa per casa stringendo i pugni.

Non è possibile che finisca così! Devo parlarne con Stanislao, devo fargli capire

Afferò il telefono, ma proprio mentre digitava il numero entrò il marito. Parlò con voce calma ma decisa:

Giovanna, basta. Finitela.

Ma tu non capisci! protestò lei. Voglio soltanto

Sì che capisco, la interruppe lui, serio. Però, se continui, ne pagherai le conseguenze. Non scherzo.

Giovanna rimase paralizzata.

Mi minacci?

No. Ti sto solo dicendo le cose come stanno. Mi hanno già avvisato che, se non ti fermi, ci saranno seri problemi. Scegli: o viviamo in pace, o

Non concluse, ma il senso era chiarissimo. Giovanna si accasciò sulla sedia, sopraffatta dalla stanchezza. Suo marito non scherzava mai…

Nel frattempo Caterina sedeva alla finestra, assorta. Ripensava alla tenacia, allappoggio dato alla figlia, ai continui tentativi di intromettersi nelle scelte di Anastasia e Stanislao.

“Forse ho davvero esagerato?”, si chiedeva, tormentando il bordo della tovaglia.

Ogni volta che passava davanti al giardino pubblico si soffermava a guardare i bambini giocare, e il pensiero andava ad Alessandro e Matteo. Un tempo poteva entrare in casa, prenderli in braccio, aiutarli con i compiti. Adesso tutto questo era svanito.

Ogni sera fissava la foto dei nipoti sulla mensola e un nodo alla gola la stringeva, vedendo che ora li avrebbe visti solo nei ricordi.

A volte si può talmente desiderare qualcosa da non vedere più il confine tra sogno e realtà. Ma la vera felicità, spesso, è saper rispettare la libertà e i sentimenti degli altri, accettando i ruoli che la vita ci assegna e lasciando che ogni famiglia scelga il proprio cammino. Solo allora si può davvero trovare pace e magari anche un po di serenità interiore.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

14 − 8 =