Il primo giorno di vacanza, dopo aver finito gli esami, i genitori dicono a Valentina che devono fare una chiacchierata seria.
Quando Valentina scopre il risultato dellultimo esame, lansia le avvolge: le probabilità di ottenere un posto a tassa zero svaniscono di giorno in giorno. Nonostante i voti alti, è chiaro che non bastano per la specializzazione tanto ambita.
Valentina ha un accordo chiaro con i genitori: se entra in un corso a posti garantiti, i soldi messi da parte per gli studi serviranno per comprare un monolocale nel centro di Bologna. I genitori intendono acquistare lappartamento entro la laurea. Se invece dovranno pagare la tassa universitaria, il sogno dellappartamento svanisce e Valentina dovrà trovare da sola una sistemazione, perché il trilocale di famiglia è destinato al fratello maggiore, Alessandro.
Valentina trova i termini equi e accetta. I genitori mantengono la promessa e pagano la tassa. Lei lascia la sua città natale, si trasferisce in una residenza universitaria e supera il primo anno. Quando torna a casa per le vacanze, i genitori la fermano subito:
«Cara Valentina, dobbiamo parlare dei tuoi studi», inizia il padre.
«Cosa succede?», chiede Valentina, sorpresa.
«Purtroppo non possiamo più finanziare la tua università», spiega il padre.
«Come è possibile? Perché?», insiste Valentina.
«La situazione è cambiata. Alessandro ha deciso di sposarsi e noi dobbiamo mettere soldi per il matrimonio e per comprargli una casa», dice il padre.
Alessandro, due anni più grande, ha appena concluso il diploma di scuola superiore e lanno scorso ha ottenuto il diploma tecnico.
«Papà, Alessandro ha solo ventanni! Perché così in fretta?», si confonde Valentina.
«La sua fidanzata Martina è incinta. Presto sarai zia», risponde la madre.
«Perché devo soffrire per i suoi errori? Alessandro non sa nemmeno dove si trova la farmacia più vicina, e ora mi togli gli studi!», protesta Valentina.
«È colpa tua», ribatte il padre. «Se fossi entrata nel corso a posti garantiti, non avremmo questo problema».
«Ma se fossi entrata avrei perso lappartamento promesso! Ora tocca ad Alessandro. Se non pago la seconda tassa entro il 10 settembre, mi espellono. Capite?», esplode Valentina.
«Comprendiamo perfettamente», dice fredda la madre. «E abbiamo una soluzione. Puoi ritirare i documenti e iscriverti a un altro corso dove i tuoi voti bastano. Ricominci a studiare a settembre, gratis. Sì, perdi un anno, ma non è la fine. Otterrai comunque la laurea».
«Perfetto! Così decidete tutto per me come se non avessi opinioni!».
«Non è sorprendente?», ribatte Valentina amaramente. «Ascolta», alza la voce il padre, irritato, «basta fare scenate. Questi soldi sono nostri e decidiamo noi come usarli. Ora è più importante aiutare Alessandro e il bambino che i tuoi progetti. Ti diamo unalternativa, non cè altra scelta».
Dopo la discussione, Valentina non riesce a trattenere le lacrime e passa la serata a pensare a cosa fare.
Il mattino dopo prende una decisione: lavorerà tutta lestate per mettere da parte i soldi per gli studi.
Ci vogliono alcuni giorni per trovare lavoro, ma alla fine ottiene un impiego in una catena di fastfood. Per aumentare lo stipendio prende tutti i turni possibili, tornando a casa solo per un breve sonnellino prima del prossimo turno.
Decide di non andare al matrimonio di Alessandro, nonostante i genitori la insistano affinché porti un regalo adeguato agli sposi.
«Come fai a non venire? Tuo fratello si sposa e non vuoi fargli gli auguri? Cosa dirò ai parenti?», chiede la madre.
«Gli dico la verità. Hai speso i soldi destinati ai miei studi per il matrimonio di Alessandro. E non ci sono perché lavoro per pagare i miei studi».
A metà estate si rende conto di non riuscire a raccogliere la somma necessaria. Decide di trasferirsi a Bologna e passare a un corso parttime.
Il 25 agosto fa le valigie e parte. Nei giorni precedenti linizio del nuovo anno accademico trova una stanza in un appartamento condiviso, con unaltra ragazza, Ginevra, che anche lei lotta da sola. Il lavoro è flessibile: lo stipendio dipende dal numero di turni. Valentina lavora sodo e affronta ogni difficoltà.
Non racconta nulla ai genitori. Non li chiama per primi e non si interessa ai loro affari. La madre la chiama un paio di volte al mese; quando le chiede come sta, Valentina risponde «tutto bene», senza dettagli.
La madre si lamenta spesso del fatto che la figlia non torni a casa per le festività. Valentina non rifiuta mai apertamente, ma per tre anni non visita più la casa di famiglia.
Nel quarto anno, la madre la chiama con una proposta: «Valentina, Orazia mi ha detto che studi parttime. Tuo padre ed io pensavamo: perché pagare laffitto quando potresti vivere a casa e venire alle lezioni due volte lanno?».
«È una proposta strana. Perché ora vi interessa?», chiede Valentina.
«Martina sta per avere il secondo figlio e già fatica a gestire il primo. Ha bisogno di aiuto», spiega la madre.
«Perché non aiutate voi stessi? Non siete occupati?», risponde Valentina sorpresa.
«Lavoro. Paghiamo il mutuo dellappartamento di Alessandro. Dopo il matrimonio abbiamo potuto pagare solo metà, il resto è stato un mutuo. Lavoro da due anni», risponde la madre.
«Quindi volete che torni ad aiutare Martina? Chi pagherà i miei studi se non lavoro?», chiede Valentina.
«Lo studio parttime non richiede comunque il pagamento?», replica la madre, stupita. Valentina già combina lavoro e studio.
Nel suo gruppo cè un ragazzo di nome Michele. Ha qualche anno in più: ha finito il tecnico, poi è stato militare e solo dopo è entrato alluniversità. Michele è cresciuto in un orfanotrofio e non ha mai conosciuto i genitori. Dopo aver lasciato lorfanotrofio gli è stato assegnato un monolocale che abita da solo.
Valentina ha attirato lattenzione di Michele da tempo, ma la sua serietà e la continua occupazione gli impediscono di avvicinarsi. Vengono accoppiati per un progetto e passano molto tempo insieme; presto Michele la invita a uscire.
Frequentano per circa un anno e, sei mesi prima della laurea, decidono di sposarsi. Non organizzano una festa sontuosa: Michele non ha parenti e Valentina non vuole invitare i propri. Si registrano al comune e






