Mia nipote ha detto qualcosa durante la cena di famiglia che ha fatto ammutolire tutti a tavola.

All’improvviso, durante una strana domenica sera, la mia nipotina ha pronunciato parole che hanno fatto zittire tutti a tavola. Non era una cena speciale: io, mia figlia, mio genero, i due bambini e il gatto, che si chiamava Pasticcio, seduti tra piatti di lasagna e vasetti di olio doliva. I discorsi ondeggiavano tra scuola, lavoro e sogni vacanzieri a Rimini, ma tutto sembrava sospeso in una nuvola.

Ad un certo punto, mia figlia Vittoria con gli occhi che sembravano pensare troppo ha detto una cosa che mi ha lasciato stralunata. Ha sussurrato, senza cattiveria e con voce di velluto, che forse dovremmo iniziare a vederci meno spesso. I bambini crescono, mamma, e devono imparare un po’ dindipendenza, ha detto sfiorando la tovaglia a quadretti rossi. Ha aggiunto che quando sono sempre presente, tutti si affidano troppo a me… come si fa con il pane e il sale in cucina.

Non ho replicato, non ho alzato la voce ho solo annuito, sentendomi leggera e pesante insieme, come in un sogno che galleggia sopra Roma. Poi la piccola nipote, Lucia otto anni, occhi come grappoli duva si è alzata dal suo piatto di parmigiana e ha domandato con voce limpida: Perché la mamma non vuole che la nonna venga?

Una strana quiete avvolgeva la stanza, quasi come se il tempo si fosse fermato tra i rintocchi della campana del Duomo. Vittoria ha provato a sorridere, ma il sorriso si è appassito come una foglia autunnale. Non è proprio così, tesoro mio, ha risposto, ma Lucia non si è lasciata convincere. Ha continuato: Quando la nonna cè, la casa è più allegra. La mamma non si arrabbia quasi mai. Papà ride di più. Persino Pasticcio dorme meglio. La casa sembra più luminosa, come la piazza di Firenze al tramonto.

Nessuno aveva più parole. Mia figlia fissava il bordo del piatto, come se cercasse una risposta scritta tra le macchie di pomodoro. In quellistante surreale, ho sentito che i pensieri degli adulti si annodano come spaghetti, ma i bambini vedono la verità nitida come il mare di Capri.

A cena finita, Vittoria è venuta da me mentre la radio suonava Volare di Modugno. Mi ha detto piano che forse era stata ingiusta. Ha ammesso che a volte si dimentica quanto sia importante il calore di una presenza familiare. Io non mi sono arrabbiata; ho solo sussurrato ciò che gli anni mi hanno insegnato: lamore non ingombra la casa, la trasforma in una casa.

Eppure, la domanda mi sfiora ancora, come i sogni che odora di limoni siciliani: voi, al mio posto, cosa fareste?

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