Messo alla prova dalla sventura

Prova dal destino

Ma vi rendete conto di cosa ho passato in questi giorni? Non lo augurerei nemmeno al mio peggior nemico! E lui… lui ha semplicemente chiesto il divorzio! si lamentava Chiara alle sue amiche, stringendo nervosamente il tovagliolo e ordinando un altro spritz. Il suo primo sabato sera da donna libera dopo la notizia della separazione aveva deciso di trascorrerlo in un locale: doveva in qualche modo distrarsi, affogare il dolore nello zucchero dellalcool e nel frastuono della musica.

Era seduta nella penombra raccolta di un privé, abbracciata dalle sue amiche, e parlava senza pausa, come se si fosse rotta la diga che aveva trattenuto per giorni tutte le sue emozioni.

Ma come ha potuto? Sono notti che non dormo, sono dimagrita… ho perso colore, bellezza… Mi sono buttata sulle gocce calmanti, a scatole! Nessuna gratitudine! Mi ha buttata fuori dalla sua vita come se fossi un giocattolo rotto!

Le sue amiche Anna, Elisa e Sofia annuivano solidali, infilando qua e là battute: Ti meriti molto di più!, Non è alla tua altezza!. Ognuna di loro rincarava la dose, prendeva le difese di Chiara e malediva il marito con rabbia. La abbracciavano, le stringevano la spalla, ordinavano acqua per diluire lalcool e fingevano indignazione sacrosanta. Un qualsiasi osservatore poteva pensare di trovarsi davanti al racconto di uno spregevole individuo e…

Sarebbe stato in errore.

Costantino era stato un ottimo marito. Attento, premuroso, sensibile… Non alzava mai la voce, chiedeva sempre come si sentisse, ricordava ogni dettaglio la caramella preferita, che lei non prendeva il caffè dopo le sei. Sistemava qualsiasi problema, anche il più piccolo, e aiutava in casa senza che gli venisse chiesto niente.

Fu lui a proporle di lasciare il lavoro e dedicarsi completamente alla famiglia.

Ti logori troppo le sussurrava, accarezzandole i capelli con dolcezza Lascia che a mantenerci ci penso io. Tu occupati di ciò che davvero ti rende felice: vai a yoga, esci con le amiche, organizza la nostra casa, te lo meriti un po di riposo.

Chiara aveva accettato con entusiasmo e quel giorno stesso consegnò la lettera di dimissioni. Le piaceva essere a casa, creare atmosfera, accogliere Costantino con un sorriso e una cena calda, pianificare le uscite, riservargli delle piccole sorprese. Si sentiva felice, necessaria, amata.

Non aveva mai avuto nulla da rimproverare a Costantino. In tre anni di matrimonio, non una volta aveva pensato che qualcosa non andasse. Neanche il figlio di lui, Leonardo, dodici anni, avuto dal primo matrimonio, fu un problema. Chiara lo accolse con naturalezza, cercando il giusto equilibrio: gentile ma non invadente, mai sostituta della madre. Preparava i piatti che preferiva, lasciava dolcetti sulla tavola, chiedeva come andava a scuola, ma sempre con delicatezza.

Il ragazzino però restava diffidente. Non le confidava nulla, non chiedeva mai consigli. Si limitava a salutarla distrattamente con un “ciao” e “arrivederci”, poi si chiudeva in camera. Si comportava come se lei non fosse altro che una sconosciuta.

Non era un problema. Chiara non se ne faceva un cruccio: non aveva mai sognato di fare la madre a un adolescente; la sua felicità bastava nellessere moglie, padrona di casa, amica.

Vissero tre anni sereni. Ogni mattina iniziava con il caffè a letto che Costantino le serviva, ogni sera finiva con lunghe chiacchierate in cucina. Viaggi, risate, progetti… sembrava che nulla potesse guastare quella felicità.

Poi arrivò il dramma che cambiò tutto…

********************

Mi hanno appena chiamato dallospedale, la voce di Marina, la suocera di Chiara, tremava per il pianto Costantino ha avuto un incidente! Hanno provato a telefonare a te, ma non hai risposto…

Chiara era appena tornata da una passeggiata. In mano un sacchetto di frutta, in volto la serenità di chi, pochi attimi prima, non aveva alcuna preoccupazione. Appoggiò il sacchetto sul mobiletto, leggermente corrucciata.

Non rispondo mai ai numeri che non conosco biascicò, quasi volendosi giustificare. Lo sguardo scivolò sul viso turbato di Marina, e solo allora ciò che aveva udito prese forma. Come? Un incidente? Quando? Come sta? In che ospedale è?

Le domande uscivano fiume in piena, la voce tremava, il terrore le illuminava gli occhi. Si avvicinò a Marina, le strinse la mano cercando di aggrapparsi a qualcosa.

Sta molto male, sussurrò la suocera senza alzare gli occhi. I medici… non promettono nulla…

Le sue parole calarono come un sudario. Chiara fece qualche passo indietro, poi sentì le gambe cedere. Si lasciò cadere sul divano, nascose la faccia tra le mani e scoppiò in lacrime.

Il suo pianto era disperato e teatrale, singhiozzava a voce alta fra gemiti e mormorii. Ora copriva il viso, ora stringeva il cuscino, ora si alzava e si risedeva.

Perché… come è potuto succedere… ripeteva tra le lacrime Lui guidava sempre con prudenza, sempre…

Dal di fuori sembrava davvero distrutta. Eppure, chi la conosceva notava un che di forzato nei suoi gesti esasperati, nelle lacrime copiose, nello sguardo che di tanto in tanto scrutava gli astanti per vedere se avessero compassione.

Arrivarono presto i parenti. Prima la sorella di Chiara, poi una cugina, poi i vicini messi al corrente da Marina. Tutti insieme in salotto, sottovoce, scuotendo la testa, lanciando occhiate di pena a Chiara.

Come possiamo aiutare? domandò piano la sorella, avvicinandosi. Serve portare qualcosa in ospedale? Ci sono documenti da sistemare?

Non lo so… Chiara piagnucolò, asciugandosi le lacrime con il bordo del cuscino. Non so niente… Ho tanta paura…

Troveremo una soluzione disse la zia con decisione, posandole una mano sulla spalla Costantino è forte, ce la farà.

Scese un silenzio pesante, rotto solo dalle lacrime di Chiara e dai sussurri degli altri. Tutti ripetevano la stessa domanda: perché una tragedia proprio a una persona così? Costantino era un cuore doro, uno di quelli che lasciano il proprio lavoro per aiutare un collega, che vanno a soccorrere un amico alle tre di notte, che danno lultimo euro a chi ha più bisogno.

Uno come lui non lo trovi più mormorò una vicina, asciugandosi una lacrima agli occhi Perché proprio lui?

Gli altri annuirono. Tutti sentivano lo stesso dolore universale: la perdita di un punto di riferimento.

Nel frattempo, Marina si portava sempre più spesso la mano al petto, il viso diventava grigio, il respiro irregolare ma Chiara non se ne accorgeva. Marina cercava di reggersi in piedi, seduta in disparte, ogni tanto chiudeva gli occhi, ma Chiara sembrava non vedere nemmeno quei segnali.

Leonardo, il figlio adolescente, era appoggiato al muro. Quindici anni, ancora scioccato: cinque anni prima aveva perso la madre, ora rischiava di perdere anche il padre. Gli occhi spalancati, la maglietta stropicciata fra le mani, lo sguardo pieno di paura che cercano negli adulti una sicurezza che nessuno sapeva offrirgli. Ma Chiara, rapita dal suo stesso dolore, non si girava nemmeno per guardarlo.

Non solo non vedeva la sofferenza degli altri, ma cercava di accentrarla tutta su di sé. Ogni volta che qualcuno accennava a quello che bisognava fare, lei interrompeva piagnucolando di nuovo, ricordava quanto erano felici, quanto Costantino la amava, quanti progetti avevano. Il suo monologo sembrava infinito, e anche i più pazienti cominciarono a sentirsi stanchi.

La sera arrivò Lisa, sorella minore di Costantino. Entrò con decisione, sguardo determinato; prese immediatamente le redini, dopo aver già visitato lospedale, parlato coi medici, predisposto il pagamento di intervento, camera privata, farmaci necessari. Non cera traccia di panico, solo efficienza.

Va bene disse, guardando la sala strapiena Grazie a tutti per il sostegno, ma adesso meglio che andiate a casa. Cè bisogno di spazio e di organizzazione.

Il tono non ammetteva repliche. Gli ospiti iniziarono a defluire, sollevati o con il senso di colpa. Lisa con ordine lasciò solo chi potesse aiutare davvero.

Poi si avvicinò alla madre. Marina sempre più sofferente, seduta pallida in un angolo.

Mamma, stai bene? si chinò accanto a lei.

È solo un po di giramento, sussurrò Marina con un sorriso affaticato.

Lisa prese subito il telefono e chiamò un medico amico di famiglia. Lambulanza era già venuta, aveva fatto uniniezione ma senza risultato. Il dottore arrivò dopo mezzora, visitò Marina e scosse la testa.

Pressione ballerina, cuore sofferente. Serve riposo, farmaci e disciplina. Scriverò la terapia.

Lisa annotò ogni cosa, chiamò la farmacia e ordinò la consegna a domicilio.

Poi si girò verso Leonardo.

Vieni a casa mia stabilì senza discussioni Qui ora non hai niente da vedere. Preparo da mangiare, ti rilassi, domani andremo insieme in ospedale.

Il ragazzo annuì, contento di affidarsi finalmente a qualcuno.

E proprio allora Chiara scoppiò di nuovo in una scena. Sussurrò, mogia, sedendosi, la mano alla tempia:

Mi mi sento svenire Sto per crollare…

Lisa, che stava uscendo dalla camera della madre col termometro, si bloccò. Gli occhi si fecero duri, freddi. Senza dire nulla, prese Chiara per un gomito e la trascinò in bagno.

Ma che… che stai facendo?! gridò Chiara, balbettando. Ma Lisa aveva già aperto il rubinetto dellacqua fredda e le aveva cacciato la testa sotto il getto.

Lacqua scorreva impetuosa, subito zuppa i capelli, scivolava nella camicia, le colava sul viso. Chiara urlò, si divincolò, ma Lisa la teneva ferma.

Basta! Fermati! Sei impazzita?! urlò Chiara, tossendo, mentre Lisa la lasciava finalmente andare, gettandole un asciugamano addosso.

Ma come ti comporti? protestava, asciugandosi i capelli mentre Lisa la trafiggeva con lo sguardo glaciale Basta teatro! Dovevi rimboccarti le maniche e occuparti tu di tutto! Sei tu la moglie, non io, non la mamma, non i vicini! Smettila con questa farsa da vedova disperata

Fece una pausa, prese fiato, poi continuò, con voce più bassa:

Costantino è vivo! E ce la farà, chiaro? Non osare seppellirlo prima del tempo! E non provare più a dire cose del genere davanti a mamma o Leonardo, ti prendi il primo treno per la tua campagna!

Chiara si tirò indietro come fosse stata schiaffeggiata. Si accomodò grossolanamente le ciocche bagnate, poi si specchiò: trucco sciolto, occhi cerchiati. Dentro di sé sentiva salire loffesa, e subito dopo la rabbia.

Non puoi parlarmi così! ribatté, cercando di essere ferma È stata Marina stessa a dire che le condizioni sono critiche e che i medici non danno speranze! Come si dice, spera per il meglio, ma preparati al peggio.

Lisa incrociò le braccia.

Hai pensato a cosa succede se mamma ti sente parlare così? È esausta. E Leonardo? Ha appena voltato pagina dopo la morte della madre, ora di nuovo paura! Ti sei mai chiesta come stanno loro? O conta solo che tutti ti compatiscano?

Chiara aprì bocca, nessuna parola.

Non puoi capire borbottò infine, occhi bassi Sto male per Costantino. Davvero.

Dimostralo, allora. Non con le lacrime e le scenate. Con i fatti. Prendi il telefono, chiama lospedale, parla coi medici, aiuta tua suocera, abbi cura di Leonardo. È questo che serve, non le recite.

Chiara tacque. Si vide allo specchio: bagnata, disfatta, trucco sciolto. E sentì tutto il peso della sua miseria. Ma confessare che Lisa aveva ragione era intollerabile.

Prega che Costantino si riprenda sibilò Lisa dura O perderai tutto. Tutto ciò che possiede è suo da prima del matrimonio, non ti spetta. Lunico erede è suo figlio!

Chiara ebbe un fremito, poi alzò il mento per non darlo a vedere. Dentro, però, si stringeva tutto.

Che pure è minorenne! stizzita, si rialzò. Sì, voleva bene a Costantino! Ma nella testa già da tempo aveva una via di fuga, pronta in caso di necessità. Non era fatta per vivere accanto a un invalido non era quella la sua vita ideale…

Lisa sorrise gelida.

Pensi di diventare tutrice in caso di disgrazia? Non dire sciocchezze! Non sei nessuno per lui. Né di sangue, né per legge. Ora basta: prega per Costantino.

Chiara affondò le unghie nei palmi. Avrebbe voluto gridare, ribattere. Nessun pensiero, solo vuoto. Si sentiva accerchiata, e questo la faceva ribollire.

Vuoi solo umiliarmi mormorò, fingendo fermezza Credi che io non senta niente?

Penso che tu sia troppo presa da te stessa per pensare agli altri rispose Lisa, tranquilla Ma ora non è il momento dei giochi. Vuoi restare in questa famiglia? Dimostralo. Se no, la porta è là.

Chiara fece una smorfia sdegnata, sbatté la porta della camera, girò la chiave, si lasciò cadere sul letto. Abbracciò le ginocchia e fissò il vuoto.

Doveva decidere. Fingere la moglie devota, vivere in ospedale e mostrarsi sacrificata davanti a tutti? Sarebbe stata la parte perfetta: la compagna fedele che veglia notte e giorno… Ma se lui restava invalido, come fare a lasciarlo? Giocare ora la parte della moglie innamorata avrebbe reso impossibile tirarsi indietro. I parenti non avrebbero capito. Gli amici lavrebbero giudicata. Costantino non era mai stato un tiranno.

E se lui si fosse rimesso, ma senza tornare quello di prima? Sarebbe sopravvissuta a quella vita? No, lei voleva altro: libertà, futuro, sogni!

Si alzò lentamente, si avvicinò allo specchio. Limmagine riflessa era stanca, spettinata, gli occhi scavati. Si sfiorò la guancia come per cancellare il malessere.

Cosa devo fare? si ripeteva.

Aprì i contatti, trovò il numero dellamica, esitò. Cercava disperatamente un consiglio, ma probabilmente avrebbe sentito la stessa raccomandazione di Lisa: Tieni duro, resta con lui, è la tua occasione.

Abbandonò il telefono, si sedette sul davanzale, guardò fuori: il crepuscolo scendeva su Milano, le luci si accendevano pigre. La città viveva, il suo mondo era sospeso.

Se Costantino si salva… pensava Tutto tornerà come prima. Tornerò a essere la vecchia Chiara, spensierata, allegra. Se no…

Non aveva il coraggio di finire il pensiero.

Meglio interpretare la parte della moglie disperata aveva deciso alla fine Piangere tanto, chiamare il medico ogni ora, fingersi incapace di alzarsi, e poi si vedrà…

Si immaginava già agli occhi degli altri: donna fragile, distrutta dal dolore, ma che fa quel che può per stare accanto al marito. I parenti compassionevoli, i vicini che sussurrano: Che moglie esemplare!. E Costantino… chissà, forse avrebbe capito la sua dedizione. O forse no.

****************

Nei primi giorni, recitare la parte fu facile. Si lasciò andare a scene strappalacrime: piangeva davanti alla finestra, crollava in poltrona, chiamava in ospedale col tono da tragedia: Come sta? Che dicono i medici? Posso vederlo? Le infermiere scuotevano il capo solidali, i parenti portavano cibo e farmaci, Lisa la scrutava diffidente ma alla fine doveva ammettere che Chiara cera.

Ma dopo qualche settimana tutto cambiò.

Un giorno il medico di Costantino la chiamò a parte. Un uomo dallo sguardo gentile ma affaticato.

Chiara, devo parlarle onestamente. Lo stato di Costantino è stabile ma… Non potrà tornare al suo lavoro, lo aspetta una lunga riabilitazione e sarà costosa, molto lunga.

Le parole, lente e misurate, colpirono come colpi di martello. Lui voleva prepararla alle difficoltà, lasciarle il tempo di rendersi conto. E nella testa di Chiara già scattava il ragionamento.

È la fine pensò, fredda dentro.

Annuì, lasciò scorrevare una lacrima, mormorò: Ce la farò… Rimarrò con lui… ma dentro aveva già deciso.

Fare linfermiera di mio marito? si disse No! Sono giovane, la vita è una sola, non posso sacrificarla così.

Uscita dallambulatorio, sistemò il cappotto e prese un gran respiro. E già partoriva il piano per allontanarsi senza attirare lodio di tutti: un malessere, una crisi nervosa… Limportare era muoversi con cautela, senza scenate.

Ciò che ignorava, però, era che il medico le aveva mentito.

Da settimane, Costantino dal letto seguiva la moglie con occhi attenti: vedeva visitare sempre meno, sentiva freddo il suo affetto; pareva sempre con la testa altrove, come in cerca di una via duscita. Gli faceva male, voleva la verità: era vero amore o solo una sicurezza dentro una vita comoda?

Ricordava i primi giorni dopo lincidente: Chiara accanto a lui, piangente, che gli sussurrava Resisti, ti prego! Sembrava amore vero, ma più i giorni passavano, più la vedeva distante, i gesti insinceri, le visite brevi.

Come stai? chiedeva con occhi vaghi.

Bene, rispondeva lui, ma pensava: “Non va bene. Non va bene tra noi.”

Così prese una decisione. Chiamò il suo medico:

Dica a Chiara che non potrò più lavorare. Che sarà difficile e ci vorrà moltissimo tempo.

Il medico lo guardò perplesso:

È sicuro? Non è vero: tornerà in piedi. Potrà dimenticare tutto questo fra poco.

Lo so. Voglio solo capire se lei rimarrà anche sapendo che questa potrebbe essere la sua nuova vita.

Alla fine il medico accettò.

Così Costantino ebbe la sua risposta.

Chiara, sentite le parole del medico, recitò uno dei suoi numeri: pianse, si strinse le mani, balbettò come faremo, ma nei suoi occhi non cera vera angoscia solo il sottile calcolo del rischio e della perdita. Prometteva presenza, ma la recitazione era sgraziata, la commedia trasparente.

Poi fu sempre più assente. Telefonava attraverso madre o sorella, inventava ogni scusa: Non sto bene, Il dottore dice che serve riposo, Non posso più venire oggi. Ogni abbandono, una ferita.

Costantino chiudeva gli occhi, ricordando i primi incontri, le risate, i progetti. Si chiedeva: Era tutto falso? Tutto dipendeva solo dalla felicità, e ora che serviva sacrificio lei fugge?

Quando tornò in forze, decise. Fece chiamare Chiara.

I toni squillarono a lungo.

Chiara, dobbiamo parlare iniziò calmo.

Che cè? Sono impegnata, sentiamoci dopo?

No. Ora. Sto chiedendo il divorzio.

Silenzio. Un respiro trattenuto.

Cosa?! Stai scherzando?

Nessun scherzo. Decisione presa.

Taceva troppo a lungo. Poi, quasi tremando:

Non puoi. Siamo una famiglia…

Una famiglia, la interruppe, si resta insieme anche nei guai. Tu ci sei stata? Al primo problema hai cercato luscita. Pensi che non labbia visto?

Ma mi sono data da fare! gridò, offesa. Ci sono venuta, ero preoccupata…

Venuta sì. Ma pensavi a te. Hai deciso di scappare appena hai saputo che non tutto sarebbe tornato come prima.

Lei provò a replicare ma lui la interruppe:

Non servono scuse. Ho visto, ho capito. E sì, tornerò in piedi. Il medico ti ha mentito per mia richiesta. Addio, Chiara.

Costantino abbassò il telefono, chiuse gli occhi. Dentro il vuoto, ma anche unimprovvisa leggerezza. Non sapeva cosa laspettasse. Sapeva solo che era meglio restare solo che con chi alla prima tempesta fugge, lasciando chi ama al suo destino…

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

9 + 10 =