Dopo quattro mesi di chat, ho accettato di incontrare un cavaliere di cinquantadue anni ha iniziato la conversazione con cinque critiche.
Sai, spesso si dice che lattesa di una festa è più dolce della festa stessa. E nella storia di Caterina, lanticipazione si è trasformata in una sorta di serie quotidiana online, durata quasi quattro mesi.
In questo periodo, lei ha imparato i gusti di Giancarlo nei minimi dettagli, conosceva già i nomi dei suoi amici dinfanzia, e non era più stupita dalla sua abitudine di scrivere tre puntini dopo ogni buongiorno.
Caterina aveva quarantacinque anni quelletà in cui vai a un appuntamento più per ironica curiosità che per emozione. Vediamo che tipo di esemplare mi capita stavolta, pensava mentre si preparava.
Era il tipo di donna che sa indossare un semplice maglione di cashmere come fosse un mantello regale, e aveva unautoironia capace di disinnescare qualunque situazione scomoda.
La bottiglia
Giancarlo, da poco cinquantaduenne, nelle chat sembrava un uomo serio, riflessivo, un po ironico e cosa che colpiva affidabile.
Alla nostra età, Caterina, scriveva lui a tarda sera, non cerchiamo più fuochi dartificio, ma calore. Voglio una donna che capisce senza bisogno di parole.
Se devessere senza parole, va bene così, sorrideva Caterina mentre si sistemava il trucco. Limportante era che le parole che sarebbero state pronunciate non la facessero scappare subito.
Si sono dati appuntamento in una piccola trattoria accogliente, con luci soffuse e odore di cannella. Caterina arrivò puntuale ordinata, sicura, pronta per una serata piacevole. Era impeccabile.
Giancarlo arrivò cinque minuti dopo. Dal vivo era un po più basso di come appariva in foto, e aveva uno sguardo che sembrava appena aver scoperto un grosso errore nei conti.
Si sedette di fronte, sorrise appena e salutò.
Nessun complimento, nessun caloroso che piacere vederti.
Giancarlo scrutò Caterina con attenzione, quasi stesse facendo unispezione. Propose un caffè con dolce, e così si accordarono.
Caterina, iniziò con il tono di un vicepreside, ho riflettuto molto sul nostro rapporto. Quasi quattro mesi. Ora che ti vedo di persona, credo sia il momento di chiarire subito le cose importanti. Ho cinque critiche per te.
Dentro, qualcosa le si ruppe come quando una bella atmosfera si incrina. Caterina si appoggiò al palmo e annuì.
Cinque critiche? Sembra interessante. Ascolto.
Giancarlo non colse lironia e sollevò il primo dito.
In una delle foto dove indossi labito blu, la tua figura è diversa. Ora vedo che sei più formosa. Questo può ingannare un uomo. Alla nostra età una donna dovrebbe essere più onesta.
Caterina sorrise tra sé. Formosa almeno non monumentale, grazie.
Seconda critica: la velocità delle risposte.
A volte rispondi troppo lentamente. Ad esempio, tre settimane fa ti ho scritto alle 14:15 e hai risposto solo alle 16:40. Gli uomini non amano aspettare. È una forma di mancanza di rispetto.
Ero in riunione, credo provò a dire lei, ma Giancarlo era già oltre.
Terza critica: il luogo dellincontro.
Perché siamo qui? Questa trattoria è troppo elegante. Io avevo proposto qualcosa di più semplice. Questo dimostra la tua tendenza a ostentare.
Caterina guardò il suo caffè macchiato e si trovò a desiderare di rovesciarlo sulla testa di Giancarlo. Però la curiosità vinse.
Perché questo vestito? Siamo qui solo per un caffè. È troppo appariscente per il pomeriggio. Anche i gioielli sono eccessivi. Una donna deve attirare con la profondità, non con lo scintillio. Alla mia età cerco sostanza, non vetrina.
Quarta critica: lindipendenza.
Hai scelto tu la trattoria, spesso dici faccio da sola”. Non lasci alluomo il modo di sentirsi uomo. Ho bisogno di una donna che chieda consiglio, non che ostenti indipendenza. Se saremo insieme dovrai cambiare il tuo modo di fare.
Finì e incrociò le braccia, palesemente aspettando confessioni o ringraziamenti per la sua sincerità.
Caterina lo fissò e capì subito: quattro mesi di chat erano stati solo una maschera comoda per un maniaco del controllo. Cercava non calore, ma qualcuno che massaggiasse il suo ego.
Sai, Giancarlo, disse lei con tono dolce, quasi materno, anche io ho riflettuto. E mi sono bastati cinque minuti dal vivo per trarre le mie conclusioni.
Quali? chiese lui, socchiudendo gli occhi.
Sei un esemplare unico. Hai attraversato tutta Roma solo per elencare il conto a una donna che vedi per la prima volta, giudicandone gusti, aspetto e diritto a essere se stessa. Una sicurezza rara.
Giancarlo si rabbuiò:
Dico solo la verità.
No, scrollò la testa Caterina. Non è sincerità. Sei solo triste e cerchi di misurare il mondo con una riga storta. Le mie foto non ti piacciono? Vai in un museo, lì le opere non cambiano. Rispondo lentamente? Comprati un Tamagotchi. Il vestito non ti piace? Lho indossato per me, non per te.
Si alzò, sistemò la borsa e lo guardò dritto negli occhi:
E unultima cosa. Se il tuo ego si sbriciola quando senti faccio da sola, ti serve una clinica, non una storia damore. A quarantacinque anni il mio tempo vale troppo per spenderlo con chi inizia un incontro recensendo i miei difetti.
Dove vai? E il caffè? farfugliò Giancarlo.
Bevi pure il caffè da solo. Ti aiuterà a risparmiare qualche euro. E un consiglio: se vuoi che ti guardino sempre in bocca, vai dal dentista.
Arrivata a casa, la prima cosa che Caterina fece fu bloccare Giancarlo ovunque. Alla sua età, comfort significa non solo coperta e silenzio, ma anche un telefono libero da chi vuole incastrarti nella sua forma storta.
Tu che ne pensi, era solo un flirt fallito o una commedia ben provata? E vale la pena continuare una conoscenza se ti fanno subito pagare per essere te stessa?





