Il Fidanzato Perfetto
Mariuccia! Arturo è un uomo molto stimato e, cosa non da poco, anche realizzato! E, cosa più importante, lui non ha problemi di soldi. Ti comprerà il trilocale in centro, lauto nuova e la pelliccia, di visone naturalmente! Avrai larmadio pieno di pellicce, figlia mia. Questo sì che è un uomo da sposare. Meglio di così non ti capita più. E io, guarda, non capisco perché non vuoi accettare la sua proposta!
Non lo so rispose Mariuccia tra sé e sé, lo sguardo perso verso la finestra.
In verità, non lo sapeva nemmeno lei.
Quando Arturo, dopo quasi sei mesi di corteggiamento, si fece avanti chiedendole la mano, lei a dirla tutta restò più che altro spiazzata.
Forse era abituata al fatto che gli uomini che la circondavano non portavano mai a termine quello che iniziavano.
Eppure, Mariuccia non era certo una ragazza anonima.
Di lei dicevano Ha tutto quello che si può desiderare. Madre Natura non le aveva fatto mancare nulla, bellezza e anche cervello.
Quando Mariuccia passava per strada, o si fermava al bar per un caffè, gli uomini la fissavano come se volessero bucarla con lo sguardo. Cosa avessero in mente non era sempre difficile da immaginare.
Fin dallasilo, dalla scuola fino ai tempi delluniversità, Mariuccia era abituata a godersi il centro dellattenzione maschile.
Anche nella sua ultima azienda, dove si era appena assunta da qualche mese, non mancavano i corteggiatori, quasi come se fosse la tombola di Capodanno.
Tutti, nessuno escluso, la scrutavano con ammirazione. Beh, ammirazione diciamo più spesso con desiderio.
Con così tanti pretendenti, sembrerebbe strano rimanere single.
Chi la invitava a cena fuori, chi al cinema, chi addirittura le proponeva un fine settimana al mare.
Ma, in fondo, a trentanni suonati, la Dea così la chiamavano alle spalle era ancora scapola.
E questa cosa a sua madre, la signora Rosetta, proprio non andava giù.
Mariuccia, cara, sbuffava Rosetta ma cosa stai aspettando? Non penserai mica di restare zitella a vita, eh? La bellezza, figlia mia, non dura in eterno. Anche quella ha una data di scadenza, proprio come lo yogurt. Se continui a fare la schizzinosa ti ritroverai a perdere anche lultimo treno! Trenta anni, niente marito, niente figli questa non è vita!
Mariuccia lo capiva e, a dire la verità, non se la sentiva di darle del tutto torto. Ma cosa poteva mai fare se
…se gli uomini attorno a lei non sembravano minimamente intenzionati a chiederle la mano.
Anzi, neppure ci pensavano.
Per vari motivi: chi teneva alla libertà, chi aveva già un anello e una moglie a casa, chi invece voleva solo allungare la lista delle conquiste.
A tutti Mariuccia piaceva, ma ciascuno era interessato a una relazione leggera, senza troppe rogne.
Due passeggiate a braccetto per farsi vedere dagli amici, una cena qua, un cinema là o una vacanza alle Baleari e tutto finiva lì.
Ma appena si parlava di matrimonio, tutti sparivano come neve al sole.
Così Mariuccia si ritrovava sempre al punto di partenza: bella e intelligente sì, ma nessuno la voleva davvero sposare.
E poi, uscire semplicemente con qualcuno, giusto così, ormai non aveva più senso.
Era maturata, insomma.
Magari ci vediamo una volta a settimana? azzardò uno dei corteggiatori, speranzoso.
No, grazie, replicò Mariuccia con un sorriso. Meglio che vada in palestra: rende di più!
Nemmeno sei mesi dopo lennesima delusione, entrò in scena un nuovo pretendente. Appena aveva messo piede nel nuovo lavoro e già Arturo Bellini, detto lArturo, aveva posato gli occhi su di lei.
Come tutti in ufficio, Arturo aveva perso la testa per la nuova arrivata, ma a differenza degli altri lui partiva avvantaggiato: era vicedirettore.
Quindi: nessuno poteva mettersi in mezzo, pena il licenziamento con una pacca sulla spalla e tanti auguri!
La invitava a pranzo nel bistrot di fronte e, tra un risotto e laltro, invece che parlare di lavoro, la tempestava di domande sui sogni damore e i progetti futuri.
Fiori e cioccolatini ogni giorno, e un piccolo bonus in busta paga ogni mese. Anche se, in tutta onestà, Mariuccia lavorava come tutti gli altri solo a lei, però, i bonus non mancavano mai.
Mariuccia, quando mi inviti a casa tua? chiedeva Arturo con la voce zuccherosa.
A casa? rispondeva Mariuccia perplessa.
Certo. Siamo ormai abbastanza in confidenza. Sarebbe ora di fare un passo avanti, no?
E noi due… siamo già una coppia?
Ovvio!
Grazie per l’informazione, sorrideva Mariuccia. Non ero al corrente In ogni caso, vivo ancora con la mamma. Se la cosa non ti spaventa, sei il benvenuto.
Diciamo che pensava bastasse nominare la madre per farlo scappare. E invece no.
Arturo non fece una piega, promettendo di presentarsi addirittura di venerdì sera
“Toh, che determinazione!” pensò Mariuccia, un po’ perplessa.
Determinazione che in altri pretendenti era durata in media giusto il tempo di sentire parlare della madre, poi sparivano come i saldi da Prada.
Quanto ai sentimenti di Mariuccia per Arturo ammesso che ce ne fossero lì la questione si faceva nebbiosa. Complicata.
Da un lato, sentirsi corteggiata da un uomo solido e che non teme la suocera faceva sempre piacere. Dallaltro be, le farfalle nello stomaco proprio non si facevano vedere.
Eppure, in fondo, lui non era male. Un uomo di razza, diciamo.
Anche il pancino rotondo non guastava. Già, superati i quarantanni (anche se Arturo giurava di averne trentacinque) un po di rotondità è la regola.
Con il suo completo da manager, la cravatta e limmancabile bottone della giacca aperto (per comodità), sembrava un supereroe dannata sul viale del tramonto.
Alle ragazze giovani piacciono uomini così: danno sicurezza, concretezza e la sensazione di avere la vita in mano.
Mariuccia però aveva deciso di stare a vedere quanto sarebbe durata la pazienza di Arturo. E anche, dopotutto, come sarebbe finito il famigerato incontro con la madre.
Secondo lei, al momento della verità, mamma Rosetta avrebbe storto il naso scoprendo i cinque (almeno) anni di differenza. E finalmente avrebbe avuto una scusa onorevole per rifiutare il capo.
E invece Rosetta restò folgorata. Appena Arturo varcò la soglia, mancò poco che urlasse:
“Ma che uomo! Ne avessi uno io così!”
Arturo si presentò col panettone (perché siamo in Italia! Niente torte) e un bouquet di rose spettacolari. Le baciò galantemente la mano, recitò un paio di complimenti. Rosetta, subito, perse la parola per qualche secondo.
“Mmh non sarà mica già innamorata?” sogghignò Mariuccia fra sé.
Arturo, capito di aver fatto colpo su mamma, partì con filippiche sulla bellezza inarrivabile della figlia e si lanciò nellepico racconto della sua invincibile solitudine.
“Capite, io ho casa, macchina, pure i soldi ma a chi lascio tutto questo patrimonio, se non ho moglie e figli?” sospirava con aria drammatica, lanciando occhiate teatrali a Rosetta.
Che, a sua volta, guardava Mariuccia come a dire che doveva aiutare sto poveruomo!
Arturo ormai era ospite fisso. E, poco dopo, si fece avanti con la proposta: voleva proprio il matrimonio. Con Mariuccia, ovviamente anche se non era detto che mamma sarebbe stata contraria a prenderselo!
Mariuccia, invece, restava più confusa di prima.
Avrebbe dovuto essere entusiasta: casa e famiglia, eppure era giusto sposare uno che, forse, nemmeno amava?
E via la Rosetta:
Mariuccia! Arturo è proprio un uomo stimato! E la cosa più bella è che non ha problemi di soldi, ricordalo! Così: trilocale in centro, macchina nuova e armadio pieno di pellicce! Non sarai scema da lasciartelo scappare!
Ma è più vecchio di me tentò Mariuccia timidamente.
E allora? sbuffò la madre Meglio! Così non guarda in giro!
Mariuccia taceva.
Uomini come Arturo sanno cosa vogliono, non si perdono in sciocchezze insisteva mamma Rosetta e poi, scusa, la differenza non è niente! Io e tuo padre (pace allanima sua) avevamo dodici anni di differenza. Siamo stati felici, altroché storie! Ma tu sempre a fare la difficile!
Però…
Niente però! Faresti bene a mettere da parte lorgoglio, o rischi di ritrovarti zitella per sempre!
Insomma, attacco su due fronti: da una parte Arturo, dallaltra mamma. Mariuccia era alle corde.
In fondo, Arturo non era certo il peggiore degli uomini: affettuoso, premuroso, generoso. E soprattutto lunico che avesse avuto il coraggio di dichiararsi.
Così, accettò: anello con brillante infilato al dito e matrimonio in Comune fissato per attenzione! tra ventinove giorni.
Rosetta la aiutava a scegliere labito, pianificava il pranzo di nozze, faceva le liste degli invitati. Arturo rassicurava che in sala cera posto per un centinaio di ospiti, quindi mamma era libera di invitare pure i cugini di secondo grado.
Era tutto perfetto peccato che Mariuccia si sentisse completamente fuori posto.
Nessun sorriso vero, nessuna scintilla solo mille dubbi:
“Ma sto facendo veramente la cosa giusta?”
Ma dai, Mariu! la rimproverò Silvia, la migliore amica, a cui Mariuccia aveva confidato i propri timori. Hai il futuro assicurato con un uomo che ti adora e, diciamocelo, ti darà una vita da regina! Non sarà proprio il principe azzurro, ma vuoi mettere? Amare non è obbligatorio! Guarda in giro: chi ama davvero? Nessuno! E comunque, tutti sognano la vacanza a Mykonos e il trilocale, ma pochi se lo possono permettere. Guarda che anello ti ha regalato quello, è un capitale! Senti a me, datti una calmata.
Anche Rosetta si accorse che la figlia era in crisi.
Così continuò la sua opera di convinzione sullirresistibile Arturo, il matrimonio da non lasciarsi sfuggire e via così
*****
Eccola qui. Nella limousine bianca, addobbata di nastrini, Mariuccia, in abito da sposa, si ripete mentalmente di essere felice mentre…
cercava di non pensare agli occhietti di Arturo, piccoli e scuri, come due olive taggiasche.
Mamma laveva istruita: “Lascia stare il volto di Arturo, guarda la sua anima!” Lanima, diceva. Già. Solo che, nel caso di Arturo, lanima Mariuccia proprio non riusciva a vederla.
Si avviano in auto verso il Comune. Manca una mezzora alla cerimonia.
Hanno fatto tardi perché Mariuccia ha allungato il brodo, rimandando sino allultimo. Insicura. Spaventata.
Ma ecco Arturo e la mamma assalirla di nuovo, come i venditori di calze ai semafori.
Senta, dice Arturo con tono da padrone, rivolto al driver può andare un po più veloce? Stiamo per fare tardi!
Arturo si capisce: non vedeva lora di abbracciare la sua mogliettina e, finalmente, darle il sospirato bacio.
Fino a quel momento si era trattenuto, ma a breve nessuno avrebbe potuto opporsi. Nessuno.
Aveva già deciso che Mariuccia sarebbe appartenuta solo a lui.
E lui, carico di aspettative, sollecitava lautista.
Mariuccia invece guardava fuori sperando che la macchina si rompesse e che il destino la salvasse. Le veniva da pregare che si inchiodasse lì, allincrocio. Nessun desiderio di sposarsi davvero.
Aveva notato anche certi cambiamenti nellatteggiamento di Arturo: dovunque la portasse feste, cene, eventi faceva sempre notare a tutti che Mariuccia era sua. Tipo: Guardate un po che donna ho io! Invidiosi! lo dicevano i suoi occhi.
E se domani ne trova una ancora più bella? Che succede? pensava, sempre più dubbiosa.
Domande, e solo domande: non aveva nessuna certezza. Vicino a lui si sentiva a disagio.
Lautista confermò col capo e accelerò leggermente. Mariuccia si trattenne dal mettersi a piangere.
Cosa faccio? pensava. Le serviva un motivo, uno valido, per fuggire dal matrimonio. Non le veniva nulla in mente.
Poi dun tratto
la limousine si fermò di colpo e Arturo finì gambe allaria, accasciandosi come una mozzarella su una pizza appena sfornata.
Mariuccia, per fortuna, si aggrappò al sedile.
Ma che succede, scusi?! tuonò Arturo. Dove ha preso la patente, alledicola sotto casa?
Scusi cè un gattino in mezzo alla strada. Piccolissimo.
E allora? Non riesce a schivarlo?
Si muove da tutte le parti, non si decide dove andare.
Beh, che si arrangi! Se finisce sotto, peggio per lui. Siamo in ritardo, sposti la macchina! Abbiamo ben altri problemi che pensare a un gatto!
Arturo! Ma come puoi dire una cosa così? intervenne Mariuccia, indignata.
Siamo già in ritardo per il matrimonio a causa di un gatto? Ma dai!
Dobbiamo aiutarlo!
Dobbiamo andare in Comune! Arturo fu irremovibile.
Mariuccia corrucciata incollò il viso al vetro a cercare il micetto tra le ruote.
Non lo vedeva. Quando,lautista si preparò a ripartire, Mariuccia gridò di fermarsi, aprì la portiera e saltò fuori, rischiando pure di storcere un piede.
Mariuccia! Dove vai? Fermati! urlò Arturo rincorrendola col vestito da cerimonia, ansimando come una locomotiva.
Ma lei non si lasciò intenerire: quando Arturo tentò di afferrarle la mano, lei la ritrasse svelta.
In abito da sposa, sfrecciò tra le auto cercando il micino. Quando finalmente riuscì a prenderlo, se lo strinse al petto, il poverino tremava di paura.
Mariuccia! Ma cosa combini? Ti sei sporcata tutto il vestito! Che figura ci fai adesso? Ci pensi almeno?
E allora? ribatté lei Ho salvato un gattino. Poteva morire. Non ti fa pena?
Il gatto? rise Arturo Direi proprio di no.
Mariuccia alzò il sopracciglio.
Ma per il vestito mi dispiace, era costato un patrimonio! Ti rendi conto?
“Pure cicciacqua per i soldi,” sospirò Mariuccia tra sé, guardando il micetto grigio. “Sai che ti dico? Sospettavo di non sbagliarmi su Arturo. Così altruista… quanto una cassiera al supermercato a fine turno.”
Mariuccia, cara, su, torniamo in auto. Lascia quel gatto. Se qualcuno lo vuole, lo prenderà. Noi abbiamo un matrimonio da celebrare!
Io questo gattino non lo lascio. Ne ha già passate fin troppe. E tra laltro: sono io che lo voglio. Tu puoi andare pure in Comune da solo. Peccato che non ti abbia visto dentro prima. Lanima tua, caro mio, è marcia.
Da solo?! Ma tu sei matta? Chiamo subito Rosetta, vedrai come sistemiamo le cose.
Ormai è tardi. Non ti sposo, Arturo. Tieni pure lanello! E con gesto teatrale si tolse lanello e lo gettò a terra.
Mentre Arturo e lautista cercavano lanello per terra tra le ventole della limousine, Mariuccia, con il gattino stretto a sé, si avviò verso il marciapiede, fiera.
Dopo poco, la borsa vibrò: una chiamata. O Arturo, o la mamma, o tutte e due… pensò.
Ma non aveva nessuna voglia di parlare con nessuno dei due.
Non voleva essere una marionetta in mano a manipolatori nati. Le bastava. Era stufa.
Anche lei, come il micino, aveva già sofferto abbastanza. Voleva solo vivere per se stessa.
Mica per niente! La mamma non le permetteva nemmeno di portare un gatto a casa da bambina, e il futuro marito voleva che lasciasse un cucciolo per strada!
Mariuccia era determinata a lasciarsi alle spalle tipi così.
Mariuccia, aspettami! gridò Arturo dietro di lei, mentre barcollava in strada, deciso a riportarla in limousine anche a costo di trascinarla.
Mariuccia accellerò. Poi, senza pensarci, prese a correre, il vestito che sincastrava nei tacchi.
Quando Arturo le fu quasi addosso, di colpo si fermò una macchina e il conducente spalancò la portiera del passeggero.
Sali, se vuoi lasciarti alle spalle quel tipo! disse scherzando un uomo dallaria simpatica.
Mariuccia, dopo unultima occhiata ad Arturo trafelato sulla strada, si infilò senza esitare in auto.
E la distanza tra lei e il fidanzato perfetto si allargò rapidamente.
Hai cambiato idea allultimo minuto? chiese il guidatore. Ho visto la scena, ero lì per caso. Io mi chiamo Giorgio.
Piacere, Mariuccia. Sì, ho cambiato idea. Non so dove avessi la testa. Se non fosse stato per questo gattino, ora sarei rovinata per sempre.
Bel micetto, in effetti.
Sì, mi piace subito. Non so cosa farci, però. Vivo con la mamma, che detesta gli animali. E dopo oggi, peggio ancora! E non posso darlo via finché non trovo casa.
Se vuoi, posso tenerlo io per un po. Abito da solo, ho spazio, non crea problemi.
Davvero? Ma non lo butterai fuori, vero?
No! Sei invitata a passare ogni sera, se vuoi, a controllare.
Mariuccia non sapeva neanche spiegarselo, ma di Giorgio si fidava.
Forse perché laveva salvata? O forse perché la guardava diversamente dagli altri uomini, non come una modella, ma come una persona.
Chiacchierarono tutto il tempo: Mariuccia giunse a casa serena, Giorgio e il micino si avviarono verso la casa di lui, scambiandosi i telefoni.
Il primo giorno, lei passò a trovarli con cibo per gatti, giochini e tutto il necessario.
Ho pensato potesse servirti
Grazie, sorrise Giorgio. Io invece non ci avevo proprio pensato, infatti il micino mi ha già lasciato due sorpresine sotto il letto Vuoi un tè?
Volentieri!
Mariuccia e Giorgio divennero amici fidati in pochissimo tempo.
Non solo per la sintonia, ma anche per quella presenza pelosa che li univa.
Ogni sera Mariuccia passava da Giorgio, che le raccontava le imprese del micione, e ridevano insieme.
Stavano bene, davvero bene, e Mariuccia si sentiva finalmente a proprio agio.
Come la vedi se lo chiamiamo Baffino? propose una sera Mariuccia.
Mi piace! Anche a me veniva in mente. Allora, sei pronto a essere Baffino? chiese Giorgio al gattino.
Miao! Miao! rispose lui, scatenato, lanciandosi su una pallina colorata.
Chissà quando vivremo tutti insieme? pensava già il gattino, mentre si lanciava dietro un cordino.
Passarono un paio di mesi. Mariuccia cercava un appartamento, ma non trovava quello adatto.
Un giorno, Giorgio prese coraggio e le chiese di trasferirsi da lui.
Mariuccia accettò subito, anche per il bene del micino e per sfuggire a una madre che aveva ancora laria da tragedia greca per via della fuga dal matrimonio, e a un Arturo che ancora chiamava per tentare la riconquista.
Col tempo, la convivenza diventò amore vero. Giorgio fece la proposta, quella vera, e questa volta Mariuccia rispose Sì! senza esitazioni.
Si sposarono senza fronzoli, invitando solo parenti stretti e Baffino, ovviamente.
Rosetta non venne e non chiamò mai più. Questione di principio, diceva lei.
Ma Mariuccia, Giorgio e Baffino erano davvero felici di essersi trovati in questo grande, buffo mondo.
E questa è la storia.







