«Lospite sconosciuta»
Allinizio dellera dei cellulari, io e mia moglie eravamo freschi sposi. Ci eravamo appena trasferiti in una casa nuova di zecca a Torino. Gli appartamenti erano splendidi, con una disposizione degli spazi davvero da togliere il fiato. Tutto ci piaceva, eccetto i vicini sul pianerottolo che sembravano poco amichevoli. Nonostante la mia giovane età, ero un uomo molto severo, con un lavoro di responsabilità e abituato al rispetto. Mia moglie, per scherzo, si rivolgeva a me chiamandomi nome e cognome, come a sottolineare la mia importanza.
Una mattina uscii di casa e incrociai la nuova vicina; niente saluto né quando ci incontrammo né quando ci lasciammo! Così decisi che anche io avrei fatto lo stesso, serissimo e con il broncio. Orgoglio piemontese, direte voi.
Venne il giorno del nostro pranzo di inaugurazione. Invitiamo amici e parenti per festeggiare il nostro nido. Forse facciamo un po troppo tardi. Subito il vicino bussa alla porta. Apro e lui, tutto serio, mi dice che si è fatto tardi! Proprio lui, che osa rimproverarmi! Ma dai! Solo le undici e mezza di sabato sera! Esagerato! Si giustifica dicendo: «Sai, mia moglie ha un terribile mal di testa e vorrebbe dormire». Da quel momento ignorai i vicini, pure se ci trovavamo insieme nellandrone. Mia moglie, invece, continuava da buona educata a salutarli. Ma io niente. Che imparassero come ci si comporta con gente perbene! Fiero e schietto come ogni italiano che si rispetti!
Passò un po del tempo senza alcun contatto con loro. Una sera, tornando a casa, trovammo una giovane donna che aspettava fuori dal portone. Appena ci vide, si fece avanti: «Sono la sorella della vostra vicina, arrivo da lontano e la sto aspettando già da tre ore. Posso stare qui nellandrone? Fuori fa un freddo terribile e il vento sembra volerti portare via!» In effetti nevicava così tanto che gli alberi quasi cedevano sotto il peso. Ovviamente le aprii la porta. Con voce da capofamiglia le chiesi: «Ma lei non è di queste parti? E i suoi bagagli?» La donna ci spiegò che li aveva lasciati al deposito bagagli della stazione, pensando che il marito della sorella sarebbe passato a prenderli lindomani, soprattutto con quel tempo. «Era troppo pesante portarli fino a qui da sola».
Entrai in casa a pensare, un po sospettoso: «E se non fosse davvero la sorella? Magari è una truffatrice e noi addirittura la facciamo entrare!» Sempre diffidente e poco incline alla fiducia!
Ci stavamo sedendo per cena, ma il pensiero di quella sconosciuta non mi dava pace. Guardai fuori dallo spioncino e la vidi sempre lì, seduta contro il muro gelido. Mia moglie chiamò a tavola, ma io niente, proprio non riuscivo a rilassarmi. Solo lei propose di farla entrare a mangiare. «Non si invita una sconosciuta in casa così, su due piedi!» protestai io. Però almeno le portai una sedia fuori nellandrone, anche se con fare brusco, chiedendo: «E perché tua sorella non ti è venuta a prendere?» Lei spiegò con semplicità: «Volevo farle una sorpresa, sta per avere un bambino e la gravidanza è davvero difficile. Sono venuta ad aiutarla, almeno allinizio, con il neonato». Non mi sembrava vero. La vicina incinta? Mai notato nulla!
Ogni cinque minuti controllavo se fosse ancora lì. La ragazza restava seduta in silenzio, paziente. Mia moglie si addormentò subito, ma io niente, non riuscivo a togliere quella scena dalla mente. Ripensandoci, che fatica e che coraggio arrivare così lontano nella notte, con quel tempo! Doveva essere davvero sfinita.
Era quasi mezzanotte ormai. Mi alzai dal letto, mi avvolsi nella vestaglia e corsi fuori deciso. «Basta! Venga dentro, passi la notte da noi!» Lei sembrò sia felice che imbarazzata, cercò di rifiutare, ma io insistetti. Le diedi un accappatoio, un asciugamano e la mandai in bagno. Dopo la doccia, la convinsi a cenare. Le preparai il letto nella camera degli ospiti e le augurai la buonanotte, premuroso e quasi paterno.
Scrissi un biglietto ai vicini: «Vostra sorella è da noi, non disturbate prima delle 6:00.»
Alle otto del mattino seguente arriva il vicino, radiosissimo: la moglie aveva partorito durante quella notte di neve, un maschietto. «Hai capito? Ho un figlio! Abbiamo un figlio!» Unondata di felicità mi travolse, come se quella gioia fosse un po anche mia. Una sensazione nuova, bella e pulita!
Pochi giorni dopo la mamma con il neonato era già a casa. La nostra vicina mi ringraziò con una gratitudine che non avevo mai visto, per aver accolto sua sorella quella notte.
A volte pensiamo di conoscere tutto di noi e degli altri: giudichiamo, discutiamo, ci arrabbiamo, creiamo muri. Ma poi arriva lattimo in cui, quasi per magia, la rabbia svanisce. E solo allora ci accorgiamo che la vita la puoi sentire davvero solo con il cuore aperto. Io questo lho capito grazie a quellospite sconosciuta.






