Bouquet di fiori

Il Mazzo di Fiori

Martina aspettava Saverio. Fuori, a Milano, faceva un freddo cane: quasi meno quindici, e, come al solito, Saverio era in ritardo. Martina era congelata: non sentiva né mani né piedi, si sentiva quasi in letargo come unorso dinverno.

Come se non bastasse, il telefono aveva deciso che anche lui voleva andare in vacanza scarico nel gelo, neanche una chiamata demergenza. Ma che tecnologia è questa?

Vabbè, altri dieci minuti e me ne vado, pensò armeggiando con il cappotto.

Ma, proprio in quel momento, notò una coppia nei paraggi. Un ragazzo, che era arrivato dieci minuti prima e stava appoggiato vicino alla statua di Leonardo in Piazza della Scala, aspettava qualcuno. Una ragazza si avvicinò, lui cercò di regalarle dei fiori, ma lei li scansò con la grazia di unattrice offesa. Dopo due parole, la ragazza se ne andò lasciando il povero Romeo lì, con il mazzo in mano e unespressione da cucciolo abbandonato.

Martina si sentì un po solidale con quel tizio essere mollato in Piazza della Scala davanti a tutti non devessere mica un piacere.

Ma dovè finito Saverio? si chiese mentre tirava su col naso. Fece su e giù per la piazza un paio di volte, ma ormai aveva più freddo delle Alpi. E in quel preciso momento il ragazzo col mazzo di fiori si fece avanti.

Buonasera! la salutò, allimprovviso. Questo è per te, disse, offrendole lo stesso mazzo scartato prima. Lho raccolto io stamattina… hai visto che colori? Sono delicatissimi, e messi insieme fanno un figurone.

Martina, contro ogni previsione, prese i fiori. Forse era il freddo. O forse era stanca morta di aspettare.

Vai a casa, le disse il giovane. Fuori cè un gelo polare! Quanti minuti sei qui?

Quaranta…

Appunto! Ti becchi una broncopolmonite così. Guarda che hai le scarpe leggere e il cappottino sottile… Sei unica: pensa a te! Quel tuo ragazzo non vale neanche questa attesa!

Giunta finalmente a casa, Martina rimase seduta nellingresso per una quindicina di minuti le mani congelate non collaboravano e togliersi il cappotto era unimpresa epica.

Appese giacca e stivali alla rinfusa, si mise addosso TUTTI i maglioni che trovò nellarmadio, e mise a bollire lacqua per un tè. Solo dopo un’ora recuperò abbastanza calore da chiamare Saverio.

Oggi? Ma siamo sicuri fosse oggi? Macché, amore domani.

Domani? Martina era allibita.

“Certo, domani. Hai fatto confusione. Alluna. Non dimenticare!”

Martina riattaccò e scoppiò in lacrime.

Era già da cinque anni che usciva con Saverio. Lui: uno degli scapoli più appetibili di Milano eppure aveva scelto proprio Martina. Lei, per riconoscenza, cercava sempre di accontentarlo: si vestiva come piaceva a lui, sempre su quei tacchi allucinanti e stivali alla moda che sulle sue caviglie sembravano zattere, indossava tailleur ginnici, si truccava pesante, come voleva lui, e pettinava quei suoi capelli ribelli che, tutto sommato, avevano già dichiarato autonomia.

La mia donna devessere trendy, allaltezza del mio stile, diceva lui, e Martina non voleva mai deludere.

Le uscite erano previste per mercoledì e week-end. Saverio portava indietro le sue camicie.

Martina, nessuno le lava come te! Se le metto in lavatrice da mia madre, sono spacciate. Costano, eh!

Costava anche a Martina, che pagava spesso i pranzi che gli portava in ufficio (sempre suoi preferiti, altrimenti si lamentava delle mense tremende), ma anche i conti dei caffè, e via così. Lui però aveva la famiglia ben messa, posto fisso e stipendio robusto.

Martina credeva che Saverio prima o poi le avrebbe chiesto di sposarlo. Passavano gli anni e col cavolo.

Si asciugò le lacrime, alzò il volume del TG: prevedevano ancora più freddo per lindomani. Rabbrividì.

Poi guardò quel mazzo di fiori, ormai un po appassito, ma ancora sorprendentemente bello, e lo mise in acqua.

E i pensieri tornarono subito a Saverio: “Devo lavare le sue camicie, preparare i pasti per la settimana, fare la spesa… visto che ci vediamo domani…”

Ma improvvisamente fu colta da un brivido ancora più gelido: “Ci vediamo domani e farà ancora più freddo MA ANCHE NO!” E di nuovo, lo sguardo sui fiori.

E in quel momento risuonarono nella sua testa le parole del ragazzo: Sei unica. Devi volerti bene!

Volerti bene quando era stata lultima volta che aveva pensato a sé stessa? Tutti i pensieri erano su Saverio, su come compiacerlo, su come sarebbe stato bello un domani in matrimonio!

Volerti bene ma come si fa?

La stanza era tranquilla. Guardò ancora i fiori: immersi nellacqua sembravano tornati in vita. E guardando loro, Martina sentì che anche lei si risvegliava.

Prime cosa: via tutti quei maglioni, frugo nellarmadio e indosso i pantaloni e la camicia più comodi! Poi cancella quel trucco teatrale, capelli sciolti sulle spalle. Finalmente sé stessa!

Prese le camicie di Saverio e, senza batter ciglio, le infilò tutte in lavatrice a un programma extra lungo.

E poi: il colpo di scena! Tirò fuori il cavalletto e i colori.

Non dipingeva più da anni. Saverio diceva che aveva lallergia alle tempere e che il ruolo della donna è sostenere luomo e badare alla casa. Certo, come no.

Martina sorrise e iniziò a dipingere il mazzo di fiori. E poi ne dipinse un altro. E un altro ancora. Quella notte, ispirazione a fiumi quando si accorse dellorario era già mattina.

Qualcuno suonava alla porta con una certa insistenza. Martina guardò lorologio: le TRE del pomeriggio! Aprì, e Saverio entrò come un tornado.

“Perché sei a casa? Io ti aspetto e tu non esci nemmeno!”

Poi notò il mazzo di fiori.

“E quelli?”

“Sono fiori. Sono belli, vero?”

Saverio sbuffò. Non le aveva mai regalato un fiore, lui. Mai. Tanto non sei con me per i soldi giusto? diceva sempre.

Poi buttò un occhio in giro:

“E questo look?”

“Mi sono appena alzata. Ho dipinto tutta la notte”

“Dipinto?! Ma ti sei dimenticata che sono allergico? E si mise a sventolare il fazzoletto come un telecronista depoca.

“Ma che succede qui? Domani lavoro. Dove sono le mie camicie? E i miei pranzi?”

“Adesso te le stiro le camicie. Ma per i pranzi che ne dici di prepararli insieme?”

“Io?! Ma sono un uomo. Il mio compito è portare i soldi a casa. Tu devi stare in cucina!”

“Ma tu non mi dai mai una lira! Mai!”

“Quando ci sposiamo, te ne darò, dai!” cercò Saverio, con tono da diplomatico.

“E quando sarebbe sto matrimonio?” ribatté Martina, ormai sullorlo di una rivoluzione francese.

“Quando lo decido io. Ma che sei con me solo per i soldi?!”

Martina ficcò tutte le camicie di Saverio in una borsa e gliela mise in mano.

“Ecco qua. Fatti aiutare da tua mamma. Ora, vattene…”

“Mamma non”

“Ho detto: CIAO. Non capisci? Ti mollo. Trovati una nuova groupie. Io sono a posto.”

..

Passarono quindici anni. Martina si trovava al secondo piano della Triennale di Milano, guardando la folla dallalto. E chi me lha fatto fare di partecipare, boh… Sempre mia figlia, che mi trascina in queste mostre, pensò sorridendo.

Osservava i visitatori: come si avvicinavano ai quadri, come li esaminavano curiosi sapeva già chi avrebbe comprato e chi era lì solo per passare il tempo.

Allimprovviso, una coppia bizzarra attirò la sua attenzione. Lui camminava lento, in modo solenne; lei un passo indietro, docile come un cagnolino da salotto. Arrivarono davanti allo stand di Martina, sussurrarono qualcosa, e intanto il suo telefono vibrò:

Martina, vieni subito, disse il suo assistente.

Lei si avvicinò sorridendo, già capendo cosa avrebbero chiesto.

Questo quadro non è in vendita, dichiarò pronta. Luomo si voltò: era Saverio.

Martina? Ora capisco perché questo quadro mi sembrava familiare

Ciao. Non è in vendita, davvero, Sà.

Lanciò unocchiata alla compagna dellex: acconciatura perfetta, trucco vivace, abito griffato e tacchi vertiginosi. Eppure, uno sguardo così malinconico.

Le ricordava la vecchia sé stessa.

Pago qualunque cifra.

Martina sorrise: No. Questo quadro è il mio portafortuna. Da qui è iniziata la mia vera carriera.

Saverio si rabbuiò: Se è no, è no. Addio! E se ne andò, senza voltarsi, con la dama-trenino dietro.

Era furioso. Avrebbe voluto strappare quel quadro con il mazzo di fiori. Sì, lo avrebbe anche comprato, solo per distruggerlo. Ora ricordava: era per colpa di quei fiori se aveva perso la faccia, allora.

Martina li guardò andar via, felice che anni prima uno sconosciuto, in una gelida sera milanese, le avesse regalato un mazzo di fiori assieme a parole che le avevano davvero cambiato la vita.

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