“La ragazza timida e invisibile: una ‘topolina grigia’ nella società italiana”

14 ottobre

Alle due in punto ho suonato il campanello della casa dei miei genitori a Firenze.

Oh, Ludovica! mi ha accolto calorosamente mamma appena ho varcato la soglia.

Finalmente sei arrivata! ha borbottato papà. Dai, vieni a pranzo.

Li ho seguiti pensieroso e sospettoso: chissà cosa voleva dirmi stavolta papà? Probabilmente di nuovo qualche assurdità.

Ci siamo seduti a tavola. Mamma ha servito la pasta al forno, le posate hanno cominciato a fare la loro sinfonia sul piatto. Nessuno parlava. Solo il tintinnio del cucchiaio o la voce di papà che chiedeva il sale o il pepe.

Perché mangi così poco? ha chiesto papà minaccioso. Tua madre si è impegnata a cucinare!

Vittorio ha cercato di calmarlo mamma.

Ma che ho detto? Non si impegna sempre per nostra figlia?

Vittorio, basta, lo ha fermato ancora mamma.

Mi sono un po’ irrigidito. Quando papà comincia con le sue lamentele vuol dire che è nervoso.

Di cosa vorrà parlare stavolta?

Mamma, è davvero tutto buono, te lo giuro, le ho sorriso. Me ne metti un po da portar via?

Ma certo, cara, ha risposto mamma affettuosa.

Di nuovo silenzio.

Quindici minuti dopo, papà ha spostato il piatto e rivolto a me, secco:

Ti aspetto nello studio.

Detto fatto, si è alzato ed è uscito.

Mi sono subito buttata tra le braccia di mamma.

Mamma, che vuole da me? È successo qualcosa?

Mamma ha fatto spallucce:

Non ne ho idea. E tu come stai?

Bene, lavoro Tutto normale.

Pensi che voglia offrirti un posto nella sua società?

Ma smettila, mamma. Lui pensa che non valga niente, ho sospirato. Vabbè, vado a sentire cosha da dirmi. Poi ti racconto.

Lho baciata sulla guancia, le ho fatto locchiolino e sono andata verso lo studio di papà.

***

Ho bussato piano e sono entrata.

Ma perché sempre nello studio? Mai in giardino, mai altrove sempre qui! Già mi sento come se dovessi sottopormi a un interrogatorio

Papà era alla finestra, di spalle.

Papà lho chiamato sottovoce.

Si è girato: Come mai hai impiegato tanto?

Ho scrollato le spalle e non ho risposto.

Mi fissava con quellaria perplessa e giudicante. Ho sentito il bisogno di rompere il silenzio:

Allora, che succede, papà?

Si è pure stupito:

Me lo chiedi tu che succede? Dovrei chiederlo io a te: che succede, Ludovica?

Tutto bene.

Qui no!

Ha fatto una pausa: Quanto dovremo aspettare ancora, io e tua madre?

Non capivo nulla. Ho inumidito le labbra:

Cosa state aspettando?

Non cosa, chi! I nipotini aspettiamo!

Ho riso.

Papà, ma che nipotini, se nemmeno ho un ragazzo!

Appunto! ha sbottato. Appunto!

E lì ho capito: era pronto a presentarmi a qualcun altro.

Guardo i tuoi social. Ma ti rendi conto? Sembri una scolaretta grigia! Persino ora, guarda come ti vesti Tua madre sì che è una donna! Riesce a valorizzarsi. E tu?

Papà, lasciami scegliere come mi vesto, ho protestato.

No! È anche affar mio e di tua madre. Sei così bella e ti nascondi!

Papà

Che cè? Che vuoi dirmi?

Cosa vuoi, presentarmi lennesimo fidanzato? ho lanciato il sasso.

E se fosse? Vorrei che sposassi un uomo benestante. E vorrei finalmente dei nipoti, ha dichiarato calmo, come se niente fosse.

Io non ci sto! La vita è mia, decido io se, quando e con chi! cominciavo a perdere la pazienza.

Eh Ludovica Con quel nome pensavamo che tutto sarebbe stato dolce e facile. E invece sei sempre contro!

Papà, basta con questa storia.

Ludovica, quanti anni hai ormai

Papà, ne ho solo ventiquattro. Non voglio sposarmi!

Ludovica! ha alzato la voce. A chi lascio la mia azienda?

A me. Posso occuparmene io.

A te? Ma che dici? Le donne non capiscono niente di affari! era sempre più acceso.

Io invece sì.

Ma via, nessuna donna sa stare in questi ambienti. Te lho detto che dovevi andare altrove, studiare lettere, design, arte No, hai scelto tu!

Ho scelto ciò che mi piaceva.

Tu e gli affari che barzelletta! Se non ti sposi, ti farai schiacciare. Devi trovare marito, punto. E ho pure

No! ho gridato uscendo dalla stanza.

***

Tremavo tutta per la rabbia. Papà aveva già scelto per me: dovevo sposarmi, persino a chi, e in più, viveva convinto che io stessi sbagliando tutto, persino il modo di vestirmi, da topolina grigia.

In parte aveva davvero ragione. I miei tailleur grigio-neri mi facevano sparire. Che fare, cambiare look? Ma no, il mio uomo dovrà saper vedermi anche così, senza puntare solo su vestiti sgargianti e trucco pesante!

***

Ehilà! Ma guarda chi arriva, la macchinina! Sempre in ritardo, eh? Hai preso rosso al semaforo? mi ha punzecchiato Nicoletta, stranamente alla reception.

Lho guardata male.

Ridicola, davvero, ho borbottato.

Almeno io mi diverto. Hai pure un nome troppo particolare! Nicoletta ha sbadigliato.

Lho ignorata e sono entrata nel mio ufficio.

Ma chi si crede di essere? Prima dora nessuno aveva mai preso in giro il mio nome, e adesso eccomi qui

Ludo, lascia perdere mi ha rincorso la mia collega Martina. Lo fa apposta. Le rode perché non hai dato corda a suo fratello.

Nicoletta di nuovo ti ha attaccato? si è intromessa Alessandra. Oggi ce lha con tutti. È arrabbiata perché Mara, la nostra receptionist, è malata e lei lha dovuta sostituire. E pare che il suo Vittorino non voglia lasciare la moglie, quindi lo ha lasciato Ma chi ci crede? Con quello che guadagna non arriva a pagarsi nemmeno le borse, ecco perché è nervosa con tutti.

***

Mi sono seduta e acceso il computer. È squillato il telefono.

Ludovica, passi da me? Era il capo.

Ci mancava solo la chiamata del lunedì!

Mi sono alzata ed entrata nellufficio di Orazio Petrucci.

***

Dentro cera Orazio e un ragazzo che non avevo mai visto.

Salve, ho detto.

Entra, Ludovica. Questo è Tommaso, il figlio del direttore generale. Tommaso, lei è Ludovica. La migliore, oserei dire, del mio reparto. Ludovica, oggi e domani Tommaso osserverà il nostro lavoro. Spiegagli un po tutto.

Ho guardato Tommaso cupamente: lennesimo rampollo. Mio padre mi aveva già presentato decine come lui. Mi chiedevo perché dovesse fare il giro degli uffici; forse il direttore voleva passargli presto il timone? Terrificante!

Naturalmente questi pensieri mi sono scivolati solo in testa: mai mi sarei permessa di dirli ad alta voce.

***

Tommaso era annoiato. Annoiato come mai nella vita. Sì, interessante guardare le persone lavorare, vedere come ognuno contribuisce al successo e il papà che diventa sempre più ricco ma queste cose non erano per lui! Voleva soltanto programmare, il suo vero amore. Ma il padre insisteva che dovesse prendere il suo posto in azienda, altro che software!

Come avrebbe voluto essere un ragazzo qualsiasi, libero di scegliere! Guarda invece Nicola, quello delle vendite, felice della sua carriera. O Ludovica: che passione mentre mi descrive le sue strategie che hanno fatto schizzare le sue vendite. E Anastasia, che si diverte con il marketing. Lui invece…

Ciao, Tommaso! una voce zuccherosa vicina mi ha fatto voltare: Nicoletta.

Quella Nicoletta era insopportabile. Allinizio neanche mi aveva degnato, ora invece che sa che sono il figlio del direttore, mi ronza intorno!

Ciao, Nicoletta, sforzando un sorriso.

Che noia, eh? Si è piazzata vicino a me con una scollatura esagerata.

No, sto pranzando.

Dai, facciamo compagnia

Non ha aspettato risposta, già stava chiacchierando di macchine.

Perché le ragazze pensano che lunico modo di parlare con i ragazzi sia parlare di motori e auto?

Sono scappato verso Nicola, lasciando Nicoletta a mordersi le labbra per la delusione.

***

Quella sera sono rimasta in ufficio fino a tardi. Uscendo, ho respirato laria fresca di ottobre e mi sono incamminata verso la fermata della tramvia. Faceva quasi paura: il centro di Firenze così vuoto, i lampioni spenti.

Strano, ho fatto questa strada mille volte e non mi è mai venuta ansia

Allimprovviso, un gruppetto di ragazzi mi ha sbarrato la strada.

Bella, dove corri? Ridacchiavano.

A casa, ho risposto cercando di sembrare calma.

Vieni con noi, uno mi ha afferrato il braccio.

Unaltra voce, a me nota, è risuonata:

Ludovica, aspetta! Aspettami!

Mi sono voltata: era Tommaso, che mi raggiungeva correndo.

Finalmente ti trovo! Scusate ragazzi è con me.

Con mia sorpresa, Tommaso mi è sgattaiolato accanto portandomi verso una strada affollata. Ho cominciato a correre.

***

E ci risiamo, pensava Tommaso. La seconda volta in vita mia che libero una ragazza dai guai.

La prima volta la ragazza era scappata e lui si era preso una sonora lezione. Stavolta forse andrà meglio.

Eccoli là! si sentiva dire.

Tommaso si accorse di Ludovica, che tornava di corsa con un paio di poliziotti. E stranamente, quei ragazzi si sono dileguati in un battibaleno.

***

Dopo lo spavento, io e Tommaso ci siamo ritrovati seduti a un tavolino di un bar.

Sai, non pensavo saresti tornata per aiutarmi! ha detto lui.

Ma dai! Come avrei potuto lasciarti da solo?

Ma come hai fatto a trovare la polizia?

Ho visto una pattuglia appena uscita dalla strada, fortuna!

Abbiamo parlato di tutto, e Tommaso alla fine mi ha accompagnata a casa.

Sai, non pensavo fossi così gli ho sorriso.

Così come?

Non come immaginavo i figli di papà. Sei genuino.

E tu che ne sai dei figli di papà? Ha riso Tommaso, e per fortuna era buio: così non ha visto il mio rossore.

Beh, a dire il vero no. Allora, ti fermi molto in azienda?

Tommaso ha alzato le spalle:

Non lo so. Vorrei andarmene presto. Sto qui solo per dovere.

Ah?

Sì! Sono un programmatore, non un affarista.

Perché non lo dici a tuo padre?

Scherzi? Glielho detto mille volte! Non vuole proprio sentire. Ma lasciamo stare Grazie davvero per oggi. A domani.

Mi ha baciata sulla guancia, ha aspettato che entrassi e poi si è avviato.

***

Il mattino dopo sono corsa in ufficio, dopo che la sveglia non era suonata. Ecco Nicoletta, stavolta appiccicata allamministratrice.

Guarda chi arriva tardi! mi ha presa in giro, osservandomi firmare il registro. Sai chi ho visto ieri sera? ha chiesto poi rivolta allamministratrice. Lho vista con Tommaso. Stanno insieme!

Non potevo negare: tanto, prima o poi lavrebbero saputo.

E allora? Esco con chi voglio, ho detto secca.

Ma con quale fascino la topolina grigia ha conquistato un ricco come lui?

Forse perché ho cervello, ho ribattuto passandole avanti.

Non sono nemmeno arrivata alla scrivania che il capo mi ha fermata sulla porta: sembrava mi aspettasse apposta.

Ludovica, sei in ritardo. Vieni nel mio ufficio, dobbiamo parlare.

Cosè successo? ho sentito un nodo in gola.

Vieni dentro.

Si è messo seduto, ma non parlava. Poi ha iniziato a passeggiare da una parete allaltra. Alla fine, di colpo si è girato verso di me:

Niente di che, solo che ti sei messa con la persona sbagliata. Sei licenziata.

Cosa?!

Adesso ti chiamo la responsabile del personale, sbrigate tutte le carte.

***

Mezzora dopo sono uscita dallufficio.

Ecco, finita.

Triste e divertita insieme.

Ludovica! Tommaso mi ha raggiunta di corsa.

Mi sono fermata.

Dove vai?

A casa. Dove potrei andare?

Sei giù?

Ho annuito.

Dai, non farne un dramma, mi ha incoraggiato. Magari è solo linizio di qualcosa di meglio. Il capo promette di scrivere una referenza straordinaria per te e farti raccomandare da amici suoi.

Sì, hai ragione. Tutto ha sempre un senso. Tu torna pure in azienda, non preoccuparti di me.

Io? Non torno più. Ero lì solo per te. Se non ci sei più tu, me ne vado anchio.

Tommaso non scherzare! Tuo padre smetterà di passarti la paghetta!

E allora? Torno a lavorare come programmatore a tempo pieno. Nessun problema. Anzi, ho un piccolo studio qui in città. Lho comprato lavorando. Vieni a stare da me.

***

Vittorio e la moglie camminavano davanti al reparto maternità dellospedale.

La colpa è tua, borbottava lui. Sempre a darle corda. E guarda dove siamo finiti!

Finito? la moglie ha sorriso. Nostra figlia si è costruita la carriera, ha trovato da sola luomo giusto e ora, eccoci: una nipotina!

Sì, però non ci ha nemmeno detto del matrimonio!

Dovresti ringraziarla: almeno ci ha invitati alluscita della bimba! ha riso la mamma di Ludovica.

Altri parenti aspettavano fuori, tra abbracci e chiacchiere.

Ad un tratto Vittorio ha riconosciuto un volto familiare: uno dei fornitori.

Ciao! ha detto stringendogli la mano.

Vittorio! Cosè, nuova trattativa?

La figlia ha appena partorito. Aspettiamo di vederle.

Complimenti! Un maschietto o una femminuccia?

Femminuccia, ha risposto fiero.

Anche noi, sai! Aspettiamo mio figlio con la moglie. Si sono sposati senza dire nulla! Questi giovani

Ed ecco la porta che si apre e compaiono Tommaso e Ludovica. Lei stringeva teneramente la neonata.

Eccoli! Vittorio li ha raggiunti di slancio.

Anche il fornitore si è precipitato.

Dunque Ludovica è tua figlia?

Sì. E Tommaso è tuo figlio?!

Il fornitore ha annuito.

Incredibile! Avevo paura che la mia finisse con un poveraccio

E io mi sono arrabbiato perché pensavo che mio figlio frequentasse una ragazza senza arte né parte. Non sapevo che fosse tua figlia.

Alla fine dicono il vero: i soldi chiamano soldi, ha filosofeggiato Vittorio.

Ma che soldi e soldi! è intervenuta la moglie di Vittorio. I nostri figli si sono fatti da soli, con fatica! E se si sono trovati, è solo il destino

Quel giorno ho capito che, per quanto i genitori si affannino, la nostra strada la scegliamo noi. Bisogna lasciarsi guidare dal cuore, non dalle aspettative degli altri. E alla fine, la vita ci regala proprio quello che ci serve davvero.

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