Non illuderti con vane speranze

Non bisogna illudersi

Sai, guardando i suoi genitori il modo in cui papà trattava con dolcezza e rispetto la mamma e lei stessa Cristina si era sempre detta:

Anche io avrò un marito bravo e bello, un solo matrimonio per tutta la vita. Io amerò mio marito e lui amerà me, faremo dei figli e vivremo felici e contenti a lungo.

Con questa favola nella testa, Cristina cresceva e attendeva il suo unico e vero amore. E alla fine lui arrivò. Un giorno la sua amica Rita le propose:

Oggi è domenica, che ne dici se andiamo al mare? Fa già caldo un sacco da stamattina, non si respira.

Dai, andiamo rispose Cristina hai ragione, ci sta proprio una giornata di relax.

Era una di quelle belle giornate italiane destate: Cristina, spensierata e giovane, prendeva il sole sulla spiaggia assieme a Rita, si buttarono anche in acqua a nuotare. Allinizio Cristina non aveva nemmeno notato che, poco distante da loro, si era sistemato un ragazzo: davvero bello, atletico. Poi, a un certo punto, incrociò il suo sguardo e sentì proprio che quegli occhi neri la stavano fissando, attraversandola. Poco dopo, lui si avvicinò.

Ciao ragazze, posso unirmi a voi? Mi sto annoiando da solo. Mi chiamo Corrado, disse, guardando Cristina con una certa insistenza.

Va bene, dai, rispose lei, facendogli spazio sul telo da mare.

Si presentarono. Corrado mostrava chiaramente interesse per Cristina, che era bella, colta e gentile, così subito iniziarono a chiacchierare. Corrado faceva sport, e a lei piacevano i tipi sportivi. Cristina perse la testa per lui, senza vedere i difetti, perché Corrado era proprio luomo che aveva sempre sognato: alto, atletico, sorriso smagliante.

Cri, ma non lo vedi che Corrado non è il ragazzo giusto? È troppo duro, le diceva Rita, che vedeva le cose da fuori, ma era impossibile convincere Cristina, che ormai aveva occhi solo per lui.

Va bene, ma che dici Rita? Tra me e Corrado va tutto bene, è anche attento con me… Gli danno fastidio le mie gonne corte, ma non importa, posso ascoltare i suoi consigli, lo difendeva Cristina davanti allamica.

Quando poi annunciò a Rita che avrebbe sposato Corrado avevano già fatto la promessa in comune Rita cercò di avvisarla di nuovo:

Porca miseria, Cri, non è quello giusto!

Ma Cristina non volle sentire ragioni, anzi si convinse quasi che Rita fosse solo invidiosa.

Così iniziò la vita da sposata. Allinizio tutto bene, anche se Corrado aveva parecchie cose da ridire e non si faceva problemi a dirle tutto in faccia:

Devi dimagrire, non mettere quella gonna che è troppo corta, questo vestito è troppo audace, vestiti con più modestia. E quella tua amica Rita non mi piace, meglio che tu smetta di vederla, lei cercava sempre di ascoltarlo, convinta che avesse ragione.

Dopo un po, però, Cristina si tolse quelle benedette fette di salame dagli occhi. Cominciò a vedere i difetti di Corrado: puntiglioso, zero cortesia. Corrado aveva la tendenza a umiliare tutti, specie camerieri nei bar, commessi, trattandoli con arroganza, come se lui fosse il re. A Cristina dispiaceva ed era imbarazzata.

Lui era sempre stato così, ma Cristina allinizio scambiava la sua durezza per cavalleria. Ora però tutte le critiche erano rivolte a lei.

Non hai messo il piatto al posto giusto, come versi il caffè? Perché non hai messo abbastanza sale nella minestra? Perché non hai stirato la mia camicia? Perché le scarpe sono sporche? E via così.

Le continue lamentele iniziarono ad irritarla, anche se cercava subito di correggersi, prendendosi sempre la colpa. Sperava e si illudeva che Corrado sarebbe cambiato.

Se mio marito trova difetti in me, vuol dire che non sono una buona moglie, pensava lei. Corrado dice che devo assolutamente dimagrire, io volevo già mettermi a dieta

Giustificava ogni umiliazione, a lui questa cosa piaceva eccome. Ma il giorno che finalmente Cristina gli ribatté qualcosa, Corrado alzò le mani. E anche stavolta, lei si diede la colpa:

Ma non potevo proprio tenermi la bocca chiusa?

Faceva sempre più spesso tardi e tornava a casa ubriaco. Cristina non raccontava niente a nessuno. I suoi lividi aumentavano, cercava di coprirli al meglio. Rita capì tutto e non taceva più.

Scappa, Cri, da questo tiranno! Te lavevo detto io Vai via finché sei in tempo! Uno così non ti ama, da tipi così bisogna fuggire.

Ma come faccio ad andare via? Lho sposato per amore, il matrimonio deve essere per sempre Io penso che cambierà, si illudeva Cristina.

Sei davvero ingenua, Cristina. Un giorno te ne pentirai, te lo ricorderai!

Una sera Corrado tornò tardi, puzzava di alcol, e trovò Cristina già a letto.

Non gli piacque: la moglie deve aspettare il marito, qualsiasi ora sia. Si avvicinò e la colpì forte, più volte. Finì che dovettero chiamare unambulanza. Aveva una costola rotta.

Cri, perdonami, per favore, perdonami, le chiese piangendo seduto accanto al suo letto dospedale.

Ma lei ormai non si fidava più. Le venne in mente:

Non è affatto pentito di quello che ha fatto, solo che ha paura di quello che potrebbe succedergli Ma per bontà danimo, lo difese pure davanti ai medici: disse che la colpa era sua.

Alla fine fu la mamma e Rita a insistere affinché Cristina chiedesse il divorzio. Dopo la separazione, Cristina si accorse che cera una vita anche da sola, e che alla fine ci si sentiva anche bene. Nessuno che ti insulta o umilia, la vita riprese piano il suo corso. Cristina, che era ancora giovane e graziosa, non rimase sola a lungo.

Conobbe Costantino al compleanno di Rita; era un lontano parente suo. Dopo qualche chiacchiera, capì subito che Costantino era il contrario di Corrado: tranquillo, paziente, non gli piacevano le compagnie numerose. Un vero opposto.

Stavolta non casco nella stessa trappola, si disse Cristina sorridendo, e anche Rita confermava: Costantino era sereno, rassicurante, affidabile.

Non ci volle molto prima che si sposassero. Costantino, davvero, era gentile e premuroso. Ma una cosa la lasciava perplessa: il suo rapporto con i soldi. Notò che Costantino teneva un quaderno dove annotava tutte, proprio tutte, le uscite di casa.

Eh però, sono aumentati i prezzi dei biglietti del cinema, diceva quando andavano a vedere un film.

Al bar ordinava solo le bevande meno care e convinceva Cristina che così era meglio. Lei si stupiva, perché comunque stavano bene: Costantino guadagnava bene, e anche Cristina lavorava. Vivevano nella casa di lui, avevano una bella macchina, una casetta di villeggiatura in Liguria che dividevano con i genitori di lui. Costantino non la rimproverava mai, non litigavano e lui non alzava mai la voce, figuriamoci le mani.

Cristina per un po pensò finalmente di essere felice. Sopportava anche quando il marito le chiedeva di rendicontare ogni centesimo speso. Ma pian piano iniziava a infastidirsi, e si confidò con Rita.

Senti Rita, Costantino vuole sapere a centesimi quanto spendo, anche se compro qualcosa di intimo o prodotti per la cura personale Per il trucco poi ogni volta è un dramma. Dice che il makeup è uno spreco, che al massimo serve un po di rossetto e basta. Che ne dici?

Mamma mia, Cri, non avevo capito che fosse così tirchio! Non lo sopporterei nemmeno io.

Un giorno Cristina ebbe un incidente, si ruppe una gamba e dovette stare in ospedale. Tra laltro, poco prima, lavevano licenziata. E lì Costantino si rivelò per quello che era davvero. Le portava, come sostegno, solo una mela e uno yogurt.

Costantino, qui si mangia malissimo, ho sempre fame e se lasci qualcosa a uninfermiera che così mi dà una mano?

Ma che soldi e soldi, è il loro lavoro! Già prendono lo stipendio, non cè bisogno di dare altri soldi, rispose lui tranquillo.

Alla fine Cristina tornò a casa ancora in stampelle, faceva quello che poteva nelle faccende domestiche, ma Costantino iniziò a lamentarsi: la casa era poco pulita, lui voleva la minestra a pranzo, non la pasta. Quando lei gli chiese di comprarle dei prodotti personali, lui si arrabbiò di brutto, come non lo aveva mai visto.

Ma dai, va’, stai a casa tutto il giorno e ti servono ancora queste cose? E poi, quando pensi di riprendere a lavorare? Basta, è ora che vai a lavorare, non posso mantenerti io solo!

Cristina capì che era la goccia che faceva traboccare il vaso. Chiamò Rita.

Appena lui va a lavorare, aiutami a raccogliere le mie cose e chiamami un taxi, vado da mia madre. Non ce la faccio più, non voglio farmi trattare così.

Rita la aiutò e la sostenne. Cristina chiese il divorzio. Costantino la chiamò, voleva indietro tutti i regali, e addirittura le chiese di restituirgli quello che avevano speso per cinema e cene.

Rita, ti giuro, pensavo che ste cose succedessero solo nelle barzellette! Invece succedono anche nella vita vera, e io dalla casa ho portato via solo le mie cose.

Cristina non si abbatteva, guarì, trovò un buon lavoro in un ufficio (grazie allaiuto di Rita, che ormai lavorava con lei).

Dai Cri, prima o poi la felicità la trovi anche tu! le diceva Rita, che nel frattempo aveva una bella famiglia e un marito doro. Secondo me incappi sempre nello stesso tipo di uomo, o forse sei una calamita per quelli strani, va a sapere

Eh, non so, Rita, forse hai ragione

Dopo due matrimoni alla rovescia, Cristina divenne diffidente con gli uomini. Prima di avvicinarsi stava molto attenta, chiedeva, osservava, e molti già la guardavano straniti! Poi, un giorno, arrivò in ufficio un collega nuovo, Eugenio. Tra loro fu subito scintilla. Anche Rita se ne accorse.

Ti prego Cri, stavolta niente illusioni Prima conoscilo bene. Stavolta controllo anchio, scherzava Rita, che in realtà era molto curiosa.

Eugenio era gentile, premuroso, e se usciva per un caffè, portava sempre una tazza anche a Cristina davanti a tutti. Se andavano a pranzo insieme fuori, non voleva mai che pagasse lei.

Amica mia, questa volta secondo me è quello giusto. Non è tirchio, non ti fa pesare nulla, ti accompagna sempre a casa e la mattina ti passa a prendere. Non pretende niente, cosa vuoi di più?

Cristina lo vedeva e lo sentiva: Eugenio era lesatto opposto dei suoi ex, con lui si sentiva protetta davvero.

Rita, ora ho capito cosa vuol dire sentirsi al sicuro come dietro un muro. Eugenio è il mio muro.

Eugenio le fece la proposta, Cristina accettò. Adesso sono una famiglia felice, con due figli maschi. Eugenio la adora e con i bambini sono inseparabili.

Ecco, quella è stata finalmente la felicità.

Grazie di cuore se sei arrivata fin qui ad ascoltare tutto, davvero! Ti abbraccio forte, ti auguro solo cose belle!

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Non illuderti con vane speranze
Ho 30 anni e pochi mesi fa ho chiuso una relazione durata otto anni. Niente tradimenti, niente urla, niente scenate. Un giorno, però, seduta di fronte a lui, ho realizzato una verità dolorosa: nella sua vita ero la donna “in attesa”. E la cosa più triste è che probabilmente lui nemmeno se ne rendeva conto. Per tutto quel tempo siamo stati fidanzati, ma mai una vera convivenza. Io vivevo dai miei, lui dai suoi. Ho una professione e lavoro in azienda, lui ha un ristorante tutto suo. Eravamo entrambi indipendenti – ognuno con i propri impegni, orari e soldi. Nessun motivo economico per non costruire qualcosa di più. Ma la decisione veniva sempre rimandata. Per anni gli ho proposto di andare a vivere insieme. Mai parlato di nozze in grande o piani complicati. Gli ho sempre detto che il matrimonio non è obbligatorio, che una firma non definisce quello che siamo. Gli ho spiegato che la nostra relazione è solida e che potremmo condividere uno spazio, la quotidianità, una vera vita insieme. E lui trovava sempre una scusa: che più avanti, che non è il momento, che il ristorante, che è meglio aspettare. Col tempo la nostra storia è diventata una perfetta routine: ci vedevamo in certi giorni, parlavamo a certe ore, andavamo sempre negli stessi posti. Conoscevo casa sua, la sua famiglia, i suoi problemi. E lui conosceva i miei. Ma tutto avveniva nel sicuro, nel comodo – senza rischi, senza cambiamenti reali. Eravamo una coppia stabile, ma bloccata. Un giorno ho avuto una consapevolezza che mi ha fatto male: io crescevo, ma la relazione no. Ho iniziato a pensare al tempo che passava. Che se continuavamo così, a quarant’anni sarei stata ancora la “fidanzata storica”. Senza una casa insieme, senza progetti veri, se non quello di vederci e farci compagnia ogni tanto. Non perché lui fosse una brutta persona, ma semplicemente perché non voleva quello che volevo io. La decisione di chiudere non è stata impulsiva, ci ho pensato per mesi. Quando finalmente gliel’ho detto, nessuna lite. Solo silenzio. Lui proprio non capiva. Diceva che stavamo bene, che non mancava niente. In quel momento ho avuto la conferma: per lui era sufficiente. Per me, ormai, non più. Poi è arrivato il dolore. Perché anche se sono stata io ad andarmene, restavano le abitudini. I messaggi, le telefonate, il “tempo condiviso”. Mi accorgevo che mi mancavano cose che non erano amore, ma routine. La sicurezza del conosciuto. Quello che non mi aspettavo era la reazione degli altri. Pensavo che mi avrebbero criticata, detto che esageravo, che otto anni non si buttano via così. Invece ho sentito tutt’altro. Mi hanno detto che era ora, che una donna come me non deve restare ferma, che avevo aspettato fin troppo. Ancora oggi sto attraversando questa fase. Non cerco nessuno. Non ho fretta.