E vicino al cortile non serve

E vicino alla casa non serve

Come si dice, a volte la felicità arriva proprio grazie a un imprevisto. O forse non proprio un disastro, ma di certo una situazione buffa. Serafina vive una vita familiare serena. Suo marito Alessandro è un uomo perbene, tranquillo e devoto: la ama tantissimo, adora lei e i loro due figli come pochi uomini sanno fare. Alessandro è fatto per la famiglia ed è di quelli che pensano che al mondo non esiste moglie migliore della sua. Ma tutto avrebbe potuto andare diversamente, se non fosse stato per un episodio assurdo al paese

Serafina, una ragazza di una bellezza semplice, dopo il liceo si iscrive a ragioneria da privatista e intanto lavora alle Poste del paese. Ha anche un fidanzato, Egidio, ragazzo del posto, appena tornato dal servizio militare, che frequenta Serafina con intenzioni serie.

Egidio, non fartela scappare quella ragazza, lo consiglia sempre la madre, Sera viene da una buona famiglia, i genitori sono lavoratori, il padre non beve, sarebbe una moglie con i fiocchi. Bella presenza, responsabile, studia e lavora.

Non me la faccio scappare, mamma, tranquilla. Anzi, a breve le chiederò di sposarmi, ride Egidio dunque, prepara pure pian piano la festa.

E ormai mancherebbe solo il matrimonio, se non fosse successo un fatto fuori dal comune. Al circolo del paese si balla il valzer, le coppie girano allegre. Il trattorista Nicola, un po brillo di vino, invita Vera a danzare. Forse lo capisce subito o forse no che Nicola è già allegro, ma non gli dice di no. I ragazzi del paese non sono pochi, ma pochi sanno ballare il valzer, quindi le ragazze spesso ballano tra loro. Così anche Serafina gira in pista con la sua amica Livia.

Nessuno si aspetta che le gambe di Nicola, allentate dal vino, inciampino allimprovviso e, insieme a Vera, cadano rumorosamente per terra. Proprio in quel momento, Serafina e Livia, ruotando a loro volta, finiscono vicine e inciampano su Nicola e cadono anche loro sopra i due.

Si scatena una risata generale sulle danzatrici sfortunate. Livia cade meglio, ma Serafina, invece, si trova proprio sopra tutti, e il suo bel vestito di chiffon color ciliegia si solleva mostrando le gambe e la biancheria intima.

Rapida, Serafina si rimette subito a posto il vestito, si rialza, ma di ridere non ne ha affatto voglia. Cerca tra la gente lo sguardo di Egidio. Lui? Ride fortissimo, di gusto, insieme agli altri. Invece di aiutarla, invece di correre da lei, resta in piedi e ride rumorosamente come tutti.

Ride pure lui pensa Serafina con uno strazio, e dalla vergogna fugge via dal circolo.

Corre per le stradine buie del paese, il rumore dei tacchi che riecheggia nei timpani, e le sembra ancora di sentire quel ridicolo, brutale scherno dalla sala da ballo. Egidio, proprio lui, che avrebbe dovuto proteggerla, stava ridendo della sua umiliazione, del vestito alzato, dellimbarazzo.

A casa, Serafina si chiude in camera e piange fino a tarda notte, la madre preoccupata resta dietro la porta chiusa in attesa.

Figlia, che succede? Parla, dai, non può essere nulla di irreparabile! la madre bussa, sospira, ma non ottiene risposta.

Niente, mamma. è tutto quello che la madre riesce a sentire.

Il vestito di chiffon, tanto bello, color ciliegia matura, ora è abbandonato a terra, un mucchio, simbolo dei suoi sogni infranti con Egidio. Al mattino, le lacrime sono finite. Una decisione le si forma chiara nella mente, fredda come lalba.

Basta. Non gliela perdono questa. Non il ridere, ma il fatto che proprio nel momento del bisogno lui era tra gli spettatori a deridermi, invece che al mio fianco.

Figlia cara, almeno dimmelo, cosè successo? la incalza ancora la madre.

Mamma, da oggi non voglio più Egidio in casa, dice decisa.

Avete litigato? Ma dai, capita tra giovani, la madre quasi sorride, sollevata che non sia qualcosa di peggio.

Peggio, sono offesa con lui, racconta Serafina quello che è successo al circolo Mamma, già solo la vergogna davanti a tutti per il vestito, ma lui niente, rideva pure lui invece che difendermi.

La madre sta dalla parte della figlia, ma in cuor suo pensa che i due magari farebbero pace. Egidio si presenta il giorno dopo, la berretta in mano, borbotta:

Dai Sera, non farla lunga, sono cose che capitano avresti riso anche tu

Cose che capitano? chiede lei, offesa e incredula Vattene, e non dice altro.

Serafina lo guarda, il suo volto largo, bonario, che ora le pare estraneo. E in quegli occhi ha una freddezza tale che Egidio si gratta la testa e se ne va, senza tornare più.

In paese, ovviamente, tutti spettegolano.

Per tanto tempo, a mezza voce, si ride ancora di quella serata: Hai visto Serafina col vestito su e le gambe di fuori?. Ma lei, a testa alta, va ogni giorno in Posta, riceve pacchi, distribuisce la pensione e nessun uomo si permette più nemmeno una risata dietro di lei. Orgogliosa, determinata; si fa rispettare.

La madre la difende sempre, anche se cè chi pensa che Sera abbia esagerato con Egidio.

Eh, che ragazza testarda che hai, le dice in negozio Gina, la commerciante Ma non è successo niente di grave, dai, hanno solo riso.

Gina, guarda che la risata non centra. Egidio si è dimostrato piccolo piccolo, invece che essere uomo per bene. Un genero così, risponde severa la mamma di Serafina non lo voglio nemmeno vicino a casa.

Egidio, sapendo che Serafina non avrebbe cambiato idea, non si rifà più vivo a casa loro.

A dicembre, Serafina si trasferisce a Firenze per la sessione invernale di esami al tecnico: la città le sembra rumorosa, estranea. Dopo la quiete di paese, il frastuono del tram e le voci in strada la stancano. Divide la stanza in un collegio con altre tre ragazze, e ogni sera, sotto le coperte, ripassa i bigliettini di studio.

Lultimo esame prima delle vacanze è Scienza delle Costruzioni, il più difficile. La mattina, insieme alle amiche, beve un tè e va in facoltà.

In aula fa caldo. Serafina, nervosa, si torce un bottone del blazer. Pesca il biglietto: Calcolo delle travi in flessione. Tutto le sembra sparire dalla memoria.

Hai pescato un brutto biglietto? sussurra una voce a sinistra.

Lei si gira. Accanto cè un ragazzo in pullover di lana un po rozza, capelli scuri leggermente mossi, occhi grigi perspicaci. Fa finta di leggere il suo biglietto, ma ha lo sguardo ironico e incoraggiante.

Altro che brutto, non ricordo più nulla, sospira Serafina stringendosi le labbra.

Vuoi una mano? le sussurra lui Se vuoi ti scrivo le formule, sono stato bravissimo a questo esame

Serafina, spaventata:

Ma sei matto? Se ci scoprono finisco fuori!

Ma lui, svelto, mentre il professore guarda altrove, le lascia cadere un foglietto sulle ginocchia.

Serafina, il cuore in gola, lo apre: non solo formule. In fondo, a grandi lettere, ha scritto: Tieni duro. Ce la farai di sicuro! Dopo andiamo al cinema? Alessandro.

Gli scappa quasi da ridere, si copre la bocca con la mano. Si gira: Alessandro la guarda, serio e tenero insieme.

Lo supera lesame, prende buono. Uscendo, lui la aspetta in corridoio, appoggiato al davanzale.

Allora, il cinema si fa o no? le chiede, porgendole una mela rossa.

Serafina la prende, sorride, e il gelo che aveva nel cuore da quella sera in paese improvvisamente si scioglie.

Eccome se andiamo, grazie per laiuto, risponde, radiosa.

Vanno al cinema, poi passeggiano per la città bianca di neve. Alessandro racconta di venire da una piccola cittadina, lavora come capocantiere e studia da privatista. È diverso dagli altri ragazzi, ha una forza tranquilla e pulita; ascolta, non interrompe, ride insieme, mai di lei.

Lei guarda i fiocchi di neve sciogliersi tra i suoi capelli

Lultimo giorno prima di tornare a casa, alla fermata del tram in mezzo ai fiocchi svolazzanti, Alessandro le prende la mano.

Sera, le dice con semplicità. Lo so che ci conosciamo da poco, ma quando sento che una cosa è giusta io vado fino in fondo. Non badare al pullover vecchio: ti costruisco una casa grande, vivremo insieme Vieni con me?

Serafina lo guarda, vede i fiocchi di neve nei suoi capelli, e allimprovviso capisce con chiarezza: è lui il suo destino. Non là, nel circolo fumoso tra risate e imbarazzo, ma qui, davanti al tram, con questo ragazzo sincero che non ha avuto paura di scriverle una sciocca nota.

Vengo, risponde piano.

Quando torna al paese, è felice.

Brava, hai superato gli esami, ma vedo che mi nascondi qualcosa: non sarai mica innamorata, che ti brillano gli occhi? chiede la madre accarezzandole la schiena.

Sì, mamma. Alessandro, è del capoluogo vicino, vuole che mi trasferisca da lui, ci sposiamo. Non è come i ragazzi di qui, è diverso, affidabile e serio.

Che Dio ti benedica, figlia mia, voglio solo il tuo bene, le dice la madre.

La sera, passando accanto al circolo da cui escono note di fisarmonica, Serafina rallenta senza volerlo. Dal vetro appannato intravede Egidio, in un angolo con unaltra ragazza. Sorride, si sistema lo scialle di lana e si incammina verso casa, tra le ombre.

Poco dopo, Alessandro viene a chiederla in sposa, seguono le nozze, Serafina lascia il suo paese e va a vivere con lui. Conducono una vita meravigliosa, educano figli straordinari, coccolano i loro nipoti. Serafina è felice accanto ad Alessandro.

In paese si continua con la propria routine. Egidio si sposa due volte, una terza convive solo per comodità con una vicina più grande di lui. Beve, litiga, come aveva previsto la madre di Serafina:

Di uno così, vicino casa, non cè mai stato bisogno!

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