“Lavori in un negozio di animali, quindi portaci del cibo per gatti”: detto dai genitori di mia moglie

È come se, in un sogno nebbioso e bizzarro, avessi appena cominciato a lavorare in un negozio di animali nel cuore di Bologna. Ricordo vagamente che il periodo di prova si è dissolto come la nebbia a giugno, lasciandomi scivolare tra le fila del personale fisso, come se nuotassi tra pesci rossi in una boccia troppo piccola.

Essere nel personale fisso di questo strano negozio significava poter prendere ogni fine mese le cose che venivano ritirate dagli scaffali: sacchi di croccantini con confezioni stracciate, scatolette di cibo con la data che ballava sullorlo delloblio, giochi per animali leggermente rotti o cucce con fili sfilacciati. Sembra che ci intendessimo senza parlare, dividendo il bottino tra noi come dei vecchi amici seduti a una tavola imbandita di salumi e formaggi.

Eppure, io non ho animali. Prendevo comunque qualcosa, forse per non restare a mani vuote in tutto quel susseguirsi di pacchi e scatole. Così, la prima volta mi sono trovato tra le mani una busta di cibo per gatti come si pescano numeri alla tombola di Natale.

I genitori di Giulia, mia moglie, hanno un gatto grassoccio e pigro di nome Ulisse. Senza pensarci, ho portato il cibo a casa loro. Lho visto per un secondo, sulle mattonelle fredde della cucina, mentre odorava la busta come se fosse uno scrigno misterioso proveniente da unaltra dimensione.

Poi, qualcosa in me si è messo in moto. Ho deciso che, già che ci sono, avrei preso sempre qualcosa per gatti. Forse perché mi sembrava il gesto giusto, forse per sentirmi parte del flusso, come nella corrente di un sogno in cui cammini scalzo per Venezia.

La volta dopo, mi è capitato uno di quei grattatoi per gatti, con la corda sfilacciata. La suocera, la signora Caterina, è abile con ago e filo e lha sistemato in un lampo, tra una tazzina di caffè e una fetta di torta della nonna. Lho portato, convinto di fare bella figura ma loro, invece, sono rimaste con il broncio.

No, ma la pappa, Vittorio, non potevi portarla direttamente? Siamo rimaste senza! hanno borbottato come vecchie signore davanti al portone.

È stato strano, mi sono sentito come se lacqua della laguna mi fosse salita alle caviglie. Laltra volta avevo spiegato che tutto quello che portavo era frutto del destino capriccioso del negozio, e stavolta glielho ripetuto, ma loro annuivano come a una messa senza ascoltare davvero.

Mentre tornavamo a casa, io e Giulia ci siamo scambiati uno sguardo complice, di quelli che odorano di camomilla tiepida. Le ho proposto che ogni mese avremmo comprato un sacco di cibo buono per Ulisse, e solo se capitava qualcosa in negozio, lo prendevo gratis. Un patto siglato nel silenzio sognante della notte.

Ma dopo un altro mese, come in una scena surreale di Fellini, scopro che i dieci chili di croccantini sono volati via. Caterina, con gli occhi che brillavano dinnocenza, mi confessa di averli promessi alla vicina, la signora Lucia, per il suo gatto Arturo.

Ma tanto sapevo che ne avresti portato ancora, no? dice, mentre io mi sento annegare tra le onde dei miei pensieri. E intanto noi avevamo comprato del cibo carissimo, più caro di una pizza margherita nei pressi del Duomo.

Allora glielo rispiego: i croccantini li prendo per Ulisse soltanto. Lei, tutta offesa, esclama: Eh, ma lavori in un negozio di animali, Vittorio!

Mi è parso che le pareti di cucina si inclinassero e ruotassero su se stesse. Ho visto passare piccoli pesciolini rossi in volo e gatti con il cappello a cilindro che mi salutavano dalla finestra. In quel momento ho deciso che questa pantomima doveva finire.

Così, nel sogno, dico ai suoceri che per principio non porterò più niente. Vedo una serie di ombre offese svanire tra i vapori dellespresso. Spiego loro di non aspettarsi più nulla da me.

E così finisce la scena, in una strana nebbiolina bolognese, tra gatti che ridono, ceste di croccantini volanti e il rumore delle rotelle di una bici che si perdono tra i sanpietrini antichi.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

two + six =

“Lavori in un negozio di animali, quindi portaci del cibo per gatti”: detto dai genitori di mia moglie
La Famiglia Decide Insieme: Scelte e Unioni nella Tradizione Italiana