Il maledetto matrimonio

DIARIO DI UNA PASSIONE MALEDETTA

In paese, di Pietro si diceva: È un lupo solitario. Taciturno, spalle larghe come il Duomo, era il fabbro, uno che con le mani piegava il ferro e con lo sguardo sapeva anche accarezzare. Aveva accanto Rosa, una moglie fedele, e una casa sempre piena tutto ciò che occorreva per vivere tranquilli e contenti.

Ma con la primavera tornò nella tenuta accanto Annunziata. Non era più la ragazzina sottile partita per Firenze, ma una donna, con occhi profondi come il Lago di Como e una risata che ghiacciava il sangue agli uomini. Ci incrociammo vicino al vecchio mulino; io stavo sistemando il chiavistello, lei camminava tra le erbe alte, la gonna che sfiorava i papaveri selvatici. Mi guardò, e mi sembrò che un ferro rovente mi schiacciasse il petto.

Fu un amore contro ogni cosa.

Contro Dio. Smisi di andare in chiesa, incapace di alzare gli occhi verso le icone sante.
Contro la gente. Le voci dietro di me diventarono sussurri sempre più cupi.
Contro il buon senso. Lo sapevo: Annunziata era padrona, una viziata capricciosa, e per lei io non ero che unavventura.

Eppure ogni notte, a mezzanotte, mi perdevo nel bosco. Annunziata mi aspettava nella vecchia rimessa. Era follia pura, calda, profumata di erbe selvatiche e peccato. Lei mi baciava le mani piene di calli, io spezzavo rami fra le dita per soffocare la bestia che sentivo crescere dentro.
Fuggiamo le sussurravo piano tra i capelli, mordendomi le labbra fino a sanguinare . Lascio tutto, andiamo via, magari nei boschi dellAbruzzo.
Annunziata rideva piano, il suo sorriso amaro come il rosmarino selvatico: Dove mi porti, fabbro? I miei piedi sono abituati alla seta, i tuoi alla polvere. È scritto che la nostra sorte sia questa, Pietro. Insieme non si può, ma lontani non si respira.

La resa arrivò in una notte dautunno. Rosa, distrutta dai sospetti, mi seguì fino alla bottega e ci scoprì insieme. Non gridò, non pianse. Rimase lì, a fissarmi con occhi che non scorderò, mentre io mi inginocchiavo davanti a unaltra donna.

Rientrai allalba. Casa era deserta. Rosa aveva preso i bambini ed era tornata dai suoi. Il giorno dopo, arrivò la notizia: Annunziata era partita per Milano, dal suo fidanzato ufficiale, senza lasciare neppure un biglietto.

Non mi diedi al vino. Lavorai ancora più furiosamente. Solo che il martello calava sullincudine con tanta rabbia che sembrava volessi distruggere la memoria di quella primavera folle.

Si dice che lamore maledetto non muoia mai. Si nasconde sotto la cenere, come brace. Basta un soffio di un ricordo, e riappicca lincendio. Ma quellincendio, ormai, scotta senza dare più calore. Solo nero fumo e amarezza.
Lamore vero è guardare insieme nella stessa direzione. Lamore maledetto è quando uno guarda il cielo e laltra la tomba, e nessuno riesce a distogliere gli occhi.
Laddove ardeva la passione, resta solo polvere e gelo di sepoltura. Lamore maledetto non perdona chiede il sangue, o la dannazione eterna.

Dopo Annunziata, non ero più lo stesso: svuotato, come se la carne fosse stata bruciata dallinterno, rimasta soltanto lossatura. Gli occhi erano cavità oscure, senza più fondo.

Rosa non tornò. Disse a sua madre: Non riesco a respirare il suo odore maledetto, mi pare abbia amoreggiato con la Morte sul greto del Lambro.
Smettei di forgiare aratri e ferri di cavallo. La gente evitava la mia bottega; le donne si facevano il segno della croce sentendo battere il martello. Si mormorava che il fabbro stesse forgiando una catena per legare lanima sua a chi laveva abbandonato.

Un novembre, col nebbione che cancellava tutte le strade, tornai al vecchio mulino ormai diruto, portando un fagotto.
Vieni sussurrai, inchiodando un enorme chiodo nero al legno della ruota. Avevi promesso che saremmo stati insieme. In seta o nella bara, è lo stesso per me.

E lei venne davvero. Ma non più la lucente bellezza della primavera: dal buio uscì unombra. Il vestito lacerato, la pelle pallida come gesso, gli occhi solo vuoto.
A Milano, Annunziata non ebbe fortuna: lufficiale era un giocatore incallito e vile. Quando scoprì che lei aspettava un figlio da quellanimale del paese, la cacciò allalba, in camicia da notte. Annunziata morì di freddo in una cunetta, tentando di tornare dal suo fabbro.

Lombra mi tese le mani:
Pietro sussurrò tra le canne . Ho freddo. Scaldami.
Non mi tirai indietro. Stretti quella creatura gelida, che odorava di terra umida, al petto.
Ti scalderò. Fino allultimo fondo dellanima.
Quella notte la bottega bruciò così forte che la vallata fu illuminata fino al campanile. Quando tutto tacque, tra le ceneri non trovarono ossa: solo due fedi grezze, di ferro nero, fuse per sempre insieme.

Ora, dicono, vicino al mulino di notte uno sospira e una piange piano
La leggenda racconta che il ferro temprato nel fuoco della passione maledetta non si raffreddi mai. Le fedi, trovate tra le rovine, finirono nelle mani di un rigattiere di passaggio uno che non credeva in nulla, sperando di farci qualche euro.
Non arrivò mai in città. Lo trovarono nel carro, in mezzo a un campo: i cavalli immobili, e lui irrigidito nella posa della preghiera, le mani chiuse a pugno, segnate da profonde ustioni proprio a forma di quelle due fedi, come se il ferro morto gli avesse succhiato via tutto il calore.

Le fedi si dispersero per lItalia, portando malesorti:
Discordia: in ogni casa dove arrivavano, lamore si mutava in odio in una notte. Mariti vedevano streghe nelle mogli, le donne soffocavano i mariti fra i capelli.
Sussurri: chi nascondeva le fedi sentiva passi pesanti del fabbro e il frusciare di seta strappata.
Tosse nera: la peggiore. Chi possedeva le fedi smetteva di mangiare, di bere, fissando un punto, attendendo qualcuno

Sono passati decenni. Il paese si è svuotato, il mulino è franati nellAdda. Ma qualcuno giura che, lì dove fu la bottega bruciata, a volte compare unombra massiccia.
È Pietro. Sempre enorme, ma con un tizzone ardente al posto del cuore. Gira per il mondo, cercando le fedi di quellinnominabile matrimonio

Lamore sacro porta come corona unaureola, quello maledetto ha una corda al collo, che stringe anche da morti, perché il peccato è più dolce della vita e il tormento più prezioso della salvezza
Lamore maledetto non è rosa e sospiri. È quella passione che ti brucia dentro, spezza i giuramenti e tira giù a fondo con un sasso al collo e tu sei grato di affogareMa in certe notti di pioggia, quando il vento fa cantare le persiane e perfino i cani hanno paura, qualcuno dice di aver udito, sul ponte vecchio, un passo pesante seguito da uno strascico lieve, come di gonna bagnata. Nessuno osa affacciarsi, ma chi ascolta giura che quei due camminano insieme, lui col petto squarciato dalla nostalgia, lei col sorriso spezzato, persi in un abbraccio che fiacca anche la morte.

E allora, se una giovane sposa perde la fede sul pavimento o un uomo sente il proprio cuore battere nel ferro, sussurrate piano, senza giudizio: le passioni che ardono troppo forte lasciano solo ombra e scintille nella polvere, e lamore che non doveva essere si aggira ancora, affamato, affacciato alla soglia dei vivi. Perché nulla incendia il mondo come il desiderio proibito e nelle notti più nere, anche il ferro ricorda il calore di chi, una volta soltanto, ha amato senza redenzione.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

2 × 2 =