E perché dovremmo chiedere un mutuo quando possiamo avere direttamente un appartamento?

Ieri sedevo su una panchina con la mia vicina, Signora Fabbri, in un parco affacciato sulle strade di Firenze. Il tramonto sulle colline toscane era struggente, ma lei piangeva piano, asciugandosi le lacrime col fazzoletto di lino. È una vergogna, mormorava, finire in una casa di riposo come se la vita fosse già stata abbandonata. Rinunciare così, volontariamente, soltanto per quello che mi ha detto mia figlia Bianca.

La Signora Fabbri aveva cresciuto Bianca da sola, senza un marito a sostenerla. Era rimasta vedova troppo giovane e il peso della vita era caduto tutto sulle sue spalle sottili. Bianca era cresciuta viziata, senza regole precise.

Fin da piccola, Bianca si era abituata a trovare tutto pronto. La madre non le faceva mancare nulla: spendeva fino allultimo euro per farla felice, vestendola come una bambola di porcellana. Per riuscirci, la Signora Fabbri lavorava ogni turno disponibile alla fabbrica tessile, notte e giorno. Allora erano tempi diversi. Nessuno doveva preoccuparsi della casa, perché la fabbrica le aveva dato subito un appartamento; oggi invece, si sa, a nessuno regalano più nulla. Ora bisogna sudare, mettere via ogni centesimo, e sperare di comprare, con molti sacrifici, quattro mura tutte per sé.

Bianca era cresciuta e andata alluniversità di Pisa; poi aveva sposato Matteo, un ragazzo di buona famiglia.

I genitori di Matteo avevano una villa originaria tra gli uliveti fuori città, ma Bianca non voleva saperne di vivere lì.

Anche la stessa Signora Fabbri aveva il suo piccolo appartamento, ma tra lei e il genere cera sempre stato attrito. Ed è vero: per i giovani, vivere con i genitori è una rinuncia continua, non riescono a respirare con tutte le vecchie abitudini degli anziani. Ognuno ha la sua idea di casa, i suoi orari e i suoi silenzi. Perché ostinarsi a farsi del male?

Daltronde, cè sempre la possibilità di un mutuo con la banca, basta mettere insieme un gruzzoletto per lanticipo, poi pagare a rate e, forse, in ventanni il sogno si realizza. Poco importa se lappartamento è piccolo: almeno è il proprio. Meglio così che vivere come ospiti eterni.

Un tempo gli alloggi venivano assegnati, ora tutto ciò è finito. Bisogna sudare, rinunciare, fare mille sacrifici per un appartamento.

E Bianca e Matteo lavorano. Prendono buoni stipendi, meglio di molti amici che già sono riusciti, risparmiando, a comprare la casa.

Ma niente, loro non ce la fanno a mettere via nulla. Prima una gravidanza dopo laltra. E i soldi finiscono in pannolini monouso, latte artificiale, pappe pronte che si scaldano e via. Niente più mani ruvide dal lavare e strizzare: metti il pannolino, togli, butta, game over. Questo è il progresso: la comodità.

Ma perché tutta questa fretta di avere figli?

Avrebbero potuto sistemarsi prima, mettere da parte qualche risparmio, trovare casa, poi pensare ai bambini. Invece, uno dietro laltro.

Ora Bianca vorrebbe ancora allargare la famigliasia lei che il marito sono figli unici. Più bambini, così almeno si aiutano tra loro, dice sempre. Forse non ha tutti i torti: magari crescendo insieme diventano più forti, meno viziati, imparano a sostenersi a vicenda.

Certo, i figli sono una gioia. Il problema è che la gente si fa i figli e poi… li lascia agli altri. Dovè la responsabilità?

Non riesco a capire questa generazione. Noi, se non avevamo la casa, risparmiavamo su tutto: stessi cappotti per cinque inverni, niente scarpe nuove senza un vero bisogno, rinunce su rinunce. Adesso i giovani vogliono tutto e subito. Non conoscono il sacrificio.

Mangiano fuori ogni weekend, riempiono i bambini di dolci e di giocattoli. Ma che serve? dice la Signora Fabbri con voce rotta, sono solo sprechi Un tempo bastava una bambola, una macchina di latta.

E poi cè Bianca, che non resiste alle marche di moda e riempie larmadio di abiti che mette una volta e poi regala o butta. Soldi in fumo, ogni stagione.

E le vacanzesempre lontano, ogni estate via in Sicilia o in Sardegna, i bambini che vogliono il mare blu. Una volta si andava in campagna dai nonni, ora preferiscono spendere tutto in villeggiature e tornare più poveri di prima. Una bella casa non vale forse di più di tutte queste vacanze?

La Signora Fabbri singhiozzava mentre il sole calava. E tutto per sentirmi dire, ieri, da mia figlia che non cè più bisogno di comprare casa, che vivono bene in affitto. Quando sarà il momento, mamma, quellappartamento sarà nostro. Prima o poi. Come se stessero aspettando che io non ci sia più

Non era la crudeltà della frase a ferirla, ma la freddezza di un mondo nuovo, dove anche lattesa della morte diventa un calcolo. Bianca si è scusata poi, ma lamarezza resta. Ora, ogni volta che sente squillare il telefono e vede il numero della figlia, la Signora Fabbri si irrigidisce. Ecco, pensano che io sia solo un ostacolo da spostare.

LArno scorreva lento, le luci del crepuscolo si riflettevano sulle sue acque, e nella voce della mia vicina cera tutta la fatica di una vita passata a rincorrere sogni che, forse, non saranno mai più i sogni di chi rimane.

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Dasha, ti prego, torna da me…