Ho paura di perderti

4 giugno
Ecco dove abito, sorrisi alla Teresa, invitandola a entrare.
Vieni pure avanti, io torno subito.
Lei entrò nellingresso con una titubanza che mi colpì.
Guardava in giro, come se fosse in ansia, e non si tolse nemmeno le scarpe.
Mi sembrava strano cera qualcosa che la metteva a disagio.
Quando tornai dalla cucina, la vidi fissa come una statua, il terrore negli occhi e le mani che tremavano.
Non disse una parola: scappò fuori dallappartamento, quasi inciampando.
Teresa, dove vai?!
Rimasi di stucco davanti alla porta rimasta spalancata.
Poi guardai la Mia, il mio pastore tedesco, che era venuta a vedere cosa succedeva con quellaria perplessa.
Non mi aspettavo proprio che la serata potesse finire così.
Ma è corsa via senza nemmeno salutare?
mi domandò incredulo Gabriele, quando gli raccontai tutto davanti a una birra, seduti al nostro bar di fiducia.
Sì.
Non ha detto nulla, sembrava avesse visto un fantasma.
Guardai la mia birra, pensieroso, poi la rimisi sul tavolino.
Non capisco Cosa può averla spaventata tanto?
Ma non hai provato a chiederlo direttamente a lei?
Avrei voluto, ma da ieri sera non risponde né ai messaggi né alle chiamate.
Sei andato a casa sua?
No, la conosco solo fino al portone, non so che interno sia il suo.
Strano davvero.
Sì, una situazione assurda.
Era iniziato tutto così bene, e poi è finita in questo modo.
Forse non è finita.
Magari si risolve.
Vedrai che lunedì, in ufficio, ne parlerete.
La prima volta che vidi Teresa fu su un autobus della linea 2, allora di punta a Bologna.
Tutti le passavano accanto e nessuno le cedeva il posto.
Io glielo cedetti.
Lei mi ringraziò con un sorriso che mi restò nella testa per tutto il giorno.
Volevo parlarle, ma lavoravo e non sono uno che si butta così, davanti agli altri.
Cosa avrei dovuto dire?
“Piacere, mi chiamo Lorenzo.
Questo è il mio numero, chiamami dopo lavoro”?!
Non è da me.
Scendi dal bus e non ti volti, vero Lorenzo?
Però per tutto il tragitto verso lufficio avevo limpressione che mi stesse seguendo.
Ma mi ripetevo, Dai, ti stai solo facendo i film
Così fui ancora più confuso quando, poco dopo, il mio capo lIngegner Rinaldi entrò in ufficio con lei al seguito e disse: Ragazzi, vi presento la nuova collega!
Mi venne quasi da ridere per il paradosso della situazione.
Ma non ridevo dentro.
Teresa, mi disse lei, tendendomi la mano.
Lorenzo.
Piacere mio, balbettai.
Dentro esplodeva qualcosa di nuovo.
In quel momento capii che la vita qualche volta fa davvero strani giri.
Quel pomeriggio incontrai Gabriele al Parco della Montagnola.
Era il nostro punto di ritrovo per portare a spasso i cani.
Gli raccontai della nuova arrivata in ufficio.
Descrivevo Teresa in modo così entusiasta che lui capì subito.
Hai perso la testa, fratello.
Pensi?
Sì, come è successo a me con Chiara.
Lho vista e ho capito che era quella giusta.
Ecco, proprio così.
Ma se provassi a invitarla fuori?
Prova.
Che male cè?
O agisci, o qualcuno te la ruba.
E se fosse già impegnata?
Allora resterà solo lavoro, ma almeno lo saprai.
Così, alluscita dal lavoro, laspetto alla fermata.
Lei sorride.
Io balbetto, ma alla fine riesco a dirlo.
Non fraintendere, eh Ma ti va di prendere un caffè o magari un cinema insieme, stasera?
E Teresa dice sì.
Caffè in un bar di Piazza Maggiore, poi una lunga passeggiata notturna sotto i portici, quasi senza incontrare anima viva.
Alla fine la accompagno a casa contentissimo.
Sembro un adolescente.
Quella notte, invece di passeggiare la Mia, la mia pastore tedesco, come faccio ogni sera, mi incanto a fantasticare su Teresa.
Su come le chiederò di sposarmi, su come vivremo insieme.
Immagino figli, giornate fuori, gite nel Chianti.
Tre mesi così.
I migliori della mia vita.
Cene al ristorante, film romantici al cinema, baci sotto la pioggia estiva.
Teresa era splendida: gentile, ironica, intelligente.
Io non riuscivo a credere alla fortuna di averla incontrata.
Ah, solo una cosa mi metteva in crisi: ogni sera, dopo averla salutata, dovevo ancora portare fuori la Mia, la mia compagna pelosa.
Vivevo da solo, e Teresa di solito rifiutava di uscire con noi tre.
Sembrava a disagio.
Aveva sempre una scusa.
Facciamo da soli, dai.
Se poi ci va di entrare in un caffè, non possiamo lasciar fuori il cane…
Hai ragione, acconsentivo.
Poi ho deciso che era tempo di chiederle di andare a convivere.
E lei tergiversava.
Ho promesso alla padrona di casa della stanza che restavo fino a fine anno.
Non voglio lasciarla nei guai, mi diceva.
Se serve, pago io laffitto fino a dicembre.
Dai, vieni almeno a vedere la casa, e conosci la Mia.
Sono sicuro che vi troverete bene.
Vedendomi così convinto, Teresa ha accettato di venire a casa mia.
Ma non appena Mia è saltata fuori, è letteralmente fuggita.
Da allora, nessuna risposta alle mie chiamate.
Così sono finito a confidarmi con Gabriele.
Aspetta lunedì, mi consiglia.
Ci parlerete in ufficio.
Arriva il lunedì.
Io ai vetri dellautobus, cercando tra la folla.
Niente Teresa.
Quando, finalmente, la vedo arrivare a piedi, con il viso rigato di lacrime.
Teresa, aspettami!
Rimase ferma, triste come non mai.
Che succede?
Perché sei scappata?
Perché non rispondi più?
Lorenzo, scusami.
Cosa cè che non va?
Dimmi subito, io non ce la faccio ad aspettare.
Non possiamo vivere insieme, sussurra, e scoppia a piangere.
Ma perché?
Ho sbagliato qualcosa?
No.
Allora cosa cè?
Ho paura abbassa la testa.
Dei cani.
Mi terrorizzano.
Mi sento gelare.
Ma la Mia?!
È tranquillissima!
Dentro di me penso: Ma allora era davvero per via di Mia
Non è il tuo cane, Lorenzo.
È che, da piccola, fui attaccata da un cane.
Avevo sei anni, stavo al parco, una persona ubriaca aizzò un grosso cane contro di me, mi salvai per miracolo.
Da allora mi vengono attacchi di panico se mi trovo con i cani vicini.
Sulla strada resisto perché posso cambiare percorso o stare vicino alla gente, ma vivere tra quattro mura con un cane grande impossibile.
Non potrei mai.
Restammo un attimo così, io senza parole, lei che si asciugava le lacrime.
Non è colpa tua, Lorenzo, né di Mia.
Sono io, sono fatta così.
Ci hai provato.
Ed io ti amo, Teresa.
Anche io Ma non posso mentire.
Quel pomeriggio glielo raccontai a Gabriele.
Non penserai mica di dare via Mia?
mi disse.
Ma no!
Ladoro.
Ma amo anche Teresa.
Allora aiuta lei a superare la paura.
Portala da uno psicologo, oppure
Ci ha già provato, ma non serve.
Teresa vuole comunque provare.
Vorrà tentare ancora.
Allora comincia dalle cose semplici.
Niente incontri in casa.
Fate passeggiate tutti e tre insieme, da qualche parte dove lei si senta sicura: nei colli, in un boschetto.
Un po di speranza si riaccese.
Così organizzammo una gita fuori, nei pressi di Imola, con la Jeep che mi prestò il cugino.
Mia era sistemata dietro nel bagagliaio.
Teresa guardava il cane con il solito disagio.
Una volta arrivati sul prato, le cambiai le scarpe: stivali di gomma, ché il terreno era fangoso dopo le piogge.
Io giocavo a lanciare la pallina a Mia, anche per distrarre Teresa.
Come va?
le chiesi.
Non lo so.
Ho paura guardava sempre Mia da lontano.
I cani sono come le persone.
Dipende da come sono cresciuti.
Mia è buona; non ti farebbe mai del male.
Lo so, ma la paura mi blocca.
Vedrai che con il tempo cambierai idea.
Proviamo una cosa: vuoi lanciare tu la pallina?
Non so
Chiudi gli occhi, pensa solo al gesto.
Prende la pallina, la scaglia lontano.
Io applaudo, Mia scatta a prenderla.
Poi, improvvisamente, Mia si mette ad abbaiare forte.
La pallina era caduta nel laghetto a bordo bosco.
Sta solo giocando, la rassicuro.
Sei sicuro?
Certo.
Ma adesso dovrò entrare io in acqua, Mia non ci va: ha paura pure lei!
Davvero?
Ma i cani non hanno paura di niente!
Anche loro, come noi, hanno timori.
Ho salvato Mia da un fiume quandera cucciola.
Sarà per questo.
Scendo nel fango per recuperare la pallina e, senza accorgermene, mi ritrovo impantanato.
Lorenzo, che succede?
Niente, vado a prendere la palla a metà strada capisco di essere bloccato.
Accidenti, temo che qui sia più palude che pozzanghera!
Teresa si agita.
Il cane abbaia, ma non entra in acqua.
Aiuto!
Cerca un bastone, Teresa!
Lei esita, terrorizzata sia dal cane che dalla situazione.
Mia la guarda, sembra chiedere aiuto anche lei.
Poi Teresa, stringendo i denti, raccoglie un grosso ramo e me lo porge.
Io mi attacco più forte che posso.
Anche Mia si avvicina e tira con i denti il mio maglione.
Tiro e spingo, e insieme donna e cane mi trascinano fuori dalla trappola.
Stesa sullerba, ansimante, guardo Teresa che per la prima volta accarezza Mia.
Che donne forti che ho, sorrido.
Oggi ho capito una cosa, Lorenzo mi dice Teresa.
La paura di perderti è più grande di qualsiasi altra paura.
Poi abbraccia Mia e le sussurra un grazie.
Quella sera, dopo una lunga doccia calda e una cena abbondante, ci siamo messi tutti e tre sul divano, a vedere film sui cani.
Teresa si era avvinghiata a Mia.
Nessuno di noi aveva voglia di cambiare canale.
E ho capito che a volte i nostri timori li superiamo se cè qualcuno a cui teniamo davvero.
Ora il mio timore più grande è perderle: entrambe.
Forse amare significa proprio questo.

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