Senza casa
A Ninfa non rimaneva nessun posto dove andare. Proprio nessuno Posso magari passare un paio di notti alla stazione. Ma poi? Allimprovviso, una lampadina: La casetta in campagna! Come ho fatto a dimenticarmene? Beh, chiamarla casetta è un po troppo È più una baracca diroccata. Però meglio lì che in stazione, pensava Ninfa tra sé e sé.
Sali sulla regionale, Ninfa si appoggiò al finestrino freddo, chiuse gli occhi e si ritrovò invasa da ricordi pesanti. Due anni prima aveva perso i suoi genitori, era rimasta sola, senza nessuno che la aiutasse. Non aveva più soldi per pagarsi luniversità, aveva dovuto mollare gli studi e trovare lavoro al mercato.
Dopo tutte queste sventure, Ninfa ebbe finalmente un po di fortuna, e conobbe il suo amore. Tommaso era un ragazzo buono, educato. Dopo due mesi si sposarono, una cerimonia semplice.
Sembrava quasi la felicità Ma la vita aveva in serbo unaltra prova. Tommaso propose a Ninfa di vendere la casa dei suoi genitori in centro, per aprire unattività insieme.
Il ragazzo le aveva dipinto tutto così bene che Ninfa non ebbe dubbi: si fidava, era sicura che tutto sarebbe andato per il meglio e che presto non avrebbero più avuto problemi economici. Quando saremo a posto, potrò pensare a diventare mamma Chissà come vorrei un bambino!, sognava la giovane ragazza.
Ma, il business con Tommaso fallì. Le continue litigate per i soldi gettati al vento portarono subito tensioni, e ben presto Tommaso portò a casa unaltra donna, cacciando fuori Ninfa.
Ninfa, per primo, pensò di andare dai carabinieri, ma capì che non aveva niente in mano per accusare il marito. Era stata lei a vendere la casa e ad affidargli i soldi
***
Arrivata in stazione, Ninfa camminò solitaria lungo il binario. Era appena iniziata la primavera, la stagione della campagna non era ancora partita. In tre anni, il terreno era diventato un disastro. Vabbè, riallestisco tutto e torna a splendere! pensò, pur consapevole che niente sarebbe più come prima.
Trovò facilmente la chiave sotto il gradino, ma la porta di legno era tutta storta, non voleva aprirsi. Provò e riprovò, senza riuscirci. Sconfortata, si sedette accanto allingresso e scoppiò a piangere.
A un certo punto, dallorto vicino vide del fumo e sentì dei rumori. Soddisfatta di trovare almeno qualcuno nei paraggi, Ninfa corse verso i vicini.
Zia Rina! Siete a casa? chiamò.
Ma nel giardino cera un vecchio trasandato, Ninfa si bloccò dalla sorpresa e dalla paura. Lo sconosciuto aveva acceso un piccolo fuoco, scaldava dellacqua in una tazza sporca.
E voi chi siete? Dovè zia Rina? chiese Ninfa, indietreggiando.
Non avere paura, per favore non chiamare i carabinieri. Non faccio niente di male. Non entro in casa, sto solo qui, nel cortile
Sorprendentemente, la voce delluomo era gentile, colta, un baritono che ispirava fiducia.
Siete un senzatetto? chiese Ninfa, un po a bruciapelo.
Sì, hai ragione rispose piano luomo, abbassando lo sguardo Tu abiti qui accanto? Non ti disturberò, promesso.
Come ti chiami?
Michele.
E il cognome? chiese la ragazza.
Cognome? si stupì il vecchio Ferri.
Ninfa lo osservò attentamente. I vestiti erano vecchi ma puliti, lui quasi curato.
Non so davvero a chi chiedere aiuto sospirò Ninfa.
Cosè successo? domandò luomo premuroso.
La porta si è piegata Non riesco a farla aprire.
Se vuoi, posso dare unocchiata si offrì Michele.
Te ne sarei grata! disse Ninfa, sconsolata.
Mentre il vecchio trafficava con la porta, Ninfa rifletteva su di lui: E chi sono io per giudicarlo o disprezzarlo? Anche io sono senza casa, in una situazione molto simile
Ninfetta, vieni a vedere! Michele Ferri sorrise, spinse la porta. Aspetta, resti qui a dormire?
Eh, sì Dove altro? Ninfa era stupita.
Hai il riscaldamento?
Cè una stufa Ninfa si sentiva ormai persa, non ci capiva niente.
Ok. E della legna?
Non lo so rispose Ninfa, abbattuta.
Va bene. Entra, adesso penso a qualcosa disse deciso Michele, e uscì dal cortile.
Ninfa passò circa unora a sistemare. In casa faceva un freddo cane, umido, tuttaltro che accogliente. Era sconsolata, si chiedeva come avrebbe fatto a viverci. Poco dopo tornò Michele Ferri, portando la legna. Ninfa, inaspettatamente, si sentì sollevata nel sapere che almeno aveva unanima viva vicino.
Michele pulì un po la stufa e laccese. Unora dopo, la casa era tiepida.
Ecco, la stufa funziona, aggiungi un po di legna ogni tanto, ma di notte spegnila. Non ti preoccupare, il calore dura fino al mattino spiegò Michele.
E tu, dove vai? Dai vicini? chiese Ninfa.
Sì. Nulla di che: resto un po nel loro giardino. Non voglio andare in città, non voglio tormentarmi pensando al passato.
Michele Ferri, aspetta. Dai, mangiamo qualcosa, beviamo un tè caldo, poi vai disse Ninfa con decisione.
Il vecchio non si oppose. Si tolse la giacca, si sedette vicino alla stufa.
Scusa se mi faccio i fatti tuoi cominciò Ninfa Ma, davvero non sembri uno che vive per strada Perché sei senza casa? Non hai famiglia, nessuno?
Michele Ferri raccontò che aveva insegnato tutta la vita alluniversità. Gli anni giovani li aveva dedicati alla scienza, poi era arrivata la vecchiaia, di colpo. Quando si accorse di essere completamente solo, era troppo tardi per cambiare.
Un anno fa, la nipote aveva iniziato a farsi vedere. La ragazza gli aveva lasciato intendere che avrebbe aiutato lo zio, se lui le lasciava la casa in eredità. Michele, contento, accettò.
Tatiana si era guadagnata la fiducia dello zio. Gli propose di vendere la casa in città, per comprarne una bella in provincia: grande, con il giardino e una pergola. Aveva già unopzione pronta, a buon prezzo.
Michele aveva sempre sognato aria pulita e tranquillità, così accettò. Dopo che vendettero la casa, Tatiana suggerì di mettere i soldi in banca, per non tenere contanti.
Zio Michele, siediti fuori, io entro a parlare. Porto il pacco con me, non si sa mai, magari ci seguono aveva detto la nipote, davanti alla banca.
Tatiana, con il pacco, entrò. Michele aspettò: unora, due, tre La nipote non usciva. Entrando in banca, non cera nessuno dentro, da unaltra parte cera una seconda uscita.
Michele non riusciva a credere che una persona della sua famiglia fosse capace di un tradimento simile. Rimase ore sulla panchina. Il giorno dopo andò a cercarla a casa. Gli aprì una signora sconosciuta e gli spiegò che Tatiana non abitava più lì: aveva venduto la casa due anni prima
Non allegrissima come storia sospirò il vecchio Da allora vivo in strada. Ancora non ci credo: non ho più una casa.
Eh, guarda Pensavo di essere lunica con una storia così. Anche io sono rimasta senza casa, niente università disse Ninfa, raccontando la sua vicenda.
È dura. Io almeno ho vissuto E tu? Via dalluniversità, senza casa Ma non ti abbattere, le difficoltà si superano! Sei giovane, vedrai che ce la farai cercò Michele di rassicurarla.
Ma basta parlare di cose brutte! Dai, a cena! sorrise Ninfa.
Ninfa guardava il vecchio mangiare con gusto i maccheroni con salsiccia. Le dispiaceva tantissimo per lui: era evidente che era solo e indifeso.
È davvero tremendo, restare senza nessuno, finire per strada, e sapere che non servi a nessuno, pensava Ninfa.
Ninfetta, posso aiutarti a tornare in università. Ho ancora amici là, secondo me puoi studiare gratis disse allimprovviso Michele. Certo io non posso presentarmi così, ci pensa una lettera al rettore. Ti fai vedere da lui, è un mio vecchio amico, Costantino. Qualcosa farà di sicuro.
Sarebbe bellissimo, grazie! Ninfa si illuminò.
Grazie a te per la cena, e per avermi ascoltato. Ora vado, è tardi disse il vecchio, alzandosi.
Aspetta, non è giusto… Dove vai? mormorò Ninfa.
Non preoccuparti, ho una capanna calda nel giardino accanto. Domani passo sorrise Michele.
Non andare fuori Ho tre stanze larghe. Scegli quella che vuoi. A dire la verità, ho paura a stare sola. Ho timore della stufa Tu mi darai una mano, vero?
Non ti lascio sola disse Michele serio.
***
Sono passati due anni Ninfa aveva appena superato la sessione, era pronta per le vacanze estive, e tornava alla casetta. Ormai viveva al campus, ma ogni weekend e vacanza veniva in campagna.
Ciao! disse felice, abbracciando nonno Michele.
Ninfetta! Tesoro mio! Perché non hai chiamato? Sarei venuto in stazione! Come è andata? Hai passato gli esami? chiese contento il vecchio.
Sì, quasi tutto ottimo! rispose Ninfa, orgogliosa. Ho preso una torta, metti a bollire il tè!
Ninfa e Michele Ferri si gustavano il tè e si raccontavano le novità.
Ho piantato luva. Farò una pergola là in fondo. Ci starà benissimo diceva il vecchio.
Bellissimo! Ormai qui sei tu il padrone, fai come ti pare. Io arrivo e parto Ninfa rise.
Michele era diventato unaltra persona. Ora non era più solo. Aveva una casa, una nipote, Ninfa. Anche Ninfa era tornata a vivere. Michele Ferri era ormai per lei un vero parente. Lei ringraziava la sorte di averle regalato un nonno che le aveva sostituito i genitori e le aveva dato una mano proprio quando ne aveva più bisogno.






