Il papà della mia bambina è morto quando lei aveva appena tre anni: per anni siamo state unite contr…

Sai comè il papà della mia bambina, Martina, se nè andato troppo presto: lei aveva appena tre anni. Per anni siamo state noi due contro tutto il mondo, ci appoggiavamo luna sullaltra per qualsiasi cosa.

Poi nella mia vita è arrivato Andrea. Che ti devo dire, è stato incredibile con Martina fin dal primo momento: le prepara la merenda, laiuta con i compiti e ogni sera si prende del tempo per leggerle le favole preferite. È un papà a tutti gli effetti, credimi. Però sua madre Angela lei non lha mai vista così.

Per Angela, Martina non sarà mai davvero parte della famiglia. Io cerco di non pensarci, ma certe battutine tagliano come lame. È carino che tu faccia finta che sia proprio tua figlia, una volta Angela ha detto ad Andrea che pensava non la sentissi. Oppure: I figli acquisiti non saranno mai vere famiglie. Ma quella che mi ha gelato il sangue, davvero: Tua figlia ti ricorda il marito che non cè più. Deve essere dura.

Andrea ha sempre provato a calmarla, rimproverandola, ma lei continuava, come se non gliene importasse niente di come ci faceva sentire.

Abbiamo fatto del nostro meglio per evitarla: visite brevi, solo conversazioni di circostanza, niente drammi. Ma Angela un giorno ha proprio superato ogni limite: non più solo qualche frecciatina, ma qualcosa di crudele.

Martina ha sempre avuto un cuore grande. A dicembre, mi ha detto che avrebbe voluto realizzare a uncinetto ben 80 berretti per i bimbi che avrebbero passato il Natale negli ospedali per lungo degenza. Si è imparata i punti basilari guardando su YouTube e si è comprata la lana con la sua paghetta, risparmiata spicciolo su spicciolo.

Ogni pomeriggio, sempre lo stesso copione: compiti, merenda veloce, poi via a fare click click con luncinetto, concentratissima. Non ti dico quanto ero orgogliosa di lei, di questa sua sensibilità. Mai, mai mi sarei aspettata quello che sarebbe successo.

Martina, ogni volta che finiva un berretto, ce lo faceva vedere tutta fiera, poi lo metteva nella grande borsa vicino al suo letto. Al momento in cui Andrea doveva partire per una trasferta di lavoro di due giorni, era già a quota 80: le mancava solo lultimo tocco.

Ed è lì che lassenza di Andrea ha dato ad Angela loccasione perfetta per fare i suoi danni.

Quando Andrea non cè, Angela trova sempre il modo di passare a dare unocchiata. Non so mai se si aspetta che la casa brilli al punto giusto, o se semplicemente vuole controllarci. Non lo capirò mai.

Io e Martina siamo tornate a casa dopo la spesa. Lei è subito corsa in camera, tutta contenta di scegliere il prossimo colore per il berretto finale. Cinque secondi dopo, sento un urlo: Mamma! Mamma!

Lascio le buste della spesa doverano e corro. La trovo in ginocchio per terra, in lacrime, uno di quei pianti che vengono dallanima. Il letto era vuoto e la borsa con tutti i berretti? Sparita.

Mi sono chinata vicino a lei, la stringo forte e cerco di capire tra i singhiozzi cosa fosse successo. Poi un rumore alle mie spalle

Ecco Angela, con la sua tazza di tè (una delle mie migliori tazze, tra laltro), che se ne stava lì, impassibile come la cattiva di una serie TV: Se cerchi quei cappelli li ho buttati via. Era solo una perdita di tempo, mica ha senso spendere soldi per degli sconosciuti!.

Sono rimasta letteralmente di sasso. Hai buttato via ottanta berretti per i bambini malati?! Era surreale. Angela ha buttato gli occhi al cielo: Erano anche brutti! Colori a caso, cuciture storte lei non è neanche del mio sangue, non rappresenta la mia famiglia. E tu continueresti pure a incoraggiarla in queste sciocchezze?

Martina si è accasciata su di me, piangendo ancora più forte. Angela ha fatto un sospiro seccato ed è uscita dalla stanza. Giuro, avrei voluto inseguirla e dirgliene quattro, però Martina aveva bisogno di me. Lho tenuta fra le braccia, stretta stretta, senza dire nulla, solo per farle sentire che cero.

Non ti dico, poi mi sono messa a cercare quei berretti ovunque: nel nostro bidone, in quelli dei vicini niente. Angela li aveva fatti sparire davvero. Quella notte Martina ha pianto finché non si è addormentata tra le mie braccia. Una volta che finalmente ha preso sonno, sono andata in salotto e, credimi, ho pianto pure io. Tante, tante lacrime amare. Mille volte sono stata tentata di chiamare Andrea, ma poi mi sono detta che aveva bisogno di concentrarsi sul lavoro.

E quella scelta mamma mia, ha cambiato tutto.

Quando Andrea è tornato, mi sono subito pentita di avere aspettato a dirglielo. Appena varcata la porta, appena ha visto Martina, le ha chiesto tenerissimo: Dove sei, piccola mia? Voglio vedere i cappellini! Sei riuscita a finire lultimo mentre ero via?.

Martina era davanti alla TV, ma appena ha sentito cappellini, è di nuovo scoppiata a piangere.

Ho preso Andrea e lho portato in cucina dove non ci sentiva Martina, e gli ho raccontato tutto. Il suo viso è passato dallessere solo un po stanco, al terrore, poi alla rabbia più pura che io abbia mai visto. Non so nemmeno dove li abbia messi Ho guardato tra i rifiuti, ma erano spariti. Sicuro li ha portati via.

Andrea è tornato subito da Martina, lha abbracciata dicendole: Amore mio, mi spiace tantissimo non essere stato qui. Ti prometto che la nonna non potrà più farti male, mai più.

Poi lha baciata in fronte, si è girato, ha preso le chiavi della macchina e mi ha detto sottovoce: Vado a sistemare la cosa. Torno presto.

Quasi due ore dopo è rientrato. Stavo per chiedergli come fosse andata, invece lo vedo al telefono: Mamma, sono a casa. Vieni pure. Ho una sorpresa per te.

Angela arriva dopo mezzoretta, senza nemmeno salutarmi: Andrea, sono venuta per la sorpresa! Ho dovuto cancellare una cena apposta, spero ne valga la pena.

Andrea tira su un borsone della spazzatura. Lo apre e dentro Ottanta berretti! Quelli di Martina, giuro!

Per trovare questi in mezzo ai bidoni nel tuo condominio ci ho messo quasi unora, le dice, e solleva il berretto giallo pastello, uno dei primi che Martina aveva fatto. Non è solo un passatempo da bambini, mamma: è voler portare un po di luce ai bambini malati. E tu tutto questo lhai calpestato!.

Angela si è messa a ridere: Ma dai! Ti sei messo a rovistare tra la spazzatura? Sei ridicolo per una borsa di berretti brutti!.

Andrea, calmo ma con una voce gelida: Non sono brutti, e tu non hai solo offeso quello che fa mia figlia lhai proprio ferita. Hai spezzato il suo cuore.

Angela ci ha tagliato corto: Ma smettila! Non è tua figlia!.

Andrea si è pietrificato. Era come se le si fosse finalmente aperto gli occhi sulla vera natura della madre. Vattene, le ha detto. Non voglio più vederti qui. E soprattutto non parlerai né verrai più a trovare Martina.

Angela è impallidita, poi è diventata viola dalla rabbia: Andrea, sono tua madre! Non puoi farmi questo per una questione così stupida!. Ma Andrea ha risposto, semplice e secco: Io sono padre di una bambina di dieci anni che ha bisogno di essere protetta. Da te.

Angela si è girata verso di me e ha provato a coinvolgermi: Davvero lasci che ti faccia questo?. Le ho risposto, a testa alta: Sì, Angela. Hai scelto di essere tossica. Questa è la meno delle conseguenze.

Ha strabuzzato gli occhi, evidentemente sconvolta. Poi è scappata via, sbattendo la porta così forte che ho pensato crollassero i quadri dal muro.

Per qualche giorno in casa è calato un silenzio diverso dal solito: non la serenità, sai, ma proprio il silenzio. Martina non accennava ai berretti, non voleva più toccare luncinetto.

Non sapevo davvero che fare per tirarla su, ma poi Andrea è tornato a casa con un enorme scatolone. Martina era lì al tavolo a fare colazione e lui lha posato davanti a lei. Cosè? gli chiede spalancando gli occhi.

Andrea lo apre: matasse di lana nuove, uncinetti di ogni misura, persino dei fiocchi e della carta per impacchettare. Se vuoi ricominciare, sarò io ad aiutarti. Non sono bravissimo, ma mi ci metto. Ha preso luncinetto in mano tutto goffo: Mi insegni tu a fare i punti?. E Martina ha finalmente sorriso, un vero sorriso, per la prima volta dopo giorni.

Allinizio Andrea era proprio scoordinato e i risultati erano comici, ma insieme sono riusciti, nel giro di due settimane, a rifare ottanta berretti. Glieli abbiamo spediti, senza neanche sospettare che Angela sarebbe rientrata di nuovo nella nostra vita, stavolta più arrabbiata che mai.

Due giorni dopo arriva una mail dalla responsabile dellhospice: diceva che i berretti hanno portato una gioia immensa ai piccoli pazienti e chiedeva il permesso di pubblicare qualche foto dei bimbi, tutti sorridenti con i cappellini, sui canali social dellhospice.

Martina ha accettato con un sorriso timido ma orgoglioso. Il post è diventato virale, con centinaia di commenti di persone che volevano sapere chi fosse la dolcissima bambina degli ottanta berretti. Ho lasciato che rispondesse dal mio account: Sono felicissima che abbiano ricevuto i cappellini! Mia nonna aveva buttato via il primo set, ma il mio papà mi ha aiutata a rifarli.

Angela, quando l’ha saputo, ha telefonato ad Andrea in lacrime, fuori di testa: Tutti mi danno contro, Andrea! Mi stanno insultando, ora basta, devi far togliere quel post!.

Andrea, senza perdere un attimo la calma: Noi non abbiamo caricato nulla, mamma. Ha pubblicato tutto lhospice. Se la verità non ti piace, forse dovevi comportarti in modo diverso.

Angela ha continuato a piangere: È uno scandalo! Mi stanno trattando malissimo!. Ma la risposta di Andrea è stata secca: Te lo sei meritato.

E adesso? Tutte le domeniche, Andrea e Martina lavorano fianco a fianco, ognuno con un uncinetto in mano, a preparare piccoli doni da spedire. In casa finalmente si respira serenità solo il ticchettio felice dei loro aghi.

Angela scrive ancora qualche messaggio durante le feste o per i compleanni, ma non ha mai chiesto scusa e continua a lanciare lamo per riavvicinarsi. E Andrea risponde sempre: No.

Ed eccoci qui, con una ritrovata pace che non cambierei per niente al mondo.

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