Il gatto trova per caso uno smartphone… Il misterioso legame tra un felino randagio, un telefono smarrito e l’irresistibile profumo di valeriana: la storia di Rita, del cellulare troppo caldo e di un amore a quattro zampe nato sotto un albero in città

Diario di Martina, 5 marzo

Oggi è successa una cosa davvero strana. Non so nemmeno da dove cominciare. Credo che tutto sia iniziato quando un gatto randagio si è imbattuto nel mio telefono che avventura surreale!

Quel gatto fulvo, spelacchiato e dagli occhi intelligenti, vagava tranquillo tra i vicoli del centro storico di Bologna. Si è trovato davanti quel rettangolino brillante che avevo appena perso! Puzzava di persona, era ancora caldo e, chissà come, gli ha ispirato subito fiducia. Si è accoccolato sopra, allungando le zampe, e, con un tocco appena percettibile, ha fatto accendere il mio nuovo smartphone.

Non ho nemmeno avuto il tempo di godermi il mio regalo, pensavo ancora stamattina con un misto di rabbia e tristezza. Finalmente mi ero regalata un vero gioiellino: un maxi-schermo luminoso, batteria infinitao così pensavo io. Invece dopo unora già scaldava da morire e, come se non bastasse, sono anche riuscita a perderlo per le strade del Quadrilatero. Che nervoso! Avrei voluto almeno poterlo restituire, ma il telefono era letteralmente sparito nel nulla. E addio ai 600 euro spesi con fatica.

Mi sono sentita una stupida, davvero. Ho ripescato dalla scatola dei ricordi il mio vecchio Nokia e, col cuore gonfio, ho composto il mio stesso numero nella speranza che qualcuno rispondesse. Niente da fare: solo interminabili squilli, nessuna voce allaltro capo.

Ho ingoiato qualche goccia di valeriana e mi sono stesa, riflettendo su tutti i miei spostamenti della giornata. Forse, ripercorrendo il solito tragitto, avrei potuto ritrovare il telefono. Ero immersa nei pensieri, quasi in dormiveglia, quando qualcosa è vibrato sotto le lenzuola. Un numero mi chiamava. Era il mio stesso numero!

Pronto? ho esclamato, col cuore in gola.

In risposta solo fruscii, qualche sospiro e improvvisamente: Miao

In preda al panico, ho riattaccato senza pensarci. «Qualcuno mi sta prendendo in giro!» ho pensato indispettita. Che rabbia, non avevo neanche messo il blocco schermo. Qualcuno si starà divertendo alle mie spalle. Subito dopo, altra chiamata. Gli stessi rumori, ancora miagolii.

Basta! Non chiamatemi più! ho urlato esasperata.

Ma le chiamate continuavano a ripetersi. Alla fine, seccata e rassegnata, mi sono infilata un cappotto e sono uscita in strada. I suoni sembravano provenire dallesterno: devessere proprio lì che la mia chiamata aveva raggiunto quellignoto “burlone”. Dovevo solo tornare sui miei passi.

Man mano che camminavo per via Rizzoli, chiamavo il mio numero. Improvvisamente, da un angolo vicino a Piazza Santo Stefano, ho sentito il mio riconoscibilissimo squillo. Mi sono avvicinata pronta a sgridare chi stava giocando con la mia sfiga invece la scena che mi sono trovata davanti mi ha tolto ogni voglia di fare la dura.

Sotto un fico cera lui, il gatto fulvo, accoccolato sopra il mio smartphone che cercava goffamente di metterlo a tacere con zampate buffe e disperate. Ogni volta il telefono si accendeva e lui rispondeva con un miagolio. Appena mi ha vista, il colpevole ha mollato il telefono e mi è corso incontro, strusciandosi fra le gambe, cercando coccole come se mi conoscesse da sempre. Non riuscivo a resistere: faceva le fusa, mi accarezzava con il muso, si strofinava sulle guance, quasi a volermi baciare.

Era così gelido e tremante che non mi sono stupita di trovarlo a scaldarsi sul mio telefono surriscaldato; povera bestia! Ho infilato il telefono in tasca e ho preso il gatto fra le braccia, tornando a casa piano piano, rimuginando su come a volte laffetto arrivi allimprovviso, travolgente: era impossibile lasciarlo sotto quel fico, dopo tutte quelle effusioni.

Il micione, finalmente sereno, continuava a strofinarsi tra le mie labbra e il mento, nonostante i miei goffi tentativi di tenerlo a distanzaper la verità, dentro di me ero intenerita e mi sentivo felice. Chissà, magari il destino mi stava regalando un nuovo amico peloso.

Solo a casa ho capito il vero motivo di tanta ebbrezza: il profumo della mia valeriana, che avevo rovesciato ovunque nel pomeriggio, aveva inebriato il vecchio randagio, rendendolo ancora più affettuoso del solito.

E così, tra un graffio dolce e una fusa, mi si è sciolto il cuore. Daltrondequeste sono le sorprese che solo Bologna e la vita sanno riservare.

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Il gatto trova per caso uno smartphone… Il misterioso legame tra un felino randagio, un telefono smarrito e l’irresistibile profumo di valeriana: la storia di Rita, del cellulare troppo caldo e di un amore a quattro zampe nato sotto un albero in città
– Porta via tuo padre! È giunto il momento! – Ci ha detto Sara. – Non capisco cosa stia succedendo! Tua sorella vuole la casa, ma a noi tocca occuparci di tuo padre. Deve venire a vivere con noi? O forse ho capito male? – ho detto rivolgendomi a mio marito. È capitato che abbia sentito tutta la conversazione tra mio marito e sua sorella Sara. Da anni vivo seguendo la regola di non immischiarmi nei rapporti di mio marito con i suoceri. Questo consiglio me lo diede mia madre quando mi sono sposata. Ma lei non considerò che mio padre, a differenza di mio marito, aveva una buona famiglia. – Che cosa dobbiamo fare? Sara ha tre figli! Non riuscirebbe a occuparsi anche del padre! – Perché non può occuparsene lei, visto che vivono insieme? Questa storia è iniziata molto tempo fa. Mio suocero ha bisogno di assistenza da anni. Io e mio marito andiamo spessissimo ad aiutarlo, perché lui ormai non sa prendersi cura di sé. Non riesce nemmeno ad andare da solo a fare la spesa, per questo lo aiutiamo io e mio marito. Sara e i suoi figli vivono nella casa di mio suocero. – Ha dei figli! E noi non ne abbiamo? – ho detto a mio marito. Il punto è che Sara non vuole assolutamente prendersi cura del padre. Finge che non sia affatto un suo problema. Ma ultimamente la salute di suo padre è peggiorata e ora ha davvero bisogno di assistenza. Certo, quando viviamo separati, non possiamo sempre aiutarlo. Così la sorella di mio marito ha detto: – Portate voi il papà a casa vostra! Basta, adesso tocca a voi occuparvene! Non è giusto che sia sempre io a pensare a lui! Sono rimasta sbalordita da tanta sfacciataggine. In fondo siamo sempre stati d’aiuto e in più non è vero che papà vive con Sara, è Sara che vive a casa di papà. Non mi è piaciuto affatto che mio marito abbia subito accettato. A Sara proprio non andava giù che, secondo l’atto notarile, la casa appartenesse ancora al padre. Sapeva che alla morte del padre la casa sarebbe stata divisa con il fratello, così ha preteso che il fratello si prendesse il padre e che il padre le lasciasse tutta la casa. – Abbiamo dei figli. Abbiamo anche un appartamento. Sara non ha niente! – E allora? Tuo padre è una bravissima persona. Non avrei nulla in contrario a ospitarlo qui da noi. Anche per lui abbiamo abbastanza spazio. Il punto è che io e te da anni risparmiamo e paghiamo il mutuo per avere la nostra casa. E cosa ha fatto Sara per avere una casa tutta sua? Niente! E ora pretende l’intera casa! Quella casa dovrebbe essere divisa in due! – A volte uno dei figli riceve la casa intera. – Sì, succede! Ma solo in caso di altri eredi! Cosa proponi? Ovviamente accoglieremo papà. Ma la casa deve essere divisa tra noi due! Anche noi abbiamo figli, quei soldi ci farebbero comodo! – ho detto a mio marito. Mio marito ne ha parlato con sua sorella. – Ma io non posso comprare un’altra casa con la metà della somma! – ha protestato Sara. – Non c’è problema! Comprati una casa più piccola! – E se io non la voglio, la casa più piccola? Non pensi alla mia comodità? – Pensi tu alla mia? Noi da anni paghiamo il mutuo. Tu vuoi la casa pur non avendo fatto nulla! Non esiste! – le ha risposto mio marito. Ovviamente abbiamo preso il suocero con noi. Non è difficile da gestire. Cerca di fare tutto da solo. Certo dobbiamo aiutarlo. Sara telefona ogni settimana e fa nuove richieste: o le mancano i soldi, o bisogna portarla da qualche parte. Dopo sei mesi mio suocero ha detto che vuole fare testamento e lasciare a noi tutta la casa. – Non mi fido di mia figlia. Mi ha molto deluso! – ha detto mio suocero con un sorriso amaro.