Per te darei tutto: la storia di una nonna, una nipote e il coraggio di donare la propria vita per amore

Sono pronta a darti tutto. Racconto

Viola giaceva immobile nella sua stanza dospedale, da poco uscita dalla terapia intensiva.

Il suo volto, bianco come il marmo, era segnato da profonde occhiaie. Le braccia sottili sembravano ramoscelli fragili.

Ma come fate a sorvegliare così poco la ragazza?, rimproverò il dottore a Margherita Bianchi, se succede ancora qualcosa del genere, io non posso garantirvi nulla! Ha ragione, dottore, rispose Margherita abbassando la testa sono ormai vecchia e non ce la faccio più.

Guardate che a questetà i ragazzi fanno sciocchezze, poi? Chi rimedia?

Il dottore la guardò severo, e uscì in silenzio.

Margherita rimase un istante davanti alla finestra, immobile, mentre la luce del tardo pomeriggio lambiva i gerani sui davanzali dell’ospedale di Firenze. Poi tornò al capezzale della nipote, sedette piano e prese l’esile mano di Viola fra le sue dita nodose, ancora forti nella loro debolezza.

Quando tutto era andato storto? Dove aveva sbagliato? Margherita si era sempre sforzata di sognare solo il bene. Aveva finito con lode lUniversità di Agraria di Bologna. Sognava un dottorato, ma la mandarono invece come agronoma in un paesino sperduto sulle colline toscane. Si sposò tardi. Luigi era il figlio maggiore del presidente della cooperativa agricola. Faceva il meccanico, diceva che voleva studiare ma non lo faceva mai. Margherita amava cantare le vecchie canzoni italiane, ma Luigi si infastidiva, come se le sue note gli dessero il mal di denti. Canti troppo diverso, non è da noi, bofonchiava.

Poi arrivò la bottiglia. E ogni giorno le ripeteva: “Tu sei fatta per qualcosa di grande, io invece, che sono?” E beveva, e beveva ancora Nacque la loro figlia Giuliana. Luigi era pazzo di lei, non la lasciava mai. Margherita sperava che almeno con la bimba tutto cambiasse, ma il destino decise diversamente.

Una notte Luigi dovette portare un trattore nel paese vicino. Decise di tagliare per il tragitto gelato del fiume… Il ghiaccio cedette e sprofondò con la macchina nelle acque nere.

Il suocero la supplicò di restare, ma Margherita raccolse Giuliana e lasciò quel posto di dolore.

Giuliana era sveglia, astuta. Studiava pianoforte, entrò al conservatorio. Poi arrivarono gli anni Novanta. Giuliana abbandonò tutto, diceva che non le serviva. Non voglio vivere aspettando la paga, come te, mamma. Voglio una vita migliore. Si fece ambulante, viaggiando avanti e indietro per lItalia con le amiche. Arrivarono i soldi, aprì una bancarella al mercato di Firenze, si comprò persino una Panda usata. E conobbe un ragazzo.

Si chiamava Sergio.

Quando rimase incinta, aveva negli occhi la luce della felicità. Ci sposiamo presto, ripeteva.

Le cose però andarono diversamente. Sergio sparì, svanito, portandosi via tutti i risparmi di Giuliana.

Così nacque Viola, la stellina dagli occhi scuri.

Ma Giuliana non trovava pace: un fidanzato dopo laltro, sempre al cercare la felicità.

Durante un viaggio Giuliana incontrò il suo amore, uno straniero. Ora vivono allestero.

Viola fremette e aprì gli occhi:

Nonna, che ci fai ancora qui dentro? Perché devi sempre ficcare il naso?, sbottò sfilando la mano da quella di Margherita, non mi serve nessuno perché a nessuno importa davvero di me. Tutti mi hanno lasciata, non mi fido più di nessuno, richiuse gli occhi, ostinata.

Però io non ti ho mai lasciato, mai!

Non mi hai lasciata Sì, ma per te conta solo che io sia normale, che mi comporti bene come tutti gli altri! Non vuoi sentire cosa penso!

Violina mia, tu ti sbagli. Mi importa tutto, ogni secondo della tua esistenza. Sono pronta a darti tutto quello che mi rimane, anche la mia vita stessa Margherita strinse di nuovo la mano della nipote, credimi, amore.

Ma Viola la fissava diffidente: Queste cose le dicono tutti, nonna. Ma in verità nessuno dà mai la vita per qualcun altro. Nessuno!

Con disperazione Margherita strinse ancora più forte la mano della nipote. Non aveva mai amato nessuno al mondo come la sua Viola. E con una forza disperata desiderava solo una cosa: che le sue ultime energie, tutto ciò che le rimaneva, potessero passare a Viola. Forse sarebbe servito a qualcosa.

Per lei la vita ormai era finita, non si poteva aggiustare più niente…

Se qualcuno fosse stato in stanza, avrebbe notato qualcosa di misterioso: la mano di Viola tremò, come percorsa da una corrente vitale. Le guance divennero rosee, lo sguardo si rischiarò.

Viola sospirò, come un bambino dopo il pianto, e si addormentò, finalmente serena.

Margherita a stento riuscì a tornare a casa. Come se davvero avesse ceduto tutte le sue forze a Viola.

La mattina dopo non riusciva ad alzarsi: non aveva più energia.

Dopo un solo giorno, Viola venne dimessa. Si riprese subito. Alluscita dellospedale laspettavano gli amici:

Ooooh bella! Già pronta per unaltra serata? Come ti sei rimessa?

La nonna mi ha dato la sua vita, ora ne ho due! rise Viola, facendo la dura. Passo a casa a lavarmi di dosso lodore dellospedale, e poi ci vediamo al locale!

Viola camminava allegra, calciando un sassolino. Salì leggera fino al suo piano e suonò il campanello. Nessuno rispondeva. Suonò ancora, poi bussò con forza:

Nonna, sono tornata!

Al colpo del piede, la porta si aprì: era solo accostata. Strano.

Viola entrò, e nella penombra del salotto vide la nonna distesa immobile sul divano.

Il panico la pietrificò. La nonna era sempre stata con lei, poteva forse succederle qualcosa?

Viola si avvicinò piano e chiamò a bassa voce:

Nonna

Margherita si mosse appena, aprendo gli occhi:

Amore mio, grazie a Dio che stai bene

Nonna! Viola le prese la mano, sono qui con te! Poi afferrò il telefono e chiamò subito il 118.

Arrivarono in pochi minuti e la ricaricarono in ambulanza.

Per la prima volta, Viola si trovò davvero sola.

Tutto il pomeriggio amici e conoscenti la chiamarono, ma lei non voleva vedere nessuno.

Non era più una battuta. Viola realizzò che rischiava davvero di perdere lunica persona che la amava. E la paura la assalì.

Ora ogni giorno Viola andava a trovare Margherita in ospedale. Margherita stentava a riconoscerla: parve davvero che fosse riuscita a trasmetterle qualcosa. Perché Viola si mise a studiare, smise di uscire notte fonda, si allontanò dai vecchi amici. E iniziò a cantare. Una voce calda, leggermente roca, che forse veniva anche dal padre, Sergio.

Dopo una settimana, Viola riportò la nonna a casa, e fra loro iniziò una vita completamente nuova.

Viola studiava, lavorava, si occupava di tutto, prendeva lezioni di canto.

Margherita la osservava stupita.

Possibile che la sua preghiera, la folle disponibilità a cedere la propria modesta vita avesse davvero avuto un effetto concreto?

Una sera, inaspettatamente, chiamò Giuliana, la figlia di Margherita. Piangeva così forte che Margherita non capì subito.

Poco dopo Giuliana le raccontò tutto: aveva deciso di sposarsi in chiesa con il compagno straniero, e prima del suggello religioso si era confessata. Parlando, si era aperta, senza riuscire a fermarsi; i peccati di generazioni sembravano riaffiorare. E il prete le aveva ordinato di pregare per redimere il passato della sua famiglia, tanto e cupo era ciò che aveva raccontato.

Tutto pareva finalmente coincidere. Il sacrificio della nonna, la resa di Giuliana.

Non è mai tardi per cambiare la propria vita, e aiutare chi ci sta vicino. Niente finisce per davvero, finché si è vivi.

Giuliana col marito tornò in Italia. Ora vivono accanto a casa di Margherita.

Viola vive con la nonna, termina il corso di studi a distanza e lavora.

E Margherita ora lo sa: anche quando sembra che la vita ci giri le spalle, bisogna lottare, senza arrendersi mai, fino allultimo respiro. In ognuno di noi scorre una forza, lultima fiamma del nostro sangue e del nostro passato.

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Diciassette anni di differenza