Ritorno dalla cena di compleanno: memorie di una serata ben vissuta
Tanto tempo fa, Caterina rientrava a casa con suo marito, Giuliano, dalla trattoria in cui avevano festeggiato il suo compleanno. Fu una splendida serata, piena di allegria e compagnia: molti invitati, parenti venuti da lontano, colleghi di lavoro che Caterina vedeva per la prima volta. Ma se Giuliano aveva deciso di invitarli, c’era senz’altro un motivo secondo lui.
Caterina non era una donna da contraddire il marito su ogni decisione; amava la pace domestica e detestava i litigi inutili. Trovava più semplice assecondare Giuliano che imporsi su questioni di poco conto.
Caterina, dove sono le chiavi di casa? Le hai tu?
Lei aprì la borsa, frugando tra portafoglio e altri oggetti. Improvvisamente sentì una fitta forte e, sobbalzando, fece cadere la borsa a terra.
Ma cosa gridi?
Mi sono punta con qualcosa!
Con tutta quella confusione che hai nella borsa, cè poco da stupirsi, borbottò lui.
Caterina non replicò. Raccolse con cautela la borsa, tirò fuori le chiavi e insieme entrarono nellappartamento. La stanchezza le gravava sulle gambe, desiderava solo una doccia e il letto. Aveva già dimenticato la puntura quando, al risveglio il mattino seguente, si accorse di un dolore intenso alla mano: il dito era rosso e gonfio. Ripensò ai fatti della sera prima e controllò con attenzione la borsa. In fondo, scorse una grossa ago arrugginita.
Cosa ci fa qui?
Non riusciva a spiegarselo. La buttò via e disinfettò subito il dito. Prese un cerotto e si preparò per andare in ufficio. Tuttavia, quando arrivò lora di pranzo, la febbre la costrinse ad ammettere che non si sentiva affatto bene.
Chiamò Giuliano:
Giuliano, sto male. Forse ieri sera ho preso qualcosa. Ho la febbre alta, mal di testa, mi sento a pezzi. Ho trovato nella borsa un ago arrugginito, proprio quello che mi ha punto.
Dovresti farti vedere da un dottore, suggerì lui preoccupato. Non vorrei diventasse qualcosa di serio.
Tranquillo. Ho disinfettato tutto, passerà.
Ma non migliorava, anzi, peggiorava di ora in ora. Riuscì a resistere fino a fine giornata, poi chiamò un taxi per tornare a casa, incapace di affrontare i mezzi pubblici. Arrivata, crollò sul divano e si addormentò subito.
Nel sonno sognò la nonna Lucia, morta quando Caterina era solo una bambina. Non ricordava con precisione i suoi tratti, eppure sapeva che era lei: minuta, curva, il volto buono. Molti si sarebbero spaventati nel vederla apparire in sogno, ma Caterina sentiva solo conforto.
La nonna la prese per mano, la condusse per un prato, indicandole quali erbe raccogliere e spiegandole come preparare un infuso per liberare il corpo dal male che lo stava corrodendo. Disse che qualcuno le aveva voluto fare del male, e solo restando in vita avrebbe potuto resistere. Il tempo, però, era poco.
Caterina si svegliò sudata, sconcertata dal realismo del sogno. Credeva di aver dormito ore, ma erano passati solo pochi minuti. Poi sentì la porta di casa aprirsi: Giuliano era rientrato. Si alzò faticosamente, barcollando verso lingresso. Vedendola, il marito si bloccò turbato:
Ma cosa ti è successo? Guardati allo specchio!
Caterina obbedì e si ritrovò davanti un riflesso irriconoscibile: capelli arruffati, occhi cerchiati, volto spento. Sembrava unestranea.
Ripensò al sogno e disse:
Ho sognato nonna Lucia. Mi ha detto cosa devo fare
Caterina, per favore, andiamo in ospedale.
Non serve, la nonna dice che i medici non possono aiutarmi.
Ne nacque una lite furiosa, la prima vera discussione accesa della loro vita insieme. Giuliano, esausto e spaventato, tentò persino di trascinarla fuori con la forza.
Se non vuoi andare di tua volontà, ti ci porto io!
Caterina si svincolò ma cadde, battendo il fianco contro il mobile. Schiacciato dalla rabbia e dalla frustrazione, Giuliano prese la borsa e sbatté la porta, lasciandola sola. Lunica cosa che Caterina riuscì a fare fu scrivere al capo che, causa febbre, sarebbe rimasta a casa qualche giorno.
Giuliano tornò tardi quella notte, pentito e preoccupato. La moglie, esausta, pronunciò solo poche parole:
Portami domani al paese dove viveva mia nonna.
Al mattino Caterina era pallida come uno spettro. Giuliano la implorava di andare in ospedale, ma alla fine la accontentò. Si misero in viaggio. Caterina non metteva piede in quel paesino toscano dai tempi dellinfanzia, dopo che i genitori avevano venduto la vecchia casa.
Dormì per tutto il tragitto. Quando quasi arrivarono, si riscosse allimprovviso e indicò una strada secondaria:
Prendi quella.
Scese a fatica dalla macchina e sprofondò nellerba, riconoscendo i campi del suo sogno. Cercò le erbe mostratele dalla nonna. Tornati a casa, Giuliano la aiutò a preparare linfuso seguendo le sue istruzioni. Caterina ne bevve piccoli sorsi, sentendo un lieve sollievo.
Andò in bagno e vide che la sua urina era scura come linchiostro. Eppure non si spaventò: ricordava le parole della nonna.
Ecco, il nero va via
Quella notte Lucia le comparve ancora in sogno, sorridente.
Mia cara, ti hanno mandato un maleficio attraverso quellago arrugginito. Il decotto ti ridarà forza, ma non per sempre. Devi scoprire chi è stato e restituire il male a chi lha mandato. Purtroppo non posso vedere chi sia. Ma tuo marito è comunque coinvolto… Se non avessi buttato via quellago avrei saputo di più…
Ecco cosa devi fare: prendi una confezione nuova di aghi, recita sopra quello più grande una formula: Spiriti della notte, animali antichi! Ascoltatemi, ombre della notte, portatrici di verità. Accoglietemi, guidatemi, aiutami a trovare chi mi ha fatto questo male…. Poi, metti quellago nella borsa di tuo marito. Chi ti ha maledetto, verrà punto da quellago. Così scopriremo il nome e potrai restituirgli il male.
La nonna svanì come una nebbia al sole.
Caterina si svegliò, ancora debole, ma con la certezza che sarebbe guarita. Giuliano decise di restare a casa ad assisterla, ma rimase sorpreso nel vedere la moglie vestirsi rapidamente per uscire.
Caterina, non ce la fai nemmeno a camminare! Lascia che venga io con te.
Amore mio, fammi solo un brodino, ho una fame da lupo dopo questa malattia.
Caterina fece tutto come ordinato in sogno. La sera, lago caricato di parole antiche giaceva nella borsa di Giuliano. Quella notte, poco prima di addormentarsi, lui chiese:
Sei sicura di farcela? Vuoi che dorma accanto a te?
Starò benissimo.
Di giorno in giorno Caterina recuperava forze, ma sentiva il male ancora presente, agitarsi dentro di lei come una bestia irrequieta. Il decotto preparato con le erbe della nonna era lunico sollievo. Solo chi aveva provato sulla propria pelle questa sensazione può capire.
Così attese il ritorno di Giuliano da lavoro e lo accolse alla porta.
Com’è andata oggi?
Tutto bene Ma sai una cosa strana? Oggi Antonella del reparto accanto mi ha offerto di aiutarmi a prendere le chiavi dalla borsa, avevo le mani occupate. Lha aperta, si è punta con un ago e mi ha lanciato uno sguardo che ammazzava! Nemmeno sapevo che ci fossero aghi lì dentro…
E questo con Antonella cosa centra?
Dai, scherzi? C’è solo te per me. Nessuna Antonella o Lucia o nessuna.
Tutto divenne improvvisamente chiaro a Caterina: ecco come quellago era finito nella sua borsa.
Quella notte, ancora una volta, la nonna apparve in sogno, spiegando come restituire ad Antonella tutto il male che aveva cercato di riversare su Caterina. Ora sapeva chi voleva eliminarla per prendere il suo posto accanto a Giuliano se non ci fosse riuscita per vie naturali, sarebbe ricorsa ancora una volta ad antiche arti. Antonella non si sarebbe mai arresa.
Caterina seguì fedelmente i consigli della nonna. Poco dopo, Giuliano la informò che Antonella si era ritirata dallufficio e ricoverata durgenza, e i medici sembravano impreparati ad aiutarla.
Caterina allora chiese al marito di portarla, il weekend, al cimitero del paese dove era sepolta la nonna. Non era più passata da lì dal giorno del funerale. Raggiunse la tomba con un mazzo di fiori, armata di guanti per togliere lerbaccia. La trovò con fatica tra le lapidi antiche. Riconobbe la foto della nonna: lo stesso volto gentile dei sogni, la stessa presenza che laveva salvata.
Sistemò il fiore nella bottiglia dacqua e si sedette sulla panchina accanto alla tomba.
Nonna, scusa se non sono venuta prima. Credevo bastasse che mamma e papà ti portassero un fiore ogni novembre invece ero in errore. Adesso verrò anchio. Se non fosse stato per te, probabilmente oggi non sarei qui.
E lì, nellaria leggera, Caterina sentì qualcosa posarsi sulle sue spalle. Si voltò, ma dietro di sé cera solo una dolce brezza gentileEra lieve, come il battito dali di un uccellino: un calore diffuso, una carezza invisibile che scendeva dalla nuca al cuore. Le sembrò di udire la voce della nonna, o forse era solo il vento tra i cipressi:
Adesso sai chi sei, Caterina. E la forza non ti abbandonerà più.
Nella pace quieta del cimitero, tra il profumo del rosmarino selvatico e i raggi dorati del tramonto, Caterina sentì il male scivolare via, come acqua limpida sulle pietre. Era salva. Non solo nel corpo, ma nellanima: ogni nodo del passato si era sciolto, ogni dubbio dissipato.
Rimase seduta così ancora un poco, ascoltando la voce degli uccelli, guardando i fiori appena messi ondeggiare nel vento. E decise che, dora in avanti, avrebbe protetto la sua casa non solo con la diplomazia, ma con la forza che la nonna le aveva donato. Avrebbe scelto senza più cedere per quieto vivere, senza temere chi tramava nellombra. Aveva il coraggio antico delle donne della sua famiglia, e questo nessuna Antonella avrebbe mai potuto toglierglielo.
Quando si alzò, una leggerezza nuova la sorresse. Giuliano la aspettava al cancello, lo sguardo pieno di domande e promesse. Lei gli sorrise e sentì, finalmente, che la vita le apparteneva di nuovo.
Andiamo disse. È tempo di tornare a casa.
E, mentre si incamminavano insieme verso il presente che li attendeva, Caterina non sentì più alcun peso sulle spalle: solo il ricordo vivo di un abbraccio, caldo come la sera, eterno come lamore di chi non ci lascia mai davvero.






