Sei davvero sicuro che tua moglie sia la persona che credi? Una storia di segreti, adozione e verità inaspettate nella famiglia italiana di Arnaldo e Raffaella

La mia vera moglie è quella che credo?
Carlo, non volevo dirtelo proprio il giorno del matrimonio Insomma, lo sai che tua moglie ha una figlia? Con queste parole, il mio collega Marco mi gelò mentre guidavo verso casa.
Cosa stai dicendo? Rifiutavo di credere a una cosa simile.
Mia moglie, avendo visto la tua Serena durante il ricevimento, mi ha bisbigliato allorecchio:
Chissà se lo sposo sa che la sposa ha una figlia lasciata in orfanotrofio?
Immagina, Carlo. Per poco non mi si gelò il risotto in bocca. Mia moglie Giulia, che è medico in ostetricia, dice di aver documentato proprio lei la rinuncia alla bambina appena nata. Si ricorda della tua Serena per una voglia che ha sul collo, e mi ha detto che la bimba si chiamava Emilia e che la madre le aveva dato il cognome, Bianchi. Era circa cinque anni fa, Marco mi guardava in attesa della mia reazione.
Rimasi sconvolto al volante. Una notizia così non me laspettavo!
Decisi di andare a fondo da solo, non volevo dare peso alle chiacchiere. Capivo bene che Serena non era una ragazzina ingenua, aveva trentadue anni quando lho conosciuta e sicuramente un passato alle spalle. Ma rinunciare a un figlio? Come si può convivere poi con questo pensiero?
Grazie ad alcuni amici riuscii presto a trovare la casa famiglia in cui viveva Emilia Bianchi.
La direttrice dellistituto mi presentò una bambina brillante e sorridente:
Ecco a voi la nostra Emilia Bianchi, disse. Quanti anni hai, amore, dillo allo zio.
Una strabismo evidente le segnava gli occhi. Mi fece una tenerezza profonda, mi sentii subito legato a lei. Era la figlia della donna che amavo! Mia nonna diceva sempre:
Anche un bambino stortarello, per la mamma è un miracolo.
Emilia si avvicinò senza paura:
Quattro anni. Sei tu il mio papà?
Mi spiazzò. Cosa rispondere a una bimba che spera di trovare il padre in ogni uomo che vede?
Emilia, parliamone. Ti piacerebbe avere una mamma e un papà? Forse era una domanda sciocca, ma avevo solo voglia di abbracciarla e portarla via con me subito.
Sì! Mi porti a casa? Emilia mi guardò con occhi pieni di speranza.
Ti porto via, ma tra un po. Aspetti, piccolina? Cercai di non piangere.
Aspetto. Non mi inganni? Emilia divenne seria.
Non ti inganno, le baciai la guancia.
Tornato a casa, raccontai tutto a Serena.
Serena, non mimporta cosa sia successo prima di me, ma dobbiamo portare subito Emilia a casa. Voglio adottarla ufficialmente.
E a me lhai chiesto? Io la voglio questa bambina? E poi è pure strabica! Serena alzò la voce, incredula.
Ma è tua figlia! Le facciamo correggere gli occhi da uno specialista. Ti innamorerai subito di lei, vedrai, mi sorprendeva la freddezza di Serena.
Alla fine, quasi costringendola, riuscii a convincerla ad adottare Emilia.
Dovemmo aspettare un anno prima di poter portare Emilia a casa. Io la visitavo spesso in casa famiglia. In quei mesi sono diventato il suo migliore amico, ci siamo affezionati. Serena, invece, faticava ad accettare la bambina, arrivando quasi a voler interrompere l’adozione. La convinsi a continuare e a concludere tutte le carte.
Arrivò finalmente il giorno in cui Emilia varcò la soglia del nostro appartamento. Ogni piccolo dettaglio la lasciava stupita, le regalava sorrisi. Poco dopo, uno specialista oculista le corregge quasi tutta la vista, ci è voluto un anno e mezzo e, per fortuna, nessun intervento. Mia figlia ora somiglia come una goccia dacqua a Serena. Ero felice: due donne meravigliose in casa, moglie e figlia.
Per quasi un anno, Emilia non riusciva a saziare la fame accumulata. Girava e dormiva sempre con un pacchetto di biscotti in mano. Impossibile portarglielo via; la fame la tormentava. Serena ne era infastidita, io invece mi stupivo.
Provavo sempre a unire la famiglia, ma Mia moglie non è mai riuscita davvero ad amare sua figlia. Serena pensava solo a se stessa, il suo ego era come un sasso.
Fra me e Serena nascevano discussioni, litigi, rimproveri amari. La causa di tutto era Emilia.
A che serve questa selvaggia in casa? Non sarà mai normale! sbottò una sera Serena.
Ero innamorato folle di Serena, non riuscivo a immaginare la mia vita senza di lei. Anche mia madre, una volta, mi disse:
Figlio mio, sarà pure affar tuo, però io e papà abbiamo visto Serena con un altro uomo. La felicità con lei non la troverai. È furba, falsa, ti ingannerà.
Ma quando ami, il cuore ha ragioni che la mente non ascolta. Per me Serena era lideale. Solo con larrivo di Emilia ho sentito qualcosa incrinarsi. Forse è stata proprio la bambina ad aprirmi gli occhi. Mi sorprendeva lindifferenza di Serena.
Mi sono anche convinto a volerle meno bene, a raffreddare i sentimenti, ma non ci riuscivo. Finché un amico un giorno mi consigliò:
Ascoltami, amico mio: se vuoi sminuire una donna, prendile le misure come un sarto. Prova e poi mi dici.
Stai scherzando?
Misura petto, vita, fianchi. Vedrai che la passione ti passa.
Alla fine, decisi di provare il suo esperimento. Mal che vada, si ride.
Serena, vieni qui, ti prendo le misure, la chiamai.
Serena restò di sasso:
Devo aspettarmi un vestito nuovo?
Sì, mentre con aria solenne prendevo metro e misura di petto, vita e fianchi.
Finito lesperimento, mi resi conto che amavo Serena esattamente come prima. Ridacchiammo insieme delle trovate assurde degli amici.
Poco dopo, Emilia si ammalò. Raffreddore e febbre; piangeva, si lamentava, sempre appresso a Serena con la sua bambola preferita, Maya. Ero così felice che ora invece dei biscotti, stringesse Maya tra le mani.
Emilia adorava vestirla e rivestirla di continuo. Adesso però Maya era nuda: segno che la sua padroncina era troppo debole per giocare. Serena perse la pazienza:
Quanto pensi di piangere ancora! Non se ne può più! Vai a dormire!
Emilia strinse forte la bambola e prese a piangere ancora più forte. Allimprovviso, Serena le strappò Maya dalle mani, corse verso la finestra e, con uno slancio di rabbia, la gettò fuori.
Mammina, era il mio amore! La mia Maya! Fuori si gela! Posso andare a prenderla? Emilia pianse a voce alta e corse verso la porta.
Senza pensarci, scesi subito pure io. Lascensore per sfortuna era al piano terra. Corsi giù otto piani di scale. La bambola era rimasta impigliata a un ramo dalbero, a testa in giù. La tirai giù, la ripulii dalla neve. I fiocchi sciolti sul viso di gomma sembravano lacrime. Mentre salivo, pensai che avrei voluto scomparire.
Il gesto di Serena era inspiegabile. Andai nella stanza di Emilia, la trovai inginocchiata di fianco al letto, la testa poggiata sul cuscino. Dormiva, piangeva e tremava. Le ricollocai Maya accanto, vicino al suo viso.
Serena, in salotto, leggeva la rivista come se nulla fosse successo. Lì finì definitivamente il mio amore. Si era prosciugato, sciolto, evaporato. Avevo finalmente capito che Serena era la carta colorata di una caramella, bellissima ma vuota.
Lei sembrò accorgersi di tutto.
Ci siamo lasciati. Emilia è restata con me, senza che Serena battesse ciglio.
Qualche tempo dopo, rivedo la mia ex: mi saluta con un mezzo sorriso:
Sei stato solo un trampolino, Carlo, tutto qui.
Serena, avevi occhi splendidi ma il cuore nero come il buio. Solo allora le ho detto quello che davvero pensavo.
Serena si è risposata subito, con un imprenditore ricco.
Mi spiace per lui, commentò mia madre. A una donna così non si dovrebbe mai affidare un figlio.
Emilia per un po ha sofferto, desiderava solo un abbraccio dalla madre.
Ma la mia nuova compagna, Lina, è riuscita a scaldare lanimo di Emilia come nessuno mai.
La vera madre, di nuovo, aveva rinunciato a lei: un pensiero che ancora oggi non mi dà pace.
Lina con infinito amore e pazienza si prende cura sia di Emilia che del nostro piccolo Simone.
Ho capito infine che la vera famiglia non è fatta solo di legami di sangue, ma di cuore, attenzione e dedizione. I gesti damore valgono più delle parole e soprattutto più dellapparenza.

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