Mentre i figli e i nipoti vivono stretti in un piccolo bilocale in centro a Bologna, i genitori di mio genero si godono la vita in un ampio appartamento con i soffitti alti, la luce che danza sulle pareti color crema tra le persiane verdi.
Mia figlia, Bianca, si è sposata, ma non siamo stati fortunati con questo genero e la sua famiglia. Da sempre, noi ci siamo sacrificati per i nostri figli, regalando loro quello che potevamo, mentre dallaltra parte non è mai arrivato nulla. Sono passati ormai otto anni dal matrimonio, e ancora mi trovo a combattere con questa strana famiglia che sembra galleggiare su unaltra nuvola.
Quando si è presentata la questione casa, i genitori di lui sono intervenuti subito Noi non abbiamo nulla a che fare con questo, hanno detto come se la cosa non li sfiorasse neanche per sogno.
Così io e mio marito siamo stati costretti a vendere il nostro bellissimo appartamento al secondo piano, quello con il parquet depoca in via degli Artisti, vicino ai portici. Un appartamento fatto di laterizio caldo, dove avevamo messo radici. Ma cosa fai? Limportante era che i figli avessero il proprio nido, una tana almeno loro. Labbiamo sistemato, comprato mobili da Mondo Convenienza, e tutto senza una lira daiuto da parte dei suoi.
E non basta: aiuto anche con i nipoti. Bianca ora è in maternità con il piccolo Tommaso, mentre il grande, Luca, va in prima elementare. Lo porto io tutte le mattine a scuola, in macchina, facendo slalom tra biciclette e motorini. Bianca da sola non ce la farebbe: è quasi impossibile svegliare il piccolo, vestirlo, preparare laltro, correre tra i vicoli e arrivare puntuali, tutto in meno di unora! Io e il nonno facciamo i turni, dividiamo la fatica di essere nonni come ci si divide un caffè troppo corto.
I genitori di mio genero, come al solito, fanno finta di niente. Camminano sulle nuvole come se la faccenda non fosse affar loro. Li osservo e mi chiedo: ma come si fa ad essere così indifferenti da non sentire il bisogno di abbracciare i propri nipoti almeno un po?
È da sempre così. Immagina di non dare a tuo figlio nemmeno un euro per il matrimonio. Prima delle nozze ho chiamato per parlare: I nostri figli si sposano, incontriamoci per organizzare, no? E loro:
E se dopo un mese divorziano? Dicono che il settanta per cento delle coppie si lasciano nei primi sei mesi, lo dice la televisione!
Abbiamo fatto tutto da soli, io e mio marito: una bella festa a Firenze, e pure un monolocale ai ragazzi, come regalo di nozze. A loro il matrimonio non interessava: sono arrivati vestiti scuri, come estranei, portando solo una busta con 100 euro in contanti.
Ma il genero non aveva vergogna di chiedere altro.
Otto anni fa abbiamo comprato il monolocale sufficiente per due. Ora con due bambini, chiaramente è stretto come un cassetto.
Secondo me il genero dovrebbe darsi un po più da fare. Gli dico spesso: Se non puoi guadagnare di più, magari i tuoi potrebbero aiutare, no?
Ma lui niente, scuote la testa:
Non posso chiedergli una cosa del genere!
Gli dico:
Se vuoi, posso parlarne io.
Lui, di scatto, Non devi nemmeno nominare la cosa!
Sono rimasta stupita. È vergogna chiedere ai propri genitori, ma intanto i soldi di noi altri non puzzano mai. Da otto anni attinge a piene mani da noi. Ma mai che pensi di guadagnarseli da solo. Non lo capisco, tutti, in qualche modo, qui si comprano casa. Gli dico: Sei giovane, troverai unopportunità, magari un lavoro doppio, una stagione allestero.
E con Bianca è la stessa cosa, poverina: ora mi chiama e mi chiede perché mi intrometto. Il marito dice che i suoceri non si cambiano, che sono gente così e non alzeranno mai un dito.
Che amarezza: loro se ne stanno tranquilli, vanno alle terme di Abano, si godono il sole e il silenzio, e tu non puoi dire niente. Il genero, sembra, lo proibisce. Che figlio affettuoso, davvero! Ma della suocera e del suocero, pazienza, non gliene importa niente.
Tutto sembra muoversi come in una fotografia liquida, dove io vedo me stessa affannarmi tra la casa piccola, i bambini e le auto, mentre dallaltra parte loro danzano beati sopra le nuvole di un sogno mai mio.







