La mia suocera ha deciso di andare a vivere nel mio appartamento e di cedere il suo a sua figlia.
Mio marito, Matteo, è cresciuto in una famiglia piena di voci e risate, sempre troppo rumorosa per i miei gusti. La suocera, la signora Gabriella, ha avuto figli su figli finché non è arrivata lei, la sua perla: la figlia Benedetta. Una strategia un po bizzarra, ma i fantasmi dei sogni non chiedono mai permesso.
Quando mi sono sposata, pensavo di aver pescato la fortuna nel canale di Venezia. Matteo sembrava affidabile come una vecchia 500, coraggioso e saldo come un cipresso. Amava la famiglia, ma non riusciva a tagliare il cordone ombelicale con la mamma né a lasciare sola la sorellina. La signora Gabriella non aveva mai dimostrato un gran trasporto per i figli maschi: il suo cuore batteva solo per Benedetta.
Benedetta aveva appena dieci anni quando lho conosciuta, scivolava per la casa come una lucertola sui muri antichi di Firenze. Allinizio mi lasciava indifferente, ma cinque anni dopo mi sono accorta che la convivenza con lei era come un quadro di De Chirico: inquietante. Non aveva voglia di studiare, si accompagnava a ragazzi poco raccomandabili e ogni problema toccava a Matteo. Mia cognata, a mezzanotte, poteva telefonargli perché aveva finito la Nutella.
Ho sperato che Benedetta maturasse, si sposasse e si sciogliesse il nodo. Niente da fare! Quando ha deciso di convolare a nozze, la suocera ha obbligato i fratelli a contribuire alle spese per il matrimonio: lei, di euro ne aveva ben pochi. Lo sposo era squattrinato, lavorava al bar allangolo per una miseria, così i novelli sposi si sono dovuti rifugiare nella casa di Gabriella.
Un bambino, poi un altro La suocera ha capito che la situazione era insostenibile come un caffè senza zucchero. Ha trovato la soluzione perfetta: avrebbe traslocato da noi e avrebbe lasciato il suo appartamento acquistato col supporto di uno zio della Calabria alla figlia prediletta. Ma è giusto? Lappartamento dove vivo lho comprato io, con i miei sudati euro, e Matteo non ha versato nemmeno un centesimo. Eppure lui sorride come se non ci fosse problema: Mamma ti aiuterà.
Viviamo in un bilocale a Roma. Io non voglio cedere la mia privacy né dividere la mia camera col fantasma invadente della suocera. Gabriella è convinta che abbiamo il dovere di accoglierla, perché il primogenito deve prendersi cura dei genitori come vuole la vecchia tradizione italiana.
Amo mio marito, il divorzio mi sembra il sogno peggiore. Ma come farlo rinsavire? Come spiegargli che vivere con sua madre sarebbe linferno di Dante? Qualcuno può suggerirmi una via di fuga in questo labirinto di suegri e parenti impiccioni?







