DESIDERIO DI VIVERE…
Maria Bianchi è seduta accanto alla finestra. Vorrei pulirla, ma non ho né energie né voglia. Il orto è invaso da ortiche e bardana, ma a Maria non importa. Linverno appena trascorso le ha tolto lultimo po di salute; anche se volesse, non riuscirebbe a combattere le erbacce. Ora si muove con difficoltà in casa, tanto meno in giardino. Linverno è stato rigido, gelido. Il vecchio focolare fuma poco, la canna è probabilmente intasata e il legno si deve far durare. Per questo Maria accende il fuoco solo a giorni alterni, indossa pantofole di feltro e un cappotto logoro. Esce al mercato ancora più raramente; non ha molto bisogno. A febbraio cade preda di una forte influenza e pensa che non uscirà più dalla malattia. Fortunatamente la vicina Grazia le fa visita e chiama il medico. Il dottore la visita in fretta, scuote la testa e, con tono pensieroso, dice:
I medicinali non sempre bastano. È il desiderio di vivere a fare la differenza.
Sono già vecchio, risponde Maria, voltandosi altrove.
Il desiderio di vivere si affievolisce giorno dopo giorno. Perché? Per chi? si chiede, ma la malattia comincia a ritirarsi. Grazia passa tutti i giorni, porta minestre calde e prepara tè appena fatto.
Non ti muovere, cara Ginevra, insiste Maria. Ho mille faccende in casa.
Tranquilla, ci penso io, risponde Grazia, accendendo il focolare. Ho chiesto a Vincenzo, mio figlio, di venire sabato a spaccare legna. Hai bisogno di caldo, e tu
Grazia ha poco più di quarantanni, è energica, laboriosa e sempre sorridente. Un tempo lei e Nicola, il figlio di Maria, frequentavano la stessa classe. Nicola partì per studiare a Firenze, rimase lì, si sposò e ebbe una moglie, la splendida Ginevra, dallo sguardo cittadino. Quando venivano in visita, non trovavano mai lacqua al pozzo né una mano per lerbicultura, ma Maria non li rimprova: basta che Nicola sia felice. Poi nasce il nipotino Silvano, un bimbo paffuto e divertente. Quando cresce un po, lo mandano in campagna per lestate: laria fresca, lo spazio aperto gli fanno bene. Con i figli di Grazia il tempo scorre, e la famiglia si raduna meno spesso, solo qualche volta in estate e dopo Capodanno. Ginevra, masticando un rametto di aneto, commenta:
Maria, perché pianti così tanto il tuo orto a questa età?
Se venite ad agosto, raccoglieremo, risponde Maria. Avremo verdure per tutto linverno.
Ma, mamma, dice Ginevra. Non compreremo nulla?
Al negozio cè solo chimica! ribatte Maria. Qui tutto è naturale.
A fine agosto Maria riempie barattoli di cetriolini croccanti e di composta di prugne. Pensa che, con la prima neve, inizierà a lavorare a maglia calze e muffole. Per Ginevra ne fa di piccole, rosa o gialle con motivi. Per Nicola e Silvano le fa grigie e blu. Le regala durante le vacanze invernali.
Ma perché hai messo così tanto in giro? sgrana Ginevra. Casa nostra è un magazzino.
Almeno è caldo, risponde Maria, un po imbarazzata. Sa che i suoi regali non sono di moda, ma Ginevra è una trendsetter e Nicola arriva sempre in macchina. Tuttavia, continua a intrecciare una fila dopo laltra.
Nicola propone più volte a Maria di trasferirsi in città.
Ti compriamo un appartamento, riscaldamento, acqua
No, figlio mio, non vado. Qui cè la mia casa, la mia infanzia, la giovinezza, i ricordi di tuo padre. È la mia vita. Venite più spesso a trovarmi.
Più spesso E il lavoro?
E voi vi andate in vacanza. risponde Maria, speranzosa.
Vacanza in campagna? si sorprende Ginevra. Un anno di lavoro per una vacanza in campagna? No, certo no!
Maria annuisce. Vorrebbe stare più vicina al figlio, ma non ha il coraggio di lasciare la sua casa. Ha vissuto tutta la vita qui, salvo qualche viaggio con il padre di Nicola nella città capoluogo della provincia, quando erano ancora giovani e curiosi di vedere la vita grande. Poi le cose non hanno più tempo per le uscite; la città è solo caos, confusione e polvere. Qui in campagna è tutto più tranquillo, felice.
Il marito di Maria è morto venti anni fa. Nicola era ancora allo studio. Maria si sente sola, ma non chiama il figlio a tornare perché conosce le poche prospettive della campagna. Così attende il ritorno della famiglia, finché lestate scorsa non accade una tragedia: lauto di Nicola si scontra con un camion carico. Nicola, Ginevra e Silvano perdono la vita. Da quel giorno, Maria perde linteresse per la vita. Seduta alla finestra socchiusa, ricorda il piccolo Nicola, il volto di Silvano simile a quello della madre ma i gesti del padre. Le lacrime scivolano sul suo viso rugoso.
risponde al suono della voce di Grazia, Zia Maria, come sta la salute? la vicina è accanto al piccolo cancello sotto la finestra.
Nulla, nulla, Grazia. E tu?
Bene! Sto per preparare dei pasticcini con cipolla fresca, passo a prendere il tè stasera, risponde Grazia, correndo verso casa.
Dopo qualche ora, Maria è ancora alla finestra, ora chiusa. Il tramonto rende laria più fresca e gli zanzari si fanno sentire. Il cancello si apre: esce Luca, il figlio dodicenne di Grazia, seguito dalla madre, una ciotola avvolta in un asciugamano, e poi Anita e la piccola Zaira, di otto e tre anni. La famiglia di Grazia è numerosa: quattro figli più grandi e due bambine piccole. Grazia è incinta. Vincenzo, marito di Grazia, è un uomo robusto, non beve, figlio di una famiglia numerosa, e da sempre sogna una grande famiglia; Grazia ne è felice.
Luca, porta lacqua! ordina Grazia entrando nella casa di nuovo. Zia Maria deve sbrigarsi, i pasticcini stanno per raffreddarsi.
Grazia, sei sempre a correre con me, vecchietta.
Non è così, siamo vicine da anni. Avete preso le medicine oggi?
Sì, risponde Maria, sospirando. Che senso hanno? Vorrei che il Signore mi sollevasse presto.
Non dire così! Se credi in Dio, non parlare così. Non è compito suo togliere il dolore.
Che affari ho io.
Nonna Maria, cosè questo? chiede Anita, indicandole una manica di guanto incompleta con le ferri sporgenti. Mentre gli adulti parlano, le due sorelline esplorano la stanza.
È un guanto che stavo lavorando, ma non lho finito, risponde Maria.
Bello, rosa, morbido, accarezza Anita il guanto. Regalatemelo quando lo finirete.
Volentieri, balbetta Maria. Lo darò.
E per Zaira, ne farai uno più piccolo? Rosso?
Calma! scherza Grazia con la figlia.
Posso imparare a lavorare a maglia anchio, sogna Anita. Per me, per Zaira, per Luca tutti! Insegnami, nonna Maria.
Vieni, vieni, Annetta, domani cominciamo, risponde Maria.
Ci sarò! promette Anita.
Luca torna con due secchi dacqua. Il bollitore elettrico, regalo di Nicola, porta lacqua a ebollizione. Si siedono per prendere il tè.
Di nuovo promettono il lavoro ai ragazzi, commenta Grazia, indicando il suo pancione. Questa volta è proprio a fine estate, quando arriva il raccolto. Non so come farò a gestire tutto, ma ce la faremo.
Grazia racconta che il figlio maggiore resterà in città per lo stage estivo, il secondo ha ancora due esami da superare, Vincenzo è stato promosso capo squadra. Maria ascolta a malapena, guardando Grazia, i bambini che volano con i pasticcini, e sente il cuore scaldarsi. Vorrebbe svegliarsi domani in salute per insegnano a maglia ad Anita. Ha un armadio pieno di filato, bastano per vestire il piccolo che arriverà presto, calzini e guanti di tutti i colori. Se finisse, può sempre comprarne di più. Alla fine dellestate dovrà rimettersi in forma, perché chi aiuterà la piccola Grazia con i sottaceti e il bambino se non ci sono più nonni? Le labbra secche di Maria si aprono in un lieve sorriso per questi pensieri. Zaira si strofina gli occhi e sbadiglia.
E le fiabe, dobbiamo ricordarle tutte, esclama Maria a voce alta.
Quali fiabe? chiede sorpresa Grazia.
Quelle con il lieto fine, tutte con il lieto fine, accarezza Maria la testa di Zaira, che ora è assonnata, e sente di nuovo di essere utile.







