TU RESPIRA E BASTA…
Ma dai, Antonio, dove hai trovato quella lì? Avrà almeno cento chili! Davvero, non ti capisco. Proprio uno strano tipo! Cosa ci hai visto? Mamma, diglielo tu almeno viene fuori la voce indignata di mia sorella Chiara.
Su, Chiara, smettila. È la scelta di tuo fratello. A vivere con lei sarà lui, non tu. Lascia perdere, risponde mamma Rosanna guardando me in cerca di aiuto.
Avete finito? Allora, ve lo dico chiaro: io sposo Caterina. E in più, tra poco avremo un bambino. Quindi basta, signore, la discussione è chiusa, e io esco dalla stanza.
Sai, ne avevo già avuta una di moglie, una donna bellissima. E da quel matrimonio era rimasta una figlia. Ero pazzo di mia moglie, ma a quanto pare, non sono mai riuscito ad andare bene a sua madre. La suocera ha fatto di tutto per dividerci. Ho dovuto arrendermi e andarmene via.
In quel periodo mi sono lasciato andare. Bevevo troppo, finivo sempre nei guai, di donne ne ho cambiate tante
Poi, così dal niente, è arrivata Caterina. Ci siamo conosciuti tramite amici comuni. Lei mi ha notato subito, dice che le piacevano il mio modo di fare e il mio senso dellumorismo, che faccio ridere come nessun altro. Mi sembrava quasi di illuminarle la serata.
Caterina insegnava matematica alle medie. Viveva ancora coi suoi, aveva ventiquattro anni quando mi ha incontrato.
Sai quella sensazione quando vedi una persona e senti che ti è famiglia da sempre? Che la ami senza motivo, solo per quello che è Insomma, Caterina per me è stata così.
Io, quella sera, manco lho notata. Ero ubriaco marcio, lei non era manco il mio tipo, per niente. E poi, mi ero promesso basta matrimoni: «Mai più, mi basta e avanza.» dicevo agli amici.
Però, in mezzo a tutti, cera anche Elisa, una ragazza stupenda. Con Elisa sono rimasto a chiacchierare, lho portata in cucina per stare un po da soli, e poi siamo usciti insieme quella notte, mano nella mano.
Elisa era uno spasso, bellissima, tutti ci giravano intorno. Glielho presentata a mia sorella Chiara.
Bella ragazza, ma mica tipo da famiglia, ha sentenziato subito Chiara.
Lo so, le ho risposto.
Alla fine, Elisa mi ha lasciato per un altro. Però non ci sono rimasto male, sentivo che non era la persona per me.
Alla fine, il momento di Caterina è arrivato. Io ero libero, lei è passata allazione. Mi ha invitato fuori, io ci ho pensato un po ma poi ho detto sì. Mi ha subito portato a casa a conoscere i suoi genitori. Sai che ti dico? Loro mi sono subito piaciuti.
Tutto si è messo in moto. Mi sono trovato al centro di attenzioni che non pensavo manco esistessero. Caterina era intorno a me per tutto, esaudiva ogni mio capriccio in un attimo.
Dopo sei mesi, decido di dire alla mamma e a Chiara che Caterina sarà mia moglie.
Ma la ami davvero, Antonio? mi chiede la mamma.
No. Una volta ho amato, lo sai mamma quanto è stato doloroso. A me basta sapere che Caterina mi adora, mi sono trovato a dire.
Sarà dura, vivere con una donna che non ami. Ti abituerai mai? e si asciuga gli occhi mamma Rosanna.
Vedremo, rispondo senza sbilanciarmi.
Il matrimonio si è fatto a casa dei genitori di Caterina. Una vera festa!
Vivete, amatevi, se litigate fate subito pace ragazzi, ci ha benedetti la suocera.
Ma i litigi sono arrivati e le riappacificazioni, quelle no Ho ripreso a bere e sono tornato dai miei.
Mamma non ha detto nulla, ma si vedeva che era preoccupata.
Caterina è volata da me il giorno stesso:
Ma che fai, Antonio? Torna a casa, non ti lascio a nessuno!
E sono tornato.
È nato nostro figlio. Un turbinio di cose da fare, la vita si è accesa.
Mi sono affezionato tanto a questa famiglia calda. Suoceri che mi hanno accolto come un figlio. Il meglio a tavola era sempre per me. Quando tornavo dal lavoro, tutti camminavano in punta di piedi: «Deve riposare!». Mi viziavano con i regali.
Mai mancato di rispetto ai suoceri, anzi, ero io a dare una mano in casa. Caterina la chiamavo sempre Cate, con una dolcezza incredibile. E il figlio me lo sarei mangiato di baci!
Venticinque anni sono volati. Neanche me ne sono accorto.
Gli anni passano, i genitori si sono fatti anziani e stavano spesso male. Passavano giornate intere tra medici e visite.
Dai, Antonio, una volta vai anche tu a fare i controlli, mi diceva spesso Cate.
Come vuoi tu, Cate.
Correvo sempre per cambiare la recinzione, sistemare casa, mettere a posto il giardino Sempre di corsa.
Poi una mattina, arrivano i soccorsi.
Non cè niente da fare. È stato improvviso
Caterina è svenuta dal dolore, la terra le è mancata sotto i piedi. I medici lhanno ripresa a fatica.
Comè possibile? Antonio aveva appena fatto tutte le visite! Sta benissimo dicevano! Adesso così, allimprovviso Non ci credo! strillava Cate.
I suoi genitori, ridotti in un angolo, non capivano.
Eravamo noi a dover andare, non lui! Noi! Che ingiustizia! piangeva la mamma di Caterina.
Antonio! Sei tutta la mia vita! Tu, respira e basta si è gettata su di lui ormai freddo.
Labbiamo sepolto.
Due mesi dopo se nè andato anche suo padre.
Prima di morire, sospirava:
Antonio, portami con te!
Un mese dopo è venuta a mancare anche la mamma di Cate.
Dopo sei mesi, Caterina ha venduto la casa. Non ce la faceva più a viverci. Ha preso un piccolo appartamento, ha fatto sposare nostro figlio.
E dopo sette anni da vedova, parlando con Chiara, Caterina mi hanno raccontato:
Sai che marito come Antonio se ne trovano pochi in giro Ho vissuto un inferno quando lho perso. Non sono riuscita a proteggerlo
Al figlio ha detto: Quando sarà il mio momento, seppelliscimi vicino a papà.
Che dolore vivere senza la persona che ami
E il tempo, Chiara, non cura niente. Lo saiMa a volte, quasi per magia, dentro quel dolore germogliava qualcosa. Nelle sere dinverno, Caterina si sedeva sul balcone del suo piccolo appartamento, le mani tra le mani, a guardare il cielo. Sentiva il cuore pesante, sìma ogni tanto, per un soffio, le pareva di sentire accanto a sé il respiro di Antonio, come quando dormiva al suo fianco. Era come se il tempo si piegasse, e per un istante lui fosse di nuovo lì, con la voce roca che sussurrava: «Va tutto bene, Cate.»
Caterina imparò così a convivere con la presenza silenziosa dellassenza, a leggere tra le pieghe della solitudine piccoli segni damore che la aiutavano a tirare avanti: la risata di suo nipote, il profumo della torta di mele, un raggio di sole che entrava di lato nella cucina. E quando, ogni tanto, col fazzoletto in mano, si rivolgeva in silenzio verso una foto sbiadita, sussurrava la promessa di un giorno: «Arriverà il momento, Antonio. Non ti ho mai lasciato, io.»
Il tempo non curava, è vero, ma insegnava a vivere portando dentro il ricordo, senza più paura. Perché allimprovviso si accorgeva che il grande segretoquello che solo chi ha amato davvero può capirenon era mai stato dimenticare, ma continuare a respirare. E basta.







