Entrando in casa, Olga si blocca: accanto alle sue scarpe e a quelle di Ivan, riconosce subito le scarpe costose e col tacco alto della sorella di Ivan. Perché è qui? Ivan non le aveva mai detto nulla di una visita. Tornando dal lavoro, il collega Paolo le propone un’uscita in caffetteria per un po’ di chiacchiere e il suo amato cacao, ma Olga rifiuta: Ivan ha promesso che tornerà presto, devono scegliere la nuova cucina dopo il recente trasloco nella casa della sorella di lui. Ma proprio quella sera Olga, rientrando, ascolta una conversazione difficile, nascosta dietro la porta: Oksana cerca di convincere Ivan a partire al mare con Vera, una sua cara amica che Ivan amava in passato, e dice che vivono ancora ospiti, che solo con Vera lui troverebbe una vera casa. Olga si sente tradita, pensa che il loro matrimonio forse sia stato solo una ripicca di Ivan verso la ex, e decide di uscire per riflettere, trovando rifugio in una caffetteria davanti a un cacao che non tocca. Ma tornando a casa trova Ivan che sta facendo le valigie: ha preso in affitto una nuova casa, deciso finalmente a rendersi indipendente da Oksana. Fra chiarimenti, verità dolorose e dubbi sul passato, Olga e Ivan decidono di voltare pagina insieme, lasciandosi alle spalle rancori, intrighi e vecchi amori, pronti a costruire una vita vera, solo per loro.

Quando sono entrata in casa, mi sono fermata di colpo. Lì, allingresso, accanto alle mie scarpe e a quelle di Marco, cerano infilate con estrema cura un paio di décolleté eleganti, con il tacco alto. Le ho riconosciute subito: erano quelle di Allegra, sua sorella. E cosa ci faceva lei qui? Non mi sembrava che Marco mi avesse detto che Allegra sarebbe passata da casa.

Anna, il tuo Marco è di nuovo in trasferta? mi raggiunse il collega Matteo mentre camminavo verso la fermata dellautobus. Andiamo a prenderci un caffè? Offro io, il tuo solito cioccolato caldo, così chiacchieriamo un po. Sennò sempre di fretta: ciao, ciao.

Mi spiace, Matteo, oggi proprio non posso. Marco mi ha promesso che sarebbe tornato prima dal lavoro, dovevamo scegliere la cucina nuova, ancora non abbiamo finito di sistemare tutto dopo la ristrutturazione. E comunque, lui non è più in trasferta da un sacco.

E a casa è sempre puntuale? disse Matteo con un sorriso ironico, che cercava di nascondere.

Non sempre, ammiccai ridendo. Ultimamente abbiamo davvero bisogno di soldi, quindi Marco lavora più ore. Sistemeremo casa, poi magari potrà tornare sempre in orario.

Capisco, rispose lui sorridendo, salutandomi prima di voltare per la sua strada.

Quel giorno fui fortunata: lautobus arrivò subito. Di solito devo aspettare una vita, ma riuscendo ad uscire prima dallufficio, mi era andata bene. Presi posto vicino al finestrino, e mi persi nei pensieri.

Una volta, io e Matteo stavamo per sposarci. Poi ci siamo lasciati un po così, senza nemmeno ricordare il motivo esatto. Dopo è arrivato Marco lho sposato quasi per dimostrare a Matteo che ormai non ero più da sola, che aveva perso la sua occasione.

Però lui ha provato a tornare, mi chiedeva scusa, giurava che mi avrebbe resa felice, che non mi avrebbe mai fatto soffrire, che sarebbe stato fedele… Eppure io ormai pensavo solo a Marco, e mi convincevo che in fondo Matteo non lavevo mai davvero amato. Così, alla fine, smisi di pensarci e, solo recentemente, lhanno spostato nella nostra filiale, dal quartier generale.

Faceva finta di essere sorpreso da quella coincidenza, ma in cuor mio sentivo che probabilmente aveva chiesto lui di essere trasferito, dopo aver saputo che lavoravo lì. Comunque, era bello sapere che Matteo era ancora single, e che continuava a trattarmi con quella sua solita dolcezza.

Io, lo ammetto, gli auguro davvero di trovare la felicità, e un po in fondo, lo dico sottovoce, sono quasi invidiosa della donna che lo sposerà: sa come corteggiare, è proprio il tipo da colpo di scena romantico.

Con Marco non posso dire di essere sfortunata, solo che nellultimo periodo lavora sempre. Lo fa per noi, per darci una vita comoda, ma il tempo insieme si è ridotto allosso.

Viviamo nellappartamento di Allegra, la sorella di Marco. È stata gentilissima a offrirci la casa, visto che tanto lei e suo marito non hanno mai avuto problemi di soldi lei nemmeno lavora! Per loro è solo un investimento, così i figli saranno sistemati tra qualche anno.

Io e Marco abbiamo fatto la ristrutturazione a modo nostro, Allegra ci ha lasciato carta bianca; ora stavamo prendendo anche i mobili. Però spesso mi viene da pensare che forse sarebbe stato meglio affittare un appartamento già arredato.

Con tutti i soldi che ci stiamo mettendo, potevamo pagare anni daffitto o investirli nellanticipo per comprarci una casa nostra. Ma Marco era entusiasta quando Allegra ci propose di vivere lì.

Scesa dallautobus, attraversai la strada di corsa e mi incamminai verso casa. Cera nellaria quel profumo particolare che preannuncia la pioggia, ma stavolta non avevo la testa per godermi la freschezza.

Avevo mille pensieri, tutti di corsa, nessuno che durasse davvero; sfilavano nella testa, uno cacciava laltro. Da quanto tempo eravamo in quellappartamento? Un anno? Un anno e mezzo?

Non riuscivo a ricordare con precisione, ma di sicuro la sensazione che fosse una sistemazione provvisoria non mi lasciava in pace. Abbiamo ristrutturato, comprato cose, ma sembrava sempre che la vita vera dovesse cominciare dopo… solo che non si capiva mai quando.

Arrivando sotto, mi accorsi di camminare piano, come se stessi ritardando il momento di entrare. Il portone aprì con il solito click, lasciandomi nel corridoio buio, e salii le scale fino al quarto piano.

Man mano che salivo sentivo crescere una strana tensione.

Entrata in casa, mi fermai di nuovo di fronte alle scarpe eleganti della sorella di Marco.

Cosa ci faceva qui? Marco non mi aveva detto nulla di una visita di Allegra.

Avevo quasi deciso di annunciare che ero arrivata, ma qualcosa mi trattenne. Meglio fermarsi e ascoltare.

Volevo andare in vacanza con mio marito, sentii dire Allegra. Ma lui non riesce mai a prendersi le ferie, allora ho pensato di darti a te questi biglietti. Ma solo a una condizione la voce cambiò tono, diventando più decisa, ci vai con Bianca.

Mi bloccai: “Con Bianca?”. Ricordavo che Marco mi aveva accennato qualcosa, che Allegra aveva cercato di farlo uscire con Bianca, sua amica.

Allepoca non ci feci troppo caso, ma adesso sentire quel nome mi ghiacciò.

Ma io con Bianca no, rispose Marco, il tono seccato. Allegra, te lho già detto, ora sto con Anna. Ci sono io e Anna! Perché ricominci?

Mi sentii un po sollevata: era chiaro che Allegra stava provando a imporgli la sua volontà, però Marco non cedeva. Ero pronta ad entrare in salotto e far sapere a tutti che ero tornata, quando Allegra ribatté:

Ma chi vuoi prendere in giro? Lo so che con Bianca eri innamorato, volevate pure sposarvi, poi ti sei offeso per una stupidaggine. Non fare il testardo, si vede che Anna non è la ragazza giusta. Bianca è tutta unaltra cosa.

Rimasi lì immobile, cercando di realizzare quello che stavo sentendo. Innamorato? Dovevano sposarsi? E Marco mi aveva detto che Bianca non gli interessava.

Sì, va bene, rispose lui, ma era come se ci fosse un tremolio nella voce, una punta di insicurezza. Ma ormai è passato tutto. Io amo mia moglie.

Ah, sì? Allegra continuava decisa. Lo sappiamo bene che lhai sposata solo per fare ingelosire Bianca quando ti ha lasciato. Poi lei voleva tornare da te, ci stava male, ti chiedeva scusa. E tu? Ti sei vendicato, sposandoti con Anna.

Pensai: vendicarsi? Possibile che Marco abbia scelto me solo per ripicca? Mi sentivo soffocare. Mi tornò in mente la mia scelta di sposarmi di fretta dopo aver lasciato Matteo…

Ma ormai, anche se magari in principio avessimo entrambi motivazioni sbagliate, io ora lo amavo davvero, perciò contano solo i sentimenti, giusto? Così, trattenendo il respiro, attesi la risposta di Marco.

È passato, lo sentii dire piano. Ora sono sposato, ho una responsabilità verso Anna.

E quali responsabilità? Allegra quasi ridacchiava. Neanche figli avete fatto, meno male. Dovresti ricordarti che vivi qui per cortesia. Con Anna, finché andrai avanti così, ti ritroverai sempre sotto tetto daltri. Bianca invece, proprio pochi giorni fa ha ricevuto un trilocale nuovo dai genitori: spazioso, appena ristrutturato… E ti ama ancora, aspetta solo te.

Mi appoggiai al muro, il freddo mi scorreva addosso. Ma quello che mi turbava ancora di più era: cosa avrebbe risposto Marco.

Nei cambiamenti non ci credo, cominciò lui piano, ormai meno sicuro. Non è la casa che conta. Sì, ora siamo qui, ma troveremo il modo, prima o poi compreremo qualcosa di nostro.

Ma Allegra non mollava:

Non vuoi vedere la realtà. Bianca era e sarà sempre meglio per te, ti manca soltanto il coraggio di ammetterlo. E poi pensa: con lei la casa ce lhai già, la sicurezza, tutto quello che ti meriti. Con Anna non sarai mai davvero felice.

E aggiunse, decisa:
E tra laltro, disse Allegra, non potrò lasciarvi questa casa per molto ancora. Ora ho dei nuovi progetti, tra poco dovrete cercare un altro posto.

Ma Bianca lo sa? chiese Marco, stupito.

Ma certo! rispose Allegra quasi trionfante. È stata lei a chiedermelo. Ha avuto lidea dei biglietti, mi ha chiesto di aiutarla.

Calò il silenzio. Io sentivo il cuore battere forte. E se Marco davvero stava pensando di accettare?

E Anna che le dico? domandò lui infine, sottovoce.

Le dici che mi aiuti alla villa in campagna. Dico che stiamo facendo lavori… E tu parti con Bianca al mare. Semplice.

Non ce la facevo più. Uscì piano da casa e mi allontanai in fretta senza voltarmi indietro.

Finii per entrare in uno di quei caffè minuscoli, con la luce soffusa e solo un paio di tavolini occupati. Mentre fuori il crepuscolo calava con la pioggia, io ordinai automaticamente una cioccolata alla vaniglia. Ero sfinita, la testa un groviglio infinito di pensieri, la conversazione ascoltata a casa mi rimbombava nella testa.

Continuavo a ripetermi le parole di Allegra, cercando di capire come fosse possibile che Marco avesse nascosto tutto questo. Aveva tenuto nascosto che voleva sposare unaltra? E addirittura lamica di sua sorella! Mi sentivo tradita, sì, ma soprattutto ferita per come fosse stato il mio matrimonio: solo una rivalsa contro lex? Avevo creduto che Marco mi avesse scelto davvero Invece tutto era cominciato per ripicca. Anche se, a pensarci, io stessa con Matteo ero stata prudente, non ho mai voluto vedere neanche un film insieme, figuriamoci una vacanza! Ma Marco lho amato davvero, con tutto il cuore.

Fuori era buio, mentre restavo lì col dito sul bordo della tazza senza assaggiare nemmeno un sorso. Il tempo sembrava fermo.

E lui nemmeno mi ha chiamata, pensai amareggiata di sicuro sta già pensando a partire con Bianca e nemmeno gli interessa dove sono io.

Solo quando presi il telefono per vedere lora, mi accorsi che era scarico.

Sospirai forte, capendo che dovevo tornare a casa prima o poi. Mi misi il cappotto e affrontai il freddo dellimbrunire. Mentre camminavo, cercavo di prepararmi mentalmente allidea di mettere fine alla storia con Marco. Era inevitabile, e mi ripetevo che era meglio affrontarlo subito.

Entrata sul pianerottolo, sentivo il cuore battere più forte ancora. Aprii piano la porta Silenzio, nessuna TV, nessun rumore dalla cucina. Ma ecco, nella sala, cerano dei borsoni in mezzo: Marco stava già preparando le sue cose. Ecco, pensai, ci siamo.

Che stai facendo? chiesi quasi senza pensarci, anche se già immaginavo che avrebbe detto di andare da Allegra in campagna. Invece mi stupì:

Anna, stiamo andando via. Ho trovato una casa in affitto. Poi vediamo come fare, magari pensiamo a un mutuo. Si fermò un attimo, mi guardò come se notasse qualcosa nei miei occhi Ma come mai sei tornata così tardi? Ti ho cercato tutta la sera, il telefono non prendeva. Hai fatto una seconda giornata di lavoro?

Non ci credevo. Tutte le parole che avevo preparato mi sembravano inutili. Lo guardai, confusa, senza sapere cosa dire.

Ce ne andiamo davvero? bisbigliai, senza afferrare bene.

Lui capì la mia esitazione, mi si avvicinò, cercando di spiegare:

Ho litigato con Allegra, sospirò. E ho deciso: basta, mi sono stancato di dipendere da lei. Serve una casa nostra.

Mi rilassai un secondo, ma non era tutto. Lui si sedette sul bordo del divano, mi invitò a sedermi accanto. Mi raccontò tutta la conversazione con sua sorella.

Avrei dovuto dirtelo da tempo, disse piano, quasi vergognandosi. Sì, ho avuto una storia con Bianca. E ammetto che quando mi sono sposato con te era anche per ripicca. Ma Anna, devi sapere una cosa: tutto quello è passato. Tu sei la sola che amo, non voglio perderti.

Lo ascoltai, e piano piano sentivo sciogliersi il nodo dentro di me. Certo, fa male che ci siano state bugie ma almeno ora parlavamo finalmente senza filtri.

Scusa se non te lho raccontato subito, aggiunse abbassando la voce. Ma… Quando hai detto che volevi sposare Matteo, pensavo che fosse meglio non rovistare nel passato. Poi non ho più avuto il coraggio.

Sospirai, sentendo le lacrime salire agli occhi. Ma stavolta erano di sollievo.

Va bene, dissi, passato è passato. Hai detto che hai trovato casa?

Sì, mi sorrise Marco, è solo una soluzione temporanea, però almeno ce la caviamo da soli. Senza Allegra, senza le sue ingerenze. E più avanti pensiamo al mutuo, facciamo le cose per bene.

Annuii. Sentivo finalmente che era la scelta giusta. Era ora di vivere per noi, per quello che volevamo davvero, e non secondo piani pensati da altri.

Allora, si alzò Marco sorridendo, vuoi cominciare a fare le valigie insieme?

Annuii ancora, senza parole. Mi rimaneva solo da credere che stavamo finalmente girando pagina, lasciando il passato dove deve stare: dietro di noi.

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Entrando in casa, Olga si blocca: accanto alle sue scarpe e a quelle di Ivan, riconosce subito le scarpe costose e col tacco alto della sorella di Ivan. Perché è qui? Ivan non le aveva mai detto nulla di una visita. Tornando dal lavoro, il collega Paolo le propone un’uscita in caffetteria per un po’ di chiacchiere e il suo amato cacao, ma Olga rifiuta: Ivan ha promesso che tornerà presto, devono scegliere la nuova cucina dopo il recente trasloco nella casa della sorella di lui. Ma proprio quella sera Olga, rientrando, ascolta una conversazione difficile, nascosta dietro la porta: Oksana cerca di convincere Ivan a partire al mare con Vera, una sua cara amica che Ivan amava in passato, e dice che vivono ancora ospiti, che solo con Vera lui troverebbe una vera casa. Olga si sente tradita, pensa che il loro matrimonio forse sia stato solo una ripicca di Ivan verso la ex, e decide di uscire per riflettere, trovando rifugio in una caffetteria davanti a un cacao che non tocca. Ma tornando a casa trova Ivan che sta facendo le valigie: ha preso in affitto una nuova casa, deciso finalmente a rendersi indipendente da Oksana. Fra chiarimenti, verità dolorose e dubbi sul passato, Olga e Ivan decidono di voltare pagina insieme, lasciandosi alle spalle rancori, intrighi e vecchi amori, pronti a costruire una vita vera, solo per loro.
Solo con il test del DNA! Di figli di altri non ne vogliamo, – ha dichiarato la suocera – Solo centomila euro! – ha sorriso Elisabetta. – Mi sembra che tu abbia valutato la libertà di tuo figlio un po’ troppo a buon mercato! Non è che magari riesci a raccattare anche duecentomila? – Se serve, li trovo, – ha sbottato Maria. – Quindi accetti? Se la questione è solo di soldi… – Maria, dimmi una cosa: ci hai pensato a lungo prima di propormi questo? – chiese Elisabetta. – Mettiamo da parte il discorso dei soldi per ora! Parliamo da donna a donna! – Ti risparmierei la predica, – disse Maria con la faccia storta, – nessuno è senza peccato! E tu, mamma di tanti figli, dovresti capire cosa si fa per il proprio bambino… – Quindi vuoi comprarmi? – ribatté Elisabetta. – O vuoi comprare la mia Dasha? Visto che siamo in difficoltà, pensi che basti pagarci e tutto vada a posto? E tuo Ivan prima ha riempito la testa di storie a mia figlia, l’ha messa incinta e ora… Nemmeno so come dirlo… Sparisce o corre sotto la gonna della mamma! Per sistemare le sue bravate! – Elisabetta, parliamo chiaro, – disse Maria. – Ivan ha solo diciotto anni! Non è pronto per una famiglia e un bambino. Deve studiare! Trovare lavoro! Come farà con il peso di una famiglia già sulle spalle? – E prima tuo Ivan non ci pensava, quando stava dietro a mia Dasha? – ironizzò Elisabetta. – Ora deve imparare a fare l’uomo responsabile! Ha fatto un figlio, ora si comporti da adulto! Altrimenti ci sono tribunali e alimenti… Maria rimase a bocca aperta. – Attenta che ti entra una gazza in bocca! – sbuffò Elisabetta. – E solo perché sto tutto il giorno a lavorare, non vuol dire che non vedo niente! – Io sono venuta in pace, – tentò Maria di calmarsi. – Sono pronta a pagare, come si dice, il disturbo! – E per cosa vorresti pagare? – chiese Elisabetta. – Per la gravidanza? O perché Ivan da due mesi scappa da Dasha? Vuoi pagare per l’aborto di mia figlia, o già ti prepari a versare le prime rate degli alimenti, quando Dasha partorirà? Maria si confuse. Ma l’ultima opzione non le piaceva per niente. Qualsiasi momento potrebbero venire a cercare suo figlio per il mantenimento! – Non confondermi! – Maria alzò il dito. – Offro soldi veri per chiudere questa storia una volta per tutte! Come lo risolvi, a me non importa! Fate aborto, tenete il bambino, datelo in affidamento, ma Ivan non deve essere coinvolto! Se i soldi non bastano, dimmi quanto vuoi! Se serve, chiederò un prestito a mio marito! – Maria, ma vai pure… – disse Elisabetta. – Io sono una donna perbene, non posso dirtelo in faccia dove andare. Tu, con una proposta del genere, di ‘perbene’ non ne hai mai sentito parlare! Quindi sai già dove andare, per quanto e dove ficcare i tuoi soldi! – Elisabetta, risolviamo con civiltà! – rispose Maria, furiosa. – Vai in pace! – concluse Elisabetta. – O ti mando il cane! Non era chiaro se Maria fosse riuscita a proteggere il figlio, ma finché Elisabetta era arrabbiata, sua figlia non avrebbe avuto contatti con Ivan. Così lui aveva tempo di riflettere e continuare a studiare. E se Elisabetta cambiava idea, Ivan ormai sarebbe stato lontano, spedito all’università in città. In città ci si può nascondere bene, per anni! Maria dovette trattenersi dal fare una scenata: – Guarda che orgoglio! Disdegna i soldi! E io sono venuta con le migliori intenzioni! E lei… il cane! Ma dai! Con gente come lei, nemmeno a sedersi nello stesso campo: ti stritola dal primo momento! Allora Maria non immaginava che la storia non fosse finita, ma appena cominciata. Anche se, in fondo, era iniziata un po’ prima. I genitori raramente scoprono i guai dei figli in tempo. Di solito troppo tardi per poter riparare le cose. Quando Maria ha sentito che ‘Ivan ha messo incinta Dasha’, le è mancato il respiro. – Che Ivan ci abbia provato con Dasha? Ma lei è… – per non dire stupidaggini, Maria si corresse subito – vien da una famiglia numerosa! Non ci ha mai pensato Ivan! – Ti dico quello che ho saputo, – disse Ignazia. – Se non credi a me, chiedi a tutti in paese! L’hanno già saputo tutti, tranne te! Maria si chiuse in casa sotto le risate di Ignazia. Né marito né figlio c’erano: erano andati nel bosco, sarebbero tornati tardi. Maria avrebbe dovuto fare le faccende, ma tutto le cascava dalle mani. Il pensiero della notizia di Ignazia non la lasciava. La notizia era proprio un incubo! – Ma perché? Per chi? Cosa ce ne facciamo? Si logorò tutta la giornata. E quando il figlio arrivò, partì l’interrogatorio: – Dove sei stato? Non ci sono brave ragazze in paese? Vane dovette confessare. Pensava di resistere fino a fine vacanze e scappare in città, dove faceva la scuola professionale. Lì sì che l’avrebbero perso di vista! Ma non si scampava dalla rabbia della mamma. Ivan piangeva e cercava di impietosirla. Ivan non era un bel ragazzo, non brillava, fisico mediocre. Nessuna attrattiva per le ragazze. Ma età e ormoni facevano il loro, e gli amici lo prendevano in giro che sarebbe rimasto zitello. – Ma Dasha ha detto di sì! – Dasha direbbe sì a chiunque! – sbottò Maria – Ha diciannove anni e i ragazzi la evitano! Chi si vuole legare a una famiglia di poveri? Sono in tanti, il padre è malato! Sposi Dasha e poi mantieni parenti per tutta la vita! – Mamma, è buona e dolce! – singhiozzava Ivan. – E che è brutta non ti ha frenato? – urlò Maria. – Ma come hai fatto… Ivan arrossì e abbassò gli occhi. – Ma che iella! – Maria si mise le mani nei capelli. – È successo solo un paio di volte… – confessò Ivan a bassa voce. – Bastano quelle! – rispose Maria indignata. – Tra poco si vedrà il risultato! Tu fra un anno devi andare all’università! Con un bambino addosso, ti mettono le alimenti! – Magari non è mio…? – provò Ivan. – Speriamo sia così, ma chi mai si prenderebbe Dasha, – sospirò Maria. – Comunque, se non riusciamo a trovare un accordo, solo il test del DNA! Di figli di altri non ne vogliamo! – E lei giurava che mi sarebbe rimasta fedele… – disse Ivan. – Speriamo ti abbia mentito! – borbottò Maria, prendendo il portagioie con i risparmi. – Grisha! Questa era una faccenda per il marito, quindi Ivan si allontanò. – Grisha, qui non c’è quasi niente! – gridò Maria. – C’è sul conto, – rispose calmo Grisha. – Fra una settimana scade. Te lo sei scordata? – Eh sì, c’è da perdere la testa! – disse Maria accasciandosi con il portagioie. – Hai sentito che ha combinato Ivan? – È cresciuto! – sorrise Grisha. – Prepariamo il matrimonio? – Sei fuori? Quale matrimonio? Con chi? – Maria quasi soffocava dalla rabbia. – Mai nella vita! Pagheremo per farcela scampare! Centomila bastano? – E che ne so io? – rispose Grisha. – Anche se, Elisabetta ora prenderebbe volentieri anche pochi soldi! – Ma con pochi centesimi non se ne esce, – scosse la testa Maria. Contò i contanti, poi pensò a quanto c’era sul conto. – Abbiamo duecentomila, – disse. – Ne offro cento, se vuole di più do duecento! Fra una settimana potremmo arrivare a cinquecento. Maria annuì, convinta del proprio piano. – Vuoi venire con me? – chiese Grisha. – Avessi sorvegliato meglio il figlio, non servirebbero ‘ste offerte! – sbuffò Maria – Vado da sola! *** La risposta di Elisabetta non chiarì molto, e chiedere a Dasha era inutile: non comandava niente. Ivan terminò le vacanze senza problemi e se ne andò in città per studiare. Gli vietarono di tornare prima dell’estate successiva. Fuori dal paese, Ivan era fuori discussione. La gente parlava solo di Dasha, che si vedeva incinta, poi con il bambino. E se la prendevano con Elisabetta. – Non è riuscita nemmeno a farsi dare l’assegno! Ora dovranno digiunare! Elisabetta sentendo queste chiacchiere rispondeva che non erano affari loro! – Non chiediamo l’elemosina! Ce la faremo lo stesso! A fine giugno Ivan tornò al paese, ma i genitori lo tenevano in casa. Tanto, appena terminati gli esami, sarebbe tornato in città. Non doveva farsi vedere! Ivan però fallì gli esami, neanche a pagamento lo presero. – Grisha, vai dal maresciallo e vedi di trovare una soluzione! Se lo mandano in militare, si dimentica tutto! Magari l’anno prossimo ci riprova! Non ci fu modo di evitare la leva. E dato che Grisha insisteva, si prese qualche botta e anche quindici giorni fuori. Al suo ritorno, spiegò come Ivan poteva ottenere la dispensa: – Basta che si sposi con Dasha e riconosca il bambino! Finché il figlio non compie tre anni, la leva è sospesa! Poi ne fa un altro, altra dispensa! E così via, finché non raggiunge l’età! – Ti hanno fatto perdere il cervello! – gridò Maria. – Non augurerei simili parenti nemmeno al peggiore nemico! – Allora andrà a militare! – rispose Grisha. Maria non voleva il figlio in militare, meno ancora sposato con Dasha. Ma non c’erano alternative. – Andiamo a chiedere pietà, – si arrese Maria. – Grisha, prendi i soldi! – Dopo che ti ha mandata via? – rideva Grisha. – Con tutto quello che si è sentita in questo anno? Magari è meglio lasciarlo fare il militare! Non voglio che Elisabetta ci faccia il giro del paese! – Mi inginocchio! E anche tu! – aggiunse Maria. – Chiederemo, pregheremo! – Non ci credo che lei accetti, – scosse la testa Grisha. – Non dopo tutto questo! Meglio mandare Ivan a vivere in montagna fino a trent’anni! – Prendi i soldi e andiamo! – ordinò Maria.