Sei comunque la migliore Dopo una festa di matrimonio scatenata nel paesino, Dasha e Germano si sono sposati. Il matrimonio in campagna è sempre un evento vivace: anche dopo la festa, chi ama divertirsi continua a far baldoria tra i cortili o seduto su una panchina davanti a una casa qualsiasi. Basta solo averne il motivo. Dasha e Germano hanno iniziato subito a vivere da soli, nella casa della nonna di lui. Germano lavorava come autista su un furgone Iveco, trasportava merce dalla città ai due negozietti del paese. La storia d’amore tra Dasha e Germano fu breve: lui, conoscendola dai tempi della scuola anche se più vecchio di due anni, era certo che quella ragazza semplice e graziosa sarebbe diventata una brava moglie. In due mesi di frequentazione arrivarono già al matrimonio. — Dasha, sposiamoci! — le propose Germano durante un appuntamento. — Ma così in fretta? — E che senso ha aspettare? Ci conosciamo da una vita e sai che io ho finito prima la scuola. Allora? Che ne dici, ci stai? — Sì, accetto! — rispose Dasha, sorridente. La madre di Dasha fu sorpresa dalla decisione e le chiese se fosse davvero sicura dei suoi sentimenti, ricordandole che il marito dev’essere un pilastro sicuro. Nel frattempo, in paese tutti avevano notato che Michele, di solito così serio e riservato, aveva iniziato a bere troppo e a frequentare un gruppo di oziosi bevitori. Per mesi non smise mai di ubriacarsi, la madre Taide soffriva e cercava invano di aiutarlo. Quando iniziò il raccolto, Michele non si presentò nemmeno più al lavoro e fu licenziato, lui che era prima un ottimo trattorista. Un giorno la madre scoprì che Michele, in realtà, era ossessionato da Dasha, la nuova postina del paese. Nessuno sapeva che lui fosse innamorato di lei: la sua timidezza non gli aveva mai permesso di dichiararsi. Un pomeriggio, incontrando Dasha che passava a distribuire la posta, Taide si sfogò e le chiese perché avesse scelto Germano e fatto soffrire suo figlio. Dasha negò di aver mai avuto una relazione con Michele, assicurando che tra loro non c’era mai stato niente. Solo più tardi, parlando direttamente con Michele, seppe tutta la verità: lui la amava dai tempi della scuola. — Michele, quando si ama davvero una persona, le si augura la felicità e si resta sempre uomini. Invece tu ti sei abbandonato al bere, facendo soffrire solo te stesso e tua madre. Prenditi cura di lei, smettila con questa vita. Scossa da quell’incontro, Dasha continuò la sua vita di paese, ma cominciò a notare che Michele, dopo il loro dialogo, aveva davvero smesso di bere e si era rimesso in carreggiata. Un giorno, però, Dasha scoprì per caso il tradimento di Germano nel negozietto dove lavorava Tania, la commessa, da sempre innamorata di lui. Quando li vide abbracciarsi, Dasha comprese tutto e non ebbe bisogno di spiegazioni. — Dasha, ne parliamo a casa… — provò a giustificarsi Germano, ma lei ormai aveva capito tutto. La notizia del tradimento e del divorzio si sparse in paese in un battibaleno. I compaesani commentarono a lungo l’accaduto: tutti, tranne la madre di Dasha, che la consolò dicendo che dagli errori si impara e che la vita va avanti. La storia prese però una svolta felice: Michele guarito dal suo male e tornato a lavorare venne spronato dalla madre a farsi avanti con Dasha. Non molto tempo dopo, la voce di un nuovo matrimonio fece il giro del paese: “Avete sentito? Michele e Dasha la postina si sposano!” dicevano le signore del paese davanti al negozio. Tutti erano contenti, tra chi diceva che Michele sarebbe stato un ottimo marito e chi ricordava come l’amore avesse saputo ridargli la voglia di vivere. Dopo il matrimonio, Dasha e Michele vissero in una casa ordinata e accogliente. Un giorno, durante la cena, Dasha confessò di essere anche incinta e Michele, felice, la strinse forte ripetendole quanto fosse speciale: — Dasha, avevi ragione: sei comunque la migliore. Dasha diede alla luce una bambina, poi anche un maschietto. La suocera, Taide, adorava la nuora e i nipoti, e la quotidianità in paese tornò serena come sempre.

Rimani comunque la migliore

La festa di nozze si era appena spenta nel piccolo paese tra le colline dellUmbria, tra i filari di viti e il profumo di pane appena sfornato. Chiara e Riccardo si erano sposati tra il tripudio degli amici e delle famiglie, e come ogni matrimonio di paese, la festa si era protratta fino a notte fonda. Anche dopo, i più festaioli si radunavano nei cortili o lungo le panchine sulla piazza, a chiacchierare e ridere solo perché cera un motivo.

Chiara e Riccardo andarono a vivere nella vecchia casa della nonna di lui, appena fuori dal centro del paese. Riccardo lavorava come autista sul suo Daily Iveco, portava mercanzie dal supermercato del capoluogo ai due piccoli negozi del paese.

Si erano frequentati poco più di due mesi prima del matrimonio, ma Riccardo, ragazzo semplice e concreto, sentiva che quella ragazza dal sorriso gentile poteva essere una brava moglie. Un giorno, prendendo un caffè, le propose senza troppi giri di parole:

Chiara, perché non ci sposiamo?

Così, di punto in bianco?

Ma che senso ha aspettare, ci conosciamo dalle medie! Certo, io ho finito la scuola un paio danni prima. Allora, che mi dici? Vuoi?

Sì, sì, lo voglio! rispose lei, gli occhi lucidi demozione.

La mamma di Chiara, Annalisa, rimase di stucco quando la figlia le annunciò la notizia:

Ma come, così presto, Chiara? Non sei che un bocciolo e Riccardo già ti chiede di sposarlo? Sei sicura che sia amore? Tu che provi per lui?

Sto bene, mi piace davvero, mamma.

Limportante è che tu scelga bene, figlia mia. Tuo marito deve essere la tua roccia.

In paese, intanto, tutti parlavano di Michele. Bravissimo ragazzo, gran lavoratore, ma ultimamente aveva cominciato a bere con quei due nullafacenti di amici con cui si fermava ogni sera davanti alla trattoria. Michele era stato uno dei più abili mietitrebbia della zona, conosceva le macchine agricole meglio delle proprie tasche. Ma il vino e la stanchezza avevano presto preso il sopravvento.

Teresa, cosè successo al tuo Michele? mormoravano le anziane al bar. Si rovina così! Lo licenzieranno, vedrai.

Più passavano i mesi, più Michele diventava unombra. Sua madre, tra rabbia e preoccupazione, ormai non sapeva più come parlargli. Arrivò lepoca del raccolto: Michele non si presentò al lavoro. Lo licenziarono. Finì sdraiato sul divano, borbottando tra sé, la testa pesante di vino e di rimpianti. Teresa gli si avvicinò di soppiatto:

Chia Chiaretta Perché sei andata con lui perché? Io ti amo ancora…

Santo cielo, allora è per la Chiara-postina! balbettò Teresa, allontanandosi dalla stanza. Nessuno lo sapeva, nessuno si era mai accorto di nulla. Michele, troppo timido, non aveva mai avuto il coraggio di confessare.

Proprio quel giorno, Chiara, in giro a consegnare la posta, passò davanti alla casa di Teresa, che la stava aspettando con sguardo torvo.

Allora, Chiara, sei scappata via con Riccardo e mio Michele invece? Lui soffre, forse anche per questo beve. Che gli hai fatto?

Chiara arrossì fino alle orecchie, senza sapere come rispondere:

Ma Teresa, ti giuro, non capisco Io e Michele non siamo mai stati insieme! Ogni tanto ci incrociavamo per strada, un saluto, due parole, tutto qui Non ti sto mentendo!

Menti a te stessa, ringhiò Teresa. Stamattina lho sentito, sai. Parla di te persino nel sonno. Se avesse avuto coraggio, chissà…

Non potevo immaginarlo, giuro sospirò Chiara. Ma posso parlargli io, glielo prometto.

Due giorni dopo, Chiara camminava per la vecchia Via delle Ginestre, la borsa della posta a tracolla, quando scorse Michele seduto su una catasta di legna con i soliti amici e il fiasco. Senza paura si avvicinò:

Vi siete sistemati bene, eh? Michele, dobbiamo parlare. Gli altri si defilarono, fumando una sigaretta allangolo. Chiara si sedette accanto a lui.

Allora, da quanto dura questa storia?

Quale storia? rispose lui a muso duro.

Lo sai bene: quanto tempo è che ti piaccio?

Michele abbassò lo sguardo. Dalle medie, ammise sottovoce, senza guardarla.

Chiara rimase in silenzio, poi parlò con voce ferma:

Michele, amare davvero qualcuno vuol dire volergli bene e restare una persona per bene. Invece di affondare nel vino pensi di risolvere così? Stai male tu e tua madre piange ogni notte. In paese tutti si domandano cosa ti sia successo. Tu lo capisci quello che stai facendo?

Sì, Chiara, lo capisco Ma fa male, ecco tutto.

Sei un uomo, Michele. Riprenditi! E guarda bene: mica sono una gran bellezza, mica valgo così tanto! Ho le gambe storte, sono una pessima massaia, a casa mia cè sempre confusione Sei matto a struggerti per me! Sono anche un caratteraccio, fidati! Troverai il tuo amore, dovrai solo aspettare un po. Ma tua mamma? Pensa a lei.

Si alzò e andò via, lasciando Michele seduto sotto il sole caldo che brillava sulle colline verdi.

Però, rimani sempre la migliore, anche se dici il contrario, mormorò lui, mentre lei si allontanava.

Più tardi, passando davanti al piccolo minimarket, Chiara vide il furgone del marito parcheggiato davanti.

Strano Riccardo oggi dovrebbe essere in città, pensò, entrando nel negozio.

Nessuno al banco, ma dalla porticina sbucò Tiziana, la cassiera, con le guance rosse e i capelli spettinati.

Cerchi qualcosa, Chiara?

No, è che ho visto la macchina di Riccardo, doveva essere a Perugia

Ehm si è rotto, è andato dal meccanico in garage.

Ah, va bene Chiara uscì senza proferire altro.

La vita in paese scorreva placida come un fiume. Chiara continuava a consegnare lettere, giornali e pensioni, ma Michele sembrava sparito: niente più bar, niente bicchieri. Un giorno portando il giornale a Teresa, le chiese:

Si è nascosto da qualche parte Michele? Non lo vedo mai più

È a casa, ha smesso di bere. Sta fuori a spaccare legna, aiuta in cortile, ma non beve più una goccia. Gli amici gli sono venuti a bussare, li ha cacciati via.

Sono contenta, Teresa. Si aggiusterà tutto, vedrai.

Madonna benedetta, grazie, Chiara. È stato il discorso che gli hai fatto, me lha detto pure lui

Chiara sorrise, sistemò i giornali nella borsa e riprese il giro. Arrivata di nuovo al negozio, vide la macchina del marito parcheggiata, questa volta con maggiore attenzione entrò e rimase di sasso: Riccardo stava baciando Tiziana, la stringeva a sé come se il mondo fosse finito lì.

Oddio esclamò involontariamente. Loro due saltarono lontano luno dallaltra.

Chiara, ne parliamo a casa, borbottò Riccardo senza riuscire a guardarla negli occhi, mentre Tiziana la fissava con sorriso malizioso.

Ma quale casa? Tanto ormai non serve più nascondersi, è da mesi che ci amiamo, disse Tiziana, sostenendole lo sguardo. Lui si è sposato con te solo perché ci eravamo lasciati per una cavolata e voleva farmi dispetto, vero Riccardo? Lui annuì. Ma lamore nostro non è mai finito.

Basta, ho capito tutto non cè proprio altro da dire, disse Chiara, lasciandoli lì e uscendo dal negozio con la dignità ferita.

Tornata a casa tra le lacrime, fu la madre ad abbracciarla:

Te lavevo detto, piccola, non mi sono mai fidata di Riccardo. Ma non è la fine: si può sempre ricominciare.

La voce del loro divorzio si sparse subito in paese, come vento tra le foglie dautunno. In pochi giorni, tutti se ne accorsero; anche del fatto che Riccardo stesse con Tiziana, ormai non era più un segreto.

Michele, cè una novità! esclamò Teresa tornando dalla piazza. Chiara e Riccardo divorziano, lui lha tradita con Tiziana. Dai, non sprecare altro tempo, vai a cercarti un lavoro: il caposquadra ti riprende volentieri, me lha detto! Ti tiene docchio e ha visto che hai smesso con quel veleno.

Lo sapevo che Riccardo Ma non sarei mai riuscito a dirlo io a Chiara, non mi avrebbe mai creduto

Dopo qualche mese, un altro sussurro girava per il paese:

Avete sentito? Michele e Chiara-postina si sposano presto! annunciava nonna Adele a tutte le comari davanti al forno E Teresa è così contenta, sembra ringiovanita di dieci anni!

Meglio così. Michele è tranquillo, farà la felicità di Chiara, ora che ha smesso di bere, commentava la vicina Concetta.

E Riccardo e Tiziana? Che razza di storia tanto Tiziana gli metterà le corna, vedrete… brontolava nonna Adele, con la saggezza dei suoi novantanni.

Una sera, Michele tornò a casa dove Chiara, ora sua moglie, trafficava in cucina tra il profumo di lasagne e crostate appena sfornate.

Che buone queste lasagne, Chiaretta mangiava lui a grandi bocconi. E pensare che dicevi dessere un disastro in casa!

Ma va là, sono una vera frana…e bisbetica pure! rideva lei stringendosi nelle spalle.

Lui si guardò intorno: la cucina linda, i fiori freschi, la pace di una famiglia che ricomincia.

Ho sempre saputo che eri la migliore.

Michele sono anche incinta, annunciò allimprovviso Chiara. Gli occhi di lui si spalancarono, la gioia che esplodeva nel petto.

Davvero? Ma che felicità! Lo sapevo che eri tu la migliore, altro che! e la strinse a sé come fosse tutto il mondo.

Chiara diede alla luce una bambina. Dopo tre anni arrivò anche un maschietto. E la vita riprese a scorrere tra lavoro, famiglia, serate semplici, e la suocera Teresa che non avrebbe potuto desiderare nuora e nipoti migliori. Sullo sfondo, la campagna continuava la sua lenta danza, silenziosa e serena, come la vita che aveva finalmente scelto di sorridere di nuovo.

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Sei comunque la migliore Dopo una festa di matrimonio scatenata nel paesino, Dasha e Germano si sono sposati. Il matrimonio in campagna è sempre un evento vivace: anche dopo la festa, chi ama divertirsi continua a far baldoria tra i cortili o seduto su una panchina davanti a una casa qualsiasi. Basta solo averne il motivo. Dasha e Germano hanno iniziato subito a vivere da soli, nella casa della nonna di lui. Germano lavorava come autista su un furgone Iveco, trasportava merce dalla città ai due negozietti del paese. La storia d’amore tra Dasha e Germano fu breve: lui, conoscendola dai tempi della scuola anche se più vecchio di due anni, era certo che quella ragazza semplice e graziosa sarebbe diventata una brava moglie. In due mesi di frequentazione arrivarono già al matrimonio. — Dasha, sposiamoci! — le propose Germano durante un appuntamento. — Ma così in fretta? — E che senso ha aspettare? Ci conosciamo da una vita e sai che io ho finito prima la scuola. Allora? Che ne dici, ci stai? — Sì, accetto! — rispose Dasha, sorridente. La madre di Dasha fu sorpresa dalla decisione e le chiese se fosse davvero sicura dei suoi sentimenti, ricordandole che il marito dev’essere un pilastro sicuro. Nel frattempo, in paese tutti avevano notato che Michele, di solito così serio e riservato, aveva iniziato a bere troppo e a frequentare un gruppo di oziosi bevitori. Per mesi non smise mai di ubriacarsi, la madre Taide soffriva e cercava invano di aiutarlo. Quando iniziò il raccolto, Michele non si presentò nemmeno più al lavoro e fu licenziato, lui che era prima un ottimo trattorista. Un giorno la madre scoprì che Michele, in realtà, era ossessionato da Dasha, la nuova postina del paese. Nessuno sapeva che lui fosse innamorato di lei: la sua timidezza non gli aveva mai permesso di dichiararsi. Un pomeriggio, incontrando Dasha che passava a distribuire la posta, Taide si sfogò e le chiese perché avesse scelto Germano e fatto soffrire suo figlio. Dasha negò di aver mai avuto una relazione con Michele, assicurando che tra loro non c’era mai stato niente. Solo più tardi, parlando direttamente con Michele, seppe tutta la verità: lui la amava dai tempi della scuola. — Michele, quando si ama davvero una persona, le si augura la felicità e si resta sempre uomini. Invece tu ti sei abbandonato al bere, facendo soffrire solo te stesso e tua madre. Prenditi cura di lei, smettila con questa vita. Scossa da quell’incontro, Dasha continuò la sua vita di paese, ma cominciò a notare che Michele, dopo il loro dialogo, aveva davvero smesso di bere e si era rimesso in carreggiata. Un giorno, però, Dasha scoprì per caso il tradimento di Germano nel negozietto dove lavorava Tania, la commessa, da sempre innamorata di lui. Quando li vide abbracciarsi, Dasha comprese tutto e non ebbe bisogno di spiegazioni. — Dasha, ne parliamo a casa… — provò a giustificarsi Germano, ma lei ormai aveva capito tutto. La notizia del tradimento e del divorzio si sparse in paese in un battibaleno. I compaesani commentarono a lungo l’accaduto: tutti, tranne la madre di Dasha, che la consolò dicendo che dagli errori si impara e che la vita va avanti. La storia prese però una svolta felice: Michele guarito dal suo male e tornato a lavorare venne spronato dalla madre a farsi avanti con Dasha. Non molto tempo dopo, la voce di un nuovo matrimonio fece il giro del paese: “Avete sentito? Michele e Dasha la postina si sposano!” dicevano le signore del paese davanti al negozio. Tutti erano contenti, tra chi diceva che Michele sarebbe stato un ottimo marito e chi ricordava come l’amore avesse saputo ridargli la voglia di vivere. Dopo il matrimonio, Dasha e Michele vissero in una casa ordinata e accogliente. Un giorno, durante la cena, Dasha confessò di essere anche incinta e Michele, felice, la strinse forte ripetendole quanto fosse speciale: — Dasha, avevi ragione: sei comunque la migliore. Dasha diede alla luce una bambina, poi anche un maschietto. La suocera, Taide, adorava la nuora e i nipoti, e la quotidianità in paese tornò serena come sempre.
Ha scambiato il titolare dell’azienda per il fattorino! 😱