Marco De Luca si agitava nervosamente per la stanza, la voce gli tremava dalla tensione:
Cosa vuol dire? Non è da nessuna parte? È semplicemente scomparsa?
La tata, sentendosi in colpa, cercava di giustificarsi:
Non so come sia successo. Mi sono distratta solo un attimo Poi quel cane, la gente ha iniziato a scappare. Mi sono girata per prendere la piccola Carlotta, ma non cera più.
Marco tremava mentre componeva il numero di telefono:
Sono De Luca. Mia figlia è appena scomparsa al parco, letteralmente dieci minuti fa.
Si alzò di scatto e si fermò un istante accanto alla tata impaurita:
Se cade anche solo un capello a Carlotta, sai dove ti infilo quel telefono!
La tata impallidì, pensando: «Come fa a sapere del telefono?» Certo, si era distratta con i social, ma solo per dieci minuti, niente di più.
Il padrone laveva già sorpresa prima, ma lei evitava sempre di tirare fuori il telefono in sua presenza. E ora era successo questo disastro
Lavorava per quella famiglia da soli tre mesi e aveva già capito quanto fosse difficile occuparsi di un bambino. Solo lo stipendio la tratteneva lì.
Marco, con le sue guardie del corpo, si precipitò al parco, che distava dieci minuti a piedi. Intanto, due macchine della polizia stavano già arrivando. Solo allora la tata iniziò a realizzare la gravità della situazione.
Era pallida, e più pensava a cosa potesse essere successo alla bambina di cinque anni, più la paura cresceva. La voce tonante di Marco fece volare via uno stormo di uccelli. Urlò:
Vieni qui!
La tata, di nome Lucia, si avvicinò incerta, torcendo il laccetto della giacca e abbassando gli occhi.
Raccontami comè successo.
Come un coniglio spaventato, Lucia iniziò a spiegare con voce tremula:
Eravamo qui, io seduta sulla panchina, e Carlotta era sempre in vista, dava da mangiare ai piccioni. Poi si è sentito un rumore: dei cani randagi hanno attaccato un cane più grande che un uomo stava portando a spasso. È scoppiato il caos, la gente cercava di dividerli. Ho cercato di prendere Carlotta per tranquillizzarla, ma quando mi sono guardata intorno, non cera più.
Lucia, spaventata e confusa, si guardava intorno, mentre Marco tratteneva a stento la rabbia.
«Come ho fatto ad assumerla?» pensò.
Poi si avvicinò un ragazzino di circa otto o nove anni, dallaspetto di un piccolo vagabondo. Lucia lo guardò con ansia, ma lui disse:
Lei era al telefono. La bambina giocava da sola. Lho vista, ero lì vicino. Quando è iniziato il trambusto, Carlotta è andata verso i cani, e la signora se nè accorta solo dopo. Il ragazzino si soffiò il naso. Un signore si è fermato accanto a Carlotta e hanno parlato un po. A lei piacevano i cani, quindi ci è andata. Poi hanno abbaiato, e tutto è successo
Ora non cè più mormorò Lucia, sbattendo le palpebre per la confusione.
Sentì come se stesse sprofondando, consapevole che ora non avrebbe evitato i guai.
È tutta una bugia, una menzogna! Non è andata così! cercò di difendersi Lucia, ma Marco, senza girarsi, ringhiò:
Zitta!
Si concentrò sul ragazzino:
E poi cosè successo?
La bambina si è spaventata tantissimo, i cani erano vicinissimi ha iniziato a piangere, io lho calmata.
Dovè adesso? chiese Marco, fissandolo negli occhi con ansia.
Là indicò il ragazzo si è addormentata sotto lalbero. Piangeva, piangeva, poi si è addormentata. Lho coperta, e poi siete arrivati voi.
Marco, con le guardie e la polizia, seguirono il ragazzino e trovarono Carlotta che dormiva beatamente su una scatola di cartone.
Carlotta! Piccola mia! Marco la sollevò con dolcezza tra le braccia.
La bambina aprì gli occhi, dapprima spaventata, ma poi sorrise.
Papà, cerano dei cani enormi, ma Matteo mi ha protetta!
Sole mio, sono stato così in pensiero per te la tranquillizzò Marco.
Carlotta cercò qualcuno con lo sguardo e chiese:
Dovè Matteo?
Marco guardò le guardie, ma queste alzarono le spalle. Il ragazzino era svanito nel nulla, quando poco prima era lì accanto a loro.
Marco sospirò profondamente, pensando che era ora di trovare personale più attento e responsabile.
Con la figlia in braccio, si avviò verso casa, fermandosi accanto a Lucia, ancora lì a torcersi il laccetto.
Sei stata fortunata. Hai dieci minuti per prendere le tue cose e andartene da casa mia. Spero di non rivederti mai più. Allagenzia dove lavori farò sapere tutto. Il suo sguardo era determinato, e discutere era inutile.
Lucia avrebbe voluto protestare per lo stipendio non pagato, ma capì che era inutile. Si trascinò verso casa a prendere le sue cose.
Una volta a casa, Carlotta scoppiò in lacrime. Lo stress si faceva sentire: non smetteva di chiedere:
Papà, perché Matteo se nè andato?
Era così buono
Quando quel cane cattivo mi ha abbaiato addosso, Matteo si è messo in mezzo. Ha abbaiato anche lui e gridato forte, mi ha spinta lì sotto lalbero. Avevo così paura che non riuscivo a muovermi, piangevo soltanto. Poi mi ha dato la bambola e mi sono addormentata raccontò Carlotta, ancora scossa.
Carlottina, te lo prometto, lo troverò. Parola mia disse Marco con fermezza.
La bambina tirò fuori da sotto la maglietta una bambola:
Papà, tienila tu mentre dormo, va bene? Riposo un po e poi me ne occupo io.
Marco la osservò e capì che il suo stato era dovuto allo spavento. Le toccò la fronte: niente febbre. Si chiese se fosse il caso di chiamare un dottore. Decise di pensarci dopo, coprì Carlotta con cura e notò la bambola che gli aveva dato. Guardandola, sentì il sangue ritirarsi dal viso.
Maria era sempre stata diversa. Spesso perdeva nei suoi sogni e fantasie. Tutti la definivano un po strana. Ma Marco aveva visto in lei una sincerità e una gentilezza speciali, che lo avevano attratto. Allora, a dirla tutta, non gli importava molto di queste qualità, ma qualcosa in quella ragazza lo affascinava. Decise che doveva far parte della sua vita, anche senza il vincolo del matrimonio.
Marco le fece una corte elegante, e poteva permetterselo. Aveva tempo e denaro, visto che suo padre gestiva ancora la fabbrica di giocattoli di famiglia.
Quando Maria lo invitò per la prima volta a casa sua, Marco rimase sbalordito. Non immaginava che si occupasse di creare bambole fu una sorpresa totale. In più, la coincidenza sembrava quasi mistica. Scoprì che la sua famiglia era legata a questarte da generazioni: la bisnonna di Maria creava bambole che solo i ricchi potevano permettersi. Erano opere darte, e il talento ereditato di Maria per il disegno completava il patrimonio familiare.
Con un sorriso tenero






