La suocera insiste sul trasferimento nella sua spaziosa casa a tre locali

La suocera insiste per il trasferimento nel suo trilocale

Stefano si è piazzato davanti alla porta, bloccando luscita insieme ai bambini.
Nicoletta, calmati, dice con una fermezza insolita nella voce. Ci sono solo due opzioni. O prendiamo i bambini e andiamo nel trilocale.
Oppure tu prendi la valigia e vai da tua madre. Da sola.
I bambini restano con me: ho dove sistemarli e posso mantenerli.
Il tribunale darà ragione a me, credimi.
Non avrai il coraggio! Nicoletta alza la mano per dargli uno schiaffo.
Stefano le afferra il polso.
Altro che coraggio. Stamattina spalavo la neve e pensavo: ma perché mi capita tutto questo?
Sono un ingegnere, un uomo, mi spacco la schiena ogni giorno. E per cosa? Per le tue crisi isteriche?
Basta, Nico, la pacchia è finita. Scegli.

Lidia Ruggeri appoggia il mazzo di chiavi sul tavolo della cucina, coperto da una tovaglia nuova fiammante.

Ecco qua, Stefanuccio, Nicoletta, ambientatevi sorride. I soffitti sono alti, i mobili li ho scelti essenziali ma di qualità. Per iniziare va più che bene.

Stefano scruta entusiasta il parquet, controlla come scorrono le ante degli armadi.

Lui è un ragazzo tranquillo, riconoscente. Sembra sinceramente felice per quel regalo così generoso.

Mamma, grazie. Davvero, la abbraccia, sollevandola appena da terra.

Nicoletta si è piazzata davanti alla finestra, le braccia conserte. Neanche si è tolta il cappotto.

Ma perché un monolocale? Nicoletta si gira, socchiudendo gli occhi truccati. Signora Lidia, aveva detto che possiede tre appartamenti.

Staremo stretti come sardine! E se arriva un figlio?

Nicoletta, è un regalo di nozze, risponde con dolcezza Lidia. Lappartamento lho comprato prima del vostro matrimonio, non ci sono debiti.

Vivete qui, mettete da parte per qualcosa di più grande. Quegli altri tre appartamenti sono la pensione mia e di mio marito: sono affittati, sono il nostro reddito.

Vi stiamo dando comunque un inizio che molti sognano e basta.

Capito, Nicoletta prende le chiavi dal tavolo. Quindi io qui vale quanto un uccellino in gabbia.

Stefano, hai sentito? Questo è il primo passo che ci offrono.

E domani si va ad iscrivermi allanagrafe?

Lidia resta impassibile.

Perché, Nicoletta? Non sei già registrata coi tuoi genitori a Sesto San Giovanni?

E perché io ho intenzione di vivere qui, taglia corto Nicoletta. O temete che rubi a vostro figlio metà di questo loculo?

Strana famiglia la vostra. Qui chi si sposa condivide tutto.

Vero, Stefanuccio?

Stefano esita, lanciando occhiate a turno verso la madre e la futura moglie.

Mamma, su, cosa cambia? La iscrivo, sarà più tranquilla. Anche in farmacia non faranno storie.

Lidia non risponde. Dentro di sé avverte un fastidio cattivo, ma lo attribuisce allansia pre-matrimoniale.

***

È passato un anno. Il matrimonio è ormai un vecchio ricordo. Nicoletta ha arredato il monolocale a modo suo, riempiendo ogni angolo con cuscini decorativi e soprammobili.

Lidia, fedele al suo principio di non intromettersi troppo, chiama raramente.

Ma quando scopre che Nicoletta aspetta un bambino, prende una decisione importante.

Vende uno dei suoi piccoli appartamenti, ci aggiunge i risparmi e compra un ampio trilocale, nuovo, proprio vicino al parco.

È ora di allargarsi, annuncia durante il pranzo domenicale, posando i documenti sul tavolo. Ho comprato per voi un trilocale.

Luminoso, con vista sul parco. Trasferitevi, fate i lavori che servono, allestite la cameretta.

Lo intesto a Stefano più avanti, con una donazione.

Nicoletta si blocca con la forchetta piena di insalata a mezzaria, poi lappoggia con calma.

In che senso, lo intesta a Stefano? la voce è quasi un sussurro gelido.

Appunto, è una proprietà famigliare, spiega Lidia. Così paghiamo meno tasse e…

No, così non va, Nicoletta si alza da tavola. In quellappartamento non ci vado.

Stefano si strozza col tè.

Nico, ma sei matta? È un trilocale! Praticamente centro! Il parco davanti, portare a spasso il passeggino è un piacere.

Ho detto no! Nicoletta alza la voce. Voglio una casa mia! Di proprietà! Col mio nome nei documenti.

Voglio la certezza che, se un giorno tua madre cambia idea, non finirò in strada col pancione.

Ma nessuno ti butterà fuori, Nicoletta, che dici mai? Lidia è sconvolta.

Sappiamo bene come funziona! interviene la madre di Nicoletta, Giovanna Petroni, anche lei seduta al pranzo di famiglia. Lei, signora Lidia, è furba.

Si tiene tre case, non le manca nulla, e alla mia figliola cosa va? Nemmeno le briciole!

Intestatela a Nicoletta, allora ne riparliamo. Altrimenti, niente.

Impossibile, dice decisa Lidia. Lappartamento è un regalo al figlio.

Allora restiamo nel monolocale, Nicoletta guarda il marito in sfida. Stefano, dì qualcosa. Sei uomo o no?

Vendi questa scatola, fai un mutuo per una casa comune. Che sia tutto alla pari!

Ma che mutuo? Stefano si dispera. Abbiamo una casa! A mamma restano altri due appartamenti, adesso ci dona un trilocale!

Che senso ha un mutuo col 6% dinteresse? Nicoletta, ragiona!

Sì che ha senso! O condividiamo, o niente! Nicoletta sbatte la sedia ed esce dalla cucina.

***

Passano altri tre anni. Nel monolocale ormai vivono in quattro: Stefano, Nicoletta, il figlio maggiore e la neonata.

E con loro si è trasferita anche Giovanna Petroni, che ha occupato la poltrona letto in cucina per aiutare.

In casa si respira sempre un cattivo odore. Stefano ha profonde occhiaie.

Lavora come capoprogetto, ma i soldi non bastano mai: Nicoletta pretende nuovi smartphone, vestiti firmati per i figli, dicendo che con una nonna così ricca non devono sembrare poveri.

Stefano, sei uno zerbino! urla Nicoletta ogni volta che Lidia viene a trovare i nipoti. Tua mamma si gode la vita e noi marciremmo in questa gabbia!

Vendi il monolocale! Usa il bonus bebè! Fai un prestito!

Non venderò la casa che mia madre mi ha regalato per rovinarmi con un mutuo di trentanni! ribatte Stefano.

Sì, che fatica! rincara Giovanna, girando il minestrone. Così avreste una casa vostra, legale.

E la signora Lidia potrebbe dare una mano, dai. Avrà il frigo pieno di caviale.

Aiuto già, ribatte Lidia, vi ho offerto il trilocale. È vuoto. Stefano ha le chiavi. Perché non vi trasferite?

Perché non voglio essere ospite! urla Nicoletta da dietro la tenda che separa il letto dei bambini. Io voglio sicurezza!

Intestatemi la metà e domani siamo lì!

Lidia sospira e esce sul pianerottolo. Stefano la raggiunge.

Mamma, aspetta.

Stefano, ti rendi conto di cosa sta succedendo? lo guarda negli occhi. A lei non interessa la famiglia, ma portarti via tutto. Ti sta consumando.

Mamma, io i bambini li adoro, dice a bassa voce Stefano, fissando il pavimento. Se ora le tengo testa, scappa coi piccoli da sua madre. Mi ritrovo in tribunale.

Aspetto. Si calmerà, prima o poi.

***

Arriva linverno. Il nodo dellasilo per il figlio maggiore si fa sempre più stretto. In quello vicino non cè posto e le agevolazioni non spettano alla loro famiglia.

Cè una possibilità, dice Stefano alla madre, durante una consegna di spesa. La direttrice ha detto che può prendere il bambino se lavoro da loro come bidello. Solo per qualche mese.

Tu? Bidello? Lidia quasi fa cadere la borsa. Sei un ingegnere, Stefano!

Mamma, che devo fare? Nicoletta fa scene ogni giorno, dice che con due figli impazzisce in quattro mura.

Serve lasilo. Laccordo è questo: devo spalare la neve allingresso dalle cinque e mezza alle otto. Poi vado in ufficio.

Ma così ti sfinisci. Lavori fino alle otto di sera!

Ce la farò, sorride amaro. Almeno in casa sarà più tranquillo.

Al primo vero nevone Lidia non resiste. Si sveglia alle quattro, indossa un vecchio piumino, prende una pala dal box e va allasilo.

I lampioni illuminano il cortile deserto. Stefano è già allopera.

Mamma? Ma che fai qui? Si ferma, appoggiato alla pala.

Dai, scostati, ordina ficcando la pala nella neve. In due si fa prima.

Mamma, vai a casa, mi vergogno… borbotta, ma nei suoi occhi brilla una gratitudine che stringe il cuore a Lidia.

Lavorano in silenzio. Lidia sente la schiena bruciare e le mani ghiacciate, ma non molla. Alle sette e trenta Stefano lascia la pala nel ripostiglio.

Vado. Mi devo cambiare e scappo in ufficio. Grazie, mamma.

Lei lo guarda zoppicare verso la macchina. Dopo mezzora vede arrivare Nicoletta con il figlio.

Nicoletta sfoggia una pelliccia che Stefano le ha comprato a rate, per non farla sentire meno delle altre.

Oh, signora Lidia, la saluta senza rallentare. Fitness mattutino, eh? Fa bene alla vostra età.

E Stefano? Di nuovo ha scansato il lavoro? Metà cortile non è pulita!

Stefano è già in ufficio, Nicoletta, risponde fredda Lidia. A guadagnare per le tue pretese.

Che pretese? Nicoletta si gira furiosa. Se spalate la neve è colpa vostra! Magari ci aveste dato una casa intestata correttamente, vivremmo meglio.

Vendereste il monolocale e pagheremmo una tata.

Siete voi che non lo aiutate, non io!

Spinge il bambino dentro e scompare dietro il portone.

***

Lidia vede il figlio andare in pezzi per settimane. Poi lo invita una sera a casa senza la nuora e gli dice:

Ho deciso. Metto in vendita il monolocale.

Stefano si irrigidisce.

Come in vendita? E dove viviamo?

Nel trilocale. Ma cè una condizione: ci entrate tu e i bambini. Nicoletta può venire se vuole, ma non avrà la residenza lì. Nessuna.

Solo un contratto di comodato gratuito a tuo nome. Se non le va, può andare da sua madre.

Anche Giovanna torna a casa sua. Il monolocale era mio e torna a me.

Mamma, farà una scena tremenda… sussurra Stefano. Porterà via i bambini.

Non lo farà. Non saprebbe dove andare. Da sua madre, in un bilocale senza spazio? E con quali soldi? Non lavora nemmeno.

Stefano, sei il padre. Hai un ottimo stipendio, hai me accanto. Basta paura.

Guardati, hai trentadue anni e ne dimostri cinquanta. Fai il bidello per far vedere a Nicoletta la bella vita su Instagram!

Stefano resta zitto a lungo.

E se chiede il divorzio? chiede infine.

Allora divorzia. Gli appartamenti sono miei. Il monolocale è mio. Non le spetterà nulla che non abbia guadagnato.

I bambini saranno sempre al sicuro, aiuterò io. Ma non manterrò più il suo atteggiamento da parassita.

O accetta le nostre regole, o niente.

***
Passano sei mesi. La vita nel trilocale va avanti piano piano. Nicoletta, persa la protezione della madre e scoperto che Stefano non si piega più, si è afflosciata.

Si lamenta ancora, certo, ma ora si tratta solo di lagnanze, non più emergenze. Deve finalmente occuparsi della casa e dei bambini, perché Lidia ha detto chiaro e tondo: nessun aiuto extra, solo quello che è giusto.

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