La madre di Sempronio entrò come una furia, il viso rosso, la voce rotta dalloffesa:
A me, tua madre, non permetti nemmeno di varcare la soglia? Sempronio, almeno un po di rispetto verso il Signore! Non si rifiuta una madre di sangue, è peccato! Voglio solo vedere la piccola, un attimo la nonna, capisci?
Sempronio abbassò gli occhi e disse fermo:
Mamma, non questa volta. Adesso non ci va di ricevere ospiti.
Sei diventato un burattino nelle mani di tua moglie! Non hai più dignità! Per me, figlio, tu non esisti più!
Vera si chinò sul lavandino, strofinando i piatti senza sosta; suo marito esitava sulla soglia, sospirando.
Più volte stava per parlare, ma si fermava.
Vera capiva, ma taceva. Attendeva che trovasse il coraggio.
Vera ecco iniziò infine lui. Ho sentito mamma. Dice che ha nostalgia, vuole venire sabato, vedere la piccola. Dice che ormai è cresciuta e non lha quasi mai vista.
Vera si voltò bruscamente, appoggiandosi al tavolo con la schiena.
Non lha vista? sussurrò. Di chi è la colpa, Sempronio? Chi non è venuta neanche in ospedale quando è nata?
Ha spiegato abbassò gli occhi lui. Con la prima nipote è venuta, ha fatto il suo dovere, ora dice che le fanno male le gambe, la pressione è alta
Oh, lo so bene. Con la prima bastava e avanzava. Così ha detto.
Ma dài, non arrabbiarti Sempronio la fissò con occhi stanchi. Voleva solo pace, silenzio, un piatto caldo non la solita guerra tra sua madre e sua moglie.
Vuole solo bere un tè, coccolare le nipoti, cosa cè di male? È la nonna.
Nonna Vera fece una smorfia amara. Che pensa che le nostre figlie siano solo il riflesso della sua stirpe. Come se io fossi invisibile qui dentro.
Ci risiamo sospirò lui.
Invece sei tu che ogni volta accetti tutto quello che vuole tua madre senza nemmeno chiedermi! la voce le tremò, ma riuscì a trattenersi.
Non voleva svegliare la bambina.
Si sedette sullo sgabello, le gambe stanche e doloranti.
Improvvisamente la memoria la portò indietro, a sette anni prima. Freschi sposi, ospiti a casa di Assunta Rossi.
Allepoca Vera era giovane, ingenua, faceva di tutto per piacere: torte, la casa splendente. Poi arrivò la prima gravidanza.
Ti ricordi come vivevamo da lei? chiese Vera, fissando Sempronio negli occhi.
Lui sospirò versandosi dellacqua.
Era tutto normale. Aiutava, insomma.
Aiutava? Vera rise amaramente. Io col pancione e lei ogni sera a pressarti in cucina: Firma, figlio mio, passa la quota della casa a me. Non si sa mai, magari divorziate e la casa è della famiglia
Davanti alla moglie incinta, già si preoccupava di spartire quello che aveva.
Era solo prudente. Vecchia scuola borbottò lui. Ha sempre paura di tutto.
Macché paura. Cercava di escludermi in ogni modo. E quando la bambina è nata? Che disse, quando la vide?
Sempronio tacque. Ricordava bene, ma non voleva ammetterlo.
Uguale uguale alla mia figlia! Una copia! Dalla madre, niente, per fortuna, il nostro sangue! Il nostro sangue, Sempronio. E io cosa sarei? Unincubatrice?
Ero lì, disfatta dal parto, con i punti che mi facevano male e lei solo tutta contenta per la bellezza di famiglia.
Ma dài uscita infelice, dimenticala. provò a minimizzare lui.
Certi colpi non si dimenticano Vera servì la cena, la voce impastata.
Sempronio si sedette a tavola.
Ha un buon profumo. Dai, evitiamo di litigare. Verrà solo un paio dore, poi andrà. Starò sempre con lei, tu puoi stare con la piccola in camera.
No, tagliò corto Vera. Non mi nasconderò in casa mia. E il problema non è solo che mi ignora, è che si intromette!
Ti ricordi della faccenda dei piatti? La grande aveva un anno.
Sempronio si fermò, laria tesa.
Lavavo i piatti, disse fissando un punto sul muro. La bambina piangeva per i dentini. Mi tirava la gonna: Su, prendimi in braccio. E io, immersa nel sapone, Aspettami, tesoro, finisco e arrivo.
Entra lei
Vera lo guardò negli occhi.
Che madre sei tu, mi fa, ti interessa solo lavare piatti e la tua bimba si dispera! E la prende in braccio.
Ma la piccola vuole solo me, tira le braccia, piange ancora di più. Lei anziché lasciarla, urla su di lei: Vieni dalla nonna, la nonna ti coccola!
La piccola urla, si divincola, diventa paonazza. La trascina in cucina e le dice
Sempronio chinò la testa.
Non continuare
Invece sì insistette Vera, bassa e gelida. Lei mi disse: Sei peggio dei fascisti! Neanche nei campi si trattavano così i bambini!
Io mi sono zitta continuò con voce velenosa. Una scema. Giovane, inesperta, avevo paura di ferirti o di farle del male.
Invece avrei dovuto prenderle un canovaccio bagnato e darle una lezione, sbatterla fuori.
Paragonare una madre esausta a un aguzzino Cosa le passa per la testa? E questa ora pensa di poter venire e insegnarmi a vivere?
Non voleva ferirti mormorò Sempronio. Ha la lingua lunga, si è sicuramente pentita.
Pentita? Mai chiesto scusa! Ha sempre avuto bisogno di sentirsi superiore su di me.
Per lei io non sono nessuno, una macchia nella tua biografia.
Ti ricordi quando cè stato quel periodo brutto tra noi?
Sempronio fece una smorfia. Due anni prima era caduto in tentazione.
Il tradimento era stato stupido, casuale, ma la famiglia aveva rischiato di sgretolarsi.
Vera aveva preso le figlie ed era andata via, in affitto.
Sono andata da lei a prendere le mie cose riprese Vera. Speravo almeno in solidarietà femminile.
E invece? Se ti ha tradita, Verina, forse tu hai sbagliato qualcosa. Avrai trascurato la casa, sarai stata poco affettuosa. A un uomo basta il calore e accoglienza.
Tu hai tradito, ma la colpa era mia. Come sempre.
Ma ora ci siamo lasciati tutto alle spalle, Vera. Ho scelto te, la nostra famiglia.
Tu sì. Ma lei? Lei ancora pensa di avermi fatto un favore a permettermi di tornare.
E ora anche la piccola identica a lei. Sempre.
Io non conto. Solo il suo DNA perfetto.
Mi fa impazzire!
Allora cosa devo fare? Sempronio lasciò la forchetta Lappetito era sparito. Dirle di non venire?
Si offenderà. Telefonate, lacrime, mi accuserà di essere manovrato da te.
Lasciala parlare, Vera sedette di fronte e gli prese la mano. Sempronio, capiscimi. Non ti vieto di vederla. È tua madre.
Vai da lei, porta la grande se vuoi. Ma in casa non la voglio. Mi mette a disagio, fisicamente.
Mi aspetto sempre che colga ogni difetto.
Entra, nota la polvere sullarmadio, e sorride. Guarda la piccola e mi corregge su come la tengo.
Vuoi proprio che non venga più?
Solo a Natale disse Vera, fredda. E per i compleanni delle bambine. Visite ufficiali, sobrie, educatissime. Come davanti a un Console.
Niente passavo di qui o vengo per un tè.
Non capirà.
Spiegale tu. Sei il capofamiglia, dovresti proteggere la nostra serenità. Se impazzisco, chi pagherà? Tu? Le bambine?
Sempronio rimase in silenzio.
Dirà che sono un cattivo figlio.
Le dirai che sei un buon marito. E un buon padre. La tranquillità della nostra casa viene prima di tutto.
La piccola già dorme male. Ho bisogno di calma, non di ospiti che mi consumano le forze.
Va bene sospirò lui. Parlerò con lei. Ma andrà male.
Meglio uno scandalo solo oggi, che dieci anni di silenzi dolorosi.
Ho provato più volte a parlarle davvero. Glielho detto: Signora Assunta, forse sperava in una nuora più ricca e malleabile, ma di meglio non avrà. Solo peggio.
E lei?
Ha riso. Peggio di così!, mi ha detto. Spiritosaggine degna dei suoi tempi.
Sempronio le strinse la mano.
Scusami. Davvero, non capivo molte cose. O magari non volevo vedere. Mi sembrava una guerra tra donne
Un suono squillante lo interruppe. Il cellulare vibrava sul tavolo.
Si guardarono negli occhi.
Dai, sussurrò Vera. Ora o mai più.
Sempronio prese fiato, rispose mettendo il vivavoce.
Sempronio! trillò la voce di sua madre. Allora, caro, sabato arrivo a pranzo, ho impastato le focacce con le mele e con le patate, le tue preferite!
Tua moglie, figurati, con due bimbe non avrà di certo tempo di cucinare.
Vera roteò gli occhi, ma stette zitta.
Mamma, ascolta. Sabato non si può.
Silenzio.
Come non si può? Andate via?
No, restiamo a casa. Solo che ora preferiamo non avere visite. Vera è stanca, la piccola non sta tranquilla. Vogliamo stare un po tra noi.
Visite? la voce della suocera si alzò di unottava. Sempronio, io non sono unospite, sono la madre! Voglio vedere mia nipote, la seconda, non lho quasi mai tenuta!
Mamma, capisco. Ma non questo weekend. E nemmeno il prossimo.
Vero? È stata lei a convincerti, vero? Adesso sei proprio un uomo senza spina dorsale! Sapevo che mi avreste fatta fuori, che mi nasconde le nipoti!
Vera strinse la mano del marito.
Nessuno nasconde niente, mamma. E Vera non centra. È una mia decisione.
Vedo che Vera non ce la fa, ha bisogno di tranquillità. Non di banchetti e inchini. Ci vedremo io e te, una sera dopo lavoro. Da soli.
Da soli non mi serve a nulla! Voglio la piccola! Che tutti dicono che mi assomiglia, insomma!
Mamma, assomiglia a noi, ai suoi genitori. E smettila di dividere i bambini in nostri e altri.
Oh, bravo la madre iniziò a singhiozzare. Cresci un figlio per arrivare a questo, a essere respinta come unestranea Tutto per questa donna
Se continui a insultare mia moglie, chiudo il telefono sbottò lui.
Silenzio.
Assunta non si aspettava una risposta simile. Sempronio, il suo buon figlio, che si scusava sempre, ora sembrava di pietra.
Così parli ora? la voce divenne stranamente piatta.
Sì, mamma. Così.
Va bene! Va bene così, caro. Ricordalo: per me, non esisti più. Hai scelto lei, hai perso tutto il resto. A tutta la famiglia lo dirò, che ingrato di un figlio che ho cresciuto! Notti in bianco, fatiche e poi così!
Assunta Rossi abbatté il telefono.
Sempronio abbassò lo sguardo Vera sapeva quanto gli costava quel momento.
***
Sempronio ci mise mesi a digerire la lite con la madre. Poi, a poco a poco, si abituò.
Sua madre sparì dal radar. Vera, sinceramente, ci respirava meglio, senza quelle intrusioni. La casa aveva ritrovato la pace.
Dentro sé, però, sperava ancora che un giorno sarebbe stato possibile ricostruire un rapporto vero. Ma per ora
Meglio lasciar andare le cose così come sono.







