Tornerà di nuovo dall’amante. Racconto Grazie di cuore per il vostro sostegno, i like, l’interesse e i commenti ai miei racconti, grazie per le iscrizioni e un ENORME grazie da parte mia e dei miei cinque gatti per ogni vostra donazione. Se vi è piaciuto il racconto, condividetelo sui social: anche questo fa piacere all’autrice! – Su richiesta della madre, Antonio alla fine ha lasciato Lilia; anche lui non riusciva proprio a capire il suo stile di vita. Poi la madre ha insistito, ha sottolineato i punti critici e portato prove che Lilia non era una ragazza perbene, di quelle con cui costruire una famiglia. Antonio sentiva che la loro relazione era fragile. Lilia era sempre in giro per lavoro: oggi in un bar, domani a un ristorante, matrimoni, anniversari, funerali, feste per bambini. Faceva l’animatrice, ma la mamma di Antonio, venuta a sapere di questa professione, ne è rimasta indignata: – Tu sei un ragazzo a posto, vendi divani e materassi. Esci la mattina per il lavoro, torni la sera, come si deve. Invece quella Lilia tua la mattina dorme fino a tardi, la sera nemmeno ti accoglie a casa perché torna solo a mezzanotte. Profumerà sempre di fumo, alcol e di altri uomini: ti va davvero bene così? Guarda come sorride: si vede che non è una ragazza seria! La madre l’aveva vista una sola volta, eppure si era già fatta un’idea. Antonio si è lasciato convincere: anche lui soffriva e si sentiva geloso quando lei si preparava per andare al lavoro nei locali, cosa che trovava inopportuna. Il giudizio della madre ha consolidato i suoi dubbi: brontolona sì, ma non sbaglia mai. Dopo un anno Antonio si è sposato con Nadia, una bibliotecaria. Alla madre è piaciuta subito: timida, modesta e premurosa. – Ecco la vera moglie! Guarda com’è discreta: non si trucca per andare al lavoro, si veste in modo decoroso, niente scollature, le gonne mai sopra il ginocchio. La sera corre a casa e ti guarda dritto negli occhi… – borbottava la madre quando Antonio la presentò a Nadietta, – Un vero tesoro: ora sì che sono contenta della tua scelta, Antonino… Antonio aveva una mamma fantastica, la vita però non era stata clemente con lei. Non era mai stata bella, lavorava all’ufficio postale. Sognava una famiglia e un figlio, ma a trentacinque anni aveva capito che difficilmente si sarebbe mai sposata. Decise comunque di avere un bambino, anche se lo riteneva molto imbarazzante. Così nacque Antonio, che sua madre chiamò come il padre. All’inizio i nonni l’avrebbero aiutata, ma quando sono mancati lei e Antonio sono rimasti soli… Antonio adorava la madre e la sosteneva in tutto. Non era un genio a scuola, ma si impegnava. Finita la scuola professionale, cominciò a lavorare in un negozio di mobili come consulente alle vendite. Sua madre era fierissima di lui: lavorava in giacca e guadagnava bene. E ora aveva anche trovato una brava ragazza, Nadia. Avrebbero finalmente vissuto felici, sarebbero arrivati figli e nipoti: il sogno di Inna Antonovna… Il matrimonio si era tenuto in casa: non hanno parenti, solo un collega Antonio, Nicola, e un amico di scuola, Tullio. Nadia aveva i genitori e due colleghe della biblioteca, d’altronde le amiche non servivano, ora che aveva una famiglia… Finalmente la madre aveva sistemato il figlio, grazie a Dio, con una ragazza perbene… Ora Nadia accoglieva Antonio con una cena calda. Cucinava però in modo molto semplice e insipido, per via del padre che soffriva di gastrite. In generale era lenta, silenziosa, non rideva quasi mai, sempre a leggere libri. Disprezzava la televisione, così la suocera non si azzardava più a guardare le sue serie preferite a volume alto. Niente più fritti o piatti piccanti che Antonio amava: per Nadia erano tutti cibi dannosi. La casa era sempre silenziosa e monotona, e Antonio si era fatto spento e triste… Dopo sei mesi una sera Antonio fece tardi al lavoro, poi spense il telefono e non tornò a dormire. Nadia pianse tutta la notte, chiese un permesso dal lavoro, mise via le sue cose e tornò dai genitori, dicendo amaramente a Inna Antonovna, – Credevo che vostro figlio fosse una persona onesta. Mi ha tradita… Nadia, così mite e arrendevole, era in realtà ostinata e di principio come l’acciaio. Antonio non la trattenne, chiese solo scusa per avere deluso le sue aspettative. – Dove sei stato? Dimmelo! – lo interrogò Inna Antonovna, finché Antonio cedette. – Mamma, è successo che Lilia è venuta in negozio a comprare un divano: non sapeva che lavorassi proprio lì. – Non lo sapeva? Quella furba lo ha fatto apposta per riprendersi! – si indignò Inna Antonovna. – Mamma, non è come pensi… Ho solo voluto riaccompagnarla e chiarire, ma lei mi ha mandato via! – ribatté Antonio. – Ovvio, mandarti via è la solita tattica! Non la rivedere, Antonio, quella ti rovina la vita! – gli occhi di Inna Antonovna erano terrorizzati, temeva davvero che suo figlio tornasse con quella avventuriera… – Mamma, tu non sai, è una storia complicata… – provò ancora Antonio, ma lei lo interruppe: – Basta, mi hai già fatto innervosire abbastanza… Dopo tutte queste storie, il divorzio da Nadia lasciò Antonio ancora più abbattuto. Quando finalmente trovò una nuova ragazza, Inna Antonovna quasi tirò un sospiro di sollievo: forse ci saranno nipoti dopo tutto! Alina, da poco, lavorava come consulente con Antonio nello stesso negozio di mobili. – Mamma, abbiamo deciso di non sposarci subito, meglio convivere e vedere se funziona – annunciò Antonio a sua madre, che non gradì la cosa. Peggio ancora quando si accorse che Alina era pigra e disordinata, e addirittura la licenziarono per scortesia con i clienti. Alina passava le giornate sul divano col cellulare e il caffè, fingendo di cercar lavoro. Com’è che a suo figlio capitano sempre le ragazze sbagliate? Vederla ogni giorno irritava Inna Antonovna. Quando poi Alina disse che presto avrebbe sposato Antonio, la futura suocera sbottò: – Non sposarlo, tanto lui torna sempre da “quella”. Ha già una donna e pure un figlio da Antonio, continua a scappare da loro, dà i soldi per il bambino e ci tornerà sempre, loro si lasciano e si riprendono di continuo, capito? Ma Alina se la rideva, convinta che la vecchia dicesse così per dispetto, che Antonio amasse solo lei e le permettesse di non lavorare… Inna Antonovna guardò con compassione la terza “fidanzata” del figlio, capì che era inutile parlare, e lasciò perdere: – Vivete finché vi pare, mi siete venuti a noia con tutte queste storie. Poi, di nascosto, andò da Lilia, decisa a scoprire la verità: perché suo figlio continuava a pensare a lei e portava a casa solo chiunque… Non sapendo il numero dell’appartamento di Lilia, ebbe fortuna: arrivata sotto casa vide Lilia uscire tenendo per mano un bimbo piccolo. Inna Antonovna lo guardò e rimase senza fiato. Com’è possibile, è ancora peggio di quanto immaginava… aveva proprio indovinato, anche se ne aveva solo parlato ad Alina senza saperlo. Quel bambino teneva proprio i tratti di Antonio da bambino: occhi chiari e vivaci, orecchie a sventola, stesso naso e lo stesso sorriso. Proprio lui, identico! – Lilia, Lilina, fermati, voglio parlarti… – la chiamò Inna Antonovna strozzata dall’emozione. Com’è possibile, il suo nipotino già ci cammina accanto e lei non ne sa nulla! Lilia si voltò, la riconobbe dagli occhi, rabbrividì ma si fermò. – Salve, Inna Antonovna, la ascolto. – Ma come, Lilia, io non lo sapevo e Antonio… come avrebbe potuto… lui è una persona seria… – balbettava senza riuscire a scusare il figlio. – Non si preoccupi, lui semplicemente non lo sapeva – rispose Lilia fredda, e voleva andare via. Ma Inna Antonovna insisteva: – Lui ti ama, sono stata io a confonderlo! Non lo cacciare via, almeno parlatevi… – pregò, senza staccare gli occhi dal bambino, identico al piccolo Antonio! – Come si chiama il tuo bimbo? – chiese con voce tremante. Lilia la guardò, si impietosì: – Si chiama Niccolò. Dai Niccolino, abbiamo fretta, ora faccio solo animazione per bambini e lui sta sempre con me, non abbiamo nessun altro… – Ma ci sono io, io potrei… sono la sua nonna… – sussurrò Inna Antonovna, ma Lilia non rispose, si voltò e se ne andò con Niccolò. – Mamma, sei andata da Lilia? – pochi giorni dopo Antonio entrò nella stanza. In quel periodo la mamma era cupa e non si era nemmeno accorta che Alina se n’era andata. – Mamma, grazie. Lilia mi ha perdonato e mi permette di vedere mio figlio, ma farò di tutto perché accetti di sposarmi. Inna Antonovna guardò il figlio con stupore. Lo aveva sempre pensato attaccato a lei, debole, e si era permessa di guidarlo. Ora era cambiato e gli disse solo: – Bravo, figlio mio, perdona una mamma sciocca… ma per la propria felicità bisogna lottare, anche… anche contro la mamma. Antonio e Lilia Antonio e Lilia si sono presto sposati, vivono a casa di lei ma nonna Inna va spesso a tenere Niccolò quando i genitori lavorano. Qualche volta il nipotino resta a dormire dalla nonna. E la felicità non finisce qui: tra poco nascerà anche una bambina e Inna Antonovna si sta già preparando a viziare la nipotina fin da subito. Ora non si intromette più nella loro vita, e va bene così. Lilia si è rivelata una donna di casa straordinaria e Antonio è così felice che non smette più di sorridere. Per fortuna quella volta il cuore le ha suggerito che solo con Lilia suo figlio poteva essere davvero felice; senza di lei avrebbe appassito. La felicità non si costruisce calpestando la vita degli altri, scegliendo la moglie per il proprio figlio e decidendo con chi debba vivere. Si deve sposare quella donna… senza la quale non riesce nemmeno a vivere.

Tornerà di nuovo dallamante. Racconto

Grazie di cuore per il vostro sostegno, i mi piace, le recensioni, i commenti, gli abbonamenti e un ringraziamento IMMENSO da parte mia e dei miei cinque gatti per le vostre donazioni. Condividete, per favore, i racconti che vi sono piaciuti sui socialfa piacere anche questo agli autori!

Su richiesta di sua madre, Antonio alla fine ha lasciato Livia; anche a lui, in fondo, il suo stile di vita risultava estraneo. E poi sua madre ha premuto, gli ha detto le cose in faccia: Livia non è la ragazza giusta con cui dovresti pensare al matrimonio.

Anche Antonio sentiva che tra di loro non funzionava granché. Livia era sempre in giro per lavoro: un giorno presentatrice in un bar, un altro in ristorante, poi eventi, matrimoni, battesimi e perfino feste per bambini. Era una conduttrice, ma la madre di Antonio, quando lha saputo, si è indignata:

Tu sei un ragazzo rispettabile, vendi divani qui a Milano. Entri mattina, esci la sera, come si deve. E questa tua Livia invece la mattina dorme e la sera non ti accoglie manco a casatorna lei a mezzanotte, e poi profuma di fumo, di alcool e di chissà quali uomini. Ma tu vuoi questa vita? Guarda solo come ride: si vede subito che è una sfrontata!

La madre laveva vista una volta sola, ma si era già fatta unidea.

E Antonio cedette, sentiva lui stesso disagio e pure un po di gelosia quando lei si vestiva per uscire a lavorare la sera. Sua madre aveva rafforzato quei dubbi; sarà anche brontolona, ma una donna desperienza non sbaglia mai.

Un anno dopo, Antonio ha sposato una bibliotecaria di nome Nadia.

Alla mamma piacque subito. Timida, semplice, premurosa.

Questa sì che è una vera moglie, cinguettava la madre durante la presentazione, Guarda come si comporta: niente trucco, vestiti decenti, dignitosi, le gonne sempre sotto il ginocchio. Torna a casa di corsa, e come ti guarda negli occhi! Tesoro, finalmente approvo la tua scelta, Antonio…

Sua mamma, Maria Antonietta, è una donna straordinaria, ma ha avuto una vita dura.

Non è mai stata una bellezza, ha sempre lavorato come impiegata alle Poste. Desiderava tantissimo una famiglia, ma a trentacinque anni ha capito che forse un marito non lo avrebbe avuto mai. Così decise che avrebbe avuto comunque un figlio, anche se non era considerato ben visto.

Così nacque Antonio, che lei chiamò come suo padre.

Allinizio i genitori la aiutarono a crescere il nipote, ma quando anche loro sono venuti a mancare, sono rimasti soli lei e Antonio.

Antonio voleva molto bene a sua madre e la aiutava in tutto. Non era un genio a scuola, ma si impegnava. Finite le medie, è entrato in un istituto tecnico e poi ha iniziato a lavorare in un negozio di mobili.

La madre era orgogliosa: suo figlio con la giacca al lavoro e uno stipendio sicuro. E finalmente una fidanzata giustaNadia. Pensava già ai nipotini che avrebbe potuto amare.

Hanno fatto un piccolo ricevimento in casa, poiché parenti non ne avevano; da Antonio solo lamico Marco e un ex compagno, Paolo. Da Nadia i genitori e due colleghe dalla biblioteca. Ma che bisogno cè di tanta gente se ormai si mettono su famiglia?

E così Maria Antonietta ha sistemato il figlio con una brava ragazza.

Ora Nadia accoglie Antonio ogni sera con la cena pronta. Peccato che cucini piatti insipidi e sempre uguali, forse per abitudine di casa: suo padre soffre di gastrite. Nadia poi è lenta e silenziosa, ride poco e legge sempre. La televisione non la sopporta; ora Maria Antonietta si vergogna persino a guardare i suoi programmi preferiti con laudio basso. Non si frigge più nulla che in casa piacesse ad Antonio, come i panzerotti o il risotto alla milanese, perché secondo Nadia sono poco salutari.

Nellappartamento ora regnano il silenzio e lausterità, e Antonio sembra spento e triste.

Dopo sei mesi, una sera Antonio si trattiene al lavoro; poi spegne il cellulare e non torna nemmeno a dormire a casa.

Nadia piange tutta la notte, prende le sue cose e torna dai suoi dicendo a Maria Antonietta:

Pensavo che vostro figlio fosse una persona perbene, invece mi ha tradita…

La timida e accomodante Nadia si è rivelata invece ostinata e assai rigorosa. Ma Antonio non la trattenne, le chiese solo scusa per averla delusa.

Dove sei stato? lo incalza la madre, finché Antonio cede.

Mamma, è capitato che Livia sia entrata in negozio per comprare un divano; non sapeva che lavorassi lì.

Non sapeva? Secondo me è tornata di proposito! Per rovinarti la vita! sbotta Maria Antonietta.

Mamma, non sai niente, non è come pensi tu… Sono andato ad accompagnarla e spiegarle tutto, ma mi ha mandato via! ribatte Antonio.

Mandato via, certo… vecchia storia: cacciarti per farsi pregare. Non ci tornare mai più, ti rovinerà la vita! gli occhi della madre sono pieni di paura: teme che si rimetta con quella donna…

Non sai, mamma… la cosa è più complicata… prova ancora a dire Antonio, ma Maria Antonietta lo blocca.

Basta, Antonio, smettila di tormentarmi…

Dopo il divorzio da Nadia, Antonio si chiude in se stesso per mesi.

Quando però nella sua vita entra unaltra ragazza, Maria Antonietta si rallegra: forse avrà davvero dei nipotini!

Alina lavora insieme a lui, anche lei commessa nel negozio di mobili di Corso Buenos Aires.

Mamma, questa volta niente matrimonio subito. Vogliamo provarci a convivere, senza fretta, annuncia Antonio dopo un po, e Maria Antonietta storce il naso.

Quando però si scopre che Alina è pigra e disordinata, addirittura licenziata dal negozio per scortesia verso i clienti, sua madre rimane basita.

Alina passa le giornate sul divano, con il telefono e il caffè, facendo finta di cercare lavoro.

Ma perché suo figlio incontra sempre ragazze sbagliate?

Guardando la situazione peggiorare, Maria Antonietta si trattiene a fatica dal rimproverare il figlio. Quando poi Alina, sfrontata, annuncia che presto si sposeranno, Maria Antonietta esplode:

Non sposarlo, quello torna sempre da quellaltra! Ha già una con cui ha pure un figlio! Va lì di nascosto e porta i soldi per il bambino! E così sarà, sempre tra litigi e riappacificazioni, capito?

Ma Alina ride: crede che la suocera sia solo acida, che Antonio ami solo lei e la mantenga senza problemi…

Maria Antonietta guarda con pena la terza fidanzata del figlio, sa che parlare è inutile e lascia correre:

State insieme, fate come volete, mi avete stufata…

Ma in cuor suo, decide di andare da Livia per chiarire perché suo figlio non la dimentica, portando in casa qualsiasi ragazza.

Non conoscendo il numero dellappartamento di Livia, le va incontro sotto casa; proprio in quel momento Livia esce con un bambino per mano.

Maria Antonietta si ferma di colpo, il cuore in gola.

Quella scena la colpisce più della peggiore delle supposizioni: perché il bimbo è uguale al piccolo Antonio, con quegli stessi occhi chiari, le orecchie a sventola e il sorriso spavaldouna copia perfetta!

Livia, aspetta, ti prego, devo parlarti! grida con voce rotta Maria Antonietta, le gambe che tremano.

Comè possibile? Un nipotino che cammina già e lei non ne sapeva niente!

Livia si volta trascinando il bimbo, la bocca tesa, poi si ferma.

Buongiorno, signora Maria Antonietta, dica pure.

Ma come… Livia, io non sapevo… Antonio comè possibile… Lui non avrebbe mai fatto una cosa simile, non ci credo, farfuglia Maria Antonietta.

Stia tranquilla, lui non lo sa, risponde secca Livia, e sta per andar via. Ma la donna non demorde.

Lui ti vuole bene, sono io che ho sbagliato, gli ho riempito la testa Non lo cacciare, almeno parlate, prega Maria Antonietta, incollata con lo sguardo al bimbo. È Antonio in miniatura!

Come si chiama? chiede con voce commossa.

Si chiama Niccolò. Forza Nico, andiamo, siamo in ritardo; ora conduco solo feste per bambini, e lui è sempre con me. Siamo rimasti solo noi due.

Ma potrei esserci anchio, sono la sua nonna… propone Maria Antonietta, ma Livia non risponde e si allontana con Niccolò…

Hai parlato con Livia? alcuni giorni dopo chiede Antonio entrando nella camera della madre.

Lei è pensierosa, non si era neppure accorta che Alina se nera andata da casa.

Mamma, grazie. Livia mi ha perdonato, ora posso vedere mio figlio e lotterò perché lei mi sposi.

Maria Antonietta guarda il figlio stupita.

Antonio era sempre stato un mammone, sembrava privo di volontà; lei lo ha sempre guidato. Ma ora è diverso, e può solo dirgli:

Bravo figlio mio, perdonami se puoi, io sono stata sciocca. Ma la felicità, quella va difesa, anche… anche contro la propria madre.

Antonio e Livia

Antonio e Livia ora sono sposati, vivono a casa di lei. La nonna Maria Antonietta spesso si prende cura di Niccolò, mentre i genitori sono al lavoro. A volte il bimbo resta a dormire dalla nonna.

E la meraviglia più grande: presto arriverà un altro bambino! Livia aspetta una bimba. Maria Antonietta già sogna di coccolare la nipotina fin da piccola.

Adesso non si intromette più: non serve. Livia si è rivelata unottima padrona di casa, Antonio è così felice che sorride sempre.

Meno male che il cuore le ha suggerito che a suo figlio serviva proprio Livia. Senza di lei, sarebbe stato infelice per sempre.

La felicità non si costruisce calpestando la vita degli altri, scegliendo la moglie al proprio figlio e decidendo per lui.

Che si sposi con chi non può vivere senzaE quando, una domenica pomeriggio, Maria Antonietta si ritrova seduta sul tappeto tra Niccolò che le costruisce una torre di legno e Livia che ride accanto a lei, sente finalmente qualcosa riempirle il petto: la pace, quella vera, che aspettava da anni. Persino Antonio, passando dietro di loro con la piccola bimba in braccio e un vassoio di caffè, le fa locchiolino: Mamma, guarda che famiglia!

Maria Antonietta si commuove in silenzio. Le sembra di sentirli, i suoi vecchi genitori, fieri di lei e del bambino ormai diventato uomo. Forse la felicità non si trova scegliendo la strada più sicura, ma sapendo amare, anche quando fa paura. E, proprio mentre Niccolò le tende la manina e la chiama nonna, balliamo?, il passato le sembra lontano, come una vecchia fotografia.

In quel momento capisce: non serve tenere tutto sotto controllo, basta restare accanto alle persone che si amano e lasciarle vivere la loro strada. La felicità, dopotutto, ama chi ha il coraggio di cambiare idea. E, abbracciando i suoi nipotini, Maria Antonietta sorride: Questa sì che è la mia vera festa.

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Esci la mattina per il lavoro, torni la sera, come si deve. Invece quella Lilia tua la mattina dorme fino a tardi, la sera nemmeno ti accoglie a casa perché torna solo a mezzanotte. Profumerà sempre di fumo, alcol e di altri uomini: ti va davvero bene così? Guarda come sorride: si vede che non è una ragazza seria! La madre l’aveva vista una sola volta, eppure si era già fatta un’idea. Antonio si è lasciato convincere: anche lui soffriva e si sentiva geloso quando lei si preparava per andare al lavoro nei locali, cosa che trovava inopportuna. Il giudizio della madre ha consolidato i suoi dubbi: brontolona sì, ma non sbaglia mai. Dopo un anno Antonio si è sposato con Nadia, una bibliotecaria. Alla madre è piaciuta subito: timida, modesta e premurosa. – Ecco la vera moglie! Guarda com’è discreta: non si trucca per andare al lavoro, si veste in modo decoroso, niente scollature, le gonne mai sopra il ginocchio. La sera corre a casa e ti guarda dritto negli occhi… – borbottava la madre quando Antonio la presentò a Nadietta, – Un vero tesoro: ora sì che sono contenta della tua scelta, Antonino… Antonio aveva una mamma fantastica, la vita però non era stata clemente con lei. Non era mai stata bella, lavorava all’ufficio postale. Sognava una famiglia e un figlio, ma a trentacinque anni aveva capito che difficilmente si sarebbe mai sposata. Decise comunque di avere un bambino, anche se lo riteneva molto imbarazzante. Così nacque Antonio, che sua madre chiamò come il padre. All’inizio i nonni l’avrebbero aiutata, ma quando sono mancati lei e Antonio sono rimasti soli… Antonio adorava la madre e la sosteneva in tutto. Non era un genio a scuola, ma si impegnava. Finita la scuola professionale, cominciò a lavorare in un negozio di mobili come consulente alle vendite. Sua madre era fierissima di lui: lavorava in giacca e guadagnava bene. E ora aveva anche trovato una brava ragazza, Nadia. Avrebbero finalmente vissuto felici, sarebbero arrivati figli e nipoti: il sogno di Inna Antonovna… Il matrimonio si era tenuto in casa: non hanno parenti, solo un collega Antonio, Nicola, e un amico di scuola, Tullio. Nadia aveva i genitori e due colleghe della biblioteca, d’altronde le amiche non servivano, ora che aveva una famiglia… Finalmente la madre aveva sistemato il figlio, grazie a Dio, con una ragazza perbene… Ora Nadia accoglieva Antonio con una cena calda. Cucinava però in modo molto semplice e insipido, per via del padre che soffriva di gastrite. In generale era lenta, silenziosa, non rideva quasi mai, sempre a leggere libri. Disprezzava la televisione, così la suocera non si azzardava più a guardare le sue serie preferite a volume alto. Niente più fritti o piatti piccanti che Antonio amava: per Nadia erano tutti cibi dannosi. La casa era sempre silenziosa e monotona, e Antonio si era fatto spento e triste… Dopo sei mesi una sera Antonio fece tardi al lavoro, poi spense il telefono e non tornò a dormire. Nadia pianse tutta la notte, chiese un permesso dal lavoro, mise via le sue cose e tornò dai genitori, dicendo amaramente a Inna Antonovna, – Credevo che vostro figlio fosse una persona onesta. Mi ha tradita… Nadia, così mite e arrendevole, era in realtà ostinata e di principio come l’acciaio. Antonio non la trattenne, chiese solo scusa per avere deluso le sue aspettative. – Dove sei stato? Dimmelo! – lo interrogò Inna Antonovna, finché Antonio cedette. – Mamma, è successo che Lilia è venuta in negozio a comprare un divano: non sapeva che lavorassi proprio lì. – Non lo sapeva? Quella furba lo ha fatto apposta per riprendersi! – si indignò Inna Antonovna. – Mamma, non è come pensi… Ho solo voluto riaccompagnarla e chiarire, ma lei mi ha mandato via! – ribatté Antonio. – Ovvio, mandarti via è la solita tattica! Non la rivedere, Antonio, quella ti rovina la vita! – gli occhi di Inna Antonovna erano terrorizzati, temeva davvero che suo figlio tornasse con quella avventuriera… – Mamma, tu non sai, è una storia complicata… – provò ancora Antonio, ma lei lo interruppe: – Basta, mi hai già fatto innervosire abbastanza… Dopo tutte queste storie, il divorzio da Nadia lasciò Antonio ancora più abbattuto. Quando finalmente trovò una nuova ragazza, Inna Antonovna quasi tirò un sospiro di sollievo: forse ci saranno nipoti dopo tutto! Alina, da poco, lavorava come consulente con Antonio nello stesso negozio di mobili. – Mamma, abbiamo deciso di non sposarci subito, meglio convivere e vedere se funziona – annunciò Antonio a sua madre, che non gradì la cosa. Peggio ancora quando si accorse che Alina era pigra e disordinata, e addirittura la licenziarono per scortesia con i clienti. Alina passava le giornate sul divano col cellulare e il caffè, fingendo di cercar lavoro. Com’è che a suo figlio capitano sempre le ragazze sbagliate? Vederla ogni giorno irritava Inna Antonovna. Quando poi Alina disse che presto avrebbe sposato Antonio, la futura suocera sbottò: – Non sposarlo, tanto lui torna sempre da “quella”. Ha già una donna e pure un figlio da Antonio, continua a scappare da loro, dà i soldi per il bambino e ci tornerà sempre, loro si lasciano e si riprendono di continuo, capito? Ma Alina se la rideva, convinta che la vecchia dicesse così per dispetto, che Antonio amasse solo lei e le permettesse di non lavorare… Inna Antonovna guardò con compassione la terza “fidanzata” del figlio, capì che era inutile parlare, e lasciò perdere: – Vivete finché vi pare, mi siete venuti a noia con tutte queste storie. Poi, di nascosto, andò da Lilia, decisa a scoprire la verità: perché suo figlio continuava a pensare a lei e portava a casa solo chiunque… Non sapendo il numero dell’appartamento di Lilia, ebbe fortuna: arrivata sotto casa vide Lilia uscire tenendo per mano un bimbo piccolo. Inna Antonovna lo guardò e rimase senza fiato. Com’è possibile, è ancora peggio di quanto immaginava… aveva proprio indovinato, anche se ne aveva solo parlato ad Alina senza saperlo. Quel bambino teneva proprio i tratti di Antonio da bambino: occhi chiari e vivaci, orecchie a sventola, stesso naso e lo stesso sorriso. Proprio lui, identico! – Lilia, Lilina, fermati, voglio parlarti… – la chiamò Inna Antonovna strozzata dall’emozione. Com’è possibile, il suo nipotino già ci cammina accanto e lei non ne sa nulla! Lilia si voltò, la riconobbe dagli occhi, rabbrividì ma si fermò. – Salve, Inna Antonovna, la ascolto. – Ma come, Lilia, io non lo sapevo e Antonio… come avrebbe potuto… lui è una persona seria… – balbettava senza riuscire a scusare il figlio. – Non si preoccupi, lui semplicemente non lo sapeva – rispose Lilia fredda, e voleva andare via. Ma Inna Antonovna insisteva: – Lui ti ama, sono stata io a confonderlo! Non lo cacciare via, almeno parlatevi… – pregò, senza staccare gli occhi dal bambino, identico al piccolo Antonio! – Come si chiama il tuo bimbo? – chiese con voce tremante. Lilia la guardò, si impietosì: – Si chiama Niccolò. Dai Niccolino, abbiamo fretta, ora faccio solo animazione per bambini e lui sta sempre con me, non abbiamo nessun altro… – Ma ci sono io, io potrei… sono la sua nonna… – sussurrò Inna Antonovna, ma Lilia non rispose, si voltò e se ne andò con Niccolò. – Mamma, sei andata da Lilia? – pochi giorni dopo Antonio entrò nella stanza. In quel periodo la mamma era cupa e non si era nemmeno accorta che Alina se n’era andata. – Mamma, grazie. Lilia mi ha perdonato e mi permette di vedere mio figlio, ma farò di tutto perché accetti di sposarmi. Inna Antonovna guardò il figlio con stupore. Lo aveva sempre pensato attaccato a lei, debole, e si era permessa di guidarlo. Ora era cambiato e gli disse solo: – Bravo, figlio mio, perdona una mamma sciocca… ma per la propria felicità bisogna lottare, anche… anche contro la mamma. Antonio e Lilia Antonio e Lilia si sono presto sposati, vivono a casa di lei ma nonna Inna va spesso a tenere Niccolò quando i genitori lavorano. Qualche volta il nipotino resta a dormire dalla nonna. E la felicità non finisce qui: tra poco nascerà anche una bambina e Inna Antonovna si sta già preparando a viziare la nipotina fin da subito. Ora non si intromette più nella loro vita, e va bene così. Lilia si è rivelata una donna di casa straordinaria e Antonio è così felice che non smette più di sorridere. Per fortuna quella volta il cuore le ha suggerito che solo con Lilia suo figlio poteva essere davvero felice; senza di lei avrebbe appassito. La felicità non si costruisce calpestando la vita degli altri, scegliendo la moglie per il proprio figlio e decidendo con chi debba vivere. Si deve sposare quella donna… senza la quale non riesce nemmeno a vivere.
Amore dal sapore amaro dell’assenzio