Dai, tesoro! Entrambi abbiamo appena compiuto diciotto anni…

Ricordo ancora quegli inverni a Bologna, quando il vecchio signor Vincenzo Alessandro, un settantenne dal capello dargento, si aggirava lentamente tra le recinzioni del canile Il Cuore di Pietra. Il suo passo era incerto, ma gli occhi sembravano cercare qualcosa di sconosciuto. Una volontaria, la signorina Ginevra, che laveva già visto diverse volte nelle settimane precedenti, si avvicinò.

Posso aiutarla? chiese, curiosa. Sta cercando qualcuno?

Oh no, non la disturbi rispose a bassa voce luomo. Solo guardo, se le è permesso

Certo, guardi pure quanto vuole rispose Ginevra, sorpresa.

Vincenzo proseguì, fermandosi davanti a ogni recinto, scrutando i cani con attenzione, come se volesse leggere il loro destino negli occhi. Dopo alcuni giri, si fermò davanti a una gabbia particolare.

In un angolo, appoggiata al muro, cera una cagnolina dal mantello macchiato. Non scodinzolava, non lanciava sguardi imploranti, né cercava attenzioni. Stava semplicemente lì, fissando il vuoto, come se i suoi pensieri fossero rimasti altrove.

Che cosè con lei? chiese Vincenzo.

È Berta, ha circa sei anni. È arrivata qui di recente, investita da unauto; la proprietaria lha abbandonata e una vicina lha portata al rifugio. Abbiamo operato, ma non siamo riusciti a salvare la zampa.

Quindi non potrà più correre?

Può muoversi, ma da quando è qui non ha mai lasciato il recinto. Forse ha paura.

Il vecchio la osservò a lungo.

Posso prenderla con me? sussurrò, quasi implorando.

Ginevra lo guardò, pensando:
«Dove la porterai, vecchio? Non riesci più a camminare da solo Se qualcosa dovesse succedere, sarà di nuovo per le strade.»

Ne parleremo e domani le daremo una risposta disse.

Va bene tornerò domani. Arrivederci.

Con passo lento e zoppicante, luomo se ne andò.

Il mattino seguente, quando il canile era ancora chiuso, Vincenzo era già alla porta.

Ah, di nuovo voi disse Ginevra. Abbiamo consultato la direttrice. Non possiamo darvi Berta; ha bisogno di cure speciali.

Il volto delluomo si oscurò, gli occhi sembravano scintillare di lacrime. Si girò e se ne andò senza dire una parola.

Nel pomeriggio il personale ripulì i recinti e lo vide di nuovo. Stava accanto alla gabbia di Berta, parlandole sottovoce. Ginevra ripeté che non potevano cederla. Il vecchio annuì, ma rimase lì. Così accadde ogni giorno per un mese intero: arrivava, si sedeva accanto a Berta, raccontava storie silenziose, a volte sussurrava, a volte rimaneva semplicemente in silenzio. Il personale si abituò alla sua presenza.

Un giorno la direttrice disse:

Ginevra, consegnagliela. Non esce mai; forse solo a lui si fida.

Aprì la recinzione. Vincenzo entrò, si sedette accanto a Berta

E, in meno di un minuto, uscirono entrambi insieme.

Le volontarie rimasero sbalordite.

La cagnolina, che per mesi non aveva più messo un piede fuori dal recinto, ora camminava al fianco delluomo, si fermava a riprendere fiato e poi riprendeva il passo.

Così nacque lamicizia tra Berta e il signor Vincenzo Alessandro. Lui veniva ogni giorno; lei lo riconosceva solo a lui. Passeggiavano nei parchi, si sedevano sotto gli alberi, fissavano lorizzonte con quello sguardo triste e silenzioso che solo due cuori affranti possono condividere. Quando tornavano al canile, si guardavano a lungo negli occhi, come se la separazione fosse un peso insopportabile.

Dopo alcuni mesi la direttrice gli propose di portare Berta con sé per sempre.

Ma lui rifiutò. Nessuno capì il perché. Lui voleva salvarla, ma non voleva spiegare. Si voltava, nascondendo le lacrime che gli rigavano il viso.

Un giorno Ginevra decise di seguirlo. Il vecchio, zoppicando, attraversò quasi tutta la città, fino ai sobborghi. Lei lo seguì per unora, finché non lo vide entrare in un vecchio edificio di mattoni.

Appena si avvicinò, rimase immobile. Sulla porta spiccava un cartello:

PNI Istituto Psico-Neurologico, in parole povere, una casa di riposo per anziani.

Entrò e parlò con la direttrice.

Le fu detto che Vincenzo viveva lì da più di dieci anni, che aveva subito un terribile incidente, aveva perso una gamba, e che sua figlia, Ginevra, lo aveva portato lì e non era più tornata. Uscendo, la giovane si scoppiò in lacrime.

Lei, che aveva seppellito il marito e il figlio, che aveva fondato il canile per duecento cani per avere la forza di andare avanti, che aveva visto innumerevoli animali abbandonati ma quel padre abbandonato?

Piangeva lungo il ritorno, e quel giorno prese la decisione più giusta che potesse.

Il tempo passò. Oggi, al mattino, Ginevra si sveglia serena. Va in cucina, accende il bollitore e sale sul balcone.

Papà! State attento a non scivolare sul ghiaccio con Berta! Non siete più giovani. Dico bene, Berta ha quindici anni, ma voi avete ottanta!

Tranquilla, figliola! A noi due sembra ancora di avere appena diciotto anni

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Dai, tesoro! Entrambi abbiamo appena compiuto diciotto anni…
Il destino, come una goccia che scivola lungo il vetro…