Vivrà per strada, non le succederà nulla

Sei di nuovo in ritardo!

Veronica si tolse la borsa dalla spalla e si appoggiò al muro dellingresso. Le gambe le facevano male dopo dieci ore in piedi la stagione dei bilanci in contabilità la stremava.

Signora Giuliana, abbiamo la chiusura trimestrale, glielavevo detto stamattina…
Sì, sì, lavevi detto, la suocera sbuffò e strinse le labbra in quel modo che non lasciava spazio a repliche: la colpa è tua, punto.

Ettore spuntò dalla stanza, sorrise timidamente alla moglie e sparì subito. Giuliana si voltò e se ne andò, lasciando dietro di sé una scia di malumore e odore di valeriana.

Veronica si tolse le scarpe e si trascinò in cucina. Da due anni vivevano in quel trilocale di proprietà della madre di Ettore, da due anni mettevano da parte euro su euro per lanticipo del mutuo. E da due anni i risparmi si scioglievano come gelato sotto il sole di luglio. Prima la lavatrice rotta vecchia, serve una nuova, di qualità. Poi il bagno da rifare le piastrelle sono crepate, non si può vivere così. Poi la televisione nuova Ettore si rovina gli occhi con quel vecchio schermo.

Veronica aprì il frigorifero, guardò la vaschetta con le patate fredde e richiuse. Non aveva fame.

Un miao sommesso arrivò dal basso. Minù una gatta grigia e soffice con una macchia bianca sul petto si strofinava contro le caviglie di Veronica, arcuando la schiena e facendo le fusa rumorosamente.

Ciao, piccolina, Veronica la prese in braccio, affondando il naso nel pelo caldo. Mi aspettavi?

Minù le diede una testata sul mento e fece le fusa ancora più forte. Otto anni prima Giuliana laveva raccolta cucciola vicino al portone. Ora Minù era diventata una signora elegante, dal pelo folto e labitudine di dormire solo sul morbido.

Veronica portò la gatta nella stanza che divideva con Ettore, si sdraiò sul letto e Minù si acciambellò subito accanto a lei. In quellappartamento, dove ogni passo era sorvegliato e commentato, la gatta era lunica creatura che accoglieva Veronica senza pretese, senza rimproveri silenziosi.

Accarezzando il pelo soffice, pensava che ancora sei mesi, otto al massimo e sarebbero andati via. Dovevano farlo.

…Ma quei mesi furono difficili. I cambiamenti arrivarono piano. Prima Giuliana sgridò Minù perché era saltata sul tavolo della cucina. Poi iniziò a cacciarla dal salotto peli ovunque, non si respira. Poi vietò di dormire sul divano.

È un mobile, non una cuccia! Starà sul pavimento, non le succede nulla.

Veronica comprò a Minù una cuccia morbida, ma la gatta si nascondeva negli angoli, spaventata dai rumori. Prima girava libera per casa, ora si muoveva a scatti, cercando di non farsi vedere dalla padrona.

Una sera Veronica era in poltrona con Minù sulle ginocchia, scorreva il telefono. La gatta faceva le fusa, offrendo la testa alle carezze.

Veronica!

Giuliana apparve sulla soglia, il viso contratto dalla rabbia.

Togliti quellanimale! Quante volte devo dirlo? Basta portarla in braccio! Peli sui vestiti, pulci…
Minù non ha le pulci, Veronica continuava a carezzarla. La porto dal veterinario ogni sei mesi.
Non importa! È un animale, capisci? Un animale! Basta coccolarla!

Minù si irrigidì, abbassò le orecchie. Veronica la posò a terra e la gatta si infilò subito sotto il letto.

Giuliana annuì soddisfatta e se ne andò. Veronica strinse i pugni fino a farsi male.

I risparmi crescevano lentamente. Ancora un po e bastava per lanticipo. Veronica già cercava appartamenti sui siti, faceva calcoli, segnava annunci. Un piccolo monolocale in periferia niente di lussuoso, ma suo. E Minù sarebbe venuta con lei, di sicuro. Avrebbe dormito sul divano quanto voleva, girato per casa, riposato sul cuscino.

Presto, piccola, sussurrava Veronica quando Minù si accoccolava accanto a lei di notte. Presto ce ne andiamo. Abbi pazienza.

Quella sera iniziò come sempre. Veronica tornò dal lavoro, si cambiò, aprì lapp della banca per controllare il saldo.

E si bloccò.

Dal conto erano spariti quasi tutti gli euro…

Ettore!

Il marito apparve sulla soglia, con la solita espressione colpevole. Sembrava sempre chiedere scusa in anticipo.

Nica, volevo dirtelo…
Dove sono i soldi?
La mamma… Il medico le ha consigliato di andare al mare. Per il cuore, capisci? Cure, trattamenti… Sta davvero male, e io ho pensato…
Hai pensato, Veronica rise, ma il suono era amaro, spezzato. Hai pensato! Da due anni risparmiamo per la casa, da due anni! E ogni volta cè una ragione per spendere tutto!
Nica, è mia madre…
E io chi sono? Chi sono in questa famiglia, Ettore?

Lui taceva. Occhi bassi, si spostava da un piede allaltro. Un uomo di trentanni incapace di dire no alla madre. Che le lasciava decidere come usare i soldi di entrambi.

Hai mai, Veronica gli si avvicinò, mai preso le mie difese? Mai detto che anche noi abbiamo diritto a una vita nostra?

Ettore alzò lo sguardo. Dentro cerano confusione e una supplica.

È mia madre, Nica. Non posso…
Non puoi. Non puoi mai nulla.

Veronica si voltò e tornò in camera. Chiuse la porta, si appoggiò con la schiena, chiuse gli occhi.

Un lieve rumore Minù si avvicinò, si strofinò contro la mano.

Veronica si sdraiò, la gatta si acciambellò accanto, poggiando la testa sulla sua mano. Lunica creatura in quella casa che aveva davvero bisogno di lei.
Accarezzava il pelo grigio e fissava il soffitto. Le lacrime scendevano sulle tempie, sparendo tra i capelli.

…La mattina fu stranamente silenziosa. Di solito Giuliana faceva rumore in cucina, accendeva la TV a tutto volume, parlava da sola. Oggi silenzio.

Veronica uscì dalla stanza e si fermò.

Giuliana era nel corridoio con un grande sacco della spazzatura. Dal sacco spuntava langolo della lettiera.

Dovè Minù?

La suocera alzò le sopracciglia, sinceramente sorpresa.

Minù? Ah, la gatta. Lho portata fuori.
Cosa?
Mi ha stancata. Peli ovunque, miagola di notte, mangia troppo. Otto anni lho sopportata, basta. Starà in strada, non le succede nulla. I gatti sono forti.

Giuliana parlava tranquilla, quasi indifferente come se si trattasse di una sedia rotta o di uno zerbino vecchio.

Avete… avete buttato la gatta?
Non buttata, lasciata libera. Che prenda qualche topo. Si era abituata troppo bene! Mi ha sostituita con te! Sempre attaccata a te. Ora starà fuori, capirà cosa ha perso!

Veronica non ricordava come si fosse ritrovata in strada. Ciabatte, pantaloni del pigiama, la maglietta di Ettore non importava. Il cortile. I portoni. I cespugli lungo il palazzo.

Minù! Minù, mici-mici!

Laria gelida bruciava i polmoni. Le ciabatte si inzupparono di fango e acqua. Veronica girò tutto il cortile, guardò dietro i bidoni, sotto le auto parcheggiate.
Il seminterrato. La porta era socchiusa.

Si infilò dentro, nel buio umido che odorava di muffa e tubi arrugginiti.

Minù?

Un miao flebile arrivò da dietro i tubi.

Veronica si fece largo tra assi, secchi vecchi, cianfrusaglie. Minù si era rannicchiata in un angolo tra il muro e i tubi, un piccolo batuffolo grigio. Gli occhi enormi, spaventati. Vedendola, la gatta miagolò di nuovo, e quel suono sembrava un pianto.

Vieni qui, piccola. Vieni da me.

Minù uscì dal nascondiglio, tremando. Veronica la prese, la strinse al petto. La gatta si aggrappò alla maglietta e fece le fusa confuse, nervose, forti.

Va tutto bene. Ti ho trovata. Andrà tutto bene.

Giuliana era sulla porta, bloccando il passaggio.

Dove pensi di portarla?
A casa.
Ho detto che qui non entra più. Non varcherà mai più la soglia.

Veronica si fermò davanti alla suocera. Minù si stringeva a lei, ancora tremante.

Mi lasci passare.
No. Scegli o la gatta, o la casa.
Giuliana…
Cosa? la suocera storceva la bocca. Pensi che non veda come ti comporti con quellanimale? Più che con tuo marito. Gatta senza pedigree, nuora senza radici vi siete trovate. Tutte e due convinte di avere diritto a vivere qui, senza fatica.

Veronica fece un passo avanti. Giuliana non se lo aspettava indietreggiò, e bastò. Veronica si infilò in casa, stringendo la gatta.

Ferma! Dove vai?! Ti ho detto…

Veronica entrò in camera. Prese la borsa da viaggio, iniziò a mettere dentro le cose. Biancheria, magliette, jeans. I documenti dal cassetto. Il caricabatterie.

Giuliana apparve sulla soglia.

Che stai facendo?
Faccio le valigie. Non si vede?
E dove andrai?

Veronica chiuse la borsa, prese il trasportino dalla dispensa. Minù ci entrò da sola, come se capisse che era ora di andare.

Nica, Ettore spuntò dietro la madre. Parliamone. Non fare così…
Così è giusto, Ettore. Proprio così.

Passò accanto a loro senza voltarsi. Borsa in spalla, trasportino in mano.

Fuori, prese il telefono e compose un numero.

Maria? Sono Nica. Posso stare da te qualche giorno? Sì, è successo. Ti racconto tutto. Grazie.

Il taxi arrivò dopo sette minuti. Veronica salì dietro, mise il trasportino accanto. Minù la guardava attraverso la grata, e nei suoi occhi verdi non cera paura. Solo fiducia.

Maria le accolse con il bollitore e una scatola di biscotti. Ascoltò, scosse la testa, versò altro tè. Minù si ambientò in mezzora annusò gli angoli, trovò una macchia di sole sul davanzale, si acciambellò.

Resta quanto vuoi, disse Maria.

Dopo tre giorni Veronica trovò casa. Un piccolo monolocale in un palazzo vecchio, vista sulla zona industriale e vicini rumorosi. Ma costava poco e accettavano animali.

Portò le sue cose in taxi, mise la lettiera di Minù in bagno, le ciotole in cucina. La gatta girava per lappartamento vuoto, si strofinava contro i muri, miagolava.

Ci abitueremo, Veronica si sedette accanto a lei. Compreremo i mobili. Metteremo le tende. Sarà accogliente.

Minù si arrampicò sulle sue ginocchia e fece le fusa.

Ettore firmò il divorzio senza obiezioni. Non cera nulla da dividere i risparmi erano finiti, non avevano accumulato beni. Giuliana, a quanto dicevano i conoscenti, raccontava a tutti che la nuora era stata ingrata e se nera andata per una gatta.

Veronica non replicava. In fondo, era vero.

Lanno passò lento e veloce insieme. Lavoro, casa, weekend con un libro sul divano. Minù dormiva ai suoi piedi, la accoglieva allingresso, faceva le fusa la sera. I soldi si accumulavano stavolta davvero, senza spese improvvise per cure o televisori.

In primavera Veronica trovò casa nuova. Un monolocale in una palazzina moderna, con un davanzale largo dove sedersi e un balcone per i vasi di fiori.

Contratto, mutuo, firme infinite. E finalmente la chiave. La chiave della sua casa.

Veronica aprì la porta, fece entrare Minù. La gatta esplorò le stanze vuote, annusò ogni angolo. Saltò sul davanzale, si sedette avvolgendo la coda, guardò la padrona.

Allora, ti piace?

«Miao», rispose Minù.
Veronica si sedette accanto a lei. Fuori il sole tramontava, riempiendo la stanza di luce dorata. Muri vuoti, pavimento polveroso, odore di vernice e novità.

Due anni in casa daltri. Un anno in affitto. E ora la sua.
Minù saltò giù, si arrampicò sulle ginocchia di Veronica, le diede una testata sul mento. Le fusa riempirono la stanza, rimbalzando sulle pareti nude.

Veronica sorrise e la accarezzò dietro lorecchio.

Lunica cosa bella uscita da quel matrimonio le stava sulle ginocchia, facendo le fusa. E forse, era abbastanza.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

2 × three =