Il mio marito ha proposto di festeggiare il Natale dai suoi genitori che non mi sopportano affatto.

Alessandro mi propose di festeggiare il Capodanno a casa dei suoi genitori, dove mi guardano come se fossi una nuvola scura.

Alessandro, sei serio o è solo una di quelle barzellette prenatale che non colgono? Livia rimane immobile, impugnando un mestolo, dimenticando che doveva versare la zuppa. Il vapore della pentola sale come una nebbia densa, si posa sui vetri degli occhiali, ma lei non si preoccupa nemmeno di pulirli.

Alessandro è seduto al tavolo della cucina, col telefono incollato alla guancia, fingendo di osservare le previsioni del tempo. Le spalle sono contratte, come se aspettasse un colpo di vento.

Livia, la mamma ha chiamato piangeva sussurra Alessandro, senza alzare lo sguardo. Dice che papà non sta bene, la pressione è unaltalena. Sono soli in quel vecchio appartamento, quasi una cripta. È Capodanno, la festa di famiglia. Possiamo almeno una volta infrangere le nostre regole?

Livia posa delicatamente il mestolo sul supporto, evitando di farlo volare nel lavandino. Un respiro profondo. Un soffio di uscita.

Infrangere le regole? ripete con voce stranamente calma. Lultima volta che le abbiamo infrante l8marzo, tua madre, davanti a tutti gli invitati, ha detto che sembravo dieci anni più grande di te, anche se siamo coetanei. Poi, per caso, ha rovesciato un calice di vino sulla mia nuova camicetta. Questo è quello che chiami regole?

È una vecchia, ha il suo carattere

Non è carattere, è talento interrompe Livia. Talento a rovinare la mia vita. Non mi sopporta nemmeno allo specchio. Perché dovremmo andare dove io sono odiata? Per stare in un angolo, masticare uninsalata stantia e ascoltare storie su quanto fosse meravigliosa la tua ex, la piccola Lucrezia?

Alessandro finalmente depone il telefono e guarda sua moglie. Nei suoi occhi cè quella supplica che Livia ha imparato a leggere nei dieci anni di matrimonio. È lo sguardo di un grande bambino che non vuole risolvere i problemi, ma solo vedere tutti sorridere e mangiare dolci.

Livia, ti prometto, sarò qui. Niente più Lucrezie. Se dice anche solo una parola sbagliata, scappiamo subito. Punto su punto. È vero, sono loro gli anziani. E se questo Capodanno fosse lultimo?

La promessa colpisce come un incantesimo. Livia sente la rabbia dissolversi in una stanchezza rassegnata. Sa che dirà di sì, non per la suocera, ma per quelluomo dolce, morbido, che ama nonostante la sua incapacità di porre confini con la madre.

Se andiamo, dice lentamente, fissando Alessandro negli occhi avrò una sola condizione. Andremo con la mia auto. Le chiavi saranno nel mio taschino. Al primo accenno di maleducazione, mi alzerò e partirò, con o senza di te. Daccordo?

Alessandro esplode in un sorriso, si alza e la avvolge in un abbraccio.

Certo, Livia! Sei la migliore! Chiamo mia madre e le dico di prepararsi. Sarà felice, vedrai!

Livia ricambia un sorriso storto, liberandosi dallabbraccio. La gioia di Maria Bianchi per la loro visita è pari solo a quella di un inquisitore che scopre una nuova preda.

Le tre settimane prima della festa volano in un frastuono che attenua lansia. Livia si riempie di lavoro, per non pensare al viaggio. Sceglie regali neutri ma costosi: una coperta di lana merino per il suocero e una scatola di tè pregiato per la suocera. Alessandro corre nei negozi, comprando ciò che la madre gli ordina al telefono: maionese di una marca specifica, piselli di una varietà cerebrale, salame di unazienda che, a detta sua, chiudeva negli anni di riforma.

Il 31dicembre la città è seppellita dalla neve. Fiocchi pesanti e umidi si attaccano ai vetri; i tergicristalli lottano a malapena contro la melma. Livia guida con concentrazione, scrutando i semafori rossi che si allungano alluscita dalla città. Alessandro è accanto a lei, stringendo una borsa di mandarini, tamburellando le dita sul plastico.

Hai detto a tua madre che porteremo il galantone? chiede Livia, senza distogliere lo sguardo dalla strada. Ha passato sei ore a preparare un aspic perfetto, trasparente, di cui era fiera.

Lho detto risponde Alessandro, tossendo leggermente. Ha risposto che ne ha già uno. Ma lho convinta! Ha detto che il tuo è migliore.

Capito sospira Livia. Allora il mio andrà al cane, se è ancora vivo.

Tuzik è morto due anni fa, Livia.

Allora lo darò ai vicini.

Arrivati a casa dei genitori verso le otto di sera, una tipica palazzina di otto piani alla periferia li accoglie con finestre scure e lodore di cipolla fritta nel piano di ingresso. Lascensore è guasto, così salgono a piedi fino al quinto piano, trascinando sacchi di generi e regali.

La porta si apre e appare Maria Bianchi, avvolta in un abito luccicante che indossa a tutte le feste da quindici anni. I suoi capelli argentati sono acconciati a una corona quasi metallica.

Siete qui, non siete impolverati dice, lasciando passare il figlio ma bloccando lingresso a Livia. Alessandro, che dimagrimento! Hai gli occhi a fuoco! Ti danno da mangiare lì dentro?

Alessandro le dà un bacio sulla guancia e tenta di farsi strada.

Mamma, basta, sto bene. Buon anno!

Buon anno a te, signora Bianchi risponde Livia con un sorriso cortese, cercando di passare dietro di lei. È bellissima.

La suocera la scruta con un misto di disprezzo e pietà, come se Livia fosse arrivata con gli stivali sporchi a un ballo reale.

E tu, Livia, ti sei rimessa in forma, vero? Con la macchina non cammini a piedi. Prendi le pantofole lì in fondo, quelle vecchie del papà, gli ospiti non hanno portato nulla, la vicina Verga è passata ieri e ha rotto gli ultimi.

Livia ingoia la punta dellorgoglio, indossando enormi pantofole maschili consumate. Esce il padre, Giovanni Bianchi, un uomo silenzioso che si nasconde dietro giornali e televisione.

Buongiorno, figlioli annuncia, stringendo la mano al figlio e annuendo alla nuora. Benvenuti, la cena è pronta, come a nozze.

Lappartamento dei genitori è un museo del dopoguerra: tappeti su pareti, cristalli in una credenza che si spolvera solo per la festa, aria densa di profumi di medicinali e legno vecchio. Al centro del salotto troneggia un tavolo coperto da una tovaglia di lino, strapieno di cibo. Il posto di Livia è intrappolato tra il divano e un televisore antico, quasi impossibile da liberare senza disturbare gli altri.

Siediti, Alessandro, più vicino a papà comanda Maria. E tu, Livia, prendi il bordo, così potrai correre in cucina a servire i piatti caldi.

Livia si siede. Correre in cucina non era nei suoi piani, ma non voleva scatenare una scenata. Intorno a lei cè insalata russa, aringa in pelliccia, affettati, panini al filetto di tonno. Tutto ricco, nappato di maionese. Al centro, il suo aspic, solo accanto a un enorme piatto di aspic preparato dalla suocera.

La prima ora scorre tranquilla. La televisione borbotta melodie natalizie, Giovanni versa spumante, Alessandro racconta del lavoro. Maria ascolta il figlio, appoggiandosi alla guancia con il pugno, ma appena Livia apre bocca, il volto della suocera si indurisce.

e allora ho ricevuto la promozione dice Alessandro.

Bravo, figlio mio! esclama la madre. Porta almeno un centesimo a casa. Livia, immagino che spendi tutti i soldi. Quel vestito è costato metà del tuo stipendio, vero?

Livia posa la forchetta.

Ho comprato il vestito con il premio che ho ricevuto, Maria. Il mio progetto ha vinto il concorso nazionale di architettura.

Maria finge di non aver sentito.

Oh, le ragazze oggi sono così vanitose, vestite per sfilare. Ti ricordi, Alessandro, la piccola Lucrezia? Che cuoca era! Cuciva, lavorava a maglia, risparmiava. E i suoi dolci si scioglievano in bocca, non come quelli di oggi, tutti da asporto.

Alessandro si strozza con linsalata e guarda sua moglie con occhi spaventati. Livia mastica lentamente un cetriolo, fissando la televisione. Sta sopportando, ma è solo una maschera.

Mamma, perché parli di Lucrezia? È passato un secolo tenta di calmare Alessandro. Livia cucina bene anche lei. Prova il suo aspic.

Alessandro allunga il cucchiaio verso il piatto di Livia. Maria lo blocca.

Non toccare! Lascia stare. Mangia il mio, lho preparato dalle cinque del mattino. Quello commerciale è solo gelatina industriale.

È fatto in casa dice Livia, ferma. Senza gelatina.

Chi non usa la gelatina oggi? alza la mano Maria. Il tempo è poco, tutti hanno carriera. Dovrebbero fare figli prima che il tempo svanisca. Altrimenti a quarantanni i nipoti chiameranno la nonna mamma.

Un colpo sotto la vita. Il tema dei figli è una ferita aperta. Loro hanno pensato, ma i medici hanno consigliato attesa e tranquillità. Maria lo sa bene.

Mamma! alza la voce Alessandro. Basta con questo argomento.

Cosa ho detto? è sorpresa Maria, stringendo le mani al petto. Voglio solo dei nipotini felici prima di morire. Altrimenti morirò senza eredità.

Giovanni sbuffa e si versa un altro bicchiere di vino. Preferisce stare in disparte, sapendo che non può fermare sua moglie in quello stato.

La tensione al tavolo si fa densa. Il cibo sembra insapore, lo spumante è acido. Livia guarda lorologio: mancano due ore alle campane.

A proposito dei regali esclama improvvisamente Maria. Alessandro, prendi quella scatola dallarmadio.

Alessandro porta una borsa. Maria estrae una camicia di cotone, impeccabile.

È per te, figlio mio. Di buona qualità, non più di quella sintetica che indossi. Livia, dovresti stirare le camicie di tuo marito, è imbarazzante vedere un vagabondo.

Livia osserva la camicia perfettamente stirata che Alessandro indossa in quel momento.

Grazie, mamma borbotta Alessandro.

E per te, Livia porge un sacchetto di plastica.

Livia lo apre. Dentro cè un set di asciugamani da cucina con maialini e una crema per i piedi anti screpolature.

Grazie sputacchia, forzata. È davvero necessario.

Ovviamente! esclama Maria. Ho visto i tuoi talloni asciutti in campagna lestate scorsa. Prenditi cura di te, cara. Gli uomini amano una donna curata. Lucrezia era una bambola, la sua pelle era vellutata.

Basta! Livia spinge il piatto indietro. Il tintinnio della forchetta è un colpo di pistola nel silenzio.

Che cosa? Maria alza gli occhi, innocentemente. Dico la verità. Una madre non consiglierebbe mai il male. Tu, Livia, modera il tuo temperamento. Sei entrata in casa altrui. Alessandro ti ha civilizzata, e tu lo volti al rovescio.

Mamma, basta! Alessandro balza. Livia ha provveduto a se stessa prima di incontrarmi!

Oh, difendi la tua figlia! ribatte Maria, il viso segnato da macchie rosse. Vedo come mi guarda! Come se fossi sporcizia! Hai portato il tuo aspic, pensavi di stupire? Lo butto in gabinetto, puzza di acido! Hai rovinato il cibo!

Il silenzio si riempie di tichettii di un vecchio orologio e del respiro pesante di Giovanni.

Livia si alza lentamente dal tavolo, i movimenti fluidi come unonda, mentre dentro di lei ribolle un vulcano. Guarda Alessandro. Lui è confuso, gli occhi saltano dalla madre alla moglie. Aprì la bocca, ma Livia lo precede.

Alessandro dice con voce ferma. Le chiavi dellauto sono nel mio taschino. Vado via. Vieni con me?

Livia, dove andremo è notte, sta nevicando mamma, perdonami!

Io?! urla Maria. Davanti a questa scortese? Che se ne vada! Via la tovaglia! Finalmente una cena in famiglia senza intrusi!

Alessandro resta immobile, il volto lacerato tra il rispetto per la madre e la paura di perdere Livia.

Aspetta, Livia, calmiamoci balbetta.

Era la fine. Livia lo vedeva chiaro, come se un faro avesse acceso il sentiero. Lui non partirà. Rimarrà a mangiare linsalata russa, ad ascoltare le parole velenose e a fare cenni, perché la mamma è anziana.

Ti ho capito annuisce Livia.

Esce nel corridoio. Si toglie le spaventose pantofole di suo padre, indossa gli stivali, si avvolge nel piumino. La voce di Maria riecheggia: Vedi, figliolo, ti avevo detto che è una isterica! Lho buttata fuori dalla festa!.

Apre la porta dingresso. Laria gelida del cortile le colpisce il viso, rinfrescando i pensieri. Non sente dolore, solo unimmensa leggerezza, come se avesse lasciato un sacco di pietre che portava da dieci anni.

Scende le scale, esce in strada. La neve continua a cadere, ricoprendo il vicolo di un manto bianco. Lauto, simile a una coltre di neve, laspetta. Accende il motore, il riscaldamento. Mentre il vetro si sbrina, prende il telefono. Tre chiamate perse da Alessandro. Disattiva la vibrazione e lo getta sul sedile accanto.

Uscendo dal cortile, vede il profilo di Alessandro sulla finestra del quinto piano, che la fissa dallalto. Non lo saluta. Accende la radio; parte una canzone allegra di Capodanno, piena di miracoli che accadono davvero.

La strada verso casa è vuota. La città è già a tavola, pronta per le campane di mezzanotte. Livia guida sorridendo, immaginando lappartamento tranquillo che lattende. Si lava il trucco, indossa il pigiama preferito, versa un bicchiere di spumante e accende quel film che desiderava vedere da tempo, ma Alessandro non lavrebbe mai scelto.

Arriva a casa quindici minuti prima di mezzanotte. Il gatto, Marco, correndo fuori dalla porta, miagola forte, sfregandosiLivia accarezzò Marco, sollevò il bicchiere di spumante e, con un sorriso che rifletteva la luce delle stelle, brindò al futuro libero da ombre.

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Il mio marito ha proposto di festeggiare il Natale dai suoi genitori che non mi sopportano affatto.
Nessuno ti trattiene, segui il tuo sogno!