Scoprii, nel velo di un sogno, che il marito Ignazio discuteva di me con i colleghi; così organizzai una sorpresa per il conviviale aziendale.
Ancora in quel vestito da bagno? Cinzia, ma quante volte? Ti ho chiesto di comprarti qualcosa di decente, casalingo. Un completo di velluto o un pigiama elegante. Guardarlo è nausea, davvero. Come una vecchia nonna sussurrò Ignazio, schiacciando la tazza di caffè.
Elena si bloccò, avvolta in un asciugamano. Il vestito era pulito, in spugna morbida, di un delicato color pesca. Laveva avuto da tre anni, ma era ancora accogliente e caldo, soprattutto mentre fuori ululava il vento di novembre e il riscaldamento del monolocale lottava per accendersi a metà potenza.
Ignazio, è solo un vestito. Sono appena uscita dalla doccia. E, ricordi, me lhai regalato per la Festa della Donna. mormorò, cercando di non far crescere la tensione.
Lho regalato chi lo sa. Pensavo lo avresti usato solo per correre dal bagno al letto, non per viverci dentro. Troppo, basta. Hai stirato la camicia? Devo correre, ho una riunione con il capo e poi devo incontrare la squadra logistica, probabilmente arriverò tardi. Non aspettarmi a cena.
Ignazio si alzò, strappò il giubbotto, lanciò uno sguardo fugace allo specchio del corridoio riflesso di un uomo curato, profumato di una fragranza costosa scelta da Elena e, senza nemmeno baciarmi, sbattè la porta.
Elena sospirò, si lasciò cadere sul pouf del corridoio e ascoltò il silenzio. Da giorni quel silenzio era divenuto teso, quasi stridente. Con Ignazio qualcosa non quadrava. Non cerano segnali evidenti di tradimento: il cellulare non era nascosto, le password rimanevano intatte, non sprecava soldi. Ma il suo atteggiamento era cambiato radicalmente: irritazione, freddezza, continue critiche al suo aspetto, al cibo, allordine di casa.
Che ordine? Elena, contabile in smart working, manteneva la casa impeccabile, preparava primi, secondi e persino marmellate. Credeva in una famiglia solida: dieci anni di matrimonio, mutuo quasi estinto, progetti di figli. Ora si sentiva come una valigia vecchia senza manico: pesante da portare, vergognosa da buttare.
Entrò nella camera per prendere la tazza di Ignazio. Sul tavolo, accanto al caffè a metà, giaceva il tablet di Ignazio. Lo portava in metropolitana per controllare grafici e notizie, ma oggi, nella fretta, laveva dimenticato. Lo schermo lampeggiò: arrivava una notifica.
Elena raramente apriva i gadget del marito, ma quella piccola luce catturò il suo sguardo.
*«Cinzia: Allora, il tuo mostro ti ha lasciata libera? Incontriamoci al bar, Vittorio ti aspetta!»*
Il cuore le si strinse. Mostro? Era lei?
Con mani tremanti afferrò il tablet. La password era lanno del loro matrimonio; Ignazio laveva mai cambiata, convinto che non avesse nulla da nascondere. Sbloccò lo schermo e aprì il messenger.
Era una chat di gruppo intitolata «Vendite Elite». Decine di messaggi scaturivano da dieci partecipanti. Scorrendo verso lalto, il volto di Elena diventava sempre più pallido, il battito accelerava fino a pulsare nelle tempie.
*Ignazio*: «Ragazzi, che cena? Ancora spaghetti collosi. Le dico: prepara una bistecca, ma lei risponde la carne è cara. Economista pessima. Sta a casa a ingrassare, ma a me nega il cibo decente».
Elena guardò le proprie mani, 58kg su unaltezza di 1,70m. Ingrassa? Come se fossero i suoi spaghetti alla bolognese di ieri, che lui divorava fino a scroccare il piatto.
*Cinzia*: «Povero Ignazio! Come fai a vivere con lei? Ti serve una donna fuoco, non questa falena pallida».
*Ignazio*: «È solo abitudine, Cinzia. E poi, chi laverà i calzini? È una povera, senza di me sarebbe persa. Nessun amico, nessun interesse. Sta col suo vestito sporco, guarda serie tv. Io arrivo lei inizia a lamentarsi: mal di testa, stanca Stanca di stare sul divano?»
*Vittorio*: «Senti, fatti divorciare. Perché soffri?»
*Ignazio*: «Finiremo il mutuo, allora penserò. Lappartamento è a mio nome, ma la caparra lha data la suocera, ci saranno mille pratiche legali. Per ora è comodo. Vengo, mangio, vado a dormire. E per lanima ho voi colleghi!»
Le lacrime scivolarono sul freddo schermo. Ignazio non solo la prendeva in giro; la dipingeva come una moglie pigra, ignorante, che grovava le sue giornate. La voce più insistente era quella di Cinzia, una bruna con occhi di falco che piangeva sul povero Ignazio.
*Cinzia*: «Ignazio, verrai al conviviale di Capodanno da solo? Il capo ha deciso un dress code blacktie.»
*Ignazio*: «Che follia! Se lei mi farà paura con il suo sguardo acido, dirò che è una festa chiusa solo per il personale. Lei non verrà, preferisce stare a casa con le sue ciabatte.»
Elena chiuse il tablet. Voleva fuggire nella doccia, lavare via quel fango di dieci anni, di cure e sacrifici. Ricordò le notti passate a sostenerlo durante la tesi di secondaria laurea, le cure per la sua polmonite, i risparmi spesi per riparare la macchina.
Il primo impulso era buttare via tutte le sue cose in sacchi della spazzatura, cambiare le serrature, scrivere una lista di accuse. Ma Elena era contabile: sapeva contare, analizzare, attendere. La vendetta è un piatto che si serve freddo, e lemozione è un cattivo consigliere.
«Allora, sguardo acido? pensò ciocche, vestito da casa, festa chiusa?»
Un piano iniziò a prendere forma.
La sera Ignazio rientrò tardi, profumato di alcol e profumo di donna altrui la scia di Cinzia, forse, che aveva consolato il sofferente.
Hai trovato il tablet? chiese, senza salutare. Sono stato tutto il giorno come senza mani.
Sì, è sul tavolo rispose Elena, seduta sul divano con il laptop. Il suo vestito era una jeans e una maglietta bianca; il vestito da casa era sparito nella lavatrice.
Ignazio afferrò il dispositivo, controllò che non fosse sbloccato (si blocca dopo un minuto di inattività, lo sapeva Elena) e sospirò.
Che cosa sei, così vestita? Hai ospiti? domandò, curioso.
No, solo fame. Ho già cenato.
Ignazio rimase perplesso, ma non commentò. Di solito Elena appareggiava la tavola, si sedeva accanto a lui, chiedendo della giornata. Stasera era fredda, distante. Bene, ascolterò meno lamenti, pensò.
Mancavano due settimane al conviviale. Elena le sfruttò al massimo.
Prima, chiamò lufficio di Ignazio, spacciandosi per una dipendente di banca, chiedendo dettagli sul progetto salariale e, sotto il pretesto di confermare i dati di consegna delle carte, domandò del conviviale di Capodanno.
Ah, sì! canticchiò la giovane segretaria Lina, 23 anni. Il 25 dicembre al ristorante «LImperatore», in Via della Conciliazione. Il capo, Vittorio Petrović, ha autorizzato la partecipazione dei coniugi, è il nostro anniversario aziendale! Dress code: blacktie, molto elegante!
Elena ringraziò, sorridendo.
Poi si dedicò a sé stessa. Non era trascurata, ma il mese di stress laveva logorata. Prenotò una visita dal miglior estetista, si fece un nuovo taglio un caschetto moderno e acquistò un vestito. Non era solo un abito, era unarma di distruzione di massa: velluto smeraldo, aderente come seconda pelle, schiena scoperta, spacco fino alla coscia, con tacchi a spillo che sembravano voler volare.
Ignazio non notò nulla. Era ancora immerso nei suoi messaggi e flirt con Cinzia. A casa continuava a comportarsi con lo stesso disprezzo.
Cipria, che cosa vuoi? borbottò, la mattina del 25. Ho bisogno di una camicia bianca, non di quella azzurra. Oggi cè una riunione importante, poi un buffet piccolo in ufficio. Sarò in ritardo.
Buffet? chiese Elena, piegando le spille. Pensavo fosse un conviviale.
Ignazio si fermò, poi riprese.
Sì, è un conviviale simbolico. Ordineremo pizza, un calice di spumante e torneremo a casa. Noia. Non ti piacerà, è solo chiacchiere su vendite e logistica.
Capito. Buona fortuna. rispose Elena, con un sorriso misterioso, lasciandolo un po a disagio.
Quando la porta si chiuse, Elena si mise in ordine.
Il ristorante «LImperatore» brillava di luci. Allingresso cerano uomini in smoking e donne in abiti da sera. Musica dal vivo riempiva laria. Elena arrivò in taxi, proprio allinizio del discorso ufficiale.
Entrò, depose il cappotto, rimase avvolta nel suo scintillante verde. Sistemò i capelli, e avanzò verso la sala. Leffetto fu immediato: le conversazioni si quietarono, gli uomini girarono il collo, le donne socchiusero con curiosità. Elena cercò il tavolo del reparto vendite.
Lì erano Ignazio, seduto con le spalle al portone, accanto a Cinzia, in un rosso urlante, con scollo profondo, che rideva ad alta voce alle battute di Ignazio, toccandogli la mano con complicità. Di fronte a loro cera Vittorio, il collega che le aveva consigliato il divorzio.
Elena si avvicinò, poggiò la mano sulla spalla di Ignazio.
Buona sera! Possiamo sederci? la sua voce era chiara, sicura.
Ignazio girò lo sguardo. Un misto di confusione e terrore attraversò il suo volto; ingoiò a stento il vino, tossì.
Lia? Che ci fai?
Che cosa? Elena sorrise, radiosa. Sono qui per sostenere mio marito al cinquantesimo anniversario dellazienda. Hai detto che il buffet sarebbe stato noioso, allora ho deciso di ravvivarlo.
Cinzia smise di ridere, fissando Elena con occhi pieni di odio e, al contempo, di sorpresa: non era più la falena pallida, ma una donna che rubava la scena a tutti.
Presentaci, Ignazio insisti Elena, stringendo la spalla del marito con una presa che gli procurava leggero dolore.
Ehm signori, questa è la mia moglie, Elena. E questa è Cinzia, e questo è Vittorio
Gli uomini si affrettarono a lanciare complimenti.
Ignazio, non sapevo avessi un tesoro così! esclamò Vittorio, colui che le aveva consigliato il divorzio. Pensavo fosse una casalinga che non si muove fuori casa!
Ah, ah rise Elena, sedendosi su una sedia che Sergio, con galanteria, le spinse. Mi piace uscire. Ignazio mi trattiene a casa, dice che sono stanca, che la mia vita è senza scopo.
Ignazio arrossì, fondendosi con il vestito rosso di Cinzia.
Lia, parliamone sussurrò.
Di cosa, tesoro? A casa ne parleremo. Ora divertiamoci! Cinzia, ti ho sentita parlare così tanto! rivolse Elena alla bruna.
Davvero? arrossì Cinzia. E allora?
Ignazio ha detto che sei lanima del gruppo e che ti preoccupi per la sua alimentazione. Grazie, davvero. Altrimenti non saprei cucinare altro che spaghetti collosi. Giusto, Ignazio?
Silenzio imbarazzante. Gli sguardi si incrociarono. Tutti ricordavano le lamentele di Ignazio nella chat.
Vittorio, cambiò argomento Elena, sei tu quello che ha consigliato a Ignazio di divorziare perché sarei una miserabile.
Vittorio impallidì, quasi facendo cadere la forchetta.
Non non lho detto è stato un fraintendimento
Ecco, ho il telefono tirò Elena dalla borsa, mostrando lo schermo. Ho una memoria eccezionale, e Ignazio ha un tablet che dimentica le password. La password? Lanno del nostro matrimonio. Romantico, vero?
Non mostrò i messaggi. Bastò vedere i volti di Ignazio, quasi caduto in un buco, di Cinzia, che capì che il suo ruolo da consolatrice letale era diventato una farsa, dei colleghi, che comprendevano la bugia di Ignazio.
Allora si avvicinò un uomo alto, con i capelli argentati.
Buona sera! Vedo un nuovo arrivo nel reparto vendite? tuonò.
Vittorio Petrović! balzò Ignazio, tremando. Questa è mia moglie, Elena.
Piacere! il capo la baciò sulla mano. Finalmente! Ignazio è sempre da solo, pensavo fosse sposato, o nascondesse una bellezza così.
Nasconde, Vittorio sorrise Elena. Dice che in vestito da casa sono più bella. E poi mi tiene sul collo. Sapete, il mio bonus annuale in banca supera il suo stipendio. Ma non dite nulla, altrimenti il suo ego maschile ne risentirà.
Vittorio, saggio, annuì, guardò Ignazio con occhi che parlavano di esperienza.
Se una donna così ha bisogno di stare sul collo è un onore, Ignazio. Ti sei fatto fortuna, amico.
Il capo fece un occhiolino e si allontanò.
La serata continuò. Elena era la stella: ballava, scherzava, discuteva di borsa, facendo impazzire Vittorio e Sergio, che la avevano creduta casalinga. Ignazio era immobile, bevve poco, non mangiò, solo fissando il vuoto. Cinzia, dopo mezzora, si lamentò di mal di testa e se ne andò.
Al suono di un valzer lento, Ignazio cercò di prendere la mano di Elena.
Lia, torniamo a casa. Basta.
Elena ritirò la mano.
Casa? No, Ignazio. Ho appena iniziato a divertirmi. Volevi una donnaCon un sorriso immutato, Elena si avvolse nella sua luce smeralda e scomparve nella notte, lasciando Ignazio a rimuginare sulla sua solitudine come un’eco di un sogno che non si spegne mai.







