Energia Sconosciuta: L’Incontro con il Misterioso Potere Altrui

Si trovavano nella cucina di casa, come ogni sera, sotto la luce fioca di una lampada che sembrava pulsare al ritmo di un sogno. Sul tavolo il tè era ormai freddo, accanto a un piatto di cantucci e a un taccuino di Marco, il marito, giaceva il suo cellulare. Lo schermo era spento, ma Giulia continuava a fissarlo come se fosse un altro interlocutore silenzioso nella loro conversazione.

Ho deciso disse Marco senza alzare lo sguardo. È ora di partire.

Giulia annuì, anche se la parola ora gli riverberava nella mente da dieci anni. Da sempre diceva che avrebbe lasciato la grande società per avviare qualcosa di suo. Ora quel pensiero sembrava trasformarsi da semplice chiacchierata a realtà tangibile.

Hai trovato linvestitore? chiese lei.

Un angelo, rispose automaticamente Marco, e al contatto con gli occhi di Giulia un velo di imbarazzo lo avvolse. Tipo, non è un grosso, ma basta per i primi mesi. Me ne andrò a fine mese.

Giulia, di quarantadue anni, e Marco, di quarantacinque, avevano condiviso quasi ventanni di vita. Il loro unico figlio adolescente, Lorenzo, era nella sua stanza, incollato al computer con le cuffie. Un lento battito di videogiochi filtrava dalla porta.

Sei sicuro? domandò Giulia.

Marco sollevò lo sguardo. Nei suoi occhi bruciava la stessa mescolanza di paura e eccitazione che Giulia ricordava quando, anni prima, le aveva proposto di accendere un mutuo.

Sì. Se non ora, mai più. Abbiamo fatto i conti, cè una chance.

Noi chiese lei chi sono?

Io e il team. Giovani sviluppatori, giovani sogni. E unaltra esitò. Unassistente. La coordinatrice. Senza di lei non riusciremmo a raccogliere nulla.

Giulia sentì un nodo al petto, ma lo rimproverò subito. Unassistente? Anche nella filiale della banca dove lavorava cera unassistente, e nulla cambiava.

Come si chiama? chiese con calma.

Chiara. Ha ventotto anni, è davvero sveglia. Crede nel progetto più di me.

Marco la disse con un sorriso lievemente ironico e Giulia capì che, se fosse sorta gelosia, sarebbe stata rivolta non a una donna, ma a quella fede.

E noi? chiese. Come ci inseriamo noi due, io e Lorenzo, nel tuo piano?

Giulia, tesoro afferrò la sua mano. È tutto per noi, per non dover lavorare fino alla pensione come dipendenti. Per

Non terminò la frase. Le parole libertà e realizzazione rimarrono sospese nellaria come foglie mosse dal vento. Marco sostituì quelle parole con unaltra:

Nei primi tempi non sarò molto a casa. Lanci, incontri, pitch. Poi sarà più facile.

Giulia annuì ancora. Avevano già superato turni di straordinario, report e chiusure trimestrali. Ma allora era la grande azienda a dominare, ora sarebbe tutto suo.

Due settimane dopo Marco portò a casa un cartone di cartapesta pieno di cose dellufficio: due libri di management, una tazza con il logo della vecchia società, un taccuino, qualche penna.

È finita affermò. Sono ufficialmente libero.

Posò il cartone accanto allarmadio e tirò fuori il portatile. Sotto la cucina stese stampe, lo schema del prodotto, la lista dei compiti. Nei suoi occhi ardeva una fiamma che Giulia non vedeva da tempo.

Abbiamo trovato una sede disse tracciando linee su un foglio. Un piccolo loft vicino alla metropolitana. Ci sarà un open space, una sala riunioni, un angolo per le videochiamate. Chiara sta già negoziando con il proprietario.

Il nome Chiara cominciò a comparire sempre più spesso nella sua voce. A volte aveva ottenuto uno sconto sui mobili, altre volte aveva trovato un avvocato competente, altre ancora aveva convinto il grafico del sito.

È come un motore spiegava Marco. Io tengo tutto nella testa, lei già lo mette in moto. Ha energia

Giulia capì subito: lenergia che a Marco era mancata per lunghi mesi, quando tornava a casa dal lavoro e si sedeva sul divano a scorrere i feed.

I primi mesi furono un periodo di adattamento. Giulia continuava a recarsi in banca, Lorenzo a scuola, e Marco viveva tra lufficio e gli incontri. A volte arrivava alle undici, a volte alluna di notte, talvolta dormiva direttamente nella sala server.

Stiamo per lanciare disse Marco svestendo le scarpe nel corridoio. Tutto è pronto.

Lei gli scaldava il cibo, lo posava sul tavolo, ascoltava i racconti dei call con gli investitori, delle discussioni con gli sviluppatori.

Oggi Chiara ha salvato tutto continuava. Avevo dimenticato un blocco nella presentazione, lei lha colto e ha trasformato il tutto in un applauso.

Giulia contava quante volte in una serata appariva il nome Chiara: cinque, sette, nove. Non provava gelosia nel senso classico; non immaginava loro due in una stanza buia. La sua preoccupazione era unaltra. Ogni volta che Marco usava il noi, Giulia non era più sicura se quel noi includesse anche lei.

Una sera, mentre lavava i piatti, sentì la voce di Marco dal corridoio:

Sì, sto con lei. Finisco, ti richiamo.

Entrò in cucina con il cellulare in mano, ancora sorridente. Il suo sguardo su Giulia divenne serio.

Chiara disse, quasi a scusarsi. Per lavoro.

Ho capito rispose Giulia. È tutto per lavoro, vero?

Marco rimase in silenzio. Il tensione aleggiava. Giulia asciugò le mani con un asciugamano e, senza guardarlo, chiese:

Vieni a casa per lavoro o per altro?

Marco sospirò, si sedette al tavolo.

Giulia, davvero. È un periodo di startup, non è un ufficio dalle nove alle sei. È

È il tuo sogno concluse Giulia. Lo ricordo.

Marco la guardò più attento.

Sempre mi hai sostenuto.

Lo faccio ancora rispose lei. Ma a volte mi sembra che tu sia partito altrove, e noi due, con Lorenzo, siamo rimasti alla stazione.

Marco rimase perplesso, ma prima che potesse replicare, un rumore di zaino nella hall annunciò il ritorno di Lorenzo da allenamento, interrompendo la discussione.

Qualche giorno dopo Giulia entrò per la prima volta nellufficio di Marco. Doveva passare in quel quartiere per una commissione, e lui le propose di fermarsi cinque minuti.

Lufficio era al terzo piano di un vecchio palazzo. Lascensore non funzionava, così salirono le scale. Sulle pareti cerano manifesti motivazionali, sul pavimento scatole di apparecchiature.

Ecco la nostra tana disse Marco aprendo la porta.

Dentro cera luminoso: grandi finestre, tavoli con laptop, una lavagna ricoperta di postit colorati. Su un tavolo cerano pile di documenti, accanto una tazza di caffè dal profumo lieve.

Al tavolo sedeva una giovane donna in maglione chiaro e jeans. I capelli raccolti in una coda trasandata, gli occhiali con montatura sottile. Alzò lo sguardo e sorrise.

Oh, voi iniziò, poi corresse: Giulia. Piacere, ho sentito molto di lei.

Giulia notò come la donna passasse rapidamente a una forma di appellativo più adeguato. La voce non tradiva né sfida né adulazione, solo sicurezza e un leggero tremore di eccitazione.

Il piacere è mio rispose Giulia.

Marco la condusse per lufficio, mostrando postazioni di lavoro, la server room, un angolo divano dove a volte dormivano i membri del team.

A volte dormiamo qui commentò Marco, sorridendo. Quando le scadenze si avvicinano.

La parola noi tornò a suonare nelle orecchie. Giulia guardò il divano e immaginò Lorenzo seduto lì con il laptop, accanto la tazza di Chiara.

Chiara si avvicinò, stendendo la mano.

Sono davvero felice di conoscerla. Suo marito è incredibile. Senza di lui nulla sarebbe possibile.

Marco arrossì leggermente, distolse lo sguardo, come se si sentisse a disagio.

È tutta una squadra mormorò.

Giulia strinse la mano in risposta. Chiara rimaneva dritta, fissando gli occhi, ma non cera traccia di trionfalismo; sembrava più una persona che corre da tempo e non intende fermarsi.

Sulla via del ritorno, Marco parlava dei piani per il prossimo trimestre, dei nuovi funzionalità, di un potenziale grosso cliente. Giulia ascoltava a metà, ricordando lufficio, i postit, la determinazione di Chiara.

Hai visto come ti guarda? chiese infine Giulia.

Marco sobbalzò.

Cosa intendi?

Come guarda un partner, non un capo. Qualcosa di simile a

Un sorriso si accese sul volto di Marco, ma era più stanco che gioioso.

È così. Siamo partner sul progetto. Non cè nulla di strano.

Giulia strinse la cintura della borsa.

E noi? Siamo partner per il mutuo?

Marco girò la testa verso di lei.

Non sei giusta ora.

Forse ammise Giulia. Ma voglio capire dove sto nella tua vita. Non nel tuo startup, ma nella vita.

Marco tacque. Lauto sfrecciava nella città al tramonto, le vetrine lampeggiavano, le fermate di autobus scorrevano. Alla fine parlò:

Giulia, non so come spiegartelo. È tutto su un filo. Se facciamo centro, cambierà tutto, anche per noi. Lo faccio non solo per me.

Con chi condividi questo sogno? chiese lei. Con me o con lei?

Marco non rispose.

Quella notte Giulia non riuscì a dormire. Marco dormiva accanto a lei, la bocca aperta, il viso segnato dalla stanchezza di mesi. Guardandolo, non ricordava lultima volta in cui avevano parlato di qualcosa che non fosse denaro, orari o la scuola di Lorenzo.

Il giorno dopo, al lavoro, Giulia aprì il browser e si trovò sul sito del progetto. Un design sobrio, uno slogan sullefficienza, una squadra. Nelle foto: Marco in jeans e camicia, accanto a Chiara in giacca nera, fissando la telecamera.

Firma: Cofondatore e direttore operativo.

Giulia lesse più volte la dicitura Cofondatore. Significava che avevano concordato le quote. Quando? Dove era Marco quella sera? Ricordò una chiamata tardiva, il suo sussurro nel corridoio.

Quella sera tirò fuori dal ripostiglio una vecchia cartellina di documenti familiari: certificato di matrimonio, contratto di mutuo, polizze, certificati. Sfiorò la carta con le dita, percependo la ruvidità.

Il loro matrimonio esisteva su carta, lappartamento era legato alla banca, ma il nuovo mondo di Marco era fatto di presentazioni e contratti di cui lei non sapeva nulla.

Quando Marco tornò a casa, Giulia lo incontrò nella hall.

Dobbiamo parlare disse.

Marco tolse la giacca, la appese, la guardò con cautela.

Che cosa succede?

Ho visitato il vostro sito.

Marco si irrigidì.

E?

Lì è scritto che lei è cofondatrice. Non me lha detto.

Marco passò una mano tra i capelli.

È una questione tecnica. È entrata per il lavoro. Senza di lei non avremmo potuto partire. Linvestitore voleva figure chiave nel capitale.

Non pensi che dovrei sapere chi è il tuo partner in affari? chiese Giulia.

Io rimase in silenzio. Non volevo caricarti di dettagli.

I dettagli sono il colore delle pareti dellufficio. Questo è il tuo nuovo matrimonio, senza il registro.

Marco impallidì.

Esageri.

E tu vivi in due mondi sussurrò Giulia. In uno cè me e Lorenzo, nellaltro cè il progetto e Chiara. Tra i due non cè quasi alcun ponte.

Marco sedeva, appoggiando i gomiti alle ginocchia.

Cosa vuoi da me? chiese. Che abbandoni tutto?

Un tempo la risposta sarebbe stata no. Ora la domanda suonava diversa. Non era più solo questione di tempo, ma di chi condivideva il suo noi interiore.

Voglio che tu decida dove investire te stesso disse Giulia. Non soldi, non ore, ma te. Con chi condividi il sogno. Con me o con lei. O forse metà?

Marco rimase muto. Un passo di Lorenzo nella hall spezzò il silenzio, entrambi si fermarono. Il dialogo rimandò, ma non svanì.

Qualche giorno dopo Marco propose di cenare tutti e tre.

Vogliamo firmare un grosso contratto disse a colazione. Un cliente europeo. Un punto di svolta. Vorrei che tu vedessi tutto. Chiara sarà lì. Poi forse una cena fuori.

Giulia lo guardò scettica.

Vuoi avvicinarci?

Voglio che non sia più un segreto rispose. Che tu veda che non cè nulla di torbido. Solo lavoro.

Accettò. La paura era forte, ma rifiutare sembrava peggio.

La sera si incontrarono in un piccolo ristorante vicino al centro direzionale. Dietro una parete di vetro si vedevano le luci degli uffici. Chiara era già al tavolo, con un tablet in mano. Quando li vide, si alzò.

Buonasera, Giulia disse. Grazie per essere venuta.

Ordinarono cibo. Marco parlava animato di negoziati, di come il cliente fosse interessato alla loro soluzione. Chiara completava, correggeva, saltava da metriche a funnel, da uniteconomics a onboarding.

Giulia si sentiva estranea. Capiva parole isolate, ma non riusciva a inserirsi nel flusso.

Di cosa vi occupate? chiese improvvisamente Chiara, voltandosi a lei.

Lavoro in banca, mi occupo di crediti per le piccole imprese rispose Giulia.

Ah, allora ci capiamo sorrise Chiara. Stiamo cercando una linea di credito.

Non rientra nei nostri criteri replicò Giulia subito, poi rimpiangeva. Il rischio è troppo alto.

Chiara rise.

Lo sappiamo, per questo cerchiamo altri investitori.

Marco lanciò a Giulia uno sguardo strano, come se avesse appena realizzato che anche il suo lavoro era legato al loro progetto.

Puoi darci qualche consiglio per confezionare i numeri? chiese Marco. Così non sembreremo dei pazzi.

Giulia scrollò le spalle.

Non è il mio campo. E non voglio mescolare.

Chiara annuì, come avesse capito. Poi disse:

A volte mi sembra che siamo tutti un po pazzi. A questetà la gente si rifugia nei posti caldi, noi

Nei nostri? chiese Giulia, confusa.

Chiara arrossì.

Voglio dire non ho più ventanni. Non sono più una ragazzina.

Marco rise.

Lei è più giovane diNel silenzio della notte, Giulia si alzò dal tavolo, guardò la luna che filtrava dalla finestra e, con un passo deciso, uscì dalla porta per inseguire quel sogno che, come unombra luminosa, lattendeva oltre il confine tra i due mondi.

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Energia Sconosciuta: L’Incontro con il Misterioso Potere Altrui
Come un commento del marito sulla data di scadenza ha cambiato la vita di una donna di 47 anni.