**Diario di un uomo 15 Ottobre**
Ieri mattina, appena spuntata lalba, i signori Rossi chiamarono la polizia. La voce di Grazia tremava mentre cercava di spiegare allagente che nel loro divano «cera qualcosa di vivo».
«Si muove e graffia,» insisteva. «Allinizio pensavamo fossero rumori dalla strada, ma i suoni vengono proprio dal divano!»
Lagente decise di andare a controllare, portando con sé un cinofilo e il suo cane, un pastore tedesco di nome Leone. Se cera davvero qualcosa, Leone lavrebbe fiutato.
Quando entrarono in salotto, i coniugi Rossi erano tesi: Marco, sulla sedia a rotelle, stringeva la mano di Grazia, mentre lei sembrava sul punto di urlare. Un silenzio pesante riempiva la stanza.
Leone si fermò davanti al divano, il pelo dritto sulla schiena, e improvvisamente ringhiò. Un attimo dopo, abbaiò furiosamente, scavando con le zampe nella stoffa. Grazia sussultò, mentre lagente aggrottò le sopracciglia.
«Cè qualcosa lì dentro. E non è certo una sciocchezza.»
Il cane continuava a graffiare la stoffa, guaendo eccitato, come se cercasse di raggiungere un nemico invisibile.
Lagente tirò fuori un coltello e tagliò con cautela il lato del divano. Prima uscirono polvere e imbottitura vecchia, poi si sentì un acuto squittio.
«Madonna santa!» esclamò Grazia, coprendosi la bocca con una mano.
Dalla fessura scivolarono fuori corpi grigi e veloci. Erano ratti, enormi, con occhi lucidi che brillavano nel buio. Si dispersero per il pavimento, mentre Leone li inseguiva ringhiando.
Ma il peggio era ancora dentro. Quando lagente aprì ulteriormente il divano, tutti videro: tra le molle e limbottitura, cera un nido.
Una colonia interadozzine di ratti con cuccioli appena nati, un groviglio di corpi che si contorcevano e squittivano.
«Come hanno fatto a entrare lì…?» mormorò Marco, impallidendo.
Leone abbaiò, cercando di afferrarne uno, ma lagente lo trattenne. Anche lui, pur avendo visto di tutto, era scioccato. Quel divano, dove la famiglia si sedeva da anni, guardando la televisione e ospitando amici, era diventato un covo di incubi viventi.
Grazia non ce la fece piùle tremarono le mani e quasi urlò:
«Ci siamo seduti SU QUESTO?!»
Lagente annuì serio.
«Sì. Ma ora ci pensiamo noi. La vostra casa non è più il loro posto.»
E solo allora i Rossi capirono che quei suoni strani, ascoltati per settimane, non erano frutto della loro immaginazione.
**Lezione personale:** A volte, ciò che ignoriamo nel quotidiano nasconde segreti spaventosi. Meglio affrontare subito ciò che non ci convince, prima che diventi uninfestazione.






