Ho cacciato via la madre di Michele dalla nostra casa di campagna quella che, nella nostra assenza, aveva smembrato il giardino come se fosse una vecchia tela da ricucire.
Non sai neanche tu cosa vuoi! scoppiò la suocera, Signora Ginevra Bianchi. Ieri stesso dicevi che avresti voluto dei pomodorini e dei cetriolini Ecco, ti ho già organizzato tutto, perché ti agiti così?
Io non avevo detto nulla del genere, a parte un sussurro sul fatto che i vicini avessero un orticello compattino e ben curato. Ma Ginevra, come al solito, ha interpretato le parole a modo suo
Stava al centro di quello che, solo ieri, era il nostro cortile, agitava le braccia come in un teatro di marionette.
La serra è già pagata! continuò, la voce che riverberava come un eco in un tunnel di vetro. Domani la porteranno e la installeranno proprio qui, dove i tuoi fiori di statica spuntavano. Ho messo temporaneamente i fiori di calendula accanto al recinto, non ti preoccupare. Poi li trapianteremo da qualche parte. Le radici si sono un po spezzate, ma si sistemeranno. Le calendule, poi, sono robuste come le erbacce.
Incapace di fermare quel flusso di parole, guardai impotente Michele. Il suo volto era spettrale, quasi un riflesso di una luna rossa.
Il nostro angolino di pace, la casa di campagna comprata con i risparmi strappati alle vacanze e alla nuova Fiat, in tre giorni si era trasformato in un campo appena arato. Dove ieri mattina cera un prato smeraldino, ora la gloria di Michele, la sua dignità, si traduceva in solchi neri di terra appena rivoltata.
Mamma! la voce di Michele suonava stranamente oppressa mamma, che cosa hai combinato?
Che cosa? sollevò un sopracciglio Ginevra. Ti ho organizzato lorto! Voi due, citadini, non capite nulla, e io, che ho passato la vita a scavare, so cosa fare
Senza accorgersi che le sue parole producevano leffetto opposto, parlava come se fosse al lancio di un nuovo prodotto in un grattacielo di Milano:
Vedrete, a autunno raccoglieremo un raccolto da invidiare! Patate, barbabietole, carote. E quel prato? È solo una farsa! Sì, è bello, ma non servirà a nulla!
Con tale aplomb, con quella certezza, mi fu trafitto il respiro.
Tre giorni. Solo tre giorni eravamo assenti, partiti al matrimonio di amici a Bologna, lasciando Ginevra a tenere docchio la casa.
Teneva docchio
Signora Bianchi, cercai di parlare con calma, ma questa è la nostra casa di campagna Non la vostra. Non vi abbiamo chiesto di rastrellare e ricostruire.
Ginevra alzò gli occhi al cielo.
Oh, cara Lia, non essere così ingrata! Io mi sto sacrificando per voi! Voi giovani, inesperti, e io ho tutta la vita dedicata al giardinaggio. In Siberia, tra laltro, le loro produzioni erano leggendarie! I pomodori grandi come cocomeri! E voi cosa avete fatto? Fiori qua, erba là una stupidaggine!
Michele fece un passo avanti, e io posai la mano sulla sua spalla, sapendo che, se non lo fermassi, avrebbe pronunciato parole di cui si sarebbe poi pentito.
Mamma, disse con decisione, annulla subito lordine della serra.
La sua voce tremava leggermente, ma cercava di mantenere il controllo. Ginevra lo fissò, sorpresa e quasi offesa.
Non ci penso nemmeno! sbottò. Non lo annullerò!
Mamma Michele stringeva i pugni. Chi ti ha chiesto di fare una cosa del genere?
Il rapporto tra Michele e sua madre era sempre stato complicato. Lei laveva cresciuto da sola, ma lui non era uno di quei figli infantili che chiedono il permesso di indossare il cappotto fino a cinquantanni. Aveva iniziato a essere autonomo a quattordici anni e, a diciotto, era partito per studiare a Firenze, dove aveva trovato lavoro. Lì ci siamo incontrati, ci siamo sposati e poi siamo tornati al nostro nido, io compresa.
Ginevra cercava di imporsi nella nostra famiglia, ma Michele la teneva a distanza, a volte con una durezza quasi spietata.
Ho già versato il deposito, tra laltro, dalla mia pensione! diceva, scuotendo la testa. Ingrati! Vi voglio bene, ma
Il mio limite si spezzò. Forse avrei dovuto tacere, ingoiare come ho fatto per anni i suoi consigli, il suo eterno io so meglio, la sua frase voi giovani, sciocchi. Ma il panorama del nostro cortile, i fiori di calendula sradicati, i tronchi secchi accanto al recinto, distrussero lultima diga della pazienza.
Vattene via, sussurrai.
Cosa? gli occhi di Ginevra si spalancarono.
Vattene via, ripetetti, un po più forte. Raccogli le tue cose e parti, subito.
Lia, ma sei pazza? balzò. Io Io sono la madre di Michele!
E allora? chiesi. Questa è la nostra casa, il nostro terreno, e non avete alcun diritto di dominarlo.
Ma iniziò a protestare.
Avete distrutto ciò che abbiamo costruito in due anni. Michele curava quel prato ogni fine settimana, io coltivavo i fiori come se fossero figli, e voi, in tre giorni la voce mi tradì, ma mi ripresi. Lo avete spazzato via tutto. Andatevene, Signora Bianchi, e lasciate la chiave.
Mi fissò a lungo, poi rivolse lo sguardo a Michele.
Michele! esclamò, non lascerai che questa questa signora
Torna a casa, mamma, disse Michele stanco, con la serra, va bene, sistemeremo tutto da soli.
Cosa farai della mia serra?! strillò Ginevra.
Della tua serra? mi incamminai, sorpresa. Notizia, però…
Sì, della mia! Lho ordinata con i miei soldi!
Allora portala via quando arriverà, interruppi. Non ci serve. Ti avevamo chiesto solo di annaffiare i fiori e dare da mangiare al gatto. Tutto. E voi avete trasformato
Ingrati! gridò Ginevra. Vengo da voi con il cuore puro Volevo aiutare! Ma voi non avete coscienza! Ingrati!
Mormorò ancora qualche volta, poi se ne andò, lasciandoci con i suoi urla di ingratitudine, di rimorso, di profezie di sventura senza di lei.
Il giorno seguente arrivò il camion con la serra. La rimandammo indietro, dato che lordine era stato fatto da Ginevra, senza pretese da parte nostra. Riprendemmo a lavorare e, presto, il nostro cortile rifiorì. Un rotolo di prato sintetico si stese in strisce perfette, mentre nuove calendule e astilbe si schierarono ordinate lungo i sentieri.
Sentendo la notizia, Ginevra scoppiò in terrore.
Che avete combinato? urlò al telefono. Tutte le case di campagna sono così, e la vostra? Nessun cetriolo, nessun pomodoro, solo erba! Che schifo!
Abbiamo fatto come ci è sembrato giusto, rispose freddamente Michele.
Che schifo, davvero! sbottò. Se mai dovessi fare qualcosa per voi se mai vi dessi un consiglio non chiedetemi più nulla! Non vi aiuterò più!






