Quando uscii dallufficio del notaio a Firenze, le mie gambe si piegavano come se fossero fatte di cera. Camminavo per la via come in un sognonon sentivo né il brusio delle auto né le voci dei passanti. Un solo pensiero martellava nella mia testa: «Mi hanno portato via tutto».
Quella sera aprii lantico armadio e trovai una scatola di album fotografici. Nelle immagini cerano io, Lorenzo e Giulia: sulla villa, ai compleanni, sul mare. Sorridenti, giovani. In una foto i tre eravamo abbracciati; io felice, lei con una mano sul braccio di suo marito.
Allora sembrò un gesto di amicizia. Ora vedevo in quel gesto tutto ciò che avevo trascurato.
Non dormii per tre notti.
Stetti a fissare il soffitto finché lultima lacrima si asciugò.
Al quarto mattino, quando i primi raggi inondarono la stanza, mi alzai e dissi ad alta voce:
Basta.
Strappai tutti i documenti: contratti, ricevute, estratti conto bancaritutto quel che poteva provare che la villa era stata acquistata con i miei euro.
Ricordo ogni fattura, ogni centesimo che avevo speso.
Allora credevo che fossimo una famiglia e che il nome sul rogito non contasse.
Ora sapevo che contavaimmensamente.
Lo stesso giorno andai dallavvocato.
Mi ascoltò con calma, sfogliò la cartella e disse:
Il caso è complicato, signora, ma cè una possibilità.
Una possibilità è abbastanza, risposi. Non mi arrenderò.
Una settimana dopo Lorenzo mi chiamò.
La sua voce suonava come se parlasse del tempo stesso.
Azzurra, non ha senso litigare. Accettiamo le cose con maturità.
Accettarle con maturità? ribottii. Hai tradito la mia migliore amica e mi hai strappato la casa. È questa la tua maturità?
Non fare drammi. Hai sempre trasformato una mosca in un elefante.
Vedrai, Lorenzosussurraiquesta volta creerò qualcosa dal nulla.
Nel frattempo trovai lavoro.
In una piccola farmacia del centro, ordinata, profumata di erbe e alcol. Non era il sogno della mia vita, ma era un inizio.
Tornavo a casa la sera stanca, ma con la netta sensazione di aver ritrovato uno scopo.
Gli abitanti del quartiere sussurravano, ovvio:
Povera Azzurra, che vergogna!
Hai visto? Il marito lha lasciata per la sua amica!
Io annuivo e passavo oltre.
Che parlino, che mi considerino debole. Tanto megliocosì nessuno si aspetterà una vendetta.
Due mesi dopo ricevetti la chiamata del tribunale.
Ludienza è fissata per venerdì, signora Bianchi.
Il cuore mi balzò.
Quella notte non chiusi gli occhi. Le loro facce, i loro sorrisi, quella falsa tenerezza mi perseguitavano.
Al mattino indossai il vestito azzurro. Lo stesso che Lorenzo un tempo aveva detto:
In questo vestito sei bella come prima.
Mi guardai allo specchio.
Sì, ma non sono più la stessasussurrai.
Nella sala dudienza i giudici sedevano uno accanto allaltro, le loro mani quasi si toccavano. Mi osservavano con quella superiorità di chi crede di aver vinto.
Io mi sedetti di fronte a loro, senza trucco, senza maschera, solo con dignità.
Il mio avvocato iniziò.
Documenti, foto, estratti conto.
Giulia rise sprezzante:
Signor giudice, lamore non si misura in soldi e carte.
Il giudice la fissò severo:
Signora, qui non parliamo damore. Parliamo di proprietà.
In quel attimo provai una dolce vendetta. Per la prima volta in mesi sorridei.
Due settimane dopo la sentenza fu pronta.
La villa tornò a me.
Dovevano lasciarla entro la fine del mese.
Quando rientrai nella casa, un odore di estraneità mi accolse. Nuove tende, nuovi mobili, ma le pareti le pareti erano ancora le mie.
Aprii le finestre, inspirai a fondo e sussurrai:
Casa, sono tornata.
Qualche giorno dopo Lorenzo bussò con un mazzo di rose economiche.
Azzurra, possiamo parlare?
Non cè nulla da dire, Lorenzola mia voce era calmaci sono parole che non tornano indietro, così come le persone.
Chiusi il portone.
Col tempo il dolore cominciò a svanire.
Nel giardino piantai un melo e posai una panchina accanto.
Ogni sera mi sedevo lì, una tazza di tè in mano, ascoltando il fruscio del vento tra i rami.
A volte pensavo a Giulia, non con odio ma con quel freddo quieto che arriva quando tutto è finito.
Capii una cosa: quando ti tradiscono, non è la fine, è linizio.
Rinasi dalle ceneri, dallumiliazione, dal silenzio.
E ora so chi sonouna donna che non permetterà mai più a nessuno di portarle via la vita.







