14 aprile 2025 Cara pagina,
sono Marco, amico di lunga data di Vittorio e Loredana. Oggi ho assistito a una scena che non dimenticherò facilmente. Loredana, 52 anni, ha deciso di cercare un nuovo lavoro come receptionist in un piccolo caffè di Trastevere, Il Mulino. Dopo il licenziamento dalla biblioteca comunale lanno scorso, viveva con la sensazione di non servire più a nulla, mentre Vittorio, impiegato in una ditta di costruzioni, guadagnava bene ma lei si sentiva vuota.
Loredana mi ha salutato di mattina, visibile una leggera ansia. Devo andare allintervista alle due, mi ha detto, stringendo la sua borsa. È al caffè in Via della Lungaretta. Io le ho annuito, ma sapevo che il suo figlio, Benedetta, di 27 anni, non lavrebbe sostenuta del tutto.
Il cielo di aprile a Roma era tiepido, quasi primaverile. Loredana camminava veloce, con il passo incerto di chi non ritorna al lavoro da ventanni. Il volantino che aveva visto sul giornale locale laveva portata lì: Cercasi receptionist, contatto 065551122.
Il locale era accogliente, con una insegna che recitava Il Mulino. Loredana lo aveva sempre attraversato senza mai entrarvi; Vittorio, invece, preferiva mangiare a casa. Entrata, lodore di caffè e pasticcini la avvolse. Dietro il bancone cera una giovane cameriera, mentre ai tavoli qualche cliente sorseggiava.
Il gestore, Domenico, un uomo di mezza età in camicia bianca, doveva incontrarla. Loredana si guardò intorno, cercando di capire dove fosse. Allimprovviso lha notato: al tavolo vicino alla finestra, con la schiena rivolta verso di lei, sedeva Vittorio, in una camicia azzurra, con le spalle larghe, i capelli corti che mostravano qualche ciocca dargento e una lentiggine sul collo. Accanto a lui, una donna giovane, capelli rossi lunghi, rideva e poggiava la mano sul tavolo così vicina alla sua.
Il cuore di Loredana sembrò affondare. La tensione le bloccò le gambe, il sangue le si fece piombo. Non poteva credere a ciò che vedeva. La realtà le colpì come un pugno.
Nel frattempo Domenico, sorridente, si avvicinò: Buongiorno, Lei è Loredana? Sono Domenico, ci sentivamo al telefono. Loredana annuì, la voce secca, mentre cercava di nascondere il tremore. Segua, ci sediamo lì, indicò un tavolo più lontano dalla vista di Vittorio.
Seduta con la schiena rivolta al marito, Loredana ascoltava le domande di Domenico: Parlaci della tua esperienza. Lei rispose a malapena, Ventanni alla biblioteca, responsabile della sala lettura. Perché cambiare settore? chiese il gestore. Tagli di personale, rispose, la biblioteca è stata ristrutturata.
Mentre parlava, una cameriera posava un cappuccino sul tavolo di Vittorio; la donna rossa rideva di nuovo, il suono era cristallino. Domenico chiese: Hai dimestichezza con la cassa? Loredana rispose a stento, Sì, lho fatto. La sua mente correva a controllare che fosse davvero il marito, ma la vista dei suoi occhi, delle sue mani, confermava tutto.
Allimprovviso Vittoro, con voce dolce, parlava alla donna: e poi ti mando il progetto via email. Era un tono che Loredana non sentiva da anni. Il dolore lavvolse. Scusi, devo andare al bagno, balzò, lanciando la sedia indietro.
Nella toilette, le lacrime le scivolarono sul viso, amare e bruciate. Si guardò nello specchio: i capelli castani con qualche ciocca grigia, le rughe intorno agli occhi, la vita di cinquantadue anni. Calmati, si sussurrò. Forse è solo unamica. Ma lintimità dei gesti le diceva il contrario.
Tornata al tavolo, Domenico le chiese se era pronta a iniziare la settimana prossima. Loredana, ancora scossa, rispose: Sì, lunedì alle nove. Un sorriso forzato le comparve sul volto mentre firmava il foglio.
Uscita dal caffè, Loredana non vedeva Vittorio. Camminò per le strade di Trastevere senza meta, i pensieri come rondini in gabbia. Decise di chiamare il marito. Il cellulare squillò tre volte prima di rispondere. Ciao, sono io, disse la voce di Vittorio, monotona. Dove sei? A casa, sto per tornare. Non posso parlare adesso, ti richiamo più tardi. Loredana sentì la menzogna più forte di qualsiasi altra cosa.
Più tardi, a casa, Benedetta era già a letto. Loredana preparò una tazza di tè, si sedette alla finestra e rifletté. Quale sarebbe stata la prossima mossa? Confrontarsi, fare scenate, o accettare il nuovo scenario?
Verso mezzanotte, Vittorio rientrò, stanco, con una fetta di salame in mano. Non hai dormito? chiese. No, rispose Loredana, stringendo la tazza. Come è andata la giornata? Stancante, rispose lui, tante riunioni. Loredana, cercando di mantenere la calma, gli chiese: Mi ami ancora?. Vittorio, colto di sorpresa, balbettò: Certo, siamo una famiglia. La risposta non fu quella che Loredana sperava, ma la sua voce restava piatta.
Il giorno successivo, Loredana prese il treno per Milano, dove viveva la sua amica Veronica. Cosa farai ora? chiese Veronica, offrendole un tè. Loredana spiegò tutto, dal caffè Il Mulino alla donna rossa. Veronica le suggerì di tornare al caffè per osservare.
Il giorno dopo, Loredana tornò al Mulino. Vittorio entrò puntuale, ordinò un caffè, e poco dopo la donna dai capelli rossi, vestita con un cappotto chiaro e una borsa a tracolla, lo salutò. Si abbracciarono brevemente, poi si sedettero al tavolo. Loredana, nascosta nellangolo, osservò la loro intimità. Quando uscirono, Loredana si avvicinò a Veronica, che le sussurrò: Ora sai la verità.
Al ritorno a casa, Loredana iniziò a raccogliere le cose di Vittorio: camicie, pantaloni, calzini, la sua rasatura, il deodorante, le cartelle dal cassetto. Benedetta, incuriosita, entrò nella stanza. Mamma, che succede? Il tuo padre ha unaltra donna, rispose Loredana senza fermarsi. Sto preparando il suo bagaglio. Benedetta rimase pallida.
Vittorio tornò quella sera, trovò la valigia in corridoio. Cosa è? chiese, guardando il contenuto. Le tue cose, rispose Loredana, fredda. Di cosa stai parlando? Del fatto che ti ho visto con una donna in un caffè, e che mi hai mentito. Vittorio, visibilmente scosso, balbettò: È è Marina, lho conosciuta sei mesi fa a una conferenza. Non volevo Loredana lo interruppe: Sei già distrutto, ma la tua distruzione è finita. Vittorio raccattò la valigia e se ne andò.
Benedetta, ormai adulta, sembrava pronta a ricostruire la propria vita. Loredana, sola, si avviò al Mulino il giorno successivo, indossò la divisa da receptionist, mise il badge e salutò il primo cliente con un sorriso. La vita continuava, diversa ma ancora sua.
Lezione personale: i silenzi possono diventare rumori assordanti; è meglio affrontare la verità subito, prima che si trasformi in una valigia da portare via.







