Il camionista innamorato porta a casa una donna dal suo lungo viaggio.

Io sono Pietro, un autotrasportatore di Milano, e vi racconterò come la mia vita è cambiata da una giornata di ritorno dal trasporto di merci in Svizzera. Quando tornai, la mia moglie Ginevra mi attendeva sulla soglia, gli occhi pieni di lacrime. «Adesso vivrà con noi», mi disse, stringendo le mani, mentre una sconosciuta attraversava la porta.

La nuova arrivata, che chiamai Silvana, fece subito ingresso come se fosse la padrona di casa. Senza alcuna cerimonia si infilò nella stanza da bagno, ne uscì avvolta in un accappatoio che sembrava preso dalla nostra armadietto, con una delle nostre accappatoi preferiti avvolto sulla testa. «Non stare lì a far la statua! Prima di tutto ho fame, e poi arriverà il tuo marito», gracchiò mentre si sistemava.

Io osservavo in silenzio, sapendo che lappartamento era di mia proprietà, un bene che avevo acquistato prima del matrimonio, e che niente annunziava tempesta. Ginevra, che non lavorava e viveva dei miei stipendi in euro, era sempre stata una donna dal carattere capriccioso. Gli amici scherzavano dicendo che io avessi scelto il camion per non vederla più spesso, ma io lamavo con tutto il cuore, così credevano tutti, compresa lei stessa.

Il giorno dellarrivo di Silvana, Ginevra si chiedeva che cosa mi avrei portato dal viaggio. La realtà superò ogni sua immaginazione: una donna sconosciuta, Silvana, che doveva stare con noi. La incontrai per caso sulla autostrada, un punto di sosta in una stazione di servizio. Ginevra, trentquattrenne, bella e giovane, guardava Silvana, che sembrava una cinquantenne un po trasandata e sgarbata. «Ma come può una donna così attirare il mio marito?», pensò. Certo, a volte alcuni uomini trovano affascinanti le donne più mature, ma non così.

Silvana scoppiò in cucina: «Senti, quanto tempo vuoi stare lì fermo? Ho fame!». Ginevra iniziò a preparare dei ravioli. Silvana rimase in silenzio, poi gli occhi le scrissero unarcata. Ginevra le porse un piatto, cercando di servire dei involtini di verza per me.

«Non capisco, cucini con i surgelati e mi li butti addosso?», sbottò Silvana alzando un sopracciglio. «Sì», rispose Ginevra, fissandola con disprezzo. Silvana spalancò la finestra e lanciò i ravioli fuori.

«Che fai?», gridò Ginevra. «Li mangerà il gatto! E tu, cara, prepara la minestra o friggi le patate, capito?», rispose Silvana, girandosi verso il televisore.

Quando arrivai a casa, Ginevra mi trascinò in cucina a lamentarsi: «Scacciala! Perché lhai portata? Chi è questa? Ha buttato i ravioli!». Silvana fu lì, alzando gli occhi: «Pietro, perché la tolleri? Sei un bravo uomo con una buona casa, e lei non riesce nemmeno a cucinare una roba semplice. È una figlia viziata di mamma.». Ginevra ribatté: «Io vivo qui, sono la padrona!». Silvana rispose con freddezza: «Allora, buona serata», e se ne andò al negozio.

Il giorno seguente preparò lei stessa una zuppa di barbabietole e dei maccheroni alla marinara. Ginevra non aveva appetito, ma alla serata successiva mangiò tutto, felice di aver assaggiato qualcosa di diverso. Non era mai brava in cucina, ma decise di imparare, consultando ricette su internet. Allinizio era un disastro, poi iniziò a capire i sapori e smise di criticare me per ogni cosa.

Ginevra temeva che Silvana rimanesse e lei dovesse andarsene. Non raccontò nulla a sua madre, ma confidò tutto alla sua migliore amica, Katia. «Mandala via, impostora! Non riesco a credere che il mio Pietro abbia portato una tale donna!», le consigliò Katia. Ginevra, disperata, scoppiò: «È vero, la casa è nostra, Pietro guadagna poco e io porto la famiglia, mentre tu non hai nulla!». Katia rispose: «Grazie, ma io volevo solo sostenerti, non farti sentire più tradita!».

Intanto Pietro continuava a guardarmi con affetto. Ginevra provò a parlare con Silvana, chiedendole perché avesse portato quella donna nella nostra casa e per quanto tempo avrebbe vissuto con noi. Pietro non voleva discutere dellargomento. Silvana trovò lavoro in un supermercato, e Ginevra, per sua sopravvivenza, pensò a una via duscita: la gravidanza. Non aveva mai desiderato figli, né voleva rovinare la sua silhouette, ma ora vedeva in questa possibilità un modo per legare Silvana.

Gli amici notavano il cambiamento: Ginevra cucinava, non faceva più scenate, sembrava una moglie ideale. Poi annunciò a Pietro che era incinta. Lui, contento, rispose: «Era ora! Cresci bene, altrimenti ti cacciano via come ho fatto io!». Silvana, con gli occhi lucidi, raccontò: «Quando i figli del mio primo marito se ne andarono, mi cacciarono fuori di casa. Ho imparato a non arrendermi». Ginevra, per la prima volta, si sentì compassionevole: «E poi?». Silvana rispose: «Ho iniziato a bere, non volevo più vivere. Un giorno, il tuo marito mi ha fermata sul marciapiede, abbiamo parlato a lungo, e mi ha invitato a stare. Ho capito che esistono ancora persone buone. Hai avuto fortuna con Pietro».

Quella sera cenammo tutti e tre. Ginevra non voleva più cacciarla via. Silvana, sorridendo, pensava di aver trasformato la moglie di Pietro in una donna più serena. Il giorno dopo arrivò in casa il fratello di Pietro, venuto dal piccolo borgo di Val di Fiemme, e tutti gli occhi si posavano su Silvana. Dopo una settimana, Silvana partì con lui, dicendo: «A questetà bisogna affrettarsi e non rifiutare le proposte. Grazie per averci ospitato». Ginevra, stranamente, cominciò a sentire la sua mancanza.

La vita cambiò davvero. Ginevra diede alla luce una bambina, e lonoraria madrina fu Silvana. Dora in poi erano inseparabili. Per tutta lestate Ginevra andava a trovarli in campagna, dove laria fresca faceva bene al piccolo. Pietro non smetteva di stupirsi di quanto fosse cambiata la sua moglie, e pensava che, in parte, fosse merito di Silvana. Così, un intreccio di destini ha riunito persone che ora non possono più farne a meno.

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