Mi svegliai dal frastuono e vidi la suocera aggirarsi fra i cassetti del mio armadio.
Mamma, basta! il grido di Dante riecheggiò in tutto lappartamento. Siamo adulti, ci arrangiamo da soli!
Annalisa rimase immobile davanti al fornello, stringendo un mestolo. Dante litigava con la suocera da venti minuti e il conflitto non dava segno di tregua.
Sono tua madre! esclamò Valentina Petroni, in piedi al centro della cucina, le braccia incrociate sul petto. Ho il diritto di sapere dove spendi i soldi!
Mamma, ho trentacinque anni! Ho una moglie, un figlio! Che te ne importa dei miei guadagni?
Perché vedo che qualcosa non quadra! Ieri sei tornata e il frigo era vuoto! Annalisa non è andata a fare la spesa!
Annalisa sussultò al suo nome, si girò verso la suocera.
Valentina, il frigo non è vuoto. È solo che non sono ancora andata al mercato, lo farò stasera.
Stasera, sbuffò Valentina con veemenza. Stai a casa tutto il giorno e non riesci a comprare gli ingredienti!
Non sto a casa, sono in congedo di maternità! Martina ha solo otto mesi!
Ai miei tempi, in congedo di maternità si stava a pulire la casa! E si faceva il brodo per il marito tutti i giorni!
Dante sfiorò il viso di una mano.
Mamma, per favore, non ricominciare.
Non ricomincio, dico la verità! Guardala, tutta scomposta, in una vestaglia fino a mezzogiorno!
Le guance di Annalisa si colorarono. Indossava davvero una vestaglia, i capelli raccolti in una coda disordinata. Ma era una mattina di lavoro: aveva allattato la bambina, lavato, steso il bucato, preparato la colazione. Non rimaneva tempo per sé.
Valentina, forse è ora di tornare a casa? disse più calma. Ha sicuramente dei suoi impegni.
Io ho limperativo di badare al figlio! Se non fosse così, lo avrei cresciuto diversamente!
Mamma, basta! afferrò Dante il gomito della suocera. Non complicare le cose.
Valentina strappò la mano, afferrò la borsa sul tavolo.
Va bene, me ne vado! Ma ricorda, Dante, vedo cosa succede in questa casa! E prima o poi capirai tutto da solo!
Uscì facendo sbattere la porta. Dante rimase solo in cucina, ansimante.
Scusa, Annalisa, disse stanco. Ha chiamato dallalba, poi è arrivata senza preavviso.
Non importa, Annalisa tornò al fornello. Mi sono abituata.
Ma abituarsi era impossibile. Valentina interveniva nella loro vita fin dal primo giorno di matrimonio, criticava tutto: il modo in cui Annalisa cucinava, puliva, si vestiva, educava la figlia. Arrivava senza avvertire, controllava il frigorifero, frugava nei cassetti.
Dante difendeva la moglie, ma debolmente. Era sua madre, non poteva opporsi bruscamente. Annalisa sopportava. Cosaltro poteva fare?
Si erano sposati quattro anni prima. Si erano conosciuti al lavoro, nella contabilità di una fabbrica di scarpe a Milano. Dante era capo reparto, Annalisa una semplice contabile. Lui la corteggiava con fiori, cene in ristoranti di Porta Romana. Lei si era innamorata per la prima volta nella vita.
La suocera, fin dal primo incontro, laveva guardata da capo a piedi e commentato: Che bene, Dante ha scelto una ragazza semplice. Io speravo in qualcosaltro. Che qualcosaltro Annalisa non lavrebbe mai scoperto.
Dopo il matrimonio cominciarono le lamentele. Valentina faceva ispezioni, trovava polvere negli angoli, zuppa poco salata, piatti non lavati. Insegnava a vivere, spiegava come amare il marito, come tenere la casa.
Allinizio Dante interveniva. Poi si abituò, alzando una mano: Mamma così è, non si può fare nulla.
Ma come non farci quando la suocera telefonava ogni giorno? Chiedeva cosa si preparava per cena, cosa si dava al marito, perché sembrava stanco. Sugeriva che la moglie fosse cattiva, che non si prendesse cura del marito.
Quando Annalisa rimase incinta, la situazione peggiorò. Valentina controllava ogni passo: cosa mangiava, quali vitamine prendeva, quante volte andava dal pediatra. Dopo la nascita di Martina, quasi si trasferì con loro, veniva ogni giorno a insegnare a fasciarla, allattarla, cullarla.
Annalisa sopportava per Dante, per la famiglia, ma le forze stavano finendo.
Una sera, quando Martina finalmente si addormentò, Annalisa si sdraiò accanto a Dante sul divano.
Dante, è difficile, confessò. Tua madre non conosce i limiti.
Lo so, lui le accarezzò la spalla. Ma è sola, si sente sola.
Può sentirsi sola senza invadere la nostra vita.
Non è estranea a noi. Sono suo figlio.
E io?
Dante sospirò.
Annalisa, non litighiamo. Sono stanco.
Annalisa rimase in silenzio. Lui era stanco, ma anche lei? Unintera giornata con la bambina, cucina, pulizie, bucato, poi ancora le lamentele della suocera. Dante, con il suo lavoro stressante, non aveva tempo per questo.
Si alzò, andò in cucina, finì la cena fredda, lavò i piatti, controllò che Martina dormisse serena, poi tornò in camera. Dante dormiva. Annalisa si avvicinò, si avvolse nella coperta, chiuse gli occhi, ma il sonno non arrivava. Pensieri sulla suocera, sulle parole taglienti, sul ritorno imminente di Valentina le giravano nella testa.
Si svegliò di soprassalto per un fruscio. Guardò fuori, era ancora buio. Lorologio segnava le sei e mezza del mattino. Un rumore proveniva dalla camera da letto, un fruscio simile a fogli che si sfogliano. Non era Martina, che dormiva nel lettino, né Dante, immobile accanto a lei.
Annalisa si sollevò sul gomito. Il rumore proveniva dal comò nellangolo della stanza, dove custodiva biancheria, documenti, piccoli oggetti.
Nel penombra vide una figura femminile piegata sul cassetto aperto, intenti a frugare tra gli effetti personali.
Annalisa rimase immobile, incredula. Chi era? Come era entrata?
La figura si girò, alla luce fioca di un lampione che filtrava attraverso le tende, e il volto era quello di Valentina Petroni.
La suocera stava rovistando nel suo comò alle sei del mattino.
Annalisa si sedette, gli occhi fissi su di lei, il cuore a mille.
Valentina? balzò a chiedere. Cosa fai qui?
Valentina si voltò di scatto. Per un attimo nei suoi occhi cè stato un lampo di paura, poi tornò la solita indifferenza.
Ah, ti sei svegliata, disse come se nulla fosse. Non volevo svegliarti.
Perché sei nel mio comò? Annalisa si alzò.
Cercavo dei fazzoletti. Il naso era chiuso, volevo soffiarmi.
I fazzoletti sono in cucina, non in camera.
Non lo sapevo, Valentina chiuse il cassetto con forza. Ho pensato di cercare.
Annalisa si avvicinò, lo sguardo implacabile.
Come sei entrata in casa?
Ho le chiavi. Dante me le ha date quando è nata Martina, per ogni emergenza.
E hai deciso di venire alle sei del mattino?
Mi alzo presto. Volevo aiutare con la nipote, così tu potessi riposare.
Aiutare rovistando nei miei vestiti?
Valentina si irrigidì, assumendo unaria combattiva.
Non rovistavo! Ho detto che cercavo dei fazzoletti!
Quali fazzoletti? Hai frugato il mio intimo!
Come ti permetti di parlarmi così?
Dante si stiracchiò sul letto, aprì gli occhi.
Che succede? borbottò assonnato.
Chiedi a tua madre! Annalisa sentì il sangue ribollire. È qui, alle sei, a rovistare tra le mie cose!
Dante si sfregò gli occhi.
Mamma? Che ci fai qui?
Volevo aiutare, Valentina fece finta di essere ferita. E mi accusano di rubare!
Non ti ho detto che sei una ladra! Ho chiesto cosa stai facendo nel mio comò!
Cercavo i fazzoletti!
Quali fazzoletti?! Annalisa non trattenne più la furia. Pensi che sia una stupida? Sei venuta apposta a curiosare!
Martina, nella stanza accanto, cominciò a piangere, svegliata dalle urla. Annalisa afferrò la piccola, la cullò, sussurrando: Stai tranquilla, tesoro, tutto andrà bene.
Nella camera continuava la discussione. Dante interrogava la madre, lei si giustificava. Annalisa sentiva frammenti di frasi.
Dante, ti assicuro, sono solo entrata a cercare i fazzoletti
Ma perché nel cassetto dellintimo?
Non li vedevo!
Stai mentendo!
Valentina si alzò di scatto.
Non cercavo nulla! Sei solo una donna poco educata, inventi tutto!
Mamma, calmati, intervenne Dante, mettendosi fra loro. Annalisa, anche tu. Martina piange, la spaventi.
Non la spavento! È tua madre a spaventarci, a fare irruzione alle prime luci!
Non ho forzato la porta, ho le chiavi!
Le chiavi sono per le emergenze, non per spiare!
Non spio!
Basta! alzò la voce Dante. Silenzio entrambi!
Martina piangeva più forte. Annalisa la strinse, uscì dalla camera, si diresse verso la cucina, finì la cena fredda, lavò i piatti, guardò la bambina dormire serena, poi tornò in camera. Dante dormiva.
Annalisa? chiese quando la vide entrare.
Sì?
Ti ho detto che tua madre è venuta per aiutare.
Davvero?
Credo… forse cercava i fazzoletti.
Non cerano!
Dante, senza guardarla, prese un bicchiere dacqua e bevve.
Annalisa, non trasformiamo un piccolo fazzoletto in un elefante.
Entrare nella nostra camera al sorgere del sole e rovistare nelle mie cose è normale?
Non è così.
Silenzio. Dante si alzò, prese la giacca.
Vado da mia madre, le chiedo spiegazioni.
Chiedile cosa cercava nel mio comò!
Dante sbatté la porta. Annalisa rimase sola, seduta sul divano, la testa tra le mani. Che cosa stava succedendo nella sua vita? Perché suo marito credeva più alla madre che a lei?
Dante tornò tardi, verso le undici. Annalisa era già a letto, ma non dormiva.
Allora, ne hai parlato? domandò quando entrò.
Sì.
E?
Ha detto che cercava i fazzoletti, non li ha trovati, ha aperto il cassetto. Mi ha accusata di aver inventato tutto.
Mentirebbe tua madre?
Forse vuole nascondere che ha spiato.
Perché spiare?
Non lo so! Forse pensa che nascondo qualcosa.
Dante si sedette accanto a lei.
Stai nascondendo qualcosa?
Annalaisa rimase immobile, la voce di lui era carica di sospetto.
Perché la chiedi?
Non lo capisco…
Forse la madre vuole difendere il figlio.
Io sono tua moglie, abbiamo una figlia, e tua madre pensa che possa tradirti!
È solo preoccupazione.
Ha violato i miei confini, ha frugato nella mia vita, e tu la difendi.
Dante alzò lo sguardo.
Cosa devo fare?
Decidere, ma io voglio che tu scelga da che parte stare.
Sono dalla tua parte, Annalisa. Sempre.
Non è vero, scegliavi sempre la madre.
Non più. Lo prometto.
Annalaisa voleva credere, ma le promesse di Dante spesso non corrispondevano ai fatti.
Valentina tornò per il compleanno di Martina, discreta, senza polemiche, portò regali e se ne andò prima. Annalaisa la accompagnò alla porta.
Grazie per la lettera, disse. Per la sincerità.
Scusami, la suocera prese la sua mano. Sono stata una sciocca, ho creduto alle chiacchiere invece di parlare.
Non mi hai creduto fin dal principio.
Avevo paura di perderti, sei mio unico figlio. Quando ti sei sposato, ho sentito che ti allontanavi.
Non ti sei allontanato. Hai creato una famiglia.
Lo so ora, ma allora non capivo.
Silenzio.
Valentina, ricominciamo da capo, propose Annalaisa. Costruiamo un rapporto normale.
Valentina annuì, asciugandosi le lacrime.
Daccordo. Farò del mio meglio.
Anchio.
Da quel giorno il rapporto si attenuò. Valentina non criticava più, non si intrometteva, veniva solo su invito, aiutava con la nipote ma senza imporsi. Annalaisa, a sua volta, la invitava più spesso, chiedeva consigli, condivideva notizie. Nacque un rispetto timido, sebbene il sospetto rimase. Dante era felice di vedere le due donne più importanti della sua vita finalmente daccordo.
Annalaisa capì che a volte è necessario difendere i propri confini, anche se è doloroso, altrimenti si viene calpestati e si perde sé stessi. Solo dopo aver stabilito i limiti, è possibile costruire relazioni sane, eque, rispettose. La storia del comò le aveva insegnato a non tacere di fronte allingiustizia, a parlare, a chiedere, a insistere, perché solo così si può preservare la propria famiglia.






