La Seconda Giovinezza

Seconda primavera
Io, Giulia, e mio marito, Alessandro, abbiamo trascorso insieme ventisei anni. Ci siamo conosciuti alluniversità di Bologna, ci siamo sposati subito dopo la laurea e, due anni più tardi, è nato il nostro figlio, Marco. Era una vita come tante, una famiglia ordinaria.

Marco è cresciuto, si è sposato e, con sua moglie, si è trasferito a Roma. Dopo la sua partenza, la nostra quotidianità è cambiata radicalmente. Improvvisamente non avevamo più nulla di cui parlare, né il desiderio di farlo. Ci conoscevamo da capo a piedi, capivamo a mezzo sguardo e a mezza frase; bastava una battuta e poi il silenzio.

Quando iniziavo a lavorare dopo luniversità, nel mio reparto cera una collega di circa quarantacinque anni, ma a me sembrava già una donna anziana, nonostante la sua giovane età. Prendeva spesso le ferie invernali, tornando sempre con una pelle abbronzata. Il suo taglio di capelli, corto e biondo, accentuava ulteriormente il colorito scuro del viso.

«Andrà al solarium, vero?» mi sussurrò una nuova collega.
Una volta, non potendo più trattenere la curiosità, le chiesi dove trovasse quella tinta doro in pieno inverno.
«Alcuni giorni ci siamo recati sulla neve a Cortina per una vacanza sulla pista, con il marito», rispose.
«Ma a quelletà?» esclamai stupita.
Lei rise di cuore.

«A che età? Ho appena quarantacinque. Quando avrai la mia età capirai che quella è la vera giovinezza: non è stupida, è matura. Ricorda, cara, la noia è il più grande nemico dei rapporti di coppia. Tutti i tradimenti, i divorzi nascono dalla noia. Quando i figli crescono, arriva una vita tranquilla e piatta, e a molti uomini questo fa montare la testa. Noi donne non abbiamo tempo da perdere con la noia: lavoriamo, curiamo i figli, e le faccende domestiche si accumulano sulle nostre spalle. Luomo, invece, si sdraia sul divano, riposa dopo il lavoro e pensa a come impiegare le energie rimaste. Alcuni bevono, altri cercano nuove emozioni. Come si dice, cercano una donna.

Io ero ingenua, pensavo che il marito fosse stanco, che lavorasse tanto e non fosse colpa sua stare sul divano a guardare la televisione, senza bere, tutto a posto. Io mi aggiravo di casa come un aspirapolvere elettrico. Un giorno, però, il marito mi disse che aveva amato unaltra donna, che con me era annoiato, che ne aveva avuto abbastanza, e se ne andò. Immagina!

Quando mi sono risposata, ho cambiato completamente il mio atteggiamento. Lho fatta partecipare alle faccende di casa, nei weekend ci recavamo fuori città, in montagna, dinverno scivolavamo sugli sci. Non gli ho mai permesso di riposare sul divano; lo tiravo su per le spine, lo spronavo. Ancora oggi viviamo insieme, i figli sono grandi e viaggiamo per lItalia. Forse non è la vita per tutti, ma tu prendi quello che ti serve.

Le parole di quella donna le ho ricordate bene. Ho notato, ad esempio, che Alessandro, dopo una cena abbondante, si dirigeva subito al divano davanti alla TV. Tirarlo fuori da quella posizione diveniva sempre più difficile. Un tempo, invece, faceva escursioni, scendeva con le rapide sui fiumi. Che sorprese mi faceva per il mio compleanno!

Ho cercato di scuoterlo, regalandogli biglietti per il teatro, una crociera sul lago di Como a bordo di un elegante battello a tre ponti.

Al teatro il marito sonnecchiava; a casa, dopo un paio di bicchieri di vino, sbadigliava e correva al suo amato divano. Sulla nave soffriva per lo spazio ristretto della cabina. Gli sci? Non ne voleva più parlare; il suo pancione gli impediva di muoversi.

Quando gli proposi di andare al cinema, mi guardò con occhi tristi e disse:

«Dove mi porti? Nei weekend voglio riposare, dormire. Vai con le tue amiche».

Allinizio della nostra vita insieme, Alessandro andava in escursioni con gli amici. Avevano formato una piccola combriccola di appassionati: amavano scendere le rapide in gommoni o kayak, suonava la chitarra e cantava con una voce discreta.

Io, invece, non sono mai andata con loro. Il lavoro, la gravidanza, il bambino piccolo non me lo permettevano.

«Stai lasciando il marito troppo libero. Potrebbe trovare lì una compagna per interessi diversi», mi avvertì mia madre.

«Per tradire non serve andare in montagna. Si può trovare qualcosa anche qui. Io mi fido di Alessandro», risposi.

E davvero mi fidavo di lui, aspettando che tornasse dalle sue avventure. Poi il capo del gruppo, lispiratore, ha fondato famiglia e le escursioni sono finite.

Un fine settimana mi sono accoccolata accanto a lui sul divano con un album di foto. Allinizio, con riluttanza, poi con sempre più entusiasmo, Alessandro sfogliava le immagini e ricordava.

«Non ti andrebbe di rivivere un po la giovinezza?», gli chiesi.

«No, con chi? Tutti hanno le loro faccende, i nipoti».

«Con me. Non ho mai partecipato alle tue escursioni. Mostrami iniziativa, invita i vecchi compagni, magari qualcuno accetterà».

«Davvero? Allora eravamo sciocchi, giovani, scatenati, e ora»

«Siamo diventati troppo saggi?», risposi con un sorriso ironico. «Allora andiamo a teatro nel weekend, facciamo qualcosa di culturale», dissi, chiudendo lalbum con un soffio di polvere.

Lui rifletté. Una sera, a cena, disse:

«Ho parlato con alcuni amici. Tolomeo ha promesso di tracciare un itinerario; ha ancora la tenda. Affitteremo un gommoni in palestra sportiva». Ho notato gli occhi di Alessandro brillare di nuovo; mi ha riscaldato il cuore.

Per la prima volta in anni ha mostrato interesse per una nuova avventura e non smetteva di parlare del prossimo trekking.

«Ci penserai, Giulia? Sei novizia, sarà difficile. Cè il fiume, le rapide, le zanzare. Dovremo dormire a terra, senza doccia né bagni puliti, sotto gli alberi». Mi avvertì.

«Non mi arrenderò», gli promisi.

«Bene», replicò Alessandro, guardandomi con scetticismo, mentre indossavo un manicure, pantofole di velluto e un accappatoio con motivi di uccelli tropicali. «Dobbiamo comprare lequipaggiamento giusto, non andremo in tenda con i tacchi».

Fummo nei negozi insieme; lui non mi lasciava andare.

«So che comprerai costumi da bagno e vestiti eleganti, ma per il trekking servono vestiti caldi e scarpe comode».

Mi affidai a lui, seguendo ogni suo consiglio. In poco tempo gli zaini erano pronti.

«Indossa, vediamo come ti trovi», ordinò.

Strisciando come un rospo, sollevai lo zaino e, con un sospiro, mi piegai sotto il suo peso. Dovevo camminare non su un sentiero livellato, ma su terreni accidentati, con burroni e cespugli.

«Toglilo», mi ordinò. «Vediamo cosa hai dentro».

Con sollievo scorsi fuori un pranzo di bigodini, una trousse di trucchi, un phon, decine di vasetti di crema, shampoo e vestiti da villeggio, inadatti al trekking.

«Ti morderanno le zanzare», concluse. «Forse è meglio restare a casa». Alessandro mi guardò con compassione.

Mi sentii persa, ma poi Alessandro tolse tutto linutile, lasciando solo lessenziale. Lo zaino divenne più leggero.

«Ce la farò», dissi, rinvigorita.

Ricordai come avevo cercato di avvicinare Alessandro al teatro e allarte, imponendogli i miei gusti, e lui, allinizio, aveva concesso. Io, come compagna di battaglia, dovevo stare al suo fianco nei momenti di gioia e di fatica.

Più ci avvicinavamo alla partenza, più i dubbi mi assalivano. Sullavviamento della stazione, attendendo il treno che ci avrebbe portati lontano dalla civiltà, suonavano anche altri tre uomini e una donna.

«Gli altri tuoi amici sono divorziati?» chiesi a bassa voce.

«No, le loro mogli sono con i nipoti».

Il viaggio fu allegro: gli uomini raccontavano barzellette, Alessandro tirava su la chitarra dal ripostiglio e suonava qualche accordo. Decisi allora che, se la cosa fosse continuata, avrei davvero potuto farcela e godermi il tempo.

Usciti dal vagone, a qualche chilometro dalla stazione, la schiena cominciò a dolersi per lo zaino, le gambe tremavano, il sudore mi copriva il volto. Mi vergognavo di lamentarmi, mentre gli uomini trascinavano sacchi a pelo, tende e un gommone sgonfio.

Il paesaggio era incantevole, ma io vedevo solo il rischio di cadere o di spezzarmi una gamba. Quando arrivammo al fiume, desiderai sdraiarmi sullerba e non muovermi più. Gli uomini accendevano rapidamente il fuoco e montavano le tende, come se non fossero affaticati.

«Ti abituerai», mi incoraggiò Tiziana, la moglie di uno dei compagni. «Andiamo a prendere lacqua, dobbiamo preparare la cena».

Volevo tornare a casa, fare una doccia, sdraiarmi su un letto morbido. Ma poi mi coinvolsero. Alessandro suonava la chitarra accanto al fuoco e cantava. Il suo timbro mi ricordò il giovane Alessandro di cui mi ero innamorata.

«Non pensi di scappare ancora?», mi chiese il giorno seguente, osservando le vesciche sulle mie mani dopo la discesa in gommoni.

«No», risposi con decisione.

Davanti alle rapide, il fiume ruggiva, pietre affilate spuntavano dallacqua. Volevo suggerire di restare sulla riva, ma il suo sguardo beffardo mi fece tacere. Mi aggrappai con forza al bordo del gommoni, dimenticando i remi, temendo di cadere nelle acque gelide.

Quando le rapide furono superate, inspirai a pieni polmoni e urlai di gioia più forte di tutti.

Ritornammo a casa dopo una settimana, esausti ma felici e pieni di ricordi. Capii che avrei sentito la mancanza di quei nuovi amici, dei canti intorno al fuoco, della libertà dellaria e del silenzio.

Dopo una doccia e una cena abbondante, ci sedemmo al tavolo con il laptop e le foto, ridendo e prendendoci in giro. Non ci sedevamo così da tempo; la gita ci aveva ricondotto a unintimità simile a quella dei primi anni. Cadiamo addormentati abbracciati, come nella nostra giovinezza.

«Lanno prossimo facciamo unaltra escursione?», chiesi stringendomi al suo fianco caldo.

«Ti è piaciuta?», rise Alessandro. «Non è come il teatro o i ristoranti. È vita vera».

«Ora so come prepararmi meglio. Non ti vergognerai di me», promisi.

«Mai. Per una novizia sei stata bravissima. Non mi aspettavo di trovarti così forte».

Quel complimento mi fece arrossire.

Quando il figlio ci chiamò, gli raccontai a gran voce lavventura.

«Che caos avete! Pensavo foste tristi e annoiati».

«Ci annoiamo poco. E voi?», domandai.

«Aspettiamo un nipote», rispose gioioso.

Al ritorno al lavoro, ero radiosa, con gli occhi lucenti e un braccialetto di perline intrecciate.

«Siete andati al sud? Non siete abbronzata», osservò una collega, indicando il braccialetto.

«È un amuleto. Un sciamano me lha regalato».

Così, per riaccendere la passione e lintensità dei sentimenti, non restate chiusi in casa: condividete gli interessi del marito. Non a tutti va lestremo, ma si può sempre trovare qualcosa di nuovo. Come scrisse un autore: «Non si deve temere lo sforzo quando si tratta di salvare lamore».

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La Seconda Giovinezza
Una Sera che Ha Cambiato Tutto