Figlio della moglie non mi dispiace

Sei impazzito? Hai speso i soldi che abbiamo risparmiato per cinque anni per comprare una casa alla tua amante incinta? Anche i miei soldi li hai buttati via per quella Non ho parole! Come hai potuto

Tredici anni. Tredici anni di vita insieme. Anna aveva amato suo marito, Riccardo, perdutamente, solo per il fatto che lui esistesse. Adorava i suoi capelli castani sempre spettinati e quel sorriso stanco, speciale, che gli compariva ogni volta che guardava il loro figlio di otto anni, Matteo. La vita nella loro piccola città scorreva tranquilla, senza grandi cambiamenti.

Riccardo arrivò esattamente alle ventuno e trenta. Ultimamente restava spesso al lavoro fino a tardi, ma Anna non ci aveva mai fatto casolavorava per il bene della famiglia. Sbatté la porta con forza, si tolse la giacca che, invece del solito profumo di colonia, emanava un odore dolce, floreale. Anna lo sentì subito.

Ciao, disse, dandole un bacio sulla testa, sono distrutto! Una giornata infernale.
Ciao. Vuoi cenare? Vieni, ti faccio qualcosa.
No, grazie. Voglio solo farmi una doccia.
Passandole accanto, Anna avvertì un vago senso di angoscia. Ancora una volta rifiutava da mangiare. Forse cera qualcun altro? Arrivava sempre più tardi, il telefono sempre con sé. Prima lo lasciava sul comodino, ora lo teneva in tasca o, peggio, lo metteva a faccia in giù con lo schermo bloccato. E ogni volta che lei ci si avvicinava, Riccardo diventava nervoso.

Sei in ritardo oggi, disse, alzandosi per lavare la tazza, lavoro?
Riccardo era già sulla porta del bagno.

Sì, Annetta. Sai comè, fine trimestre. Documenti da firmare. Una noia mortale.
Perché hai questo odore? la domanda le sfuggì più dura del previsto.
Riccardo si bloccò. Anna capì che laveva colto di sorpresa.

Che odore? Fece finta di niente, ma le spalle si irrigidirono.
Di fiori. Un profumo dolce, floreale. Non è la tua colonia.
Ah, sarà qualche collega. Laura dellufficio contabile si è messa un nuovo profumo oggi, scrollò le spalle, mi avrà contagiato. Non trattenerlo, Anni. Sono esausto.
“Laura dellufficio contabile,” pensò Anna tornando in veranda, “certo, certo”

Quellodore la perseguitava da due settimane. Allinizio cercava di convincersi che fosse una coincidenza, che i suoi colleghi usassero semplicemente cosmetici

…Il sogno di unintera famiglia viveva in un conto deposito della Banca dItalia, aperto cinque anni prima. Il sogno di un appartamento per Matteo, da comprare quando avrebbe compiuto diciotto anni. Avevano messo via ogni centesimo. Riccardo con lo stipendio da ingegnere in fabbrica, Anna con i suoi modesti guadagni dalle riparazioni di vestiti. Avevano rinunciato alle vacanze al mare per cinque anni, non compravano una macchina nuova, risparmiavano su tutto, tranne che sulleducazione di Matteo. Nel conto dovevano esserci quasi duecentomila eurouna cifra enorme per la loro città, che avrebbe garantito al figlio di studiare alluniversità senza dover vivere in un dormitorio.

Il fulmine cadde allimprovviso. Un cliente aveva pagato Anna, aggiungendo una mancia per la rapidità. Decise di andare in banca per depositarla, invece di farlo online. Forse voleva solo fare una passeggiatail tempo era splendido.

Limpiegata, una ragazza di nome Lucia che conosceva da anni, le sorrise.

Buongiorno, signora Anna. Come posso aiutarla?
Buongiorno, Lucia. Vorrei controllare il saldo del nostro conto deposito e, se possibile, versare una piccola somma.
Certo. Mi dia il documento, per favore.
Anna le passò il passaporto. Le dita di Lucia batterono veloci sulla tastiera.

Allora fece la ragazza, aggrottando la fronte, signora Anna, qui è vuoto.
Come vuoto? Anna non capiva.
Pensò che Lucia avesse sbagliato.

Il conto è completamente azzerato. Zero euro, zero centesimi.
Anna sentì il pavimento mancarle sotto i piedi. Si aggrappò al bancone.

Lucia, è impossibile. Ne è sicura? Ha controllato tutte le date? Lo abbiamo aperto cinque anni fa, è a nome di Riccardo Rossi, mio marito. Io lo verso ogni mese!
Sì, signora Anna, Lucia abbassò la voce, assumendo un tono compassionevole. Sto controllando il movimento. Lultimo prelievo consistente è stato due settimane fa. In contanti. Una somma molto grande.
Quanto esattamente? Anna riuscì a malapena a parlare.
Centonovantottomila euro. Prelievo effettuato martedì due settimane fa. Il conto è stato chiuso da Riccardo Rossi.
Martedì due settimane fa Riccardo era tornato tardi quella sera, aveva detto di essere rimasto a una riunione.

Grazie, Lucia. Ho bisogno dellestratto conto completo degli ultimi mesi. Subito
…Anna uscì dalla banca barcollando. Non ricordava come fosse arrivata alla macchina. Duecentomila euro. Riccardo li aveva presi tutti

***

Quando Riccardo tornò, Anna era seduta in cucina, davanti al tavolo, dove giaceva lestratto conto piegato in due. Sul suo viso non cera traccia di lacrime, solo un gelido distacco che spesso precede la tempesta.

Riccardo entrò, gettò le chiavi sulla mensola, strofinandosi la fronte stancamente.

Ciao. Come va?
Siediti, Riccardo, disse Anna. La sua voce era bassa e piatta, completamente diversa dal solito.
Riccardo la guardò sorpreso. Osservò il tavolo, notò i documenti. Lentamente, unombra di comprensione gli attraversò il volto.

Che succede? chiese, senza sedersi.
Siediti. Dobbiamo parlare.
Si lasciò cadere sulla sedia di fronte a lei.

Anna, non capisco.
Non fare finta, Riccardo. Sai benissimo. Sono stata in banca oggi. Il conto è vuoto. Centonovantottomila euro. Sono spariti due martedì fa.
Riccardo abbassò lo sguardo sulle sue mani appoggiate al tavolo. Non tentò di negare.

Come lo sai?
Pensi che importi? Che cosa hai fatto con quei soldi, Riccardo?
Io Ho comprato una casa.
Una casa? Dove? Per chi?
Riccardo respirò profondamente. Si guardò intorno, ma nei suoi occhi non cera pentimentosolo unamara determinazione.

Per lei.
Per chi, lei? Anna non urlava. Parlava come se stesse commentando il meteo.
Riccardo, dimmi il nome.
Sofia
Anna lo fissò in silenzio. Riccardo, sotto quello sguardo, cominciò a parlare:

Anna, non so come sia successo Ti ricordi lanno scorso, quando siamo andati in gita con lazienda per tre giorni? Quella volta che il capo ci obbligò a partecipare per lo spirito di squadra? Lì ho conosciuto Sofia
Riccardo tacque, ma Anna con voce piana ordinò:

Continua. Dì tutto.
Ecco Sofia mi piacque subito. Mi ci sono fissato, Anna Tu sei tranquilla, domestica, e lei è un uragano. Con lei mi sentivo giovane. Lei aveva solo diciannove anni quando ci siamo conosciuti. Va in moto, ha tatuaggi ovunque, piercing Ho perso la testa, Anna Con te sto bene, ma come con unamica, mi ci sono abituato in tutti questi anni
Anna sentì la gola chiudersi. Avrebbe voluto piangere, schiaffeggiarlo, rompere ogni piatto in cucina Ma si controllò. Non poteva perdere la dignità davanti a un traditore.

Prosegui.
Per un po non ci siamo più sentiti. Lei mi ha lasciato, disse che le ero venuto a noia. Ho sofferto, Anna. Non trovavo pace, la cercavo, la supplicavo di incontrarmi. Poi lei si è messa con un altro e io mi ero rassegnato. Stavo iniziando a dimenticare, riprendevo a badare a te. Ti ricordi quando siamo andati al mare sette mesi fa? Poi Sofia mi ha chiamato, ci siamo rivisti e tutto è ricominciato. E poi, come un fulmine a ciel sereno: incinta Anna, non potevo abbandonarla con un bambino, capisci? Sofia aveva litigato con sua madre, che laveva cacciata di casa. Non potevo permettere che mia figlia vivesse per strada!
Anna si alzò e si avvicinò alla finestra:

Quindi la figlia dellamante la proteggi, ma il figlio di tua moglie non ti fa pena? Bravo, che altro dire? Ecco come faremo: domani stesso andrai dal notaio e trasferirai la tua metà del trilocale a Matteo. Quando sarà grande, venderò lappartamento e mio figlio avrà una casa sua. Di come vivrai tu, non mi importa. Domani mattina avvierò il divorzio e non provare nemmeno a ostacolarmi! Ti ridurrò in polvere, Riccardo! Ti farò conoscere da tutta la città.

Certo, Riccardo fino alludienza cercò di riconquistarla. La aspettava sotto casa, la chiamava ogni giorno, le scriveva messaggi commoventima tutto invano. Divorziarono. Lamante lo lasciò anche lei. La bambina, nata esattamente nei tempi previsti, non poteva essere sualo rivelava chiaramente il taglio degli occhi, troppo asiatico. Anna vendette lappartamento dieci anni dopo. Matteo si iscrisse alluniversità grazie a quei soldi, studiò ingegneria come il padre che ormai vedeva solo in fotografia. Riccardo sparì dalla città, trasferendosi al Nord con un nuovo nome e un lavoro da custode notturno. Ogni tanto, dinverno, quando il vento soffiava forte da est, Anna credeva di riconoscere il suo passo fuori dalla porta. Ma non si voltava mai. Restava seduta in cucina, con il caffè ormai freddo, a guardare il vuoto dove un tempo cera lui.

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