**Diario Personale**
Che disordinata quella ragazzina: trecce mal fatte, il grembiule sgualcito, colletto e polsini storti e mal cuciti.
Era una bambina trasandata, con unaria smarrita.
Rosa Maria si contorse il viso. Perché mai le era venuta in mente quella ragazzina sciatta? Mise da parte il suo amato éclair. Dovè Luca? Aveva promesso di tornare presto, oggi era lanniversario della morte di Alessandro
Le parve di sentire bussare alla porta.
«Chi è? Luca, sei tu? Hai dimenticato le chiavi?»
«Rosa Maria, ha lasciato le chiavi sulla sedia.»
«Cosa? Quali chiavi?»
Aprendo la porta, Rosa Maria si trovò davanti proprio quella ragazzina. Ma che succede?
«Rossi? Quali chiavi? Come fai a sapere dove abito? Mi stai spiando?»
La bambina scosse la testa. Indossava un cappellino logoro, un cappotto consunto con una macchia sulla tasca, gambali sformati e scarpe quasi distrutte.
Solo allora Rosa Maria notò quanto fossero belli i suoi occhi: blu intenso, incorniciati da lunghe ciglia nere.
Era appena arrivata in quella scuola, chiamata a insegnare italiano e letteratura. Aveva lavorato tutta la vita in un istituto tecnico, poi in pensione, ma dopo un anno non resistette più senza lavoro Che strana quella ragazzina, non parlava con nessuno. Come si chiamava? Anna? No, Alice Alice Rossi.
«Rosa Maria, ha lasciato le chiavi sulla sedia. Glielho gridato, ma non mi ha sentita.»
«Quali chiavi? Ah, sì grazie. Le ho dimenticate nella borsa. La vecchiaia, ecco.» Cercò di scherzarci su.
«Non è vecchia» rispose seria la bambina. «Forse ha solo fretta.»
«Grazie Alice.»
«Prego. Arrivederci, Rosa Maria.»
«Arrivederci»
Rosa Maria chiuse la porta pensierosa, poi si riprese Riaprì e sentì i passi lievi della bambina che scendeva le scale.
«Alice» chiamò lei guardando in basso, mentre la ragazzina alzò lo sguardo. «Come hai fatto a sapere dove abito?»
«Vivo nella casa accanto e la vedo andare e tornare da scuola. A volte la seguo, perché cè un cane al tornante mi tengo vicina a lei, così non mi ringhia. Puzzo di gatti, li nutro in cantina lui ringhia, ma non ho paura. Lo chiamo Rex, è un randagio.»
«E lindirizzo?»
«Lho chiesto alle signore sulla panchina. Ho detto che lavora nella mia scuola. Prendiamo lo stesso autobus»
Che strana ragazzina, pensò Rosa Maria. Mi sta pedinando?
«Vuoi un tè?» domandò allimprovviso, e la bambina accettò subito.
Davvero maleducata, avrebbe dovuto rifiutare.
Rosa Maria versò il tè.
«Forse hai fame?»
Alice scosse la testa, ma Rosa Maria capì che mentiva. Perché mi sto preoccupando di lei?
«Sai cosa? Mangiamo insieme. Odio pranzare da sola, e Luca mio figlio, è in ritardo. Un attimo.»
Si agitò, tirando fuori tutto dal frigo per sfamare la bambina, che mangiò con delicatezza ma avidamente.
«Grazie» disse Alice guardando le polpette. «Devo andare. Cucina benissimo.»
Mio Dio, è così affamata che ha elogiato il mio cibo
Le preparò un pacco con le polpette, la pasta e dei dolci. Alice esitò, ma lo prese.
Quando se ne fu andata, Rosa Maria si rimproverò: non è educativo. Domani a scuola mi abbraccerà davanti a tutti o dirà che le polpette erano buone
Luca arrivò al mattino, con uno sguardo colpevole.
«Che giorno era ieri?» chiese severa.
«Giovedì, mamma. Oggi è venerdì»
«Non fare lo spiritoso, Luca.»
«Oh, allora è seria la cosa Sono un uomo adulto, ho trentanni.»
«Ieri era lanniversario di tuo padre. Non meritava questo.»
«Mamma a lui non importa se mangiamo ieri o oggi. Facciamo oggi, va bene? Vado a dormire. Ho il giorno libero.»
«Quindi non hai dormito? E cosa hai fatto tutta la notte?»
«Vuoi davvero saperlo?»
Rosa Maria andò a scuola di malumore.
Aspettò aspettò che quella ragazzina le facesse un cenno, ma Alice passò oltre come sempre, salutando appena.
Che sfacciata.
Per tutto il giorno cercò di parlarle, ma sembrava evitarla. Uscita da scuola, camminò lentamente sperando di vederla, ma niente.
Tre giorni dopo, tornando a casa, sentì un urlo.
Era Alice.
Una randagia le strappava il cappotto, cercando di rubarle qualcosa.
«Via!» cacciò via il cane. «Alice, stai bene?»
La vide tremare, gli occhi spaventati, e il cuore le si strinse.
«Voleva strappare il gattino» singhiozzò.
«Tranquilla, ora è tutto a posto. Lo porti a casa?»
«No.»
«Di solito i bambini della tua età»
Rosa Maria tacque. Davvero strana.
«Non posso. Non me lo permettono. Lo nasconderò sotto le scale, se non lo cacciano ancora.»
«Chi?»
«Loro»
A scuola chiese informazioni. Tutti alzarono le spalle, tranne la vecchia maestra di matematica, che disse:
«La sua famiglia è difficile. La madre e il patrigno bevono o forse la nonna.»
«Ma come lhanno ammessa a scuola?»
«Non lo so.»
Quella sera, seguì Alice. La vide sedersi su una panchina, tirare fuori un quaderno e studiare.
Tornata a casa, litigò con Luca. Divorziato da due anni, senza figli, sempre in giro Natalia era una brava ragazza, ma lui si era annoiato.
Uscì per prendere aria.
«Alice! Dovè quella maledetta?»
Una donna ubriaca barcollava vicino al portone. Aveva gli stessi occhi di Alice.
«Scusi»
«Che vuoi?»
«Lei è parente di Alice Rossi?»
«E a te che importa? Vattene.»
«Sono la sua insegnante. Dovè la bambina?»
«A casa, dorme.»
La donna entrò barcollando.
«Alice esci, non aver paura» chiamò Rosa Maria nel vuoto.
La bambina sbucò da dietro casa.
«Vieni da me.»
«Poi mi picchierà.»
«Non oserà.»
«Mi porteranno in orfanotrofio se le tolgono la custodia.»
«Chi è per te?»
«Mia nonna»
«Dovè tua madre?»
«Non cè più.»
«È partita?»
«È morta. Quattro anni fa»
«Anche lei beveva?»
«No, vivevamo bene, ma si è ammalata Non ho nessuno. Mi hanno dato a loro. La nonna prende i soldi per me»
«Bene. Vieni con me, poi vedremo.»
«Non posso, mi porteranno via.»
«Ho detto che vedremo.»
Luca era a casa, pronto a uscire. Fissò la bambina.
«Chi è?»
«Alice.»
La bambina lo osservava stupita.
«Resti fino a domani?»
«Non non so.»
La mattina dopo, la lasciò dormire e le preparò la colazione.
«Andiamo.»
«Dove? Mi porta allorfanotrofio?»
«A fare shopping.»
Luca li seguì con lo sguardo.
«Dove lhai trovata?»
«Una mia alunna.»
«Ah.»
Comprò vestiti nuovi, e Alice fiorì.
«Che nipotina carina!» esclamò la commessa. «Le somiglia tanto.»
Rosa Maria sorrise, il cuore leggero.
«Buttiamo via queste.»
«No!» Alice si aggrappò ai vecchi stracci. «Le berrebbero e mi picchierebbero.»
«Allora cosa facciamo?»
«Non lo so.»
«Andiamo in pasticceria?»
«Con lei?»
«Sì non vuoi?»
«Sa fare una torta?»
«Io beh, non molto»
«Andiamo, glinsegno io.»
«Tu? A me?»
«Io e la mamma cucinavamo insieme, prima che si ammalasse.»
Andarono. Comprarono gli ingredienti, prepararono la torta, risero. Fu una serata felice, fino a quando Luca non tornò.
Mio Dio mai avrebbe pensato di rimpiangere la sua presenza.
«Devo andare» disse Alice.
«Ti accompagno.»
«Come ti chiami?» chiese Luca fissandola.
«Alice glielho già detto» rispose seccata Rosa Maria.
«Ti ha mandato lei?»
La bambina scosse la testa.
«Non cè più da quattro anni. Papà.»
«Luca? Cosa significa? Aspetta, Alice!»
La bambina si bloccò.
«Spiegami, Alice. Chi ti ha mandato? Vi conoscete?»
«Sì, mamma è mia figlia.»
La storia era vecchia come il mondo.
«Mamma, ricordi Diana Rossi? Era sua madre.»
«No.»
«Diana, più giovane di me di due anni. Sua madre beveva, vivevano qui vicino Io e lei insomma ti prego, non pensare male. Lamavo, era lamore di un ragazzo»
«E Alice?»
«Non me lo disse. Ero già con Natalia, che a te piaceva»
«Quando lhai scoperto?»
«Quando lho vista è identica a te.»
«Vivevo già con Natalia. Incontrai Diana, mi disse che avevamo una figlia. Non le credetti e la cacciai. Poi mi lasciò Sapevo che non lavresti accettata, ma non avrei abbandonato mia figlia. Non sono un mostro, mamma.»
«Eppure lhai fatto»
«Non le credetti. Sono passati tre anni. Alice, mi riconosci?»
«Sì, ho una vostra foto. Quando ho portato le chiavi, ho visto il ritratto e ho capito»
«Non la riporterò lì, capito? Non so come faremo, ma non la lascerò andare. Alice, vieni qui È mia nipote.»
Il test confermò la parentela. Elena, la compagna di Luca, lo accompagnò in tribunale.
Rosa Maria teneva stretta la mano di Alice, come se temesse che gliela portassero via.
*
«Papà, posso vivere con la nonna?»
«E se lei non vuole?»
«Vuole si annoia da sola.»
«E io? Io non mi annoio?»
«Hai Elena»
Rosa Maria cammina mano nella mano con la nipote. Non le importa del giudizio degli altri: ha trovato la sua felicità.
Luca si è avvicinato alla figlia. Con Elena, le strade si sono separate.
«Papà, è per colpa mia?»
«No, certo Non ti scambierei per nulla al mondo. Peccato che il nonno non possa vederti.»
Andando a un colloquio, Luca conobbe linsegnante di Alice Ora Alice va a scuola con la nonna e la nuova mamma.
«È difficile avere la mamma e la nonna come insegnanti?» chiedono le compagne.
«No, è fantastico!» ride Alice.
«Come ho fatto a vivere senza di lei? Diana, perdonami Non abbandonerò mai nostra figlia.»
A volte Alice torna da quella nonna: pulisce, cucina, li sgrida perché smettano di bere.
La nonna piange e le bacia le mani
«Nipotina mia» singhiozza, promettendo di smettere.






